martedì 31 maggio 2011

DIECI CONSIGLI PER FRONTEGGIARE LA CRISI DELLA CHIESA. CONSIGLIO N.1: RIPRISTINARE I FONDAMENTI



di Francesco Colafemmina

In questi tempi sta diventando sempre più difficile parlare di Chiesa Cattolica, avanzare delle proposte per il rilancio dell'arte e dell'architettura sacra, sensibilizzare i fedeli e il clero al recupero di una spiritualità più autentica ossia specchio della tradizione da cui è scaturita nei secoli e non frutto di speculazioni intellettuali ed ideologiche recenti. E le ragioni di questa difficoltà sono molteplici. Cercherò di riassumerle in pochi chiari concetti:

1. L'indifferenza delle gerarchie: tolti due o tre cardinali altamente sensibili alla tradizione, rispettosi delle indicazioni, meglio delle esortazioni sommesse ma chiare del Santo Padre, il resto del collegio cardinalizio sembra disinteressarsi quasi del tutto a questi aspetti per così dire "formali" del culto cattolico. Al contrario il primario interesse di molti sembra essere legato a una stanca iterazione di ruoli istituzionali: si fanno conferenze, si parla molto di Giovanni Paolo II, si visitano parrocchie, si parla anche a sproposito, si assiste a inaugurazioni, etc. Pochi celebrano apertamente la messa gregoriana, altri sonnecchiano. Altri ancora, con ruoli istituzionali, sembrano non accorgersi che la Chiesa è immersa in una delle crisi più gravi dalla sua fondazione. Questa inazione cardinalizia, sommata alla sordità delle gerarchie vaticane nei riguardi delle indicazioni di Papa Benedetto, agli opportunismi e alle manovre politico-mediatiche, dà l'idea di un gruppo di potere che vive immerso in una realtà parallela. Quando si sveglieranno da questo sonno letargico sarà troppo tardi.

2. La dissoluzione lenta del cattolicesimo nell'azione sociale: possiamo ripetere quanto vogliamo che i valori alla base della nostra società sono cristiani, che i fondamenti della nostra morale sono nel cristianesimo, che le radici culturali della nostra Europa sono cristiane. La realtà però è ben diversa. E' una realtà nella quale la Chiesa è sempre più marginalizzata, costretta ad arretrare e a trasformarsi in patina sottile, in leggero velo con cui coprire la nostra crescente insensibilità religiosa. Le chiese sono sempre più vuote, e anche quando sono piene il pieno non copre il vuoto: vuoto di formazione, di catechesi, di consapevolezza cristiana, vuoto di autentica moralità cattolica etc. Il culto in sè è diventato per molti mera ripetizione di formule, per carità, in lingua volgare, apparentemente comprensibili e segno di partecipazione. Ma pur sempre formule che a stento il 10% dei cattolici praticanti è in grado di spiegare con adeguata fedeltà al catechismo. E in questo contesto di fede apparente, di fede marginale, ossia ancorata solo alla soglia del dolore, della morte, della malattia (si ricorre alla fede laddove il mondo non può fornire sedativi o eccitanti) i sacerdoti annaspano e cercano ogni giorno di inventarsi qualcosa di nuovo: eventi, incontri, rituali partecipativi, convinti che una fede antica, nuda, presa nella sua natura severa e scabra, non persuada più nessuno. E allora si sbizzarriscono e faticano duramente e alle volte sono sul punto di arrendersi. Tutto ciò dipende dalla lenta sostituzione del Cristianesimo col mondo, della spiritualità col materialismo, della fede con la dialettica mondana. E la Chiesa stessa è responsabile di questo repentino passaggio dal soprannaturale al contingente.

3. L'immoralità dei religiosi: convincere dei parrocchiani di un prete gay o pedofilo o drogato che le sue messe, celebrate ipocritamente per anni, fossero valide e che ci si possa ancora fidare della Chiesa credo sia arduo se non impossibile. Ci vuole molta fede da parte loro. E in questo caso non servono i mea culpa da parte della Chiesa, serve azione: basterebbe buttar fuori a pedate da tutti i seminari le legioni di seminaristi omosessuali e apertamente effeminati. Basterebbe censurare tutti quei vescovi che proteggono o hanno protetto questo o quel prete gay, quelli che hanno protetto questo o quel prete pedofilo. Basterebbe defenestrare dal Vaticano i gay conclamati che hanno raggiunto posizioni di riguardo e che all'interno delle mura leonine sono a tutti noti per le loro attenzioni nei confronti dei maschi. Insomma, basterebbe un po' di coerenza. Quella stessa coerenza che viene ampiamente richiesta ai laici, dovrebbero essere i sacerdoti, i Vescovi e i Cardinali a metterla in pratica nella loro azione quotidiana, senza considerarsi nè una casta di eletti, nè i protettori messianici di una organizzazione paramafiosa, ma operando con verità e carità: carità prima di tutto nei confronti dei più deboli ossia dei bambini e dei fedeli, verità poi nei riguardi di se stessi, visto che operano non semplicemente in prima persona, ma nel ruolo di continuatori della fondazione soprannaturale di Cristo.
Ma l'immoralità dei religiosi va ben oltre i confini dello spregiudicato cortile della sessualità, avanza nelle stanze dell'avidità e dei traffici economici, in quella della vanità e della presunzione, della spregiudicatezza e dell'indifferenza.

Alla luce di queste tre criticità l'azione dei laici non asserviti al dogma clericale, non dotati di guinzagli episcopali, non appiattiti sulle posizioni ideologiche di un clero decadente, ma animati da una semplice e accorata consapevolezza dell'attuale crisi della Chiesa, sembra trasformarsi in una sorta di donchisciottesca avventura senza scopo e senza frutto.

Questo però non vuol dire che dobbiamo necessariamente arenarci dinanzi all'evidenza. Piuttosto il nostro impegno dev'essere trasversale e anticonvenzionale: sostenere i buoni sacerdoti e aiutarli ad essere esempio per le comunità cristiane, agevolare la diffusione della spiritualità che promana dalla messa gregoriana, catechizzare chi ci è vicino, indurlo alla riflessione sulle domande ultime dell'uomo e presentargli la risposta cristiana non nel mero contesto della dialettica, ma in quello della mistica, nell'orizzonte altro dell'invisibile. Favorire un superamento delle ideologie criminali sessantottine così diffuse nel clero - anche fra giovani sacerdoti - e nel laicato "attivo e adulto", tutte scaturite dal Marxismo e dall'Hegelismo. Questi compiti sono complessi, ardui, richiedono testimonianza quotidiana, poche parole e molti fatti, molta contemplazione, riflessione, e nessuna crociata ideologica "al contrario". Richiedono soprattutto la nostra coerenza e la coerenza dei sacerdoti legati alla tradizione, perché un nostro, un loro piccolo errore, può sempre mettere in difficoltà il lavoro di tutti. E' un lavoro che parte dal basso, che deve necessariamente ignorare una sorda gerarchia che vive a Nefelococcigia.

Per questa ragione quindi vorrei offrire qualche consiglio ai lettori di Fides et Forma, in quest'opera di rifondazione del Cattolicesimo decadente. Si tratta di 10 piccoli consigli che non hanno particolari pretese, ma che per esperienza personale aiutano moltissimo a crescere nella fede e a ripristinare la perfetta armonia del Cattolicesimo, religione nella quale ogni elemento della nostra esistenza è stretto in un unicum indissolubile.


Consiglio numero 1: Acquistate una copia del Catechismo di San Pio X e leggetela prima in famiglia o personalmente ogni sera, poi donatela al vostro parroco e con gentilezza ma anche fermezza invitatelo a leggerla. Se il parroco vi dice che il Catechismo di San Pio X è antiquato e superato, ricordategli che anche le casule che indossa durante la messa sono state ripescate dal medioevo e buona parte del Novus Ordo si fonda su archeologismi polverosi e antistorici. Chiedetegli di leggerlo senza pregiudizi e senza presunzione: raccontategli piuttosto l'effetto che ha provocato su di voi, e se la vostra testimonianza di fede sarà migliorata allora anche il vostro parroco non potrà non diventare curioso del contenuto di questo potente libretto. I fondamenti chiari, solenni, severi, del Catechismo di San Pio X sono la terra appena arata la cui semina darà certamente buoni frutti.


16 commenti:

Anonimo ha detto...

Bravo Francesco, l'ho sempre pensato anch'io: massacrate il culto e riducete la presenza sociale dei cristiani e la Chiesa si riduce al lumicino.
E' quello che è accaduto dal concilione in poi.

A. G.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Caro Francesco, come al solito tu centri, con forza e verità nella carità, la realtà della Chiesa odierna.
Il vuoto delle chiese è visibile a tutti. Ma quel ch'è più tremendo è il vuoto delle chiese piene, vocianti, "oleggianti", plaudenti: un mercato che fa inorridire.
Alla Prima Comunione di uno dei miei nipotini un mese fa, nella basilica di San Giovanni Valdarno, avresti dovuto esserci: sono rimasto sgomento ed ho fatto presente a chi di dovere i motivi di tale sgomento.
Quanto alla moralità di preti e monsignori, anche a livello alto di curia romana, non si posson invocar attenuanti: un Capo c'è e non è nato ieri. Conosciamo ambedue - e fossimo soltanto noi due - nomi e persone, magari chiamati in curia dalla loggia gay strappandoli da qualche sperduto centro pecoreccio.
Il caritatevole richiamo? Difficilmente funziona. Potrei portar l'esempio di alcuni parroci che si sono succeduti in quella che dovrebb'esser la mia parrocchia. Ma lascio perder il mio quasi trentennale impegno in tal senso. E potrei continuar con elenco non breve al di là dei miei parocchiali confini.
Ma ieri una grazia l'ho ricevuta.
Fra alcuni giorni, di sera, dietro richiesta, sarà celebrata una Messa NO nel "mio" bell'oratorio, per i volontari della Caritas: nei nostri locali ospitiamo dal 1949 una mensa per i poveri.
Ho posto per iscritto - lettera all'Arcivescovo, al sacerdote celebrante e ai responsabili laici dell'Associazione - precise condizioni: il sacerdote venga coi segni visibili del suo sacerdozio; la Messa sia celebrata col camice sopra la talare; il concelebrante (che ci sarà) deve indossar anch'egli la pianeta; il tutto come da CIC, deliberazioni della Cei e Direttorio della Congregazione per il culto e Redemptionis Sacramentum; niente chitarre e strumenti profani potendo usufruir d'organo e d' armonium, niente canti ritmati da battimani e ole ecc.
Ebbene, il responsabile-celebrante m'ha telefonato accettando e di buon grado, e direi con meravigliata e meravigliosa umiltà, tutte le mie condizioni, ricordando come già lo scorso anno gli avevo fatto presenti i rischi di celebrazioni eucaristiche cialtronesche. Addirittura m'ha ringraziato!
Da cosa nasce cosa. In fondo, a furia d'insister per anni, in Duomo han modificato - adeguandosi alla correzione apportata dal card. Medina all'edizione tipica del 2003 - il V canone: hanno incollato sul messale la dizione "affinché diventino il Corpo e il Sangue..." in sostituzione di "affinché Cristo sia in presente in mezzo a noi...".
Poco? Sì, ma è già qualcosa.

Pellegrino ha detto...

Dante, può dirci luogo e ora?
Grazie

DANTE PASTORELLI ha detto...

La Messa per i volontari della Caritas è a S. Francesco Poverino, piazza SS.ma Annunziata, lunedì 6 p.v. alle ore 18. Non so dire se voglion celebrar una messa riservata o aperta al pubblico.
Non credo certo che sarà impedita l'entrata, anche perché io dovrò esserci, non foss'altro che per far il guardiano.
Quanto al Duomo, naturalmente la correzione provvisoria al V canone è stata apportata al messale italiano - la cui nuova edizione chissà quando verrà - essendo quello latino già corretto.

Io mi auguro che la celebrazione del 6 sia dignitosa. Io ce l'ho messa e ce la metterò tutta.

Anonimo ha detto...

Ma è lecito mettersi a cambiare le parole di un Messale approvato?

DANTE PASTORELLI ha detto...

L'edizione tipica latina porta, ormai dal 2003, "Ut fiant...". Gli altri Canoni utilizzano nella versione italiana tale formula.
Dunque, la mens del Papa che si trae dalla correzione del V Canone
è quella di utilizzare esclusivamente la formula che chiaramente esprime la Transustanziazione. Poiché ad otto anni dalla nuova edizione tipica latina non si è provveduto alla correzione del messale italiano, chi di competenza ha provveduto a riempire il vuoto delle alte sfere. Certo non vi ha provveduto il primo prete di passaggio: anche nelle diocesi c'è un'autorità che vigila.

Caterina63 ha detto...

Francesco mi aspettavo 10 CONSIGLI, ma ne leggo 3.....^__^

battuta a parte, AFFIDIAMO questi CONSIGLI FRATERNI ALL'ANGELO CUSTODE, i Santi ci insegnano che sono ottimi "postini" ^__^

Mi è di confrto, caro Francesco, trovare nelle tue parole, la medesima lunghezza d'onda CARITATEVOLE con alcune pagine del Dialogo della Divina Provvidenza di santa Caterina da Siena ^__^

santa Caterina arriva ad invocare l'assoldare I MERCENARI per far fronte NON solo alle battaglie materiali che la Chiesa combatteva a quei tampi, ma anche MERCENARI PER LA SALVEZZA DELLE ANIME a causa della grave CORRUZIONE di quei tempi, e la santa non risparmia nessuno...scrive al Papa sostenendo che "LA PUZZA DELLA CURIA GIUNGE FIN SOTTO CASA MIA"....denuncia VIZI E LUSSURIA, VANITA' E SPADRONAGGIAMENTI...
a tal punto da essere lei stessa vittima di pregiudizi e giudizi impietosi quali di essere "donnicciola BIGOTTA"...
^__^
ma come reagì la grande Santa ben lo sappiamo....

Ottimo l'esempio di Dante ^__^
ringrazia Iddio che sei stato ascoltato.... in alcune parrocchie alle quali proposi la medesima DIGNITA' ebbi contro LE CATECHISTE... e riscontrai la DEBOLEZZA di certo Clero che per paura di DIVIDERE (e questa volta nel giusto...) finisce per tacere e lasciar passare LA MAGGIORANZA....

si! ho assistito a preparazioni liturgiche organizzate A SECONDA DELLA MAGGIORANZA nella scelta preferenziale di come andasse fatto il rito...
Le Norme sono considerate solo come una base sulla quale APPOGGIARE poi la propria creatività di sviluppo celebrativo...

e le chiese moderne (tanto per rispondere anche sul problema dell'arte ed architettura), anche a causa della loro (DE)formazione, non aiutano al rispristino DELLA LEGALITA'... spesso manca il TABERNACOLO che è posto FUORI, o in ANFRATTI LATERALI e dove al centro DELLA CHIESA DEVE ESSERCI L'ALTARE....le statue di Maria di san Giuseppe o dei santi sono assenti....

Ma non disperiamo ^__^
Santa Caterina morendo diceva: CHE SIA BEN CHIARO A TUTTI, HO DATO LA VITA PER LA SANTA CHIESA....

^__^

DANTE PASTORELLI ha detto...

E santa Teresa d'Avila diceva: per una reverenza darei la vita.
Tiratene le conseguenze.

Archeolife ha detto...

Gent.mo Francesco, desidererei contattarla ma non trovo un link adeguato sul blog. le lascio in calce la mia mail. saluti, Arch. Livio Sterlicchio.
listerarch@gmail.com

Andrea ha detto...

Due pensieri mi vengono spontaneamente, caro Francesco:

1- Perché le ideologie sessantottine sono criminali?
Non solo perché, come tu dici, sono saldamente agganciate al Marxismo e allo Hegelismo (con i loro connotati schiettamente satanici), ma anche perché hanno rappresentato l'esplosione del satanismo ottocentesco nel solipsismo suicidario novecentesco.
Il '68 è stato soprattutto sesso narcisistico (e omicida) perché si è basato sul concetto di "proprietà della vita" ("Nessuno può dirmi cosa fare della MIA vita").

2- Fondazione e "aratura" catechetica sì, certamente; purché non perdiamo di vista la struttura vitale dell'appartenenza a Cristo.
Cosa voglio dire? che Cristo ci si offre come Via, Verità e Vita, non come "contenuto di un buon libro": cioè che qualunque catechesi (comprese quelle sublimi del S.Padre) è un canovaccio per la conoscenza da persona a Persona, e non un fine a se stessa.
Analogamente, i dogmi di fede sono dei punti di aggancio MINIMALI alla realtà della Rivelazione Divina, non dei "difficili traguardi per pochi".
Il prete "contemporaneo" si dà spesso alla chiacchiera perché è convinto che Cristo abbia stufato, e non si accorge che solo Lui è giovane, sorprendente, attuale, mentre il mondo "autonomo" sprofonda nell'angoscia.

Anonimo ha detto...

A mio avviso non si può mutare niente del Messale. Fintanto che nella edizione italiana si legge una cosa si deve sempre leggere quello a meno che chi di dovere dica di cambiare.

mic ha detto...

Grazie Francesco. Sono sempre in perfette sintonia.
Fa bene leggere riflessioni così centrate e, soprattutto, propositive!

DANTE PASTORELLI ha detto...

E chi è il responsabile della liturgia in una diocesi?

Anonimo ha detto...

Immagino non vi sarà sfuggito questo: http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/article-per-una-ecclesia-davvero-universa-e-per-pontifices-davvero-summi-75464229-comments.html#anchorComment
Che ne dite?

Andrea ha detto...

Ho letto l'intervista segnalata qui sopra.
Mi limito a far notare che tanto il prof. Grillo quanto un giovane Parroco di sensibilità "tradizionale" che ho sentito parlare in questi giorni rigettano come "monstrum" il biritualismo voluto dal Santo Padre (Vetus Ordo e Novus Ordo pienamente legittimi e vigenti). Il primo vuole tagliare il filone antico, il secondo quello "contemporaneo". Entrambi dimostrano di non riconoscere che nella S.Messa validamente celebrata, "antica" o "nuova" che sia, opera realmente il Signore, che è vivo ieri/oggi/sempre, e quindi non esiste nulla da "gettare nel cestino dei rifiuti", bensì tutto da venerare.

Ultima notazione (cfr. la conclusione del primo intervento di Dante): oggi un Parroco anziano ha concluso una (pregevole) omelia affermando che la Presenza di Dio in mezzo a noi si realizza attraverso l'Eucarestia, ma SOPRATTUTTO attraverso la convocazione dell'assemblea ("dove due o tre sono riuniti..."). Ecco il tragico punto di deviazione ereticale, ed ecco l'importanza del "Summorum Pontificum".

Anonimo ha detto...

Dott. Colafemmina aspettiamo con ansia i prossimi consigli!!!