mercoledì 13 luglio 2011

ECCO L'ARCHITETTURA SACRA CHE PIACE IN VATICANO: STIAMO FRESCHI!


di Francesco Colafemmina

Fino a qualche mese fa potevamo contare sulla lenta ma efficace azione di "rinnovamento liturgico" promossa dal Santo Padre. Oggi, con l'eccezione del movimento di riscoperta del rito antico che è per certi versi ormai inarrestabile sebbene sempre minoritario, non possiamo non riscontrare che i gesti e le parole di Benedetto XVI sembrano essere diventati lettera morta proprio fra coloro che dovrebbero aiutarlo a governare la Chiesa. Inutile addentrarsi nella delicata analisi di responsabilità e carenze di autorità, si finirebbe per perdere di vista il centro della questione che resta sempre la stessa: perché l'incentivo al recupero di una continuità senza cesure col passato viene ignorato o addirittura pesantemente contrastato da coloro che dovrebbero considerarsi fedeli collaboratori di Sua Santità?

La risposta a mio parere va cercata nell'ormai scontato intreccio fra valori mondani (essenzialmente denaro, visibilità e potere) e gerarchie ecclesiastiche. Per carità, non sto scoprendo nulla di nuovo, si tratta piuttosto di un copione trito e ritrito con la differenza che se nel passato, diciamo pure fra cinquecento e seicento, questi valori mondani erano interpretati da individui che non ambivano a manipolare la fede ma restavano in qualche modo soddisfatti dell'esibizione del sè, oggi ci troviamo dinanzi a tentativi reiterati di vivere quei dis-valori mondani in una dimensione di devastante manipolazione della fede e delle sue espressioni esteriori. Così se un tempo si cercava di perpetuare il proprio nome in un impeto narcisistico attraverso l'edificazione di chiese, cappelle e palazzi che portavano impresso il segno del bello e del magnifico, oggi siamo costretti ad affrontare il tentativo di eternare questo narcisismo nel brutto, nell'ideologicamente "progressivo", nella negazione dei canoni che il passato ci ha trasmesso, insomma in un superamento epocale della bellezza e dell'armonia.

Prendiamo il caso della mostra organizzata in Vaticano in onore di Papa Benedetto. La mia opinione globale sull'evento la conoscete già, ma ciò di cui vorrei parlarvi oggi è l'architettura chiesastica che quella mostra promuove. Gli architetti invitati sono stati pochi ma significativi: Mario Botta, Santiago Calatrava, Oscar Nyemeier, Renzo Piano e Paolo Portoghesi. Cominciamo da quest'ultimo.

Portoghesi giunge alla mostra intitolata "Splendore della verità, bellezza della carità" con un progetto di chiesa a pianta centrale dedicata a San Benedetto e da posizionarsi oniricamente nella campagna romana. A prima vista il progetto sembrerebbe emergere dal solatio pianeta Naboo, sede della regina Padme Amidala, una delle protagoniste della saga di Star Wars. Ma pian piano ci si rende conto che il progetto di Portoghesi è una sorta di contaminatio fra la sua moschea di Roma, la chiesa della Sacra Famiglia a Fratte e la chiesa-moulinex di Calcata. Della moschea possiede la volta stellata, della chiesa di Fratte le pareti concave in cemento armato, di quella di Calcata il rivestimento in pietra locale che cerca di emulare lo stile "mattoncino" di Botta. Ciò detto, la chiesa Lego di Portoghesi, con tutti quei rilievi tipici dei giocattoli danesi, presenta in più delle curiose torri campanarie sormontate da patetiche coroncine in stile Gesù Bambino di Praga... L'architetto ha avviato una campagna di promozione del progetto a mezzo stampa, attraverso interviste e articoli nei quali ha tentato di illustrare le caratteristiche del suo progetto, lanciandolo come una vera e propria alternativa alla tipologia architettonica promossa dalla CEI in Italia, dando impulso al programma di una polemica organizzata a tavolino qualche mese fa.


Il punto è che sebbene si tratti di una chiesa con il tabernacolo in posizione centrale - fatto meritevole di un indiscusso apprezzamento - , un certo slancio verticale e qualche nota barocca, quella di Portoghesi è una costruzione cervellotica e spenta, una giustapposizione di spunti compositivi accumulati nel corso di una gloriosa carriera e in questo caso adattati maldestramente al pensiero di Papa Benedetto. Sì, Ratzinger ha sempre propugnato l'orientamento astronomico delle chiese e ha difeso la posizione centrale del tabernacolo, ma non ha proposto di sospendere dall'alto un crocifisso da contemplare durante la consacrazione, bensì ha suggerito di porre un crocifisso sull'altare perché è impensabile eliminarlo per non rovinare la visuale fra fedele e sacerdote. Più in generale credo sia fallimentare il tentativo di inglobare il sacro in forme architettoniche sincretiche a cavallo fra modernità e passato, ove il passato sia costituito dalla riconoscibilità di alcune figure geometriche euclidee e il moderno dalla sinuosa indifferenza di bizzarri pannelli in cemento armato che nessun legame storico, architettonico ed estetico possono rivendicare nel territorio dell'agro romano.
Ancora una volta la sterilità di una "terza via" per l'architettura sacra nasce dal suo senso antistorico, dal gusto del singolare, dal riversamento nello spazio dell'autonoma e indipendente "creazione dello spirito" dell'architetto.

Non stupisce peraltro che mentre Portoghesi professa sui giornali la sua aderenza ai precetti ratzingeriani in tema di liturgia e architettura, proponga al contempo la realizzazione di una moschea a Milano, nel nome della pacifica convivenza fra le religioni e aggiungendo esilaranti commenti come quello su un "Maometto estremamente tollerante".

Il progetto di Portoghesi meritava dunque qualche commento, pochi, al contrario, ne meritano gli altri progetti realizzati o in fase di realizzazione, esposti nell'ambito della mostra vaticana.

Mario Botta ha portato in dono al Papa alcuni bozzetti della sua chiesa di Evry (quella che già ribattezzai "chiesa-supermercato Coop").


Renzo Piano ha donato alcune foto della chiesa massonica di San Giovanni Rotondo, sulla quale ho già detto quello che avevo da dire...


Santiago Calatrava ha invece proposto dei bozzetti del suo completamento della chiesa episcopaliana di St. John the Divine a New York, che intende ultimare con una bioserra ed una foresta sul tetto (nella foto: il completamento è costituito da quella specie di ragnatela in cemento all'altezza del transetto dell'ottocentesca cattedrale in stile gotico).



Ma la palma del progetto più fantasioso va all'ultracentenario vate del progressismo architettonico, Oscar Nyemeier, che ha presentato la sua cattedrale-astronave sormontata da una specie di alabarda stilizzata, che sarà eretta a Belo Horizonte, in Brasile.


Nonostante l'estate sia sempre più afosa e il caldo ci assedi senza sosta, a guardare questi progetti, talmente apprezzati in Vaticano da essere esibiti in onore di Sua Santità, viene solo da eslcamare: stiamo freschi! Il destino dell'architettura sacra sembra essere segnato, al di là di sporadici sprazzi di luce, non certo da quell'ermeneutica della continuità caldeggiata da Benedetto XVI, bensì da una perversa continuità della rottura che rimonta senza affanno agli obbrobri degli anni '50 e '60...

15 commenti:

Andrea ha detto...

Caro Francesco, il "donatore" dei secoli scorsi (colui che consentiva l'edificazione o il restauro di una chiesa), pur appartenendo a un mondo che non aveva più le caratteristiche di "Cristianità" tipiche dei secoli precedenti il XIV, non faceva che aderire a una realtà indipendente da lui.
In altre parole, portava "ai piedi degli Apostoli" (il Vescovo o il Parroco) una importante somma, e questi agiva, tramite gli "artefici", per l'edificazione.

Oggi, negli ambienti che descrivi, l' "artefice" si pone come profeta di un Ordine Trascendentale delle Cose; è lui, il "profeta", che ha bisogno di qualcuno che lo "capisca" e gli dia i miliardi per trasformare il suo messaggio in cemento.

Inutile commentare adesso l'evidente orrore di tale neo-religione pneumatica (purtroppo, non si tratta certo dello Spirito Santo).
Vorrei invece segnalare che esistette un punto storico/geografico (uno solo, a mia conoscenza) in cui si praticò una strada nuova in senso non distruttivo, ma positivamente entusiastico: la realizzazione della chiesa dell'Autostrada del Sole presso Firenze (1960-64).
Già il fatto che si costruisse una chiesa alla metà esatta di un percorso (Roma-Milano), concepito cme un tutt'uno, testimonia uno spirito opposto a quello della Massoneria, per la quale il "cammino" ("ricerca") è sempre un indefinito, senza capo né coda.

Pochossimi anni dopo, purtroppo, si costruì a Milano la città satellite di San Felice, PRIVA DI CHIESA (oggi esiste, in seguito a una fondazione tardiva) e avente il supermercato come centro di aggregazione; peggio, le Diocesi iniziarono a commissionare delle chiese che fossero "non soltanto luogo di culto ma anche e soprattutto spazio di aggregazione" (commissione all'arch. Michelucci per la chiesa di Santa Rosa a Livorno), cioè appunto supermercati.

Ciò che il neo-Clero protestantizzato non sa è che la chiesa non è "luogo di culto" in senso massonico ottocentesco (i fanatici di una certa setta innalzano lì le proprie incomprensibili preghiere), bensì è edificio solido, ben compaginato, che presenta in questo mondo il Corpo dell'unico Uomo-Dio, vivente in Cielo.

El Cid ha detto...

Il punto è sempre lo stesso. la chiesa è pensata come il contenitore di un'assemblea e quelli che dovrebbero essere i nuclei generativi dell'edificio (altare, battistero, tabernacolo, ambone, sede, custodia degli olii santi, confessionali...) sono ridotti a semplice arredo.
Ma forse è più colpa della committenza, che dell'archistar.

El Cid ha detto...

L'ultimo Michelucci ha subito una vera e propria involuzione rispetto alle intuizioni della chiesa dell'Autostrada, per quanto la stessa non vada esente da critiche, per la netta svalutazione proprio dell'altare.
Si veda qui, da pag. 66:
http://books.google.it/books?id=LJhakjKkOUoC&pg=PA68&lpg=PA68&dq=benedetti+michelucci+autostrada&source=bl&ots=sE9HqQRjBM&sig=MsCZ09229wzGK-T5qlh4QuaMuJc&hl=it&ei=TfEdTpHUBIT4sgaM-JWyDQ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=3&ved=0CCUQ6AEwAg#v=onepage&q=autostrada&f=false

Maria ha detto...

Astronave? Sei troppo gentile ad usare questo termine!

A me pare di più un acquapark....

Andrea ha detto...

Grazie, El Cid.
A proposito della chiesa dell'Autostrada, apprendo da Wikipedia che un gruppo di pressione capeggiato da Bruno Zevi fece eliminare delle grandi tele di Sciltian, che avrebbero "alterato la nuda plasticità dei muri".
Siamo sempre al punto: la mentalità massonica insegue l'essenza intesa come struttura astratta (antimateriale), mentre quella cattolica sa che materia e forma sono inscindibilmente unite.

L'altro tema tipico dei nostri tempi è quello dell' "organicità" dell'architettura (che può aver portato Michelucci a sottovalutare l'altare per creare un "organismo unitario").
Una cosa è l'organicità cattolica (la chiesa è Corpus Christi) - tutt'altra è quella panteistico/massonica (la chiesa come escrescenza della Terra, intesa come divinità: vedi progetto "verde" per St. John the Divine").
Venendo al pratico, appena vediamo alberi all'esterno e sulla copertura sappiamo di essere in ambito massonico; se invece notiamo una simpatia per gli animali (Sagrada Familia, ispirata ai nidi di termiti) siamo in ambito cattolico.

domenico - la terza via ha detto...

Mah, il progetto di Calatrava e quello di Portoghesi non sono poi tanto male; andrebbero un pò supervisionati da qualche monsignore colto e tradizionalista (e perchè no, dal Papa stesso).

Si possono migliorare.

Francesco Colafemmina ha detto...

Domenico,

dubito che abbia guardato bene il progetto di Calatrava. Ripeto, non si tratta della chiesa in sè, bensì di una struttura a forma di ossa...

http://www.andrewcusack.com/caltdiv3.jpg

Quanto al "migliorare" l'opera di Portoghesi il problema è che le premesse da cui viene fuori sono erronee, a mio parere. Un'opera dovrebbe essere organicamente studiata per il territorio, avere una dimensione locale ed una universale. Non mi sembra che nell'agro romano si costruissero nel passato chiese del genere, si finisce piuttosto per entrare nel kitsch con tutti quei muri aggettanti in cemento armato del tutto superflui, quelle torri che somigliano alle torri-cisterna delle campagne pugliesi, con delle leziose coroncine alla sommità. Ci sarebbe da aggiungere qualcosa sulla luce, ma ora non ho tempo.

domenico - terza via ha detto...

Gentile Francesco

anche le chiese gotiche, con il loro ritmico alternarsi di contrafforti strutturali hanno qualcosa di "osseo" in senso costruttivo.

Indubbiamente ha ragione sul fatto che questi architetti, ancorchè talentuosi (Calatrava ha secondo me perfino accenti di genialità gaudiana) sono poco organici.

Ovvero, non capiscono (perchè non sono forse credenti autentici) che l'edificio-chiesa è plasmato dalla liturgia, che trova corrispondenze e rimandi nelle murature, nella luce, negli effetti materici, etc.

Ecco perchè sarebbe necessaria una sorta di "Congregazione per l'architettura sacra" quale ente supervisionatore di questi progetti.

Che fissi qualche paletto pur lasciando spazio all'innovazione.

Francesco Colafemmina ha detto...

Sulla Congregazione per l'Architettura Sacra sono d'accordo. Dovrebbe essere una costola del Culto Divino ed essere anche sotto il controllo della Dottrina della Fede, visto che un tempo sull'arte sacra normava il Sant'Uffizio.

Studente di Architettura ha detto...

Incredibile! Io sono di Salerno e mi capita spesso di passare con il treno vicino alla chiesa della Sacra Famiglia a Fratte. L'ho sempre considerata il paradigma della bruttezza del cemento armato a vista e ora scopro che è stata progettata nientedimenochè da Paolo Potoghesi. E' nient'altro che uno squallido capannone grigio-nero.

Andrea ha detto...

Invece la vostra Cattedrale, caro Studente, è qualcosa di emozionante, direi di esemplare.
La ammiravo giorni fa in televisione.
Anche l' "atmosfera" della Santa Messa era quella giusta.

Francesco Colafemmina ha detto...

Certo, Andrea,

ma il parroco avrebbe potuto benissimo saltare la sua insulsa omelia, aperta con una citazione di Ravasi che citava a sua volta una barzelletta di Moni Ovadia... Questo a testimoniare quanto faccia figo citare Ravasi ed ebraizzare in generale... Sorvolo poi sull'inutilità della liturgia e della messa in sè se non si procede poi alla pratica cristiana. L'atto salvifico della messa e l'agire cristiano non sono necessariamente consequenziali sebbene ciò sia auspicabile e non perché i cristiani spesso non seguono le esortazioni di Cristo la messa diventa allora un inutile teatrino. A volte mi domando che genere di formazione abbiano avuto certi sacerdoti che pontificano diffondendo errori dottrinali e confusione fra i fedeli.

Anonimo ha detto...

Caro Francesco,
gli autori e le opere qui indicate (insieme a molto/i altro) non possono annoverarsi tra ..."la terza via", poichè: sempre modernismo è!

La terza via è (meglio: dovrebbe essere!) qualcosa di diverso dai neo/new e dai frutti (?) del modernismo.
E' ancora da definire, perciò da ricercare, basandosi sulle elaborazioni di 'menti aperte', magari poco note; ossia si tratta di intravederne le possibilità senza preconcetti: così si intrapresero nuove strade in architettura e la storia (anche la tradizione) ce lo insegna.
La 'tradizione' prima di diventare tale, fu a suo tempo sperimentazione, anche innovazione, solo pochissimo di quanto culturalmente si è prodotto nei secoli è giunto a noi divenendo 'tradizione'.

Saluti
Antonio C.

Domenico x la terza via ha detto...

io penso che il Papa ha perfettamente ragione quando dice che non esiste un'architettura o un'arte di "stile cattolico".

Non esiste nè è mai esistito un tale stile.

Tuttavia: che cosa hanno in comune opere meravigliose come es. S.Sofia a Costantinopoli, S.Vitale di Ravenna, S.Ambrogio a Milano, le cattedrali cistercensi, ortodosse o la Sagrada Familia di Gaudì?

Pur essendo diversissime stilisticamente, sono chiaramente "edifici di culto cristiano".

Ecco cosa bisognerebbe fare:una CODIFICA dei caratteri essenziali, "irrinunciabili" di un "programma costruttivo per l'architettura sacra" e la relativa vigilanza d'applicazione da parte di un organismo vaticano.

PS sono anch'io di Salerno e la Chiesa di Fratte non è tanto cattiva stilisticamente e nemmeno tanto dal punto di vista liturgico: c'è sicuramente di peggio! ma "de gustibus"...

arch.andrea.pacciani ha detto...

.....per tutte le chiese in cemento armato moderno ci ha già pensato la provvidenza....

http://www.rivistapolitecnico.polimi.it/rivista/politecnico_rivista_6.76.pdf

Nel 2030-2050 comincerà una piccola apocalisse di demolizione di edifici a fine corsa, chiese comprese

E' la loro reiterazione nel costruirle che è diabolica