giovedì 17 marzo 2011

PERCHE' - DA CATTOLICO - NON FESTEGGIO L'UNITA' D'ITALIA


di Francesco Colafemmina

Non sono borbonico o neo borbonico, non appartengo a conventicole di insorgenti, non ho sposato l'ideologia neoceltica della Lega Nord e non striscio neppure nelle anticamere degli Episcopi italiani. Sono un uomo del sud, un Appulo, un epigono sbiadito dei miei progenitori che hanno vissuto per secoli nella terra che guarda alla Grecia, che si affaccia sull'Epiro, terra che custodisce una storia troppo complessa e sovrabbondante per poter essere compressa nei sussidi scolastici. E da semplice cittadino del sud, cittadino pugliese, io non festeggio l'unità d'Italia, questa festa ipocrita e ignobile, nata dall'orrenda affezione dei politici agli anniversari.
Vi snocciolo quindi qualche ragione per la quale su questa festa preferisco stendere un velo nero, luttuoso, di tenebra.

1. La storia

La storia la fanno i vincitori, così ripete l'adagio. Ma da sempre inebetiti dall'adagio sembriamo non trarne mai le conseguenze logiche: la storia raccontata dal vincitore è falsa e puzza d'inganno. Così è stato anche per la storia di questa Unità d'Italia. Non riconoscerlo sarebbe da sciocchi. Il Sud fu invaso da una banda di manigoldi, armati dalla massoneria britannica, e si arrese dinanzi alla corruzione del regno Sabaudo (si veda l'esempio di Liborio Romano). Poi sopraggiunse l'esercito nordico che sradicò le sacche di resistenza inventando il brigantaggio, o meglio ampliando la fenomenologia di quest'ultimo e identificando come briganti donne, bambini, vecchi, e uomini nobili e coraggiosi che nell'esercito di Sua Maestà vedevano solo l'invasore sgradito e arrogante, con gli occhi iniettati di sangue e le mani rapaci di denaro. E lo stato unitario fu completato dalle razzie ai danni della Chiesa Cattolica, fu il primo fenomeno di anticattolicesimo in Italia, una vera e propria rivoluzione che decentrò la fede dai luoghi abitati, che sostituì conventi ed episcopi con Municipi e scuole elementari. E fu in queste scuole che cominciò ad essere inculcata al neo costituito popolo la "storia" dell'epopea risorgimentale. Storia falsa, ipocrita, ideologica, para-religiosa. Storia che confondeva la voglia di libertà delle regioni del nord occupate dallo straniero austriaco, con la voglia d'unità di una nazione divisa da secoli.
Oggi non possiamo essere nostalgici, non possiamo dire "ma se fosse andata diversamente", "se i Savoia avessero perso"... Non ha senso. Ma ha senso, fuori dalla retorica del XIX secolo e fuori dalle ipocrisie del XX secolo, guardarsi in faccia e dirsi la verità. Fu storia di guerra, di sangue, di violenza, di ruberie e di sguaiate bestialità. Ecco perché l'unità va rifondata, va letta in un altro modo, va ricreata nel presente, se proprio vogliamo fare i conti col passato.

2. La Chiesa

La Chiesa allineata al potere e sempre pronta ad elemosinare elargizioni, visibilità, scambi di interesse. Questa Chiesa così sbiadita, dove le tonache e le mozzette non si distinguono dai doppiopetti e dalle cravatte dei nostri ancor più sbiaditi politici, non poteva non festeggiare i 150 anni dall'unità d'Italia. Non poteva non partecipare alla spartizione di fondi messi a disposizione dal Governo per celebrare il nulla, per celebrare quei giorni che furono per essa i più penosi, giorni del più florido anticlericalismo, giorni mazziniani e luciferini. E' anche l'atteggiamento immemore e rapace di questa Chiesa ipocrita e revisionista che m'induce ancor più a non festeggiare questa festa orrenda, carica di menzogne, e oscurantista, capace di coprire innumerevoli verità.

3. La cultura perduta

Secoli di patrimonio culturale regionale e tradizionale attendono ancora d'esser riscoperti specie in questo nostro Sud che dell'Italia unita è sempre stato l'appendice e la riserva operaia. Questo Sud umiliato costantemente dai suoi politici fanfaroni e tronfi, dai suoi complessi d'inferiorità generati dall'imposizione di una lingua non sua, di istituzioni che non gli erano proprie, di un'arretratezza industriale, logistica, culturale, che fu voluta e costruita negli anni dai potenti vincitori della guerra d'unificazione. E questa cultura del sud, fatta di tanti piccoli tasselli avrebbe potuto comporre un mirabile mosaico nell'unità, ma è stata invece oppressa, negata, calpestata, in nome dell'eletta e sopraffina cultura del vincitore che creò la scuola e la leva obbligatoria. Leva dalle cui viscere sarebbero emersi centinaia di migliaia di cadaveri cinquant'anni dopo la sospirata unità, mentre dalle viscere del Sud esondava la massa di emigranti sospinti via dalla loro terra da un tragico destino. E' per la cultura omessa e sottomessa, per quella cultura che ho dovuto scoprire nella sua ricchezza e freschezza senza alcun ausilio scolastico, che ho dovuto dissotterrare dal cimitero nel quale i "padri fondatori" l'avevan sepolta, è per la vigoria del dialetto meridionale, delle nostre tradizioni contadine, della nostra arte, della grandiosa semplicità del nostro popolo, è anche per questa ragione che non festeggio l'unità d'Italia.

4. La memoria dei vinti

La galoppante ipocrisia italiota, questa virtù dei deboli che sembra appartenere al popolo nato dalle alchimie di una cricca di massoni e finanzieri, trionfa sommamente nella negletta memoria dei vinti. Ci si sofferma per un istante su quelle vittime, quei martiri a dire il vero, come fossero uno scomodo ostacolo alla festa, alla celebrazione, al clima di suburra che sembra accompagnare da decenni le tipiche pagliacciate governative nostrane. Si passa sui cadaveri che hanno fatto questa storia e talvolta si ha il coraggio belluino di negarli quei morti, di numerarli nella parte avversa. E invece no, fino a quando questa nazione non avrà il coraggio di contare ed onorare quei morti che lottarono per difendere la loro identità regionale, la loro fede cattolica romana, il loro re, la loro terra, dall'aggressore sabaudo, dai socialisti garibaldini, dai lanzichenecchi del nord, non si potrà commemorare alcun anniversario. Sarà solo anniversario dell'ipocrisia e dell'interesse. E sarà forse solo un caso se lo stigma del vinto è il suo nobile onore, un onore che non viene mai a patti col denaro né tantomeno col potere, ma vive della sua indiscussa nobiltà.



57 commenti:

vincent! ha detto...

Chi mi conosce bene sa quanto io ci tenga alla Patria (con la “P” maiuscola) e quanto per me rappresenti un vero valore forte.
Ma io oggi 17 marzo non festeggerò!
Per mille motivi non festeggerò.

Forse per l’insistenza (del Quirinale!) di festeggiare in “pompa magna” l’unità d’Italia il 17 marzo!

Forse per l’obbligo di festeggiare.


Forse per l’imperativo categorico di chiudere gli uffici pubblici e le scuole (io avrei preferito istituire “IL GIORNO DELL’UNITÀ”. A scuola si sarebbe potuto dedicare questo giorno per parlare dell’unità d’Italia).


Forse per l’imperativo categorico di chiudere tutti i negozi (mentre la domenica per festeggiare qualcosa di più importante dell’unità possono aprire liberamente!!!)

E poi quale unità festeggiamo visto che l’attuale Trentino-Alto Adige, venne annesso soltanto al termine della II Guerra Mondiale?

Basterebbe aprire un normale libro di storia per capire ciò che dico.

Azzurra ha detto...

Grazie Francesco!!! Aspettavo con ansia un articolo sull'argomento.

Purtroppo per ora sembrerebbe che questi nemici della Chiesa abbiano vinto molte battaglie, con l'ausilio e l'appoggio di qualche uomo di chiesa.

La Verità prima o poi viene sempre a galla.

Comunque resto basita di fronte a certa smemoranda clericale sulle dolorose vicende che furono del risorgimento. Un risorgimento esclusivamente anticattolico!!!!

Samuele Baracani ha detto...

Io oggi festeggio San Patrizio, vero sovrano del giorno... E proprio perchè amo la mia Patria non posso sopportare tutta questa retorica che le fa solo del male... D'altra parte di questa Italia ci stiamo attaccando solo alle cose più superficiali e dubito che quelli che ieri erano in piazza a partecipare alla notte bianca ante 150 poi sarebbero disposti a sacrificare qualcosa per l'Italia

Andrea ha detto...

Grazie, Francesco!

C'è un mio breve commento sul tema in calce a
http://paparatzinger4-blograffaella.blogspot.com/2011/03/unita-ditalia-campane-festa-marco.html.
Altri commenti in calce all'articolo di Valli riportato dallo stesso blog.

La questione dell'ex-Regno di Napoli è vitale per tanti motivi; fra l'altro, perché ripropone l'aspetto GEOGRAFICO del problema italiano.
Basta guardare una cartina per vedere che Bari, ma anche la stessa Napoli, sono (rispetto a Torino e Milano) assai più ORIENTE che MERIDIONE; in altri termini, l'Italia vera, quella centro-mediterranea fortemente agganciata a Roma (Papato), è stata aggredita da forze occidentali, legate alla versione cortigiana e borghese della Riforma Protestante che premeva dalla Francia (Napoleone e seguiti).

Per vincent! : il mio supermercato oggi è chiuso, domenica (ovviamente) sarà aperto!

bedwere ha detto...

Grazie per non essere uno dei tanti pifferai, Francesco, ma una voce libera!

leo ha detto...

Allora perchè il Papa è così ben disposto verso questi festeggiamenti?

il maccabeo ha detto...

Bellissimo post, grazie sig. Colafemmina, parole sante.
Io son del nord e condivido appieno, ma preciso che si lottó anche al Nord, nelle Romagne Pontifice (vedi Lugo di Romagna) contro giacobini e rivoluzionari sabaudi di ogni tipo.
Certo é che certe cose “politically incorrect” alla scuola di stato non le impari.
Anzi, per dirla con Longanesi... tutto quello che non so, l´ho imparato a scuola!

Iulius 87 ha detto...

"Allora perchè il Papa è così ben disposto verso questi festeggiamenti?"

Già, me lo domando anch'io.....

Ioseph Ratzingher è cittadino tedesco, quindi non dovrebbe interessargli più di tanto della festività di un altro paese.

Benedetto XVI è Pastore della Chiesa Universale quindi non dovrebbe interessarsi più di tanto ad una festività nazionale.

Benedetto XVI è anche Sovrano dello Stato della Chiesa (o almeno di quello che ne resta) e di sicuro non dovrebbe proprio avere molto da festeggiare.

bedwere ha detto...

Il Papa a volte agisce da politico. Ha valutato la situazione e concluso che e` piu` nell'interesse della Chiesa partecipare ai festeggiamenti che asternersi. Non avendo questo nulla a che fare con la fede e la morale cattolica, possiamo in buona coscienza rispettosamente dissentire.

Anonimo ha detto...

forse la Chiesa tiene in considerazione anche questo:

"La Lega pensa (sul serio) alla secessione?"
http://blog.ilgiornale.it/foa/2011/03/17/la-lega-pensa-sul-serio-alla-secessione/

privatizzazioni in Italia: il saccheggio di un'economia nazionale
http://www.movisol.org/draghi3.htm
(parte finale articolo)

articolo economist:
http://barcellonablog.blogspot.com/2010/05/leconomist-ridisegna-la-mappa.html

m

Francesco Colafemmina ha detto...

Ci potrebbero essere varie ragioni:

1. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-23616.htm

2. http://cinema.ilsole24ore.com/film-brevi/2011-03-16/8x1000-chiesa-pubblicit-00018324.php

Alla fine è sempre vero che la memoria la si può difficilmente tenere in vita ma con gran facilità cancellare del tutto...

Andrea ha detto...

Mi permetto di sottolineare che gli importanti fondi dell' 8 x mille vanno essenzialmente alla CEI, e non al Papa.
Il Papa, come già avvenne tramite il card. Bertone il 20 settembre scorso, si esprime con estrema cautela, ma anche con precisione.
Non vi è assolutamente nulla, nel messaggio ufficiale, che "celebri" Cavour, Mazzini o Garibaldi. Certo, non c'è la censura, che in realtà dovrebbe essere diretta oggi più alla Chiesa "sorridente" che alla "Inimica vis", già sanzionata ad abundantiam.

L' "Osservatore" e "Avvenire", come ho già sostenuto, sono in questo momento "illuminati", cioè massonizzanti (oltre che in mani settentrionali); e non è certo una questione secondaria !

AMICUS ha detto...

Caro Francesco,
grazie per ciò che hai scritto. Purtroppo il maggior pericolo non è tanto il mondo massonico, la cui firma - squadra e compasso, sulla base del monumento a Garibaldi sul Gianicolo, a Roma - hai perfettamente immortalato nella foto che apre il tuo articolo. Il pericolo più grande è la poca avvedutezza (diciamo così per non infierire) di tanti cattolici anche 'tradizionalisti, che oggi festeggiano invece di piangere. Sul sito 'Messainlatino', ad esempio, mi hanno appena censurato tre interventi nei quali avevo indicato nel tricolore un simbolo massonico anticattolico, derivato da quello dei rivoluzionari francesi del 1789, ed avevo inserito un'immagine di un tricolore italiano con sovraimposti - appunto - squadra e compasso... E' terribile vedere persone pur bene intenzionate, ma completamente cieche di fronte al piano occulto di sovversione del Cattolicesimo, ormai in fase avanzata. Grazie ancora, continua così con coraggio, con l'aiuto della Madre di Dio.

Andrea ha detto...

Caro Amicus, possiamo amare serenamente il nostro Tricolore (fra l'altro, libero dall'infausto stemma sabaudo), e un motivo c'è: il "Miracolo" dell'11 febbraio 1929(giorno della Madonna di Lourdes, che non era stato programmato per la firma).
Quel giorno "Dio fu reso all'Italia e l'Italia a Dio"; se vogliamo, quel giorno nacque un'entità statale italiana degna di tal nome. La Notte massonica era durata 68 anni - 59 da Porta Pia.

bedwere ha detto...

Messainlatino e` purtroppo imbevuto di neoconservatorismo alla Giuliano Ferrara. Contenti loro.

Gaetano Filangieri ha detto...

Grazie per l'articolo, che condivido fino alla punteggiatura.
Comprendo i tuoi distinguo, ma pur non essendo un nostalgico né tantomeno un separatista (peraltro, nemmeno un federalista!) ho comunque preferito esporre una bandiera gigliata del Regno delle Due Sicilie: è l'unico modo che ho per manifestare e condividere quel senso di muta oppressione e di orgoglio per le mie nobili origini con gli altri terroni come me, qui a Milano.

Andrea ha detto...

P.S. (scusate la mia eccessiva "loquacità"): oggi pomeriggio al balcone del Quirinale erano esposti il Tricolore (al centro), la bandiera europea (a destra), la bandiera massonica (rombo con stella a 5 punte) (a sinistra).

Ho visto per la prima volta lo stendardo massonico in pompa magna; esso, purtroppo, sventola abitualmente (in formato ridotto) sulla torretta.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Iulius 87. Il Papa è sì quel che tu dici (a parte l'origine stranier) solo perché è il vescovo di Roma. E Roma è la capitale d'Italia.
E l'Italia, comunque si sia unificata, è la mia Patria. E oggi penso ai tanti giovani e meno giovani han dato generosamente la vita per questo ideale.
Nostro compito, oggi che possiamo guardar nella loro complessità gli eventi del passato, dovrebb'esser di render la nostra repubblica migliore, più forte nell'impianto istituzionale, più morale nella vita pubblica e individuale, più saggia nelle scelte politiche, più giusta in ambito sociale.
Fuor d'ogni retorica stucchevole e ammaestrati dalla storia, vecchi steccati regional-campanilistici e ideologici andrebbero superati per viver nel presente con gli occhi al futuro dei nostri figli e nipoti.
Abbiamo una realtà e su questa dovremmo incidere con la forza della nostra fede e dei valori che da essa ricaviamo anche per i rapporti in ambito politico.
Si festeggi pure l'Italia unita, dunque, magari una volta l'anno, eliminando altre festività meno significative: una sola festa nazionale che veda uniti tutti gl'italiani innamorati della loro terra e, almeno per un giorno, lontani da lacerazioni spesso tenute in vita per interessi di gruppi economici e potentati partitocratici.
Come ho festeggiato? Stamattina ho pulito la "mia" chiesa, al pomeriggio l'ho aperta come fo vari giorni alla settimana per chi la voglia visitare e per coloro che voglian pregare in silenzio.

PincoRamone ha detto...

Alla luce degli aspetti massonici della ricorrenza questa notizia taciuta da tutti i telegiornali può apparire veramente inquietante:

ALTARE DELLA PATRIA
Si butta dal terrazzo del Vittoriano
il gesto durante le celebrazioni

Si butta dal terrazzo del Vittoriano il gesto durante le celebrazioni




Un uomo si è lanciato dal Vittoriano a Roma ed è morto. All'Altare della Patria stamani erano iniziate le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia. La vittima è un romeno di 51 anni. Lo straniero s'è lanciato nel vuoto cadendo davanti al sagrato delle bandiere. L'uomo si sarebbe gettato dalla caffetteria Italia, il bar che si trova sulla terrazza che guarda i Fori imperiali. Con sé aveva una borsa da viaggio e dentro c'era il passaporto e alcuni effetti personali. Operatori del 118, subito Intervenuti, hanno provato anche a praticare delle manovre di rianimazione ma nulla è stato possibile. Gruppi di turisti e romani, in giro anche per la giornata di festa, si sono avvicinati incuriositi. In molti fanno domande, qualcuno azzarda anche una foto. La tragedia si è consumata nel cuore di una città vestita a festa per il centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia. Sul suicidio e sui motivi del gesto indaga la polizia.

Anonimo ha detto...

Egregio prof. Pastorelli, riprendo una sua frase:
E l'Italia, comunque si sia unificata, è la mia Patria. E oggi penso ai tanti giovani e meno giovani han dato generosamente la vita per questo ideale.

Ciò che mi lascia perplesso è proprio quel "comunque" che con serena analisi storicistica dovrebbe consigliarci di abbandonare le roboanti trombonate di questi giorni, in primis, dal capo dello stato che ha un passato di militanza, lunga e non sconfessata, in un partito "internazionalista" che, ai tempi, anteponeva la bandiera rossa stellata al tricolore (che, ricorderà, faceva solo capolino).

Mi sovvengono in questa circostanza le memorie che, personalmente, ho raccolto dalla viva voce di un "RAGAZZO DEL '99" che passò l'inverno tra il 1917/1918 sul Monte Grappa a scavare trincee e a sparare e, a primavera, venne trasferito sul Montello ove durante l'estate partecipò a ben TRE assalti all'arma bianca: ERANO COSTRETTI A GRIDARE AVANTI SAVOIA.
Ebbene le sue parole, per me indimenticabili erano: NESSUNO SACRIFIC0' CON GIOIA LA SUA VITA. NESSUNO DEI 583.000 CADUTI DELLA GRANDE GUERRA.

Personalmente credo che la stragrande maggioranza di coloro che andarono in guerra (IN TUTTE LE GUERRE RISORGIMENTALI) FOSSERO COSTRETTI a esserci e pochissimi furono i volontari, i quali lo fecero perchè indotti dalle circostanze storiche e anche per varie ambizioni e costrizioni soprattutto militaristiche e socio economiche.
Se i RAGAZZI DEL '99 si rifiutavano di andare all'assalto VENIVANO DECIMATI DAI LORO UFFICIALI CHE LI COMANDAVANO!

ABBASSO I SAVOIA!!! Comunque!!!

Anche allora, come oggi, ciò che impera è LA VANAGLORIA.

Saluti
Antonio C.

Andrea ha detto...

Per Antonio C., qui sopra: l'ho scritto, l'"Italia" (diversa dall'"Italietta") è nata l'11 febbraio del 1929. E, per quanto massacrata al di là del pensabile (Comunismo, Azionismo, mafie, ruberie, divorzio, aborto...), non è morta.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Mi sembrava d'esser stato chiaro.
Ammaestrati dalla storia - che anch'io un po' conosco - si deve andar avanti partendo dalla realtà presente modificandola secondo le nostre idealità.
Cerchiamo di non far come gl'indovini dell'inferno dantesco che camminano con gli occhi volti indietro. La storia, che non si può cancellare, ci deve insegnar a non ripeter errori, non a star fermi alle lacerazioni del passato.

Anonimo ha detto...

Capo ! ... mi passi questo mio post per salutare la celestiale restauratrice ? ... poi torno nel ghetto ancora un pò, come cantava il grande Radius .... Silvanik

DANTE PASTORELLI ha detto...

A proposito del suicidio: cerchiamo di non andar oltre. Che il rumeno si sia gettato giù a capofitto per protesta contro la malnata unità d'Italia o che vi sia stato costretto da influenze massoniche?
Si dica piuttosto requiem per questo disgraziato.

ANTONIO
Data la mia età di ragazzi del '99 ne ho conosciuti tanti. E tutti erano fieri d'aver partecipato a quelle azioni di guerra per il conseguimento di un ideale. Tale lo ritenevano alla partenza e tale, questi amici reduci e talvolta mutilati, di me molto più vecchi, continuavano a ritenerlo e comunicarlo alle giovani generazioni.
Credo che bisogna prender atto della realtà e, se si vuol far il processo alla storia, bisognerebbe risalir molto più indietro, alle caverne.
Lasciamo da parte l'impero romano ed anche quello Sacro, per non urtar la sucettibilità di nostalgici, quale stato nazionale, e mi limito all'Europa a noi più prossima, si è formato senza spargimento di sangue? nella giustizia? nel rispetto di tutti i Comandamenti? Quale guerra è stata combattuta con bombardamenti di giaculatorie?
Dunque, leciti restando i giudizi sul passato, e su tutti i peccati che si possan individuare alla base dell'unificazione italiana, non sarebbe l'ora di guardar avanti? Coi lamenti sul latte versato niente si costruisce.
Anche noi nasciamo col peccato originale. Che facciamo, ci condanniamo a morte spirituale o ci sforziamo di salvarci a partir dal battesimo?

Gaetano Filangieri ha detto...

@ Dante Pastorelli
"Dunque, leciti restando i giudizi sul passato, e su tutti i peccati che si possan individuare alla base dell'unificazione italiana, non sarebbe l'ora di guardar avanti?"
Vogliamo e dobbiamo guardare a avanti, soprattutto - se posso permettermi - quelli di noi che hanno messo su famiglia e hanno generato dei figli.
Ma ciò non toglie che non parteciperemo a celebrazioni di vittorie massoniche nelle quali nessuno ha chiesto perdono per i peccati, anzi i crimini commessi. Viceversa, manifesteremo il nostro patriottismo con pazienza e sopportazione, serbando nel cuore e tramandando il ricordo di un Paese meno sgradito a Dio e quindi esemplare per contemporanei e posteri.

DANTE PASTORELLI ha detto...

In quale stato reale e non utopico sarebbe lecito celebrare una festa nazionale? Esiste uno stato di cui non si possa dire "di che lacrime grondi e di che sangue"?
I mea culpa lasciamoli ai Papi che ormai da tempo ci hann'aduggiato con l'autoflagellazione. Non è con i mea culpa che si va avanti.
Inoltre, chi dovrebbe chieder scusa, chessò, per i generali che facevan andar avanti l'esercito coi fucili spianati alle spalle, come sopra ricordato? Gli eredi?

E quale sarebbe l'Italia meno sgradita a Dio? In ogni epoca di peccati singoli e collettivi ce ne sono stati a bizzeffe, in ogni regione, in ogni staterello.
L'antistoricismo non è meno dannoso dello storicismo.
E il nome Filangieri mi ricorda proprio nella direzione di un illuminismo antistorico.
E torno alla mia esortazione: guardiamo avanti evitando errori passati. In questo senso la celebrazione nazionale può avere un senso. Un senso nostro.

Andrea ha detto...

Caro Dante, il punto è molto semplice: non si tratta di dire che "prima" (del 1861) le cose andassero bene, bensì di affermare che "dopo" è stato l'Inferno in terra, o la Notte massonica, come la chiamo io.
Lo schema è rigido, elementare: i "liberatori" arrivarono proclamandosi purificatori dell'Italia dalla sozzura del Papato, riempirono ogni angolo di monumenti alla propria gloria e mutarono il nome di migliaia di vie e piazze, continuarono lo strangolamento della Chiesa e della popolazione. Nel "Regno" di Napoli furono uccise centinaia di migliaia di persone, su una popolazione complessiva, credo, di 9 milioni.

Lei mi dirà: "l'uomo è peccatore".
No: errare è umano, ma perseverare nel chiamare male il bene (= la Civiltà Cristiana) e bene il male (= il delirante neopaganesimo) è diabolico.

Ripeto, dalla Notte si uscì solo l'11/2/1929.
So benissimo che anche allora la maggioranza del Clero si dilettava con i "distinguo" ("Sì, ma l'influenza del regime è troppo forte"; "Sì, ma il sabato fascista confligge con la Domenica"): anche allora dimostrava di non capire nulla di politica e dell'influenza diretta che essa ha sulle anime. Avrebbero dovuto esultare, perché l'impossibile (la rottamazione istantanea della tigre di carta massonica) era avvenuto !!

Anonimo ha detto...

Caro Francesco
Ieri non si è festeggiata l'unità d'Italia ma l'anniversario del giorno in cui la massoneria e la corona inglese ne hanno assunto il controllo attraverso l'abiura di un Savoia. L'unità d'Italia era nelle cose da tempo ma i seguaci londinesi di Lutero e quelli francesi di Robespierre non potevano rischiare la nascita di un moderno stato cattolico.
Ieri non ho festeggiato anzi ho deliberatamente lavorato. Oggi poi che ho visto da quali finestre in rRomagna era esposto il tricolore ho capito di aver fatto bene. Sono rigorosamente le stesse in cui non c'era mai stato e da cui vent'anni fa venivano esposte le betulle del primomaggio comunista mentre, da qualche anno, espongono la bandiera della pace. Buon sangue non mente.
Mazzarino

Andrea ha detto...

Basta dire, caro Mazzarino, che il Savoia condusse la propria "mutazione genetica" manovrata dalle Logge fino al punto di... cedere la Savoia!

E così iniziò a recitare presso i "selvaggi" della Penisola il ruolo di "Re Galantuomo" (dalle buone maniere "francesi") senza più avere il territorio francofono, culla della dinastia!

Gaetano Filangieri ha detto...

"In quale stato reale e non utopico sarebbe lecito celebrare una festa nazionale? Esiste uno stato di cui non si possa dire "di che lacrime grondi e di che sangue"?
Inoltre, chi dovrebbe chieder scusa, chessò, per i generali che facevan andar avanti l'esercito coi fucili spianati alle spalle, come sopra ricordato? Gli eredi?
E quale sarebbe l'Italia meno sgradita a Dio?"

Mi dispiace, ma mi suona proprio come un'omelia di quei preti moderni, tutto sport, schitarrate e centri d'ascolto, che evitano di incentivare (se non disincentivano del tutto!) la confessione periodica e l'ubbidienza nei giovani, solo perché è poco compatibile con la realtà di oggi, mentre incitano all'attivismo e all'esibizione della carità. Quei preti a cui preme sopra ogni cosa salvare l'anima a Satana, piuttosto che curare quelle delle loro umili pecorelle.

PS: l'Italia meno sgradita a Dio era quella in cui l'Inimica Vis non era ancora la scatenata dominatrice e in cui - chi più chi meno - gli italiani di ogni latitudine abitavano in Comuni, Ducati o Regni sottoposti all'autorità spirituale della Chiesa cattolica. Non credevo fosse necessario precisarlo su questo blog, ma tant'è...

Anonimo ha detto...

la masso sembrerebbe svere grsan potere esserci anche nei nostri giorni
G.E. Valori
http://kelebek.splinder.com/post/19660771/giancarlo-elia-valori-il-potere-e-il-dominio
http://kelebeklerblog.com/2010/11/24/giancarlo-elia-valori-gianfranco-fini-e-molti-molti-cortigiani-in-parrucca/

DANTE PASTORELLI ha detto...

Mah, che la notte sia finita coi Patti Lateranensi ho i miei dubbi. Convinzione lecita.
Ma siamo sicuri che non fu concepita la Chiesa un instrumentum regni?
E, comunque, anche prima del 1861 la Chiesa era rispettata ed amata e agevolata nella sua missione? Dagli Asburgo? da Maria Teresa o da Giuseppe II? Dai Borboni di Napoli Ne siamo sicuri? Non applicarono norme antiecclesiastiche? Dai granduchi di Toscana? e addirittura con Scipione de' Ricci?
I Borboni di Parma? Non era lì il centro del peggior materialismo sensistico condillacchiano? E prima ancora? s'era nel Paradiso terrestre? Anche nel naturalismo, nel biologismo, nel panteismo rinascimentale?
Forse alcuni di voi vedono in qualche epoca il trionfo di una vita sociale veramente cristiana, di uno Stato cattolico non solo di nome ma in tutte, e dico tutte, le sue manifestazioni e in tutti i comportamenti. Io son cieco e non lo vedo, vedo sempre luci ed ombre, vedio la luce della Chiesa spesso offuscata da forze del male anche dal suo seno stesso sprigionetesi, ma non tolgo a nessuno la scelta di vederlo dove e come gli piaccia.

E devo essser anche sordo se non sento nelle mie parole le schitarrate scriteriate che qualcuno m'attribuisce, o addirittura un'assoluzione generale. So ancora distinguer il bene dal male nel corso delle vicende umane, e so distinguere le responsabilità. Indubbiamente non credo che debba risponder io degli ordini di Diaz o Cadorna.

A questo punto, però, mi permetto un'osservazione: attenzione che a furia di attribuir ogni male alla massoneria non si faccia proprio il suo gioco riconoscendole una forza che non ha - e certamente ne ha -con la conseguenza di evitare ogni impegno - parole a parte - per paura di trovarsi imbrigliati nell'inimica vis. Confesso che mi fa più paura la mentalità massonica della massoneria organizzata.
E con questo passo e chiudo e vo a far le mie moderniste schitarrate lontano da orecchie troppo sensibili.

Gaetano Filangieri ha detto...

Mettiamo tutti sullo stesso piano: Francesco Giuseppe d'Asburgo, gli ultimi due Borboni delle Due Sicilie e i regnanti di casa Savoia? Uguali gradazioni di bene e male nei vari passaggi storici, nelle varie istituzioni statali?
E poi, riprendendo il quarto paragrafo dell'articolo che stiamo commentando, è davvero indifferente celebrare o non celebrare quei vinti, quelle vittime, quei martiri che difesero fino al sacrificio personale la loro patria, la loro fede cattolica romana, il loro re, la loro terra?
E' quindi indifferente esaltare o condannare i vari generali Cialdini, Diaz e Cadorna?
La storia non si è certo interrotta in quei frangenti, ma rispondere NO a tutte queste domande e comportarsi conseguentemente non è un antistoricismo massonicheggiante.
Piuttosto mi pare un pericoloso indifferentismo politico quello di porre sì dei limiti etici invalicabili, ma poi astenersi dal lottare per recuperare il terreno perso nella slavina civile degli ultimi due secoli, dall'indicare quale governante fu più o meno gradito a Dio e perché, insomma dal resistere efficacemente alle tenebre - se necessario anche versando il sangue, come il nuovo martire pakistano - sul piano politico?

Sarò strano io e di cattivo umore per non aver gioito, ma secondo me dopo queste celebrazioni forzate di ieri il clima culturale e civile in Italia si è ulteriormente intorbidito...

Andrea ha detto...

Caro Gaetano F., l'invenzione e la gestione della "festa" di ieri è stata al 100% massonico-ottocentesca.
Basta vedere il vero argomento del contendere: il Papa si è "pentito" o no? Ha capito, finalmente, la "lezione" dei Risuscitatori, cioè di coloro che vollero far "Risorgere" la Roma Imperiale in senso pagano (Napoleone e Garibaldi) ??
Per questo rimandavo ad alcuni miei commenti sul blog di Raffaella. Ho dovuto commentare in termini molto espliciti anche le dichiarazioni del direttore dell' "Osservatore", che si ritrovano sullo stesso blog.

Per Dante: veniamo al pratico, caro Dante. Che cosa ci hanno lasciato, in termini edilizi, artistici, urbanistici, i decenni della Notte massonica ?
Perché negli anni '30 ci fu un'esplosione positiva (assai più che una "fioritura") in tutti questi campi ? Perché Messina distrutta dal terremoto nel 1908 era ancora un insieme di baracche negli anni '20 e poi fu ricostruita mirabilmente ?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Quand'ero bambino si ricordavano e si celebravan Messe per i caduti di tutte le guerre. Ed anche i monumenti ai caduti portavan questa scritta a caratteri cubitali.
A questo principio io son rimasto fedele. Come all'altro principio: fascisti e antifascisti appartengon ad altra epoca. I figli e i nipoti degli uni e degli altri hanno problemi diversi, devon ricostruire la loro patria per garantir ai loro figli un futuro migliore. E su questo eran d'accordo cattolici e laici democratici.
Dunque, mi sembra d'aver detto, si può e si deve studiare e giudicar la storia - fatti e personaggi, ideali e programmi, anche da diversi punti di vista, data la loro complessità - in modo corretto, analizzarla e non tagliarla con l'accetta, gridando e offendendo gl'interlocutori ch'è, oltretutto, un metodo comunista.
Occorre la competenza non solo, ma anche la finezza di Francesco che non tutti possiedono.
Con un simile metodo si potrebbe anche mandar le ruspe a travolger la Chiesa, che di guerre n'ha fatte, e di gagliardetti n'ha benedetti.
A me interessa, ed ho anche precisato: ammaestrati dalle vicende del passato, non commetter errori già commessi, che si lavori sul presente per il futuro. Le polemiche su chi sia stato più o meno grande o più o meno piccolo, nel bene e nel male, m'appaiono sterili.
In questo mi sono adoprato negli ambiti a me concessi.
L'indifferentismo qui non c'entra proprio niente.
E chi vuol celebrar "quei vinti" credo che in Italia sia libero di celebrarli, senza mandar all'inferno chi vorrebbe superar certi steccati.
P.S. Non ho mai usato l'espressione antistoricismo massonicheggiante.
Ho accennato all'antistoricismo illuministico perché il nome Filangieri mi riportava al clima culturale del secondo Settecento napoletano, all'inconcludente idealismo dei rivoluzionari improvvisati che volevan trapiantar in quella terra una repubblica di stampo francese in un contesto che assolutamente non la comportava. Basta leggere il Cuoco.
Antistoricismo è il precludersi la possibilità di comprender la storia credendo d'aver raggiunto sistemi statuali, sociali, filosofici ecc. ritenuti in tutto positivi, per cui si è portati a giudicar negativamente tutto ciò che ad esse non si conforma e senza comprendere il travaglio occorso per giunger a quelle posizioni. Travaglio che è anche opposizione e superamento d'essa.

Andrea ha detto...

Caro Dante, in Spagna, dove è successo di peggio che da noi, Franco volle "El Valle de los caìdos", con una grande Croce che getta la sua ombra sulle sepolture dei "buoni" e dei "cattivi". Chi ha parlato di disfarla ? I progressisti contemporanei.
Fascismo è "altra epoca" dal punto di vista storico; antifascismo, purtroppo, è struttura portante dell'azione di moltissimi OGGI. Costoro sì, vivono solo in funzione di un Nemico, che essi stessi si creano e di cui vanno in caccia ogni giorno.
Proprio questo è l'atteggiamento di chi crede di aver raggiunto, o meglio di essere stato "illuminato", da un Nuovo Verbo (Nuovo Vangelo): io HO la Verità - per chi non vuole o non arriva a comprenderlo, è pronta la ghigliottina, i lavori forzati, l'eutanasia di Stato come "minorato".

Chi pensa come Gaetano e come me, perciò, ritiene che l'uomo sia imperfetto, fragile, peccatore, ma che ad un certo punto sia esplosa sulla scena storica una pretesa sanguinaria di Perfezione, o "Paradiso in terra", e che tale pretesa abbia comportato il dilagare dell'Inferno (quello realmente esistente) sulla terra. Lo dicevo ieri alle 13:58.

Di nuovo: non "sistemi ritenuti in tutto positivi" (certo Franceschiello non si sarebbe sognato di dipingere così il suo Regno), bensì una micidiale aggressione, CERTAMENTE "in tutto negativa" ("Massoneria sintesi di tutte le eresie"), ridicolizzata e messa nella spazzatura il giorno 11febbraio 1929.

Anonimo ha detto...

Indubbiamente non credo che debba risponder io degli ordini di Diaz o Cadorna.

Professore? Nessuno glielo ha detto o chiesto, ma ammetterà che, in nostra vece, sono stati costretti a rispondere i 583.000 caduti e il 1.000.000 di feriti della Grande Guerra, prima al 'macellaio' Cadorna e poi al 'meno, ma sempre macellaio' Diaz e altri agli ordini dei Savoia.

Con tutto il rispetto al di lei girovagare avanti e indietro nel tempo a cercare appigli alle sue tesi, egregio professore, non me la sento di annoverare cotali 'personacci' tra i costruttori dell'Italia e tanto meno di onorarne la memoria.
Se lei preferisce, si accodi (o faccia trenino) pure ai trombatori di questi (e altri) giorni: rivendico di NON ESSERCI!!!
ABBASSO SAVOIA!!! (anche a costo di passare per comunista, (NON LO SONO) Lo è stato (e lo rivendicava con orgoglio) il nostro attuale capo di stato, o mi sbaglio?

Saluti
Antonio C.

Andrea ha detto...

Lei sa, caro Antonio C., che il generale "macellaio" Cadorna, figlio del massacratore di Regnicoli e assaltatore di Porta Pia Raffaele Cadorna, fu salvato dal suicidio (dopo Caporetto) da San Pio da Pietrelcina, recatosi da lui in bilocazione.
Questa è la "vendetta" che le vittime dei massoni esercitano verso i loro carnefici !

DANTE PASTORELLI ha detto...

Caro Andrea, ho forse negato l'esistenza di uno strumentale antifascismo spesso di ex-fascisti e comunque a babbo morto? I veri antifascisri, cattolici e laici, hann'operato per il superamento delle divisioni. Nel giudizio su simile antifascismo con me sfondi una porta aperta.

ANTONIO. Sei libero d'aver e gridar le tue convinzioni e la tua contrarietà a qualsiasi celebrazione, ma non di offendere in modo così villano l'interlocutore. Non è in questo modo becero che si rende plausibile la propria posizione.

Andrea ha detto...

Una cosa, caro Dante, fu il "non fascismo" di quei tempi (di chi non gradì e criticò diversi aspetti del regime, o semplicemente se ne sentì lontano); ben altra cosa fu, ed è, l'ANTIfascismo, che è semplicemente l'etichetta novecentesca del Progressismo sette-ottocentesco.
Questo, come ben sappiamo, vive cercando nella società qualunque traccia di "tranquillitas ordinis", per poterla prima maledire e poi travolgere.

So bene che De Gasperi (antico suddito imperiale) pensò di potere e di dover lavorare con l'ANTIfascismo: sbagliò.

Anonimo ha detto...

Signor Andrea:
Lei sa, caro Antonio C., che il generale "macellaio" Cadorna, figlio del massacratore di Regnicoli e assaltatore di Porta Pia Raffaele Cadorna, fu salvato dal suicidio (dopo Caporetto) da San Pio da Pietrelcina, recatosi da lui in bilocazione.
Questa è la "vendetta" che le vittime dei massoni esercitano verso i loro carnefici!


Grazie dell'informazione.
Padre Pio è SANTO, ma i "macellai" che la storia ha albergato, restano tali, per rispetto al 1.583.000 mandati al macello (è assodato storicamente che l'Austria-Ungheria, il Trentino ce lo dava in cambio della neutralità dell'Italia!).
Da cristiano confido abbiano saputo e potuto pentirsi, abbiano espiato e poi Qualcuno li avranno perdonati: ciò non ci/mi compete.
Ci compete rammentare, e fare esperienza, di tali errori (reputabili anche peccati) al fine di non ripeterli e soprattutto di non farli assurgere ad azioni/fatti inevitabili.

Per il prof. Dante: dove starebbe l'offesa? Nel non condividere le sue convinzioni?

Non ho la pretesa di convincere alcuno, il vantaggio del web e blog è di poter esprimere le proprie opinioni e se alcune sono spiacevoli per qualcuno: pazienza.

Complimenti a Francesco Colafemmina per queste e altre analisi (soprattutto quelle toste).

Saluti
Antonio C.

Francesco Colafemmina ha detto...

Leggo gli interessantissimi commenti e mi dispiace di aver innescato una disputa che vede Dante Pastorelli esposto alla contestazione.

In fondo ciò che afferma Dante lo condivido: non possiamo avere la testa rivolta al passato, bisogna cercare di cogliere il senso più bello del presente.

Caro Dante, sono d'accordo con te. Il punto è soltanto che troppe ruberie e assassini, anche nella nostra amata Puglia, furono commessi dall'invasore piemontese. E questa "storia dei vinti" - senza alcun intento politico o revanscistico - dovrebbe essere studiata e insegnata nelle scuole prima di festeggiare i 150 anni dalla proclamazione di V.E. II re d'Italia.

D'altra parte ciò che mi accora è questo atteggiamento ecclesiastico prono alle disposizioni governative (di qualsiasi colore), questa incapacità di guardare al passato con spirito critico.

Sì, l'Italia è stata unita socialmente dalla religione cattolica, l'Italia è comunione di uomini e donne, ma l'Italia come entità politica, prima che culturale, è un artifizio della cricca massonica Cavour, Mazzini, Garibaldi. E allora il mio invito era: no, non c'è nulla da festeggiare fino a quando resteremo nella vacua retorica dell'Italia pre e post fascista. Ai tempi del fascismo, forse per superare l'ignobile retorica dei padri fondatori, s'inventarono il culto della "romanità". Un culto educativo, indubbiamente, ma altrettanto falso e retorico: pensavano che l'unione di questa nazione potesse esser fatta solo a partire da Roma, pensate un po'!

Quindi, in sintesi, non vi azzannate, visto che alla fine avete idee affini a quelle di Dante. Dante dice solo: ok, avete ragione, ma dopo? Dopo l'ammissione di guerre e sangue versato per unire l'Italia?

Ebbene, caro Dante, questa ammissione finora non c'è stata. Anzi è brutalmente ignorata la realtà scomoda...

Io la voglio ricordare e perciò, ad esempio, vi rimando alle migliaia di vittime del lager di Fenestrelle: http://cronologia.leonardo.it/storia/a1863b.htm

Francesco Colafemmina ha detto...

Beh, effettivamente, non mi pare che Antonio sia stato offensivo, ma forse Dante si è spaventato all'invito "faccia trenino"... Lui infatti conosce qualche ecclesiastico che un tempo i trenini li faceva davvero (e pure trombanti) e l'immagine non dev'essergli molto piaciuta!

;-) Un caro saluto a tutti e grazie per i vostri contributi.

Anonimo ha detto...

Come non apprezzare e auspicare quanto scritto da Francesco:

...ha senso, fuori dalla retorica del XIX secolo e fuori dalle ipocrisie del XX secolo, guardarsi in faccia e dirsi la verità. Fu storia di guerra, di sangue, di violenza, di ruberie e di sguaiate bestialità. Ecco perché l'unità va rifondata, va letta in un altro modo, va ricreata nel presente, se proprio vogliamo fare i conti col passato...


Resto in paziente attesa che coloro che hanno in passato nascosto il tricolore italiano dietro la bandiera rossa stellata (soprattutto se ci rappresentano), facciano ammenda e almeno ci dicano: 'mi vergono di essere stato comunista' (come qualcuno di ampia cultura ed apertura ha già fatto) e non si limitino a dirci "il passato è passato, scordiamocelo: andiamo oltre"; nel tentativo di riciclarsi (tipica italica specialità?).

Saluti
Antonio C.

Gaetano Filangieri ha detto...

"Quindi, in sintesi, non vi azzannate, visto che alla fine avete idee affini a quelle di Dante. Dante dice solo: ok, avete ragione, ma dopo? Dopo l'ammissione di guerre e sangue versato per unire l'Italia?
Ebbene, caro Dante, questa ammissione finora non c'è stata. Anzi è brutalmente ignorata la realtà scomoda... "

Caro Francesco, se il sig. Pastorelli conviene con questa tua richiesta di festeggiare l'unità d'Italia solo dopo aver proclamato ufficialmente tutta la vergognosa verità ed aver quindi ammesso che noi italiani dobbiamo ancora lavorare sodo per fondare la nostra cara Patria, che ancora non possiamo considerare nessuno come padre fondatore, allora io sono pronto a scusarmi per i miei toni troppo accesi e impertinenti.

Andrea ha detto...

Per Francesco: tanti cari saluti. Ti ricordo la piccola cosa che ti dicevo via mail.
La "romanità" esaltata dal Fascismo, caro Francesco, fu la versione intelligente delle trombonerie di fine '800 ("Siamo arrivati noi, adesso Roma sarà splendida come e più che ai tempi antichi..."). Ricordiamoci che anche Hitler (non intelligente, oltre che malvagio) guardava all'antico Impero per emularlo (il suo Reich sarebbe dovuto durare almeno 1000 anni, come l'antica Roma politica).
Mussolini, invece, pensò una cosa fondamentale e giustissima: "Siamo martellati dal 1870 dall'inconcludente propaganda sulla "Terza Roma"? Esiste davvero una Roma millenaria, viva, interessante, influente, universale: quella del Papa !! E' interesse di tutti, Italia in primis, riconoscerlo".
Questa fu la spinta, a quanto ne so, per prendere in mano le trattative con il Papa e concluderle (mirabilmente). Lì nacque, lo ripeto, l'Italia; lì il Tricolore si trasformò da straccio insanguinato, pessima scopiazzatura di quello della République e dell'Empire, in amata bandiera d'Italia.
Ripeto "ad abundantiam" (scusatemi!): il 1861 non sarà MAI da festeggiare, il 1929 sempre.

Andrea ha detto...

Per Antonio C. : concordo in toto sul fatto che l'entrata in guerra dell'Italia nel 1915 (gestita dal ministro anglicano(!) Sidney Sonnino) sia stata un crimine, come pure lo sia stata la gestione della truppa, specie meridionale, da parte degli ufficiali.
Sentivo recentemente che il tasso di mortalità in conflitto nei reparti siciliani dell'Esercito fu 10 volte quello medio.

Se San Pio salvò Cadorna dall'Inferno, non fu certo per significare ad altri che si fosse comportato bene. Invece tale evento ci testimonia luminosamente che Dio (e con Lui i buoni) non si vendica con la stessa mentalità degli assassini, ma cerca per tutti i suoi figli la realizzazione del Suo scopo: averli con Sé.
In particolare, il suicidio era ed è il tipico "sigillo" della Massoneria: se fallisco rispetto alla mia "perfezione" immanente, mi dò una "dignitosa" morte, senza aspettare di essere infamato dai "fratelli".

Andrea ha detto...

Per Gaetano: l'Italia è troppo grande per avere dei "padri fondatori".
Ha i grandi artisti citati dal Papa nel suo messaggio, e ha soprattutto i suoi Serafici Patroni, S.Francesco e S.Caterina, dichiarati tali da S.S. Pio XII il 18 giugno 1939 (!!).

DANTE PASTORELLI ha detto...

Caro Francesco, un conto è ragionare, anche da sponde diverse, opposte, distanti, vicine, vicinissime, un conto è urlare e maledire: non serve a niente e a nessuno, serve soltanto a far cascar le braccia: il giudizio storico ha bisogno di ben altro. E il futuro non si prepara aggredendo chi s'appella ad una concordia d'intenti realistica, sulla base dei nostri valori cattolici, anche senza pubblici mea culpa. A me, per il mio impegno anche pubblico, non servono, questi mea culpa, quasi che fossero una scossa che dà la carica: la carica me la dà la mia coscienza. E se a tutti, da qualunque parte si dovesse chieder di presentar le scuse e riconoscer i propri errori o gli errori del passato cui in qualche modo s'ispirano, non basterebbero i millenni a venire. Se coloro che dovebbero riconoscer tanti torti non intendon farlo, ma agiscono in modo da far intender il loro cambiameno di rotta, a me basta.
Son d'avviso che con la passionalità da stadio niente si conclude. A che serve gridare: abbasso i Savoia? Più in basso di così... ed io sono dalla punta dell'alluce alla cima dei capelli repubblicano. Ma anch'essi sono entrati in un ciclo storico che va valutato con serenità, nel bene e nel male, nel suo contesto, e che non possiamo cancellare con una facilissima damnatio memoriae.

Quanto ad ANTONIO: Ma chi è costui che vuol pormi delle condizioni?
Delle sue scuse me ne infischio altamente. Figuriamoci a condisione che... Per me resta sempre un gran maleducato, visto che m'invita a far il trenino coi "trombatori" di ieri e di oggi. Avrei potuto rispondergli per le rime, ma non mi abbasso a simil livello.
E mi dispiace che tu abbia cercato di edulcorare con un velo di garbata ironia, qui francamente fuori luogo, un'espressione estremamente offensiva.
E parola non ci appulcro.

PS. Ma i cattolici non dovrebbero perdonare? E non dovrebbero aver una concezione finalistica e provvidenziale della storia?
Ci siamo dimenticati del "Digitus Dei est hic"? Del "gesta Dei per Francos"? Del Dio che sa ricavar il bene anche dal male?

Andrea ha detto...

Caro Dante (poi taccio, ho parlato davvero troppo):
figuriamoci se io chiedo un "mea culpa" ai massoni, ai comunisti, agli abortisti o ad altri !
Io ho detto solamente: costoro hanno fondato lo Stato sul Male (non sull'"imperfezione", come sempre avviene)- sono stati rottamati nel 1929- sono tornati in auge nel 1943 (senza potere però uccidere l'Italia, nel frattempo nata)- tentano oggi un neo-Ottocento. Se vogliamo, lo Stato cavouriano nacque con la doppia ILLEGITTIMITA' "di origine" e "di esercizio", come ho sentito dire il mese scorso dal giurista prof. Ronco.
Se il Quirinale espone il Rombo (=squadra+compasso), un motivo ci sarà !!

Per quanto riguarda il "perdono", vedasi quanto ho scritto a proposito della salvezza miracolosa di Cadorna.

Cordialmente

Anonimo ha detto...

Mai avuto intenzione di presentare scuse al prof. Dante e nemmeno di dare lezioni ad alcuno.

Mi pareva chiaro che nel chiedere le scuse per gli errori del passato (rileggere i miei post e salvo refusi) mi riferivo ai portatori dei valori della bandiera rossa e stellata cher copriva il tricolore, ora divenuti 'trombatori' (ossia sta per tromboni, ovvero neologismo pur storpiato, che sta per suonatori di trombe, ma a vanvera; chiaro adesso?) della PATRIA, (altra ripetuta italica specialità, mi pare!

Per il resto taccio (facendo spallucce) così non corro il rischio di diventare ripetitivo, ma soprattutto saccente.

In merito alle celebrazioni del 17 marzo concordo assai con le opinioni di Oscar Giannino che potete leggere qui:
http://www.chicago-blog.it/2011/03/16/lunita-e-i-due-mali-che-la-minano/

Saluti
Antonio C.

Gaetano Filangieri ha detto...

Caro Francesco, lo so che censurando questi commenti laicisti che stanno arrivando stendi un pietoso velo, ma essi non sono né particolarmente offensivi né volgari: sono solo esemplari della situazione attuale.
Per cui, viene da chiedersi: e noi cattolici saremmo quindi "soci fondatori dello Stato italiano", come ha autorevolmente detto Bagnasco?
Se coloro - gli "altri soci fondatori" - che dovebbero riconoscere tanti torti non intendono farlo, a noi dovrebbe bastare perché "agiscono in modo da far intendere il loro cambiameno di rotta"?

A me pare che la Chiesa, dai tempi di Giovanni XXIII, pecchi di eccessivo ed ingiustificato ottimismo, che causa si trasforma poi in cecità e infine nella rinuncia a combattere il Male.

Andrea ha detto...

Caro Gaetano, parlare di "soci fondatori dello Stato" (card.Bagnasco) significa porsi in ottica contrattualista.
Tra i maggiori autori contrattualisti:
Thomas Hobbes, John Locke, Baruch Spinoza, autori ugonotti francesi, Jean-Jacques Rousseau.

Abbiamo appena citato l'intero filone immanentistico/relativistico/satanico da cui deriva direttamente la guerra contemporanea a Cristo Re (Re del Secolo Venturo; Principe della Pace in questo Secolo).

Che dire? I preti (lo dicevo il 18 alle 13:58) non capiscono davvero nulla di politica !

Gaetano Filangieri ha detto...

Caro Andrea,
da quando gli anciens régimes sono crollati, la Chiesa ha rinunciato a farsi servire dal potere politico e si è lasciata gradualmente irregimentare nello schema cavurriano "libera Chiesa in libero Stato" anche in Italia.
L'Italia, dal canto suo, può vivere - e splendere - solo di luce riflessa, perché, accecato Israele, è la nazione privilegiata che è stata creata da Dio per accogliere la sede della Sua Chiesa, da cui si diffonde la Verità ai quattro angoli della terra.
Oggi (anche) l'Italia vive nell'illusione di poter esistere dignitosamente senza assolvere al suo proprio compito universale (forse però si è rassegnata all'idea che non splenderà più...)
E oggi i preti della CEI stanno rinunciando del tutto a ricordare all'Italia la propria specialissima missione, in cambio di una pacifica convivenza con gli altri "soci fondatori"!

PS: l'ottocentesco Regno delle Due Sicilie aveva invece ben presente la sua "missione politica italiana" (nonostante l'azione del maligno, che in nessuna epoca e in nessun contesto ha mai smesso di operare, ndr per Pastorelli) e migliaia di giovani valorosi si immolarono e rimasero fedeli a quell'ideale, a quel compito soprannaturale.
Ma quelli no, non sono soci fondatori dell'Italia, giusto? I cattolici di oggi - del Sud e del Nord - non possono legittimamente e coraggiosamente ispirarsi a loro?

Andrea ha detto...

Caro Gaetano,
il tuo nobile attaccamento alla struttura Trono+Altare, in particolare a proposito del Regno delle Due Sicilie, mi trova concorde per molti motivi.
Uno è quello geografico/culturale che citavo il giorno 17 alle 13:45; un altro è che esso confligge, giustamente, con la pretesa di elevare la "DEMOCRAZIA" non a metodo utile per la selezione della classe politica, ma a Sistema Assoluto di "SPINTA dal basso verso il Vertice" (vedi struttura piramidale massonica).

Oggi, come accennavo, è del tutto inutile pensare a un "chiarimento della situazione italiana" in termini di pacifica discussione.
Cosa c'è di pacifico, quando le famiglie sono molto spesso in guerra al prorio interno; quando i non nati vengono soppressi; quando si vuole dare una "dignitosa morte" a chi non ce la fa? Quando il Quirinale inventa un "giorno sacro cavurriano", ed esibisce per l'occasione un enorme stendardo massonico?

Due note, con la massima stima:
1- prima dell'orrore razionalistico e rivoluzionario, la Chiesa non si "faceva servire" dal potere poltico, ma sottolineava che la sua legittimità è subordinata alla decisiva e universale legittimità del Regnum Caelorum.
2- la (decisiva) questione di Israele comporta una indispensabile precisione nell'uso dei termini. A quanto capisco io, i termini corretti sono "STIRPE" per quanto riguarda Israele, "POPOLO" per quanto riguarda la Chiesa (specie quella Trionfante), "NAZIONE" a proposito di coloro che, ri-nati dall'acqua e dallo Spirito, camminano verso la Patria Celeste.
L'uso intrastorico del termine "nazione", pur giustificato, è sempre pericoloso: tanto è vero che fu appiglio essenziale per i Giacobini, che premettero sanguinosamente per trasformare la "nazione" francese in "Patrie" assoluta, da mettere al posto della Chiesa (Trionfante).

P.S. Ogni volta che passo davanti alla chiesa di S.Spirito dei Napoletani in Roma, dove le salme di Francesco II e di Maria Sofia riposarono dal 1934(!!) al 1984, mi commuovo, pur non essendo nato nell'ex-Regno.

Anonimo ha detto...

Secondo me, si può fare a meno di festeggiare l'unificazione imposta dal Risorgimento, ma è indispensabile ricordare la comunanza valoriale (quindi anche religiosa) e culturale che di fatto faceva dell'Italia una sola nazione anche prima che si arrivasse ad un solo Stato. Detto questo, concordo sul giudizio negativo circa la storia scritta dai vincitori (con i loro pallottolieri per contare vittime e carnefici) e spero che tra 50 anni si ripensi criticamente anche ad altre storie più recenti infarcite di menzogne.

Joseph Gemma ha detto...

Avvertimento: Il monumento a Paolo VI nella cattedrale di Brescia
http://to-chihiro.blogspot.com/2011/06/diocesis-de-brescia.html
http://www.youtube.com/watch?v=Aff9F8QoJsQ