giovedì 21 luglio 2011

IL DISASTRO DI SAN GIOVANNI ROTONDO




I Cappuccini hanno bisogno dei vostri soldi, ma nella pubblicità
dicono che sarebbe addirittura il Signore a volerli!


di Francesco Colafemmina

Per qualche mese ho preferito stendere un velo di silenzio -pietoso- sulla questione San Giovanni Rotondo. Oggi però non posso fare a meno di riaprire questo annoso capitolo, vista la convergenza di opinioni sul disastro compiuto nel Santuario di San Pio da Pietrelcina, dal recente articolo di Marcello Veneziani all'inchiesta del Tg1 della scorsa settimana passando per un documentario certamente fazioso e per certi versi anche squallido distribuito dall'Unità. In quest'ultimo documentario c'è anche una mia intervista, ma probabilmente non l'avrei mai rilasciata se avessi saputo che si trattava di un'operazione volta a mettere in discussione anche la santità di Padre Pio, con la pettegola compiacenza di un vaticanista del calibro di Orazio La Rocca.


La recensione è opera del cappuccino fra Giovanni Spagnolo e testimonia indiscutibilmente la grande attenzione che i religiosi responsabili della decadenza del pellegrinaggio nella terra di San Pio hanno prestato al mio studio sulla chiesa di Piano e sulle maldestre menzogne e le raffinate tecniche di turlupinamento dei fedeli messe in atto negli ultimi anni dagli indegni eredi del frate stigmatizzato. Spagnolo segue l'arte retorica un po' troppo pedissequamente ed è quindi con enfasi ciceroniana che comincia la sua arringa:

"Siamo ormai abituati, per tutto ciò che concerne quello che a pieno titolo potremmo chiamare “il pianeta padre Pio”, a essere inondati da una vera e propria colluvie d’interpretazioni, giudizi, pregiudizi, affermazioni, negazioni, destinati alla fine ad arrestarsi davanti all’incontrastabile e indiscusso, anche se misterioso, fenomeno di santità che il santo cappuccino di Pietrelcina ha rappresentato nella Chiesa e nella società del Novecento, confermando la sua profezia secondo cui avrebbe fatto “più chiasso da morto che da vivo”."

Già qui verrebbe da chiedersi se fra Giovanni sia consapevole della mia fede cattolica e della personale devozione al Santo di Pietrelcina. Capisco infatti che nel tentativo di riproporre un'enfasi degna delle verrine si tenti di insinuare l'idea che le mie tesi siano destinate ad arrestarsi dinanzi ad uno scoglio... ma il mio intento non è certo quello di mettere in discussione la santità di Padre Pio, bensì la rettitudine dei suoi confratelli. E, se permettete, si tratta di un altro paio di maniche! Ma sentiamo come prosegue il nostro Marco Tullio:

"Naturalmente non sfugge alla gogna mediatica tutto ciò che a padre Pio fa riferimento e in modo particolare la grande chiesa, a lui dedicata dopo dieci anni di lavoro il 1° luglio 2004, voluta dai confratelli Cappuccini, progettata dall’insigne maestro-architetto Renzo Piano, e nella cui cripta, tra polemiche infinite, è stato definitivamente traslato il corpo di san Pio, dopo una contestatissima riesumazione ed esposizione alla pietà popolare che neppure la visita pastorale di Benedetto XVI è riuscita a sopire."

L'abile retore cerca subito di far coincidere la "gogna mediatica" riservata all'immagine di Padre Pio con "tutto ciò che a Padre Pio fa riferimento", innescando così una analogia immorale oltre che sacrilega, perché di certo la chiesa di Piano non ha nulla né di metafisico né di santo ed è una mera creazione umana che pur nel suo anelito di mistero non può in alcun modo sfuggire a critiche e condanne, anche severe.
Intanto la recensione si immerge nel volume con grande acume e sembra non voler tralasciare nulla. Fra Spagnolo illustra sommariamente il contenuto dei singoli capitoli, mantenendo freddezza e senza esprimere giudizio. Un'affermazione fa però traballare subito la sua equanimità:


"Volendo dare un giudizio complessivo sulla cripta del nuovo santuario, che ospita il “sarcofago faraonico”, l’Autore si fa portavoce, non autorizzato, del popolo devoto del cappuccino di Pietrelcina: «Semplicemente i fedeli di tutto il mondo devoti a San Pio sanno nel cuore che quella cripta sarebbe stata più adatta ad ospitare la sepoltura di Tuthnkamon o di un Ramsete II, che i resti mortali dell’umile frate stigmatizzato» (p. 144). Osiamo avanzare una qualche riserva sul fatto che i “fedeli di tutto il mondo” condividano l’analisi del Colafemmina, anche perché quello che interessa maggiormente il sentire popolare è la santità di padre Pio, percepita a fior di pelle oltre quelle che possono essere le strutture architettoniche, più o meno artistiche, che racchiudono la sua memoria."

Così io sarei portavoce non autorizzato dei fedeli di San Pio? Ebbene, nella prossima edizione del mio studio che, mi auguro possa essere pubblicata a breve, padre Spagnolo potrà anche leggere i risultati di un sondaggio da me compiuto su un campione di pellegrini e di abitanti di San Giovanni Rotondo nel periodo fra novembre 2010 e aprile 2011. Dispiacerà al frate scoprire che quasi il 90% dei pellegrini si esprime negativamente a proposito del nuovo santuario faraonico, della cripta priva di inginocchiatoi, del sarcofago argenteo che la gente è costretta a toccare attraverso una sottospecie di fessura che dovrebbe simboleggiare il costato di Cristo. Ma andiamo oltre... Padre Spagnolo, forse infervorato da questa accusa di lesa maestà opinionistica, incappa in un fatale errore. Quello che sembrerebbe essere il punto più convincente della verrina si trasforma in un boomerang rivelatore tuttavia del suo probabile suggeritore: padre Luciano Lotti. Mi riferisco alla storia dell'arazzo di Rauschenberg:

"Peccato che all’Autore sia sfuggito, nonostante i tre anni di frequentazione della chiesa di san Pio per scorgervi le prove della narrazione massonica, il fatto che in realtà Rauschenberg non ha mai realizzato l’arazzo, di cui sopra, che gli era stato commissionato, perché il bozzetto da lui presentato non ha incontrato il plauso della commissione ed é stato provvisoriamente sostituito da una copia di un arazzo, il cui originale si trova in una cappella del castello di Angers, immune dal virus della massoneria."

Peccato che a fra Giovanni sia sfuggito che Rauschenberg quell'arazzo l'abbia davvero realizzato lui con la tecnica del collage e che sebbene talune immagini siano state riprese dalla tapiserie d'Angers, il buon Rauschenberg (il cui bozzetto originale raffigurava un'Apocalisse nucleare!!!) ne abbia selezionato quelle che mostrano un drago a sette teste trionfante e non certo un San Michele vittorioso o un Cristo Giudice. Ma su questo basta rileggere il mio articolo in risposta a Padre Luciano Lotti.


Come conclude fra Spagnolo?

"Volendo tentare una sintesi estrema, pensiamo di dover definire questo volume di Francesco Colafemmina, per molti aspetti inquietanti e che richiede una lettura attenta, un j’accuse lungo, impietoso, a volte monotono e senza appello, che sembra improntato ad una tesi precostituita e cioè quel- la che i Frati Cappuccini di San Giovanni Rotondo, con la complicità di liturgisti ed artisti atei compiacenti, abbiamo voluto rendere un omaggio all’ecumenismo massonico, al paganesimo e, infine, al diavolo. Tesi francamente aberrante, da cui anche gli stessi massoni si sono sentiti in dovere di prendere le distanze, come già avvenuto per il dossier dell’ingegnere Franco Adessa e che – ne siamo certi – non scalfirà minimamente il sentire profondo della “clientela mondiale” nei confronti di padre Pio “sacerdote santo e santificatore” e dei suoi confratelli cappuccini, da sempre sentiti come “i frati del popolo”."

Il Cicerone che aveva enfaticamente introdotto la sua recensione gridando allo scandalo per la "gogna mediatica", il pamphlet "al limite della detrazione", teso ad "inculcare ad arte il sospetto e a seminare inquietudine nella mente dei fedeli" sembra quasi non riuscire a trovare il senso della sua arringa e si trasforma così in un inerte Cicerino senza speranze. Che fare quindi? Molto semplice! Si cerca di accomunare le tesi di Colafemmina a quelle di Adessa e del gruppo di Chiesa Viva. Tesi dalle quali mi sono sempre ampiamente discostato per varie ragioni: ideologiche, contenutistiche, metodologiche. Ma a quanto pare questo non deve essere apparso chiaramente a fra Giovanni e così, nell'estrema scarsità di argomenti, si è deciso a ricorrere al confronto più facile e a portata di mano, ma anche più vistosamente squalificante. Non pago di ciò, aggiunge che il mio volume non "scalfirà minimamente il sentire profondo" dei fedeli. Amen!

San Pio Mascherato...

Peccato, padre Spagnolo, un vero peccato che i frati cappuccini non abbiano saputo cogliere il senso del mio saggio, non abbiano saputo chiedere perdono ai fedeli per le tante menzogne diffuse negli ultimi anni, per gli inganni e gli intrallazzi privi di trasparenza, non abbiano saputo aprire gli occhi dinanzi all'evidenza diabolica di quel tempio all'arroganza che hanno eretto e nel quale hanno occultato il cadavere di San Pio.

Peccato perché adesso sembra quasi che la profezia di padre Spagnolo si stia avverando, ma al contrario. Diminuiscono infatti a vista d'occhio i pellegrini che si recano a San Giovanni Rotondo. Crescono invece le difficoltà finanziarie dei pur pingui frati cappuccini. E cresce il risentimento nei confronti di uomini di Chiesa che oltre ad aver ingannato tanti ingenui fedeli hanno poderosamente calpestato la memoria di San Pio. Cresce anche la coscienza pubblica di questo vistoso calo della devozione nel luogo in cui Padre Pio ha vissuto più a lungo e nel quale è morto. Mi riferisco, in particolare, al recente articolo di Marcello Veneziani apparso sul Giornale.

D'altronde i fedeli hanno mille ragioni per esprimere la propria delusione e il senso di tradimento da parte degli attuali gestori della memoria del Santo.
Penso solo ad un episodio rivelatore accadutomi di recente. Sarà stato non più di un mese fa. Tornavo in aereo da Milano a Bari, quando vedo salire sul bus navetta che porta all'aeromobile un uomo dal volto noto. Indossava dei pantaloni bianchi, scarpe da ginnastica, giacca blu e polo grigia col colletto rialzato perché così fa più figo. Capelli gelatinati, occhiali con montatura rossa, pizzetto curatissimo. Chi era quest'uomo? Lo conoscevo ma non ne ricordavo il nome... Passa qualche minuto ed ecco che viene a sedersi proprio a un metro da me. Posso così scorgere il Tau che porta all'occhiello. Ho pertanto un'illuminazione: è fra Antonio Belpiede, il portavoce dei Frati Cappuccini di San Giovanni Rotondo. Fatto strano, è vestito come il proprietario di uno yacht a Portofino!

Ho sofferto vedendo un frate cappuccino vestito come uno qualunque, con tanto di braccialetto colorato, leggere un libro di sociologia del sociologo marxista pugliese Franco Cassano, ma questa è purtroppo la realtà dei frati imprenditori cresciuti all'ombra della travisata memoria di San Pio. E se avete dubbi in merito a fra Belpiede, colui che è riuscito a ridurre nelle interviste la quantità di oro della cripta dagli originari 12 kg a 3 banalissimi chili, guardate questa foto sul suo profilo pubblico di facebook: posa sportiva in t-shirt e calzoncini corti. Che dire?

Povero San Pio in mano a questi frati!

20 commenti:

by Tripudio ha detto...

La foto è stata opportunamente fatta sparire (che tempismo!)

Anonimo ha detto...

Mi sa che il frate casual si deve essere accorto della segnalazione...Fatto sta che la foto non si vede! VOGLIAMO LA FOTO!

Anonimo ha detto...

"Indossava dei pantaloni bianchi, scarpe da ginnastica, giacca blu e polo grigia col colletto rialzato perché così fa più figo. Capelli gelatinati, occhiali con montatura rossa, pizzetto curatissimo. Chi era quest'uomo?: è fra Antonio Belpiede, il portavoce dei Frati Cappuccini di San Giovanni Rotondo. Fatto strano, è vestito come il proprietario di uno yacht a Portofino!"
E questo referente dei cappuccini, che si vanta di dire io sono di Cerignola, era per la circostanza vestito secondo la Regola di San Francesco?
E il Padre Provinciale Fra Francesco Colacelli che dice, e che provvedimenti prenderà.
Attendiamo di sapere qualcosa.

Anonimo ha detto...

Per intanto mi rivolgo a Sua Ecc.za Reverendissima Mons. Michele Castoro affinché interdica la presenza a San Giovanni Rotondo di Fra Antonio Belpiede.

Anonimo ha detto...

Caro Fra Antonio Belpiede adesso apprendiamo anche, non certo con somma meraviglia, che sei un lezioso e ricercato nel vestire. Dai particolari forniti da Francesco Colafemmina, appari essere un tipo come Corona o comunque un vip dello spettacolo o giù di lì.
Ti ricordo che sei un Frate Cappuccino e per questo hai fatto un voto, e quindi se non sei particolarmente portato alla vita monastica, allora sei caldamente invitato a valutare di lasciare l'OFM-CAPP., magari consulytando il tuo direttore spirituale.
Diversamente auspico che i tuoi superiori, in modo particolare il Ministro generale fr. Mauro Jöhri.
prendano in seria considerazione di inviarti in un luogo di missione, perché ormai la tua affidabilità è venuta meno.

Francesco Colafemmina ha detto...

La foto non è stata rimossa. E' solo visibile agli iscritti afacebook.

luciano ha detto...

Ciao Francesco
No no la foto è stata proprio fatta sparire :-). E anche il profilo non è "attualmente disponibile!
ahahah. Una risata li sppellirà direbbe qualcuno..
Grande articolo!

Mario ha detto...

Di frati vestiti mondanamente potrei pubblicare una collezione di foto... basta averli come amici in facebook per vederne di tutti i colori. Il saio per molti ormai è un optional.

Anonimo ha detto...

Tutto può essere accettato, ma vestirsi in modo eccentrico, e mi riferisco in particolare al pantalone bianco, non si addice assolutamente ad un frate.Certamente sapere che Fra Antonio Belpiede, che è conosciuto e riconosciuto da molti, che indossase un simile abbigliamento lascia allibiti e pone degli interrogativi, perché è certo che non era stato in una riunione congiunta della CIMP Cappuccini, o in una riunione di Chiesa.

Gianpaolo1951 ha detto...

Carissimo Francesco, ora su Facebook c’è questa foto molto più “cappuccina”…
http://www.facebook.com/profile.php?id=1625996159

Pietro Pagliardini ha detto...

Il libro di Francesco sui misteri della Chiesa di San Pio ha visto giusto, non per il fatto che "a pensar male si fa peccato ma ci si indovina sempre", ma perché ha colto quello che fedeli e pellegrini hanno colto: l'assoluta mancanza di senso del sacro, nella Chiesa e nella cripta. Anche volendo ridurre la Chiesa a semplice comunicazione di un messaggio mediatico, non c'è alcuna aderenza tra la santità e quell'edificio. Insomma, non funziona come Chiesa e non funziona neppure come operazione di marketing (che era sicuramente lo scopo principale).
La gente lo ha colto e non si reca più a San Giovanni Rotondo e quelli che ci vanno, pregano sulla vecchia tomba.
Il fenomeno deve essere davvero molto accentuato se ci ha fatto un servizio perfino il TG.
Quindi "l'insigne maestro-architetto Renzo Piano" ha fallito completamente, e più di lui chi ha commissionato quel progetto.
Pietro

Anonimo ha detto...

Se, come è stato pubblicato su Il Giornale, da Veneziani ( amico di Fra Antonio Belpiede): "Padre Pio ha compiuto un miraco­lo a rovescio e a sue spese. Da quando l’hanno imbottito d’oro in una tomba faraonica, il pellegrinaggio dei devoti è crollato" i fedeli e i gruppi di Preghiera di Padre Pio si attendono un intervento "riparatorio" da parte dei Frati.

Carmine ha detto...

Caro Francesco, oltre ad esprimere apprezzamento i tuoi articoli ed orgoglio perchè nonostante tutto e nonostante il nostro governatore la nostra Puglia partorisce anche fedeli "ortodossi" ed acuti, volevo riferirti che ad oggi non sono riuscito ad entrare in possesso del libro sulla chiesa di san Pio
ho cercato sia di ordinarlo nelle piccole e grandi librerie, che scrivendo alla mail della casa editrice?
potresti darmi spiegazioni?
Inoltre vorrei sapere se posso scriverti in privato per poter capire se è possibile fare un incontro dalle mie parti

Francesco Colafemmina ha detto...

Hai provato con la Libreria del Santo di Padova? O con IBS?

Andrea ha detto...

E' peggio di come lei dice, caro architetto Pagliardini: Renzo Piano non ha "fallito", ma ha raggiunto lo scopo di creare un mostro anticristico con i soldi del genuino popolo cattolico.
Non è riuscito, grazie allo Spirito Santo, in una cosa: nel condurre lo stesso popolo al culto "rovesciato".

I frati che leggono i sociologi marxisti fanno il paio con i monsignori che si cibano della "Repubblica" e dell' "Espresso", non ricordandoce S.Tommaso d'Aquino, quando doveva leggere opere di eretici per poterle confutare, faceva "sciacqui dell'anima" prima e dopo con passi del Vangelo (o altri). Hanno classificato, marxisticamente,il "popolo" come Massa sottoposta a oscure forze economico/evolutive, e il popolo, quello che conosce Cristo, è andato a respirare altrove.

Anonimo ha detto...

Purtroppo il Concilio Vaticano II ha portato, tra le tante cose, anche a questo: alla rilassatezza dei costumi anche all'interno degli ordini religiosi .. mi rivolgo a fra Antonio Belpiede: legga i messaggi di Nostro Signore Gesù Cristo a San Pio sui sacerdoti .. legga molto attentamente, si ricordi che dopo la nostra morte, dovremo rendere conto delle nostre azioni!

Anonimo ha detto...

Chi deve decidere per un ritorno dei fedeli, si decida.

Anonimo ha detto...

A quando San Giovanni Rotondo potrà assistere a pellegrinaggi numerosi, cospicui, religiosi, rappresentativi e promettenti di ogni buon frutto spirituale?
Che lo Spirito Santo illumini coloro che sono deputati alle scelte.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Questi frati all'aldilà non pensano: pensano solo a godersi la vita.
E chi deve decidere e cosa? Magari facessero sloggiar simil genìa di cappuccini! E chi ne ha la forza?

Abbigliamento clique ha detto...

Sono assolutamente d'accordo con te! E 'una buona ricerca. Avete fatto un grande lavoro.