mercoledì 20 luglio 2011

ECCO IL NUOVO TABERNACOLO (MADE IN ITALY) DELLA CATTEDRALE DI SIVIGLIA


A proposito di tabernacoli, vi presento con grande emozione la nuova creazione di Maria Teresita Ferrari-Donadei: si tratta di un elaborato tabernacolo recentemente ultimato con incredibile maestria dall'agiografa barese. L'opera è realizzata seguendo le antiche tecniche delle botteghe pittoriche sia per quanto concerne la preparazione dei colori, sia per le complesse procedure di preparazione del legno, doratura, etc. Ciò fa di questo tabernacolo un'opera unica e di altissima qualità. E se in Italia si continua a far ricorso all'arte contemporanea per il sacro (vedi l'esempio recente di Reggio Emilia), in Spagna è stato l'Arcivescovo di Siviglia, Mons. Juan José Asenjo Pelegrina a volerlo quale nuovo tabernacolo dell'antica Cattedrale di Siviglia. Potete inoltre consultare il nuovo sito di Maria Ferrari Donadei a questo indirizzo: www.ferraridonadei.com.







10 commenti:

Anonimo ha detto...

Interessante. Sono accuratamente evitate tutte le scene dell'iconografia tradizionale più affermata dei tabernacoli, quella del Cristo sofferente o del Cristo deposto, in generale mancano tutte le scene della Passione di Gesù salvo fugaci accenni dove la figura di Cristo è pressocchè invisibile. Il solo rimando all'iconografia storica dei tabernacoli è un accenno fuggitivo alla Manna dalla storia veterotestamentaria, in una facciata laterale. Il tabernacolo sembra tradizionale nei modi e nelle tecniche, ma è schiettamente modernista nel messaggio. Oggetto carino tuttavia.
Andrea.

Anonimo ha detto...

Rifiuto nettamente la sua definizione un po’ snob di “oggetto tuttavia carino”. Ritengo che sia un tabernacolo pensato, attentamente studiato, realizzato con cura e passione, proposto in chiave moderna anche se con tecniche tradizionali. Forse a lei è mancata un’attenta lettura dell’intero tabernacolo in ogni sua parte infatti vi è rappresentato perfino il diffusissimo “Sacro Pellicano”, in un racconto molto suggestivo a me personalmente trasmesso dal grande liturgista Mons. Mariano Magrassi, compianto arcivescovo della mia città. Nel tabernacolo sono rappresentate 17 scene e tutte richiamano esplicitamente il Mistero Eucaristico; questo che lei ha la pretesa di chiamare “oggetto tuttavia carino” mi è costato molto studio personale, consulenze con esperti teologi e otto anni di minuzioso lavoro, talvolta fatto persino con la lente d’ingrandimento. Tuttavia la saluto cordialmente e spero che non si esprima più in termini così riduttivi sul mio lavoro. M. Teresita Ferrari Donadei

Andrea ha detto...

Per riportare a un'atmosfera più serena il confronto che appare qui sopra, forse potremmo dire che la sensibilità iconografica, legata com'è all'Oriente cristiano, propende per la "contemplazione" in termini definitivi (Cristo, la Vergine e i Santi nella loro condizione celeste), anziché per la "figurazione" in termini attuali (la rappresentazione della battaglia che Essi sostengono in questo mondo).

Basta osservare la forte presenza dell'oro, che rappresenta la Gloria Celeste.

Probabilmente Andrea esprime una mentalità tradizionalistico-occidentale, che prova una spontanea avversione all'impostazione "orientale".

Ricordo solo, con l'occasione, un curioso ma significativo dato geografico: Roma, pur guardando la costa tirrenica e quindi un mare "occidentale", si trova di pochissimo a Oriente di Venezia (la grande metropoli cattolico-orientale, erede di Aquileia).
Attenzione quindi, lo dico ad Andrea, all'eccessiva adesione al quadro di valori e di miti tipico dell'Occidente: fra di essi spicca un razionalismo che diventa spesso nichilismo.

Mau ha detto...

Tabernacolo stupendo. Ho guardato con grande curiosità tutti i preziosi simboli e le bellissime immagini che lei sig.ra Ferrari-Donadei ha usato sia dell'antico sia del nuovo testamento per dare adorazione al luogo della Presenza Reale di Cristo Eucarestia. E' un'opera che esprime il vero senso dell'arte sacra: indicare la Presenza di Dio, adorarLo attraverso la rappresentazione delle Sue opere ("narrare le gesta del Signore significa lodarLo", diceva Cassiano), ammaestrare il popolo attraverso i simboli, "dire" la Bellezza di Dio attraverso la bellezza dell'opera d'arte. Complimenti davvero!

Livio Sterlicchio ha detto...

dal punto di vista pittorico è semplicemente MERAVIGLIOSO
Livio Sterliocchio

p. N.S ha detto...

Stupendo!!!

mauro ha detto...

Mi piace pensare che il percorso che ha compiuto l'artista per creare questo oggetto, per l'artista, sia più importante dell'oggetto stesso.
E' bello scoprire che questo oggetto vanta 8 anni di lavori teologici, ma ancor di più sapere che quest'opera d'arte non è che una tappa di un cammino che prevede l'esecuzione materiale artistica soprattutto per urgenza oltre che per commissione esterna. E che tale urgenza è mitigata dallo studio e confronto e tecnica.

Non se la prenda l'artista se la sua carità di Narciso viene deplorata. L'opera non è più sua, ma all'opera va il ringraziamento per il cammino.
E si ricomincia a camminare. Oltre quest'opera stessa.

"Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna quell'approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all'isoletta;
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca t'ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.

E se la trovi povera, Itaca non t'ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un'Itaca.


Da Itaca di Kavafis (traduzione di Filippo Maria Pontani)

Buon Viaggio

Anonimo ha detto...

Mauro: solo urgenza interiore e adorazione per il Mistero Eucaristico, preziosa sorgente di Bellezza suprema.
I figli si partoriscono con gioia e dolore assieme e il distacco da loro è inevitabile, giusto e gioiosamente doloroso.
Se Narciso ha peccato sia perdonato: egli sa bene che mai l'opera è stata sua.Sia perdonato perché il viaggio di un'artista credente, oggi, è oltremodo faticoso e arduo, anche se tanto avvincente.

Livio Sterlicchio ha detto...

Quante pappole, quante elucubrazioni intorno ad un'Opera artistica che rimane, comunque, un'Opera meravigliosa e che, giustamente, è difesa con forza dall'Autrice.
L'Artista è sempre più importante dell'opera stessa: l'uso cui è destinata, come in questo caso, è un'altra cosa. Itaca o non Itaca.
Livio

Raffaele Giovanni Rega ha detto...

Magnifico! Sarebbe interessate vedere il contesto in cui verrà collocato.