martedì 26 aprile 2011

"HABEMUS PAPAM" E QUELLA VOGLIA DI CANCELLARE BENEDETTO XVI DALLA STORIA



di Francesco Colafemmina

Il film "Habemus Papam" può essere letto seguendo diverse direttrici. Possiamo considerarlo una riflessione sull'inadeguatezza di un uomo chiamato ad un grande compito, sull'obsolescenza delle gerarchie ecclesiastiche, sul desiderio di un uomo di religione d'essere talvolta un semplice laico, spogliandosi di tonache e mozzette. Io lo leggo, invece, come una drammatica e intellettualoide condanna del pontificato di Benedetto XVI.

La pellicola comincia infatti con le immagini della salma di Giovanni Paolo II, seguite da quelle del suo funerale. Immagini di repertorio, poco filmiche, più degne di un documentario. A queste immagini segue l'incipit della storia morettiana, con una teoria di cardinali in marcia verso la Sistina. La storia è ormai nota a tutti: viene eletto papa un anziano cardinale che ricorda Papa Giovanni. Il cardinale accetta l'incarico, ma appena il protodiacono annuncia "eccellentissimum ac reverendissimum dominum..." ecco il novello Papa prorompere in un grido orrido e scappare verso la Sistina. Il Papa, in sostanza, non ha alcuna voglia di fare il Papa. Già qui lo spettatore potrebbe chiedersi: ma perché ha accettato? E invece no... Comincia una sequela di macchiette cardinalizie (i cardinali sono sempre dei teneri vecchietti, anche troppo teneri e troppo buoni per i miei gusti) culminante nell'ingresso in scena dello psicologo Moretti. Il Papa non riesce ad aprirsi al luminare della psicanalisi e così il portavoce vaticano di origini polacche (ma dai metodi staliniani) decide di portarlo in borghese dalla moglie dello psicologo, anch'essa psicologa... E il Papa in borghese scappa e vagabondeggia per Roma, non prega e non dice messa, è in cerca di identità, finché non incontra una compagnia teatrale e si appassiona al Gabbiano di Checov, a lui noto sin dalla gioventù, quand'era appassionato di teatro.

Ora tutti sanno che Giovanni Paolo II da giovane faceva l'attore, ma questa della fuga teatrale del Papa rinunciatario non è che una soluzione a portata di mano per una trama che va letta non per le sue luci, quanto piuttosto per le sue ombre, i suoi ammiccamenti, i riferimenti alla riflessione seria del regista Nanni Moretti che non va certo confusa con l'istrionico cinismo del Moretti attore. Così ci tocca mettere in evidenza alcuni elementi che sono - paradossalmente - sfuggiti a quasi tutti i critici che hanno versato fiumi di parole su questo filmetto privo di reali ambizioni cinematografiche.

Anzitutto la prima stonatura riguarda il carattere nevrotico ed iracondo del novello Papa: abbiamo già riferito dell'urlo furibondo appena prima della proclamazione, in seguito il Papa rompe un bicchiere, risponde con fare burbero e iroso ad una commessa che gli ha appena servito dell'acqua, alterna momenti di catatonia a momenti di riflessione. In particolare, mentre questo Papa esaurito viaggia in un tram ripete ad alta voce un suo ipotetico discorso dal balcone di San Pietro, affermando: "abbiamo spesso molta paura di ammettere le nostre colpe".

Già a partire da questo elemento - le colpe della Chiesa - tutto dovrebbe cominciare a chiarirsi. Infatti poco dopo ecco che la guardia svizzera che il portavoce della sala stampa ha piazzato negli appartamenti papali facendo così credere ai cardinali ancora riuniti formalmente in conclave che il Papa è nelle sue stanze, mette in filodiffusione una canzone. Quale? Naturalmente una canzone rivelatrice: todo cambia della cantante argentina Mercedes Sosa.

Tanto per darvi un'idea del messaggio eccone riprodotta una strofa:

Cambia lo superficial
cambia también lo profundo
cambia el modo de pensar
cambia todo en este mundo.

Il cambiamento diventa così un altro elemento chiave per comprendere il senso di questo film. E infatti, mentre i cardinali a metà fra il rincoglionimento senile e l'inebetimento, battono le mani e si dondolano ascoltando la canzone, il Papa in borghese per le vie di Roma ascolta un gruppetto di giovani (ah i giovani!) che cantano la medesima canzone.

Cambiamento! La Chiesa ha bisogno di cambiamento e invece ecco una torma di cardinali nelle loro antiche vesti, legati alle etichette, confinati in palazzi dai quali non riescono ad uscire, ecco un Papa che sta stretto nella sua mozzetta e che non sopporta il collarino. Ecco il vero uomo, ecco colui la cui inadeguatezza non è un semplice fatto personale, ma è un simbolo (ecco perché il Papa non ha nome) dell'inadeguatezza di un'intera generazione di prelati a comprendere il mondo, a vivere il cambiamento dell'età contemporanea.

Ora vi domando: chi è succeduto a Giovanni Paolo II? Un cardinale chiamato Joseph Ratzinger. Per una forma di rispetto nei riguardi dell'attuale pontefice, l'attore scelto da Moretti somiglia a Giovanni XXIII, è un nonnetto bonario e un po' nevrotico. Ha la passione per il teatro - reminiscenza wojtyliana - ed è dunque molto diverso da Benedetto XVI. Tutto ciò, a mio parere, solo per non offendere la sensibilità di molti cattolici. Guarda caso però l'unico cardinale tedesco del film è un perfetto inetto, un uomo poco pratico che sembra vivere fra le nuvole...

La conclusione è delle più scioccanti. Il Papa ritornato, sotto la pressione dei cardinali, in San Pietro, si affaccia finalmente alla loggia e tiene un breve discorso alla folla festante. Cosa dirà? Beh, ormai già lo sappiamo: "oggi la Chiesa ha bisogno di grandi cambiamenti, dell'incontro con tutti e di capacità di comprensione". Ma lui non è in grado di offrire tutto questo, si sente inadeguato e quindi rinuncia. Tragedia! Sullo sfondo del Miserere di Arvo Part i Cardinali piangono e si affliggono, la folla è addolorata, la Chiesa sembra essere alla frutta, ma il film è finito.

Facciamo dunque un rewind e cerchiamo di capire cosa voglia dirci il film. Muore Giovanni Paolo II e i cardinali devono eleggere un nuovo Papa. Nessuno vorrebbe essere eletto, tutti sanno che è impossibile reggere il confronto con Karol "santo subito". Viene però eletto Papa un anziano cardinale... ma la storia si distacca dalla realtà. Non si tratta di Benedetto XVI che accetta nonostante la sua inadeguatezza e che sembrerà piombare la Chiesa in un rigido inverno con tutti i passi falsi, i casi Ratisbona e Williamson, le esternazioni sul profilattico, le affermazioni scomode, i coinvolgimenti nella copertura dei casi di pedofilia nel clero, etc. etc. No, viene eletto Papa un uomo che è consapevole di essere inadeguato, di rappresentare una gerarchia mummificata nei suoi piccoli tic, nella sua incapacità di comprendere il mondo, nel suo accontentarsi di una realtà ovattata e piena di muffa. Quest'uomo è davvero coraggioso, perché nonostante il suo turbamento e la sua depressione avrà la forza per rinunciare all'incarico. La Chiesa ha bisogno di cambiare, di venire incontro al mondo e lui non è capace di dar seguito al cambiamento.

Il sogno dell'intellighenzia non anticlericale, ma profondamente laica, che non ha in odio la Chiesa ma la vorrebbe aggiornata, la vorrebbe giovane, cambiata, contemporanea, è il sogno di Moretti che immagina un Ratzinger rinunciatario. Immagina un Papa che non abbia voglia di arrecare nuovi danni alla Chiesa attraverso la sua inadeguatezza, ma che sappia farsi da parte il giorno stesso della sua elezione.

Il film non è anticlericale, ma mi ha profondamente turbato. Mi ha turbato soprattutto sapere che la sceneggiatura di questo film è stata letta previamente da un Cardinale... E mi turba la tenerezza della stampa cattolica incapace di approfondire la lettura di un film oltre il riscontro dell'assenza di tematiche anticlericali.
La coincidenza dell'uscita del film con la data fissata per la beatificazione di Giovanni Paolo II non fa che accrescere in me la consapevolezza che Papa Benedetto XVI continua ad essere un Papa scomodo, un Papa che in molti vorrebbero cancellare dalla storia nonostante i suoi tentativi di essere compreso anche da quei "lupi" sempre pronti ad assalirlo. E questo, da cattolico, non mi fa certo gridare alla scomunica o alla censura per un intellettuale del calibro di Nanni Moretti, ma mi addolora e mi fa invocare viepiù la protezione del Signore sul nostro amato Santo Padre.


15 commenti:

donda7 ha detto...

Questo film che non ho visto e che forse non vedrò mai, mi ha urtato da subito. Il titolo è chiaramente provocatorio e mi ha ricordato il primo Benigni del Pap'occhio non so se lo ricorda. Poi che un uomo di Chiesa, quasi ottantenne non sia capace di capire se riesce o no a portare il certamente pesante carico del pontificato è irreale. Certo i Cardinali sono uomini e non angeli, con i difetti e i pregi di ogni uomo, ma farne un imbelle da come risulta dal film, no e poi no! Si continua nel dileggio verso la Chiesa, mentre verso l'Islam silenzio, vorrei vedere se qualcuno avesse fatto un film su un iman nevrotico cosa ne sarebbe uscito fuori ma si sa, noi cristiani perdoniamo e gli islamici non sempre. La ringrazio per il suo articolo che condivido.

Anonimo ha detto...

Se... Papa Benedetto XVI continua ad essere un Papa scomodo ... per Moretti e i morettiani alla Fazio e compagni-a, allora è certo che sia il Papa giusto per questo periodo travagliato.

Lo Spirito scende e va quando, dove e come vuole ... indipendentemente dai nostri umani desideri.
Saluti
Antonio C.

by Tripudio ha detto...

Prepariamoci spiritualmente a sopportare il fatto che questo film verrà proiettato nelle salette parrocchiali ai boy scout e all'azione cattolica...

Andrea ha detto...

Carissimi, il punto non è che la Chiesa "non grida" e "non trascina in tribunale".
Il punto, come Francesco sottolinea (la sceneggiatura è stata letta da un Cardinale) e come by Tripudio ribadisce (il film andrà nelle parrocchie) è che si cerca di portare a compimento l'opera di MUTAZIONE GENETICA della Chiesa: il manipolo di "Illuminati" al suo interno (quelli che da decenni acquistano e venerano come sorgenti "intellettuali", o almeno come "stimoli contraddittorii", l'"Espresso", la "Repubblica", "La Stampa" ecc.) vorrebbe, prima di invecchiare, vedere affermata una Neo-Chiesa.

Quale la caratteristica essenziale di questa Neo-Chiesa? Quella di affermare che Dio è "buono", cioè inetto, né Creatore né Redentore, e che la luce dell'Illuminismo (luce satanica di culto dell'umanità a se stessa, in realtà a Lucifero) è comunque NECESSARIA.
Non si possono, forse, scrivere bestemmie peggiori.

In medicina, le neo-formazioni dell'organismo, che nascono appunto con l'impazzimento del codice genetico, si chiamano tumori.

Tanti cari auguri a tutti, malgrado l'azione dei giansenisti/gallicani/illuminati/giovanilisti/apprendisti intellettuali !! W il Papa!

mjbo ha detto...

¡Feliz Pascua de Resurrección! y avisaros de que en Roma ya está todo preparado para la beatificación de nuestro Papa anterior, Juan Pablo II
¡Que Dios os bendiga!

raffa ha detto...

Condivido in pieno. Vorrei però segnalare che non tutti i critici cattolici si sono uniti a quelli non cattolici prostrandosi ai piedi del Nanni Nazionale. Ai lettori interessati, consiglio la recensione e l'editoriale di Antonio Autieri sul sito di Sentieri del cinema.

bedwere ha detto...

C'e` una grande unita` di intenti ed espressioni tra Moretti e Serrano, entrambi produttori di s.......e.

Flavio ha detto...

La cantante cilena Mercedes Sosa non é cilena, bensí argentina per genere, tucumana in specie. Malgrado la cui strofa potesse ella rapinarla dai frammenti di Eraclito, che fu greco.
Insomma, la chiesa trovasi sempre a lottare per la veritá eterna contro i vecchi errori, ogni volta piú insidiosi.
Sig. Francesco: proviamo molto profitto con Fides et Forma. Complimenti dalle lontane pampas!

pietro ha detto...

Ognuno ha le sue simpatie, come nello sport, c'è chi tifa Juventus e chi Roma, altri Milan o Inter, chi Coppi ed altri Bartali, è sempre stata così. Ed oggi è così Giovanni Paolo II contro Benedetto XVI ed ognuno porta le sue motivazioni, successe anche dopo la morte di Pio XII o di Giovanni XXIII, confrontandolo con Paolo VI. Il giorno di Pasqua a tavola ebbi una discussione con una signora, poiché disse:"a me questo Papa non piace, era meglio l'altro". Al che gli dissi:"mi puoi dire il perché"? Non mi rispose, aggiunse solo poiché vide che mi ero fatto serio:"era simpatico". Allora, concludendo, se un Pontificato si pesa dalla simpatia, come Chiesa siamo proprio alla fine. La Chiesa del dopo Concilio che ha concesso tutto: il funerale ai suicidi, il funerale ai concubini, la Comunione a divorziati e a pubblici peccatori, sacramenti di iniziazione a figli di atei che non sono mai entrati in una chiesa. E' ora di cambiare, meglio pochi, ma convinti di quello che si fa.

Luciano giustini ha detto...

Caro Francesco, mentre leggevo la tua interessante riflessione critica sul film (che ho visto e che consiglio di vedere, comunque), mi veniva in mente un po' la storia di Obama, al quale hanno dato il premio nobel per la pace preventivo. A un Moretti per la prima volta non anticlericale devono essere stati così sollevati che tutti i critici cattolici ne hanno parlato se non bene, non male, ricambiando così il favore, diciamo...:).
Concordo sul fatto che al regista il nostro Papa non piace, ma a me si...e come il suo predecessore deve condurre la barca con un compito molto difficile.. quasi impossibile per le sue forze...e vediamo quanto è affaticato... ma al contrario di quelli che poi in fondo non hanno compreso il cristianesimo, non si è tirato indietro. E' questa, se vogliamo, la nostra forza...il non rinunciare quando il Signore dice Seguimi... E a Moretti questi chi glielo spiega? :)

ps. Avevo notato anche io che in tutto il film manca completamente la preghiera..ci hai fatto caso?...non solo del Papa dico in generale... Ciao!

Andrea ha detto...

Mi permetto di precisare, caro Pietro, perché l'argomento è di interesse generale: non "Meglio pochi..", bensì "Meglio (pochi o molti) uniti a Cristo e al Suo Vicario". Questo comporta anche la "convinzione", nel senso di unità tra Fede e cultura (mai nel senso di "partito preso"!).
L'esperienza storica della Chiesa non è mai stata del tipo "circolo dei pochi"; è sempre stata, invece, "comunità dei redenti", i quali sapevano perfettamente che solo pochi (i Santi) mettono in pratica il Vangelo in modo integrale.

Riccardo ha detto...

Non ho visto il film.
Io sono un morettiano, mi piace.

In questo film come in tutti i suoi, egli parlerà di sé stesso. Non parlerà della Chiesa, ma di ciò che non conosce. Infatti mi dicono che non si prega in questo film. La preghiera non è considerata. Lo Spirito Santo non è considerato.

Ciò che viene presa in considerazione è l'inadeguatezza dell'uomo a voler comprendere la fede. Si usa la psicanalisi per vedere e capire la fede!! È ovvio che è un grosso errore, il limite del film.

Anonimo ha detto...

E la trasmissione nella quale Gigi Marzullo intervista il teologo don Salvatore Vitiello su fil di Nanni Moretti Abemus Papam.
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-09250760-2bff-4df3-9c9b-91ddac3e1194.html#p=0
Penso possa farf riflettere.

Anonimo ha detto...

Non credo che Moretti si riferisca alla elezione di Benedetto XVI.
Mi viene più facile pensare che (volutamente o no) si possa essere riferito a Giovanni XXIII, che ha raccontato della sua prima notte da Papa, quando, preso dai dubbi, si addormentò pensando che il Papa gli avrebbe risolto i dubbi, come era stato nel passato, e di essersi sveglato di soprassalto “…il Papa sono io!”.
E anche quel riferimento alle tante cosa da fare, alle modifiche da apportare, alla capacità di farlo, potrebbero essere riferimento non al post-Concilio (Ratzinger) ma al pre-Concilio (Roncalli).
Fatto sta che la scena al balcone su Piazza San Pietro con la rinuncia ad una accettazione già avvenuta mi ha veramente commosso. E ho anche provato la doppia sensazione del non credente e del credente, del naturale e del soprannaturale.
Il riferimento alla “Volontà di Dio” e alla “proprie capacità” se letti solo come fatto umano, estraneo alla fede, è effettivamente una questione psicologica, psichiatrica, ecc., e ho visto con quegli occhi.
Gli stessi riferimenti, letti come fatto soprannaturale, sono “leggere nella volontà di Dio” ed è una questione di Fede.
Lì, in quella scena, secondo me, l’attore Michel Piccoli, ha superato lo stesso regista; una scena che ha detto di più di quello che ciascuno di loro, forse, voleva dire; una scena che mi ha fatto leggere nell’animo di un uomo quando è interrogato da Dio.
… è mi sono anch’io sentito interrogato da Dio.

Anonimo ha detto...

Mi sono accorto che il collegamento per la trasmissione di Gigi Marzullo con don Salvatore Vitiello era sbagliato:mancava di qualcosa.
Credo che ora possa funzionare.
Lo reinvio perchè penso sia veramente utile, specie per chi vuol vedere il film.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-09250760-2bff-4df3-9c9b-91ddac3e1194.html#p=0