martedì 12 aprile 2011

MOSTRA DI FABIO DAL MOLIN A NIZZA


Fabio è un caro amico ed un artista di grande sensibilità. Le sue opere d'arte di tematica religiosa sono pervase da un intensa ricerca del sacro, anche se non ambiscono a farsi opere d'arte liturgica vera e propria. Sono altresì testimonianza di come un artista cattolico possa realizzare opere d'arte d'alta spiritualità, avvalendosi anche di tecniche contemporanee. Contemplandole riusciamo a sentire tutta la freschezza e il nitore di un'anima che anela al Signore.

Non stupisce peraltro che un'anima sincera e devota al Signore, come quella di Fabio, non venga certo chiamata a rappresentare il Vaticano alla Biennale di Venezia del 2012. Lì si accede solo se si ha una gran fama mondana, un cospicuo conto in banca e poca, pochissima fede cattolica!

Dal 24 Aprile al 6 Maggio prossimi, Fabio esporrà una serie di opere ispirate all'arte agiografica orientale nella sua personale dal titolo "Icones", organizzata presso la Galleria delle Esposizioni dei Domenicani di Nizza. Lo stesso ordine Domenicano che ha ospitato quest'anno ben altre mostre, pervase di iconoclastia e rigetto delle forme, potrà solo trarre giovamento dalla bellezza e dalla silenziosa spinta alla meditazione che le opere di Fabio esprimono. Di seguito vi propongo le immagini di alcune fra le tante opere di Fabio Dal Molin.

Grazie, caro Fabio, con i miei migliori auguri,

Francesco


Lo Spirito Consolatore

La Vergine del raccolto

La stanza di Marthe Robin

Domenicano

Compianto

Prato verde


6 commenti:

Andrea ha detto...

Nizza: secolare sbocco al mare degli Stati Sabaudi, ceduto alla Francia di Napoleone III in "pagamento" per la partecipazione alla guerra all'Austria(1859).
In quel momento, Torino veniva designata "piccola Parigi", destinata a improntare l'intera Italia in senso occidentale, continentale e massonico, in opposizione totale alla natura mediterranea e cattolica della nostra Patria.

Davide ha detto...

Ti ringrazio Francesco per la boccata di ossigeno che ci dai con questo articolo. Mostri una reale alternativa alla follia figurativa o meglio antifigurativa che spadroneggia nel mondo estetico contemporaneo. questo artista, Fabio dal Molin, mi sembra veneto dal nome, è estremamente versatile, credo dai tagli che dà alle composizioni potrebbe essere anche un ottimo fotografo o amante delal fotografia. Ma tornando alla versatilità, essa è indice di un talento ampio, capace di abbracciare la bellezza del creato in modo vario, contrario alla selettività riduzionista scambiata per "coerenza" che ci inaridisce gli organi percettivi da decenni. Bravissimo, complimenti per le lui e per te, e preghiamo affinchè possa trovare un committente degno di lui a maggior gloria di Dio e beneficio nostro.

Fabio Dal Molin ha detto...

Grazie Francesco…stavo rileggendo un passo della vita di San Domenico scritta da Georges Bernanos: “ Se si interroga per la prima volta la vita di un santo, e in particolare di un santo fondatorie di ordini, inizialmente le voci che ne escono sembrano innumerevoli e varie, al punto da turbare lo spirito. Questa specie di vertigine crescerà se , passo passo, si seguirà l’ordine dei fatti, perché la loro successione insegna poco o nulla. Questi grandi destini sfuggono, più di ogni altro a qualsiasi determinismo: irraggiano, risplendono di luminosa libertà.
Ad un primo esame, solo il genio sembra conferire a certe esistenze eccezionali questo stesso carattere di indipendenza, di sovrana spontaneità. Ma non è così. Si potrebbe sostenere al contrario – e con esempi davvero illustri! – che il genio porta in sé qualcosa di ostile e di irriducibile, un specie di principio di sterilità. Se esso realizza la meraviglia di ispirazione e di equilibrio che è l’opera d’arte compiuta, nella maggioranza dei casi, quando non vi collabora la divina carità, è per una sorta di mostruosa specializzazione che esaurisce tutte le potenze dell’anima e la lascia divorata dall’orgoglio in un egoismo disumano. L’uomo di genio è così poco presente nella sua opera, che essa costituisce quasi sempre una testimonianza impietosa nei suoi confronti. L’opera del santo, invece, costituisce la sua stessa vita. Egli è completamente nella sua esistenza….”
Un discorso sulla differenza tra l’opera dell’artista e quella del santo richiederebbe una riflessione più ampia. Un punto d’incontro tra queste due aspirazioni lo possiamo trovare nella vita di Clemente Rebora, uno dei maggiori poeti italiani del Novecento, che vorrei ricordare soprattutto per la sua vicenda religiosa e il suo cammino di santità compiuto come sacerdote nell’ordine Rosminiano. Con la sua grande sensibilità artistica incarna pienamente il tormento di una scelta, che può temporaneamente portare ad una rinuncia per realizzarsi in Cristo, “Santità soltanto compie il canto”. Altri santi testimoni ci guidano attraverso la loro opera all’incontro con il Signore, tra tutti il Beato Angelico, il pittore Domenicano.
Personalmente mi riconosco di più in quel di Neri di Landoccio dè Pagliaresi che da Santa Caterina nelle lettere a lui indirizzate, si faceva ripetere con insistente carità: “negligenzia non è senza ingratitudine”. Organizzare questa esposizione è stato per me un piccolo sforzo di volontà ricordando le parole di Caterina, nella speranza di riceverne un amorevole sorriso.

www.fabiodalmolin.com

Sandro Barbagallo ha detto...

Francesco, ti sbagli. Alla Biennale di Venezia del 2012 potrà certamente partecipare... Magari sarai tu stesso a presentarlo.
Sandro

Fabio Dal Molin ha detto...

Clemente Rebora “Poesia e santità”,
tratta dall’opera Curriculum vitae del 1955:

“Mentre il creato ascende in Cristo al Padre,
nell’arcana sorte
tutto è doglia del parto:
quanto morir perché la vita nasca!
Pur da una Madre sola, che è divina,
alla luce si vien felicemente:
vita che l’amor produce in pianto,
e, se anela, quaggiù è poesia;
ma santità soltanto compie il canto.”

Anonimo ha detto...

Tutti molto belli, ma la vergine del raccolto è stupendo.

complimenti.

Antonio