mercoledì 11 maggio 2011

JEAN CLAIR: CHIESA CATTOLICA E ARTE CONTEMPORANEA NELL' "INVERNO DELLA CULTURA"



di Francesco Colafemmina

In questi giorni sto leggendo il nuovo pamphlet di Jean Clair, Accademico di Francia e Storico dell'arte, intitolato "L'hiver de la culture". Vi offro intanto una significativa citazione (pp.133-134):

"Dei tre monoteismi dei nostri tempi, non c'è, così pare, che la sola comunità cristiana a non scandalizzarsi più di nulla. Se gli ebrei e i musulmani reagiscono sempre più violentemente a l'uso così libero - "liberato" - che noi facciamo delle immagini in occidente, come se l'immagine fosse a nostra completa disposizione e se ne potesse far dire non importa cosa, fino all'immondo, la comunità cristiana, o quel che ne resta, se ne sta al contrario stranamente silenziosa e come impotente.
Temendo d'essere accusata di attentare alla libertà d'espressione, la Chiesa non si azzarda più, contrariamente ai musulmani e agli ebrei, a denunciare il sacrilegio.
Fatto ancor più inatteso, la Chiesa Cattolica è tentata di considerare al contrario queste forme estreme della creazione artistica come testimonianze di un sacro adattato ai nostri tempi, al punto di diventare un agente di questo strano commercio.
Sulla scia del Vaticano II, non è senza sorpresa che si è sentita l'ala più "illuminata" della Chiesa, che mantiene questo clima di mistagogia, dichiararsi affratellata a questi vagabondaggi comportamentali. Volendo vedere in quelle opere le "tracce del Sacro", alimenta ciò che non si può non definire un nuovo traffico di reliquie.
Un tale teologo troverà allora in Joseph Beuys, Boltanski e Cattelan, le promesse di una spiritualità a misura dei nostri tempi. Senza dubbio sembrerà che sia travagliata dal "negativo", nel suo gusto per l'immondizia e nel suo odio del prossimo, afferma questo filosofo cristiano, o che testimoni un nichilismo inquietante. Ma il lavoro del negativo (questo lo ha imparato grazie al materialismo dialettico) non è forse ciò che permette l'avvento della verità?
"L'opera d'arte, come la verità, non può che mostrarsi che mascherandosi (...). L'opera invita a cercare una direzione di verità dall'altro lato di sè, quasi a sua insaputa (...). L'artista sa in ogni tempo che è nella contraffazione, nella dissimulazione, nella negazione, che si mostra il meglio della verità", così scrive un professore di teologia del Collegio dei Bernardins (Jérome Alexandre), le cui parole mi sembrano tuttavia più vicine a quelle che Mefistofele rivolge a Faust che alle parole d'amore degli antichi Padri..."

Domanda: chi ha affermato che la Chiesa Cattolica avrebbe dovuto acquistare negli anni sessanta la "crocifissione" di Beuys? Proprio il Cardinal Ravasi che ha peraltro avuto il merito di invitare Jean Clair nel suo Cortile dei Gentili parigino. Qui di seguito un estratto delle forti ed emblematiche parole (notate in particolare il riferimento alla gnosi) che Jean Clair ha pronunciato in quell'occasione. Il testo completo lo trovate nel link in fondo alla pagina, tradotto a cura del Covile.


"...Superiamo i secoli; superiamo esattamente sedici secoli, per arrivare agli anni 60 della nostra epoca. Si sente di nuovo risuonare un canto d’amore verso la creazione, un’ode che esalta i cinque sensi e la bellezza della creazione: la citerò nella sua lingua originale, l’inglese, perché non oserei, per semplice decenza, leggerla in francese tra le pareti di questo Istituto:

“…Holy! Holy! Holy! Holy! Holy!
The world is holy, the soul is holy, the skin is holy,
The nose is holy, the tongue and cock and hand and ass hole, Holy!
Everything is Holy, everybody, is Holy.
Everywhere is holy
Every day is eternity
Every man’s an angel”.

Si tratta di un estratto da un poema (L’Urlo) di uno degli autori più conosciuti della Beat Generation americana, Allen Ginsberg. Siamo agli inizi del Flower Power, e di una morale edonista che preconizza un pansessualismo integrale, la libera unione, e la sregolatezza sistematica di tutti i sensi, attraverso l’uso illimitato di droghe. Ci suggerisce una sorta di stato adamitico, in cui il sacro sarebbe in ogni luogo, superando i limiti che sino ad allora lo contenevano, in ogni parte, in ogni momento, con la nudità vissuta come cosa santa e che farebbe dell’uomo un angelo.
Io piuttosto ci vedrei la credenza che il male non esiste: un’apocatastasi, come dicono i testi antichi. L’uomo sarebbe per sempre innocente. Ma, a forza di negare il Male, l’angelismo finisce col celebrare gli attributi del Maligno: i peli, gli umori e gli odori forti, in breve tutti gli attributi che ai nostri occhi contraddistinguono le produzioni artistiche dette “d’avanguardia” … I discepoli di Allen Ginsberg conosceranno in effetti la discesa agli Inferi, nella bolgia piena di liquido nero e puzzolente che Dante ha descritto nel suo Inferno.
Questa ode a Priapo, il piccolo dio deforme degli Antichi, scritta da un poeta americano, farebbe sorridere se il suo testo non fosse stato declamato a Notre Dame di Parigi, durante la Quaresima 2008, dal Curatore, al Centro Pompidou, di un’esposizione confusa come approccio intellettuale, ma soprattutto perversa come approccio morale, che è stata chiamata Tracce del sacro.

Il sacro che vi si celebrava era in realtà più vicino a Carpocrate che a Sant’Agostino.

Potrebbe essere stato soltanto un incidente incongruo nel cammino di una Chiesa in difficoltà che, desiderando di condividere la modernità, finisce col scendere a patti coi suoi nemici. La difficoltà appare chiara vedendo che questo nuovo Padre della Chiesa che canta le gioie di una genitalità ferma allo stadio anale – come quella dei bambini che espongono il loro sesso e il loro culo – diventa consigliere di un’antenna culturale della Chiesa a Parigi, affiancato da un teologo e da un altro che si è autoproclamato conservatore dei musei di Francia, per farvi arrivare opere decisamente ben lontane, mi sembra, da quelle che celebrava Sant’Agostino.

Ci sono nella storia della Chiesa episodi singolari come, nel XII e XIII secolo, la stupefacente moda dei Goliardi, chierici itineranti che scrivevano poesie erotiche e canzoni da taverna parecchio oscene, e che si dedicavano a fare parodie burlesche di messe e sacramenti della Chiesa. Ma i goliardi agivano così per criticare una Chiesa di cui denunciavano gli errori. Nulla di tutto ciò negli artisti d’avanguardia, che non hanno rapporti con la Chiesa, e neanche voglia di burlarsene. Il movimento dei goliardi era legato a un’epoca di grande religiosità e di grande misticismo, non a una manifestazione di indifferenza.

Potrebbero essere solo le singolari deviazioni di qualche bello spirito, se la proliferazione di queste incursioni estetiche nelle chiese di Francia, e la comunanza della loro natura, esibizionista e spesso coprolalica, non inducesse a interrogarci sulla relazione che il cattolicesimo intrattiene oggi con la nozione di Bellezza:

Mi limiterò a pochi esempi:
- In una piccola chiesa della Vandea nel 2001, accanto alla cassa di un santo guaritore per il quale si viene da lontano in pellegrinaggio, si installa un’altra cassa colma di antibiotici.
- Più recentemente, nel battistero di una grande chiesa a Parigi si installa un’immensa macchina che fa colare liquido plastificante, lo sperma di Dio, su enormi certificati di battesimo, venduti sul posto a 1500 euro l’uno.
- A Gap, il vescovo presenta un’opera di un artista d’avanguardia, Peter Fryer, che rappresenta Cristo nudo con le braccia distese, legato su una sedia elettrica, come una Deposizione dalla Croce.
- Nel 2009, in una piccola chiesa di Finistère, una spogliarellista, Corinne Duval, nell’ambito di un happening di danza contemporanea, sovvenzionata dal Ministero della Cultura, termina danzando nuda sull’altare.

La lista ha continuato ad allungarsi. Nel ruolo del Gentile che qui mi viene assegnato, mentre rabbrividisco dal freddo sul sagrato e mi è vietato entrare nel santuario, non posso certo erigermi a guardiano del Tempio. Come storico dell’arte, devo tuttavia tentare di comprendere il significato di queste manifestazioni culturali che ormai pretendono di accompagnare il culto divino, e leggere gli scritti che pretendono di giustificarle.

Alla fine di queste letture, in cui la cultura dell’immondo e dello scandalo pretende di giungere a illuminare il culto tradizionale, ero più costernato che spaventato. Mi è sembrato che la loro filosofia sia basata su un odio della bellezza, un gusto per l’informe, per la lordura, per la sostanza corrotta e che cola, sull’attrazione verso la sofferenza fisica, un insieme di caratteri che essa sembra proporre alla riflessione dei fedeli solo per nutrire un altro odio, questa volta l’odio del cristianesimo, che anima un pensatore che si pretende nietzschiano, agli occhi del quale il Vangelo non sarebbe altro che dolorismo, afflizione, macerazione, sofferenza e accidia, tutto quello che in nostro confratello R. Rémond ha denunciato tempo fa nel suo libro sul nuovo anticristianesimo.

Infatti quel che vedo rinascere e svilupparsi in questi culti libertini così simili a quelli che praticano certe sette gnostiche del secondo secolo mi sembra effettivamente una nuova gnosi, secondo la quale la creatura è innocente, il mondo è malvagio e il cosmo imperfetto.

Non sono un teologo, ma come storico delle forme, sono colpito, in queste opere culturali dette “d’avanguardia” che oggi pretendono di far entrare nelle chiese la gioia della sofferenza e del male – mentre un tempo il culto tradizionale le combatteva con la sua liturgia –, dalla presenza ossessiva degli umori del corpo, privilegiando lo sperma, il sangue, il sudore, o il marciume, il pus nella frequente evocazione dell’aids. Naturalmente anche l’urina che, a proposito del Piss Christ dell’artista Andres Serrano, “imprescindibile star del mondo dell’arte e del mercato” secondo M. Brownstone, viene proclamata “portatrice di luce” in un’omelia del Padre allora incaricato di iniziare il clero francese ai misteri dell’arte contemporanea.

Si tratta in questi casi di un’imitatio perversa della liturgia cattolica? In effetti la religione cattolica intrattiene con gli umori del corpo legami che altre religioni non hanno. Il sudario di Cristo, il sudarium, è un oggetto particolarmente venerato. Io stesso ne ho esposto una riproduzione fedele in formato naturale, per il centenario della Biennale di Venezia nel 1995. Le autorità ecclesiastiche allora mi avevano domandato di precisare esattamente in quale contesto questa immagine sacra sarebbe stata esposta, al fine di evitare un sacrilegio. Le avevo rassicurate. Perché non dimostrano altrettanta precauzione quando si tratta di esporre operecontemporanee nelle chiese?

3 commenti:

DANTE PASTORELLI ha detto...

Francè, si può commentare l'Urlo pane al pane e senza ricorrere al vocabolario cateriniano a cui tu preferisci quello della Crusca?
Notoriamente gay, oltre che comunista, Ginsberg scriveva col cock e urlava con l'ass.

Andrea ha detto...

L'affermazione dell'innocenza assoluta dell'uomo è esattamente speculare alla "natura completamente stravolta" di Lutero, alla quale la Chiesa del Concilio di Trento oppose con forza la "natura lapsa" (= danneggiata, caduta e incapace di rialzarsi, ma non uccisa).
Infatti introduce in una dimensione angelologica ("Angeli e demoni" di Dan Brown), che aborrisce la realtà dell'essere umano e condanna Dio per non aver maledetto la materia, considerata sussistente.

Mentre alcuni monsignori si attardano ad interessarsi del satanismo del '900, il Papa apre, proprio oggi, la finestra alla Luce vera: l'uomo digitale, esattamente come quello delle caverne, vive una precaria avventura terrena, che può trovare salda assicurazione solo in Dio!

Reginaldo ha detto...

Più che apocatastasi, apocolokyntosis epidemica.