domenica 27 marzo 2011

TRIADE RIVOLUZIONARIA E CULTO DELL' "ESSERE SUPREMO"


di Francesco Colafemmina

L'Osservatore Romano si prende la briga di giustificare l'appello del Papa alla "sana laicità" connotato dal motto rivoluzionario libertà, uguaglianza e fratellanza, di cui mi sono occupato ieri. A farlo è lo stesso professor Vian nell'editoriale dell'edizione odierna, usando le seguenti parole:

"Il Papa ha così rinnovato l'invito che nel succedersi dei secoli e sino alla fine dei tempi la Chiesa di Cristo non si è stancata e non si stancherà di rivolgere: di non aver paura di aprire a Dio i cuori e le società. Senza timore di assumere le parole - libertà, uguaglianza, fraternità - che hanno riassunto gli ideali rivoluzionari, tante volte poi brandite con asprezza contro la Chiesa e il cristianesimo, e che pure dal cristianesimo sono nate."

In verità il Papa ha detto qualcosa di più. Ha affermato che "le religioni non devono avere paura di una laicità giusta, di una laicità aperta". Sì, ha detto proprio "le religioni", inquadrando così il suo discorso nell'ambito del multiculturalismo e della multireligiosità.

I valori di "libertà, uguaglianza e fraternità" non sono poi nati dal Cristianesimo, nonostante quanto afferma Vian. Certo l'uomo, per il cristiano, è libero di decidere il suo destino, possiede un'anima libera anche quando è legata ai ceppi della schiavitù materiale, uguale a tutte le altre nonostante le differenze materiali, ed è affratellata in Cristo a tutte le altre anime. Ma questi concetti non sono strettamente cattolici. Sono concetti e basta. Anzi, se vogliamo essere precisi: eleftheria, isotimia e adelfotita sono concetti elaborati già in seno alla grecità antica, ma quando parliamo di concetti astratti ciò che ne determina la bontà o la malvagità è l'architettura morale e spirituale che li sorregge. Si dà per scontato che il Cattolicesimo possegga questa architettura, ma se, per spiegare questi concetti, il Papa ricorre all'architettura morale e politica del laicismo allora potremo o no dubitare della bontà dell'enunciato?

Uguaglianza nei diritti, libertà nei diritti, fratellanza umana fra credenti e non credenti, sono concetti mutuati dal razionalismo illuminista e come tali privi della potenza spirituale e morale del Cattolicesimo. E' un linguaggio mimetico nei riguardi dei non credenti, ma che nulla aggiunge o toglie alla visione illuministico-massonica della sua triade ideologica fondamentale.

Basta rileggere le riflessioni di quel grande teorico dell'anti-illuminismo, l'Abbè Augustin Barruel, contenute nella sue memorabili "Memorie per servire alla storia del Giacobinismo":

"I Giacobini diranno un giorno: Tutti gli uomini sono liberi, tutti gli uomini sono eguali. Da questa libertà ed eguaglianza conchiuderanno che l'uomo deve seguire soltanto il lume della ragione; che ogni religione sottomettendo la ragione a dei misteri, o all'autorità di una rivelazione che parla a nome di Dio, non è che una religione di schiavi; che convien annullarla per ristabilire la libertà e l'eguaglianza dei diritti nel credere o no tutto quello che la ragione di ciascun uomo approva, o disapprova, chiamando il regno di questa libertà ed eguaglianza l'impero della ragione e della filosofia. Sarebbe un errore di fatto credere questa libertà e questa uguaglianza straniere alla guerra di Voltaire contro Cristo. In tutta questa guerra né i capi, né i seguaci ebbero altro oggetto che di stabilire l'impero della loro pretesa filosofia e della pretesa ragione sulla libertà ed eguaglianza applicate alla rivelazione ed a' suoi misteri e opposte continuamente ai diritti di Cristo e della sua Chiesa.
Voltaire detesta la Chiesa e i suoi sacerdoti perché non trova niente di più contrario al diritto eguale di credere tuttociò che ci sembra buono; perché non vede niente di più povero nè di pi§ meschino d'un uomo che ricorra ad un altro per dirigere la sua fede e per sapere ciò che si dee credere (Lett. al duca di Usez del 19 novembre 1760). Ragione, libertà, filosofia sono continuamente in bocca di d'Alembert e di Voltaire, come lo sono parimenti in quella degli odierni Giacobini per rivolgerle contro la religione del Vangelo e contro la rivelazione." (pp.56-58 dell'edizione italiana del Compendio - 1799).

"Alfine il velo si strappa: l'adepto apprende che fino ad allora la verità non gli è stata manifestata che a metà; che questa libertà e questa uguaglianza di cui gli era stato donato il motto al suo ingresso in massoneria, consiste nel non riconoscere alcun superiore sulla terra; a nno vedere in tutti i re e i pontefici che degli uomini uguali agli altri." (p. 308 del volume II dell'edizione di Londra del 1797).

Comunque il Papa non ha detto nulla di nuovo. Il fondo del suo pensiero lo aveva già espresso in numerose occasioni da Cardinale: solo attraverso la fusione fra fede nel Logos e razionalismo illuministico possiamo vivere adeguatamente la modernità.

La novità sta in quest'uso, oserei dire "simbolico" della triade rivoluzionaria in un contesto speciale com'è appunto la parata del Cortile dei Gentili che si svolge a Parigi, cuore della Massoneria laicista, e che vede tra i suoi partecipanti persino l'ex premier socialista Giuliano Amato, l'inventore dei più odiosi prelievi fiscali che l'Italia repubblicana abbia mai conosciuto (ma, si sa, i Cardinali le tasse non hanno bisogno di pagarle...)! E non sarà un caso se il motto rivoluzionario andasse a braccetto con quei folcloristici culti "della Ragione e dell'Essere Supremo" frutto della scristianizzazione e dell'anticattolicesimo post-rivoluzionario. In fondo il "Dio Ignoto" di cui ha parlato il Santo Padre l'altro giorno, per qualcuno potrebbe non essere altro che "l'Essere Supremo" o come lo definisce qualcuno "il G.A.D.U."...

Evviva Robespierre, evviva i Lumi!


14 commenti:

Andrea ha detto...

Se vedi bene, caro Francesco, il Papa non ha parlato di "sano laicismo", bensì di "laicità aperta".
Tra i due concetti c'è la classica differenza che viene segnalata dal suffisso "ismo": quella tra una realtà e la sua contraffazione, che è poi la differenza fra la Verità Cattolica ("LAICA", cioè presentata agli occhi di tutti e fatta per salvare tutti !) e le eresie.
La stessa differenza (contrapposizione mortale) c'è fra nazionalità e nazionalismo, razionalità e razionalismo, storicità e storicismo, socialità e socialismo ("Cristo primo socialista...").

Anche la conferenza del card.Ratzinger(pochi giorni prima che fosse eletto Papa) che ci richiami è una splendida ripresentazione dell'antica percezione della Chiesa di essere portatrice non di "un dio in più" da inserire nella tolleranza religiosa dell'Impero, ma di Dio Creatore, Redentore e Santificatore, Unico al quale l'uomo sta a cuore, conoscibile e proponibile in termini razionali (filosofici).
Perciò siamo all'opposto della sottomissione ai diktat dell'Illuminismo contemporaneo: si afferma che solo Cristo ha VOLUTO essere valutato in termini razionali e non "religiosi", e che il disastro dei nostri secoli ("non è la menzione di Dio che offende gli appartenenti ad altre religioni, ma piuttosto il tentativo di COSTRUIRE la comunità umana assolutamente SENZA DIO") viene dalla circostanza che "..il cristianesimo, contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione DI STATO" (dove? in Germania con il "cuius regio eius religio" - in Francia con l'Assolutismo del Re Sole - in Inghilterra con l'orrore "tribale" dell'Anglicanesimo; molto meno in Spagna, con l'Inquisizione).

Questa situazione, presente anche nel giurisdizionalismo dell'Impero Asburgico, portò anche molti veri Cattolici (ad es. il beato Rosmini)a opporsi nettamente all'Austria, e quindi a favorire, purtroppo, la soffocante e sanguinaria politica cavurriana.

Francesco Colafemmina ha detto...

Sì, ma i laicisti non si definiscono "laicisti". Laicismo è un modo denigratorio di identificare la "laicità" o un suo parossismo.

Ciò non esclude tuttavia che il contenuto di questa "laicità" sia contrastante con il Cattolicesimo. L'obiettivo della nostra religione è quello di "andare e insegnare a tutte le genti battezzandole nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo" oppure è quello di vivacchiare, sopravvivere nel mondo laicizzato?

Quanto al famoso discorso di Subiaco il passo che contiene già la spiegazione di parte del discorso del 25 marzo è il seguente:

"Nonostante la filosofia, in quanto ricerca di razionalità - anche della nostra fede - sia sempre stata appannaggio del cristianesimo, la voce della ragione era stata troppo addomesticata. É stato ed è merito dell’illuminismo aver riproposto questi valori originali del cristianesimo e aver ridato alla ragione la sua propria voce. Il Concilio Vaticano II, nella costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, ha nuovamente evidenziato questa profonda corrispondenza tra cristianesimo ed illuminismo, cercando di arrivare ad una vera conciliazione tra Chiesa e modernità, che è il grande patrimonio da tutelare da entrambe le parti."

Io non credo vi sia alcuna profonda corrispondenza fra cristianesimo ed illuminismo. Al massimo fra cristianesimo e ragione. Il culto della ragione illuministico è ben altra cosa dall'umano esercizio della ragione.

azzurra ha detto...

Che aspettarci poi da un certo Vian?
Costui se non erro ha elogiato alla grande una certa Lubich che di triade illuminista camuffata da ecumenismo se ne intendeva parecchio!!!

Che dire? Che fare? Aspettare che Dio padre abbia pietà di noi e che ci venga a liberare da questa profusa eresia dilagante.

Azzurra ha detto...

Caro Francesco, aggiungo anche che la Chiesa Cattolica anche nell'architettura Sacra ha messo un gradino più in basso la ragione, vedasi le cattedrali Francesi con le due torri nella facciata principale, quella della ragione è sempre la più bassa rispetto alla torre che simboleggia la Fede. Proprio perchè la ragione senza la Fede non è completa. L'intelligenza vera viene dalla Fede vera ossia dal Dio Vero che E' Gesù Cristo. Senza Gesù Cristo non possiamo avere una retta ragione. ha ragione quindi Francesco affermare che NON vi sia alcuna profonda corrispondenza fra cristianesimo ed illuminismo. Al massimo fra cristianesimo e ragione. Il culto della ragione illuministico è ben altra cosa dall'umano esercizio della ragione.

Anonimo ha detto...

Chiara Lubich s'ntendeva parecchio della "triade illuminista camuffata da ecumenismo" ??
Davvero? Si spieghi meglio, oppure non 'spari' affermazioni 'gratuite'!
don achille maria

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro don Achille, che c'entra Chiara Lubich?

azzurra ha detto...

egregio don Achille se lei non è al corrente di cosa "insegnasse" la Lubich allora glielo spiego io:

1) l'ecumenismo becero profuso in questi decenni da tal movimento ha fatto si che tutte le religioni diventino uguali, anzi ha SEMPRE ribadito che era finito il tempo di convertire perchè ora bisognava non spezzare mai. Se non erro con Kasper ne vediamo e ne sentiamo i frutti.

2) l'ecumenismo becero profuso in questi decenni da tal movimento, ha fatto si che al suo interno ci siano cattolici islamici, induisti, ebrei e altre religioni i quali senza ritegno si mettono a pregare l'"unico dio" quale?


3) se non ha la più pallida idea di cosa abbiano prodotto certi "unsegnamenti" si legga qualche letterina dei primi anni 40 inviata a sacerdoti ( per ottenerne la stima) e i suoi pensierini .....

4) l'ecumenismo così impartito è la stessa cosa della triade rivoluzionaria.

Domanda noi cattolici abbiamo lo stesso dio degli ebrei e dei musulamni e dei buddisti?

Spero di non aver offeso nessuno scrivendo niente meno quello che è alla luce del sole, poichè per riconoscere i falsi maestri bisogna prima conoscere l'insegnamento millenario della Chiesa. Amen!!!

Anonimo ha detto...

Caro francesco, mi dispiace, davvero, per la sua deriva anti-cattolica e "disubbidiente", per l'astio e il livore con cui commenta le iniziative di un uomo che prima ancora che Papa (con tutto ciò che questo significa per un cristiano in termini di rispetto e ubbidienza) è uno dei più significativi intellettuali del nostro tempo.
Un pò di umiltà in più e tanta prudenza nel giudicarlo non guasterebbero.

Che Iddio la protegga e la illumini, prima che sia tardi.

Andrea ha detto...

Caro Francesco, mi permetto di ripetere che, se "laicismo" ("politically correct") è Morte (proponendo di vivere "acquattati comodamente nelle increspature di un presente deprivato di ogni profondità metafisica, etica e giuridica": non so più chi sia l'autore di una descrizione tanto efficace), "LAICITA'" è Vita.

Se vogliamo, la grande Libertà portata da Cristo a chi Lo accoglie è quella del "già e non ancora": GIA' innamorati di Dio, NON ANCORA viventi nella sua Casa.
Come dicevo ieri, chiamati ad amministrare bene il POCO, per avere un domani autorità sul MOLTO, se il tempo di prova sarà stato positivo.

L'evangelico "Euntes docete" ("Andate e insegnate") che tu citi è perenne, ma... "Docete" che cosa?
Non è certo la via cattolica quella di trasformare ogni persona in un laureato in teologia: l'opera della Chiesa è stata sempre
A- verità essenziali della Fede
(unità e trinità di Dio -Incarnazione, Passione e Morte di N.S.G.C.);
B- insegnamento culturale ("LAICO") in tutti i campi;
C- Sacramenti e vita spirituale.

In realtà, anche gli "Illuministi", come tutti i "Philosophes" dal tempo della grande crisi della Cristianità del 1300/1400, si arrogavano il compito di essere "teologi più dei teologi", o meglio "veri filosofi impegnati a liquidare i falsi filosofi (i "preti")".
In questo senso ti do pienamente ragione: nell'"Illuminismo" storico, e quindi nella Modernità in quegli aspetti che ne dipendono, non c'è NULLA da salvare. La controprova di tale affermazione è proprio il fatto che tale Illuminismo non fa che ripetere, ossessivamente, un'unica cosa: il Papa deve "pentirsi", nel senso di rientrare nei ranghi della molteplicità di opinioni.

Se invece tentiamo un uso diverso delle parole, come il card.Ratzinger fa da tempo, anche sulla base della differenza fra la storia francese e quella tedesca, potremmo anche parlare di "positivo illuminismo". Io comunque non lo farei, almeno per non generare confusione.

Ai nostri giorni e nei nostri Paesi, certamente il termine "Età dei Lumi" richiama i bagliori dell'Inferno, mentre quello "Lumen Christi" la Luce Increata, che vuole rischiarare il nostro mondo ottenebrato.

Andrea ha detto...

Caro Anonimo, senza alcun intento ironico, la esorto a non definire il Papa "intellettuale".
Se non le è chiaro il perché, si legga il mio commento qui sopra.
Nel momento che il Papa fosse riconosciuto come un "philosophe", TUTTO sarebbe perduto.

Buona domenica

Francesco Colafemmina ha detto...

Anonimo,

ma perché, Ravasi è già Papa?

Non ho il benché minimo livore o astio nei confronti del dolce Cristo in terra. Piuttosto ho una profonda disistima di tanti personaggi di calibro ben più piccolo che lo attorniano e ne carpiscono liberamente brandelli di autorità. E che, scrivendogli i discorsi (normale prassi vaticana) inseriscono questi messaggi subliminali poco gradevoli.

Le ragioni che inducono il Papa ad avallare iniziative e giochi di potere cardinalizi del genere mi restano ignote, ma è evidente che tali iniziative sono inutili, stanche ed autoreferenziali. E il Papa ne è pienamente consapevole. Altrimenti il Papa non avrebbe istituito il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, non le pare?

G.G.M. ha detto...

Che Iddio la protegga e la illumini, prima che sia tardi...... (?????)


Per quale motivo dovrebbe essere troppo tardi? A ben vedere non è mai troppo tardi per smascherare coloro che agendo di potere tralasciano volutamente gli insegnamenti di Cristo.

Oggi va tanto di moda accusare di deriva chi con candore denuncia le altrui vere derive dalla fede.

Altra deriva modernista è la strana cieca obbedienza di stampo massonico, ossia questa concezione per cui si deve obbedienza senza se e senza ma a qualsiasi stranezza profusa dalle parole del papa. Ricordo che S. Tommaso, e altri padri della chiesa mettevano sempre in guardia da questo tipo di obbedienza. Non a caso il vangelo cita il caso di S. Paolo che riprese il suo superiore ossia S. Pietro perchè in quel momento causò scandalo alla fede.Perciò bando alle ciance, le derive pericolosissime sono di coloro che ora vorrebbero cieca obbedienza a fronte di evidenti e plateali errori contro la Dottrina di sempre.

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro G.G.M.,

non saremo noi all'altezza di un San Tommaso o di un San Paolo per giudicare chicchessia. Il punto non è giudicare o criticare. Il punto è mettere in evidenza le contraddizioni intrinseche a taluni atteggiamenti mentali che pur non intaccando il dogma (di cui Pietro è l'indiscusso difensore), finiscono per porre la Chiesa in uno stato di sudditanza nei riguardi dei poteri che cercano di renderla minoritaria e di indebolirla costantemente.

Se, d'altra parte, a qualcuno può dare fastidio questo genere di riflessione "critica", nel senso che esprime un discernimento razionale di taluni aspetti accessori rispetto alla fede e al rispetto per il Papa, posso anche capirlo.

Caterina63 ha detto...

Perdona l'OT Francesco, ma ti segnalo questa notizia pubblicata stasera dall'OR

la Chiesa Ortodossa di Mosca crea un Consiglio supremo e si occuperà della costruzione di 200 nuove chiese.... e si legge:

Il Patriarcato si assumerà per intero il costo dei lavori. Le sessanta nuove chiese - parte delle duecento che Cirillo si è impegnato a costruire nella capitale - potranno accogliere, ciascuna, fra i cento e i cinquecento fedeli.

(L'Osservatore Romano 28-29 marzo 2011)

sappiamo bene come costruiscono le loro chiese gli Ortodossi.... ma è interessante quello della spesa che si accollerà, integralmente, lo stesso Patriarcato....