sabato 20 agosto 2011

LETTERA APERTA A MONSIGNOR ADRIANO CAPRIOLI SUL DISASTRO DI REGGIO EMILIA


Eccellenza carissima,

sono all’incirca le due e mezza di notte e le confesso di non riuscire a prendere sonno dopo aver letto numerosi aggiornamenti sulla vicenda dell’adeguamento liturgico del duomo di Reggio Emilia. Forse è colpa di qualche mio lettore affezionato che mi ha sollecitato a occuparmi di una faccenda che avevo probabilmente sottostimato, forse è solo colpa del caldo, eppure credo che questo senso di angoscia che mi induce a scriverle scaturisca dalla natura poco cristiana della rivoluzione artistica e architettonica in atto nel duomo.

Lei, Eccellenza, ha raggiunto da qualche mese i 75 anni, età veneranda che solitamente ispira rispetto e devozione, sebbene personalmente abbia incontrato nel corso degli anni settantenni che si ostinano ad esercitare il proprio potere con spregiudicata prepotenza. Non credo, tuttavia, che questo sia il suo caso. O almeno lo spero. A 75 anni potrebbe essere nonno della mia generazione e custodire, per noi giovani, tesori di saggezza e di speranza, tramandare quanto di buono ha coltivato per questi lunghi anni e insegnarci il rispetto per le tradizioni: questo è in fondo il senso del tradere.

Supermega concelebration nel duomo adeguato...

In quanto Vescovo poi il suo tradere è ancor più antico e solenne: lei dovrebbe tramandare alle sue pecorelle d’ogni età la buona novella, una buona novella annunciata duemila anni fa con le parole, i gesti, gli avvenimenti, gli esempi della vita quotidiana della Palestina di duemila anni fa. Parole, gesti, avvenimenti, esempi che non certo a causa della loro vetustà vengono ignorati da molti contemporanei, quanto piuttosto per l’orgoglio e la tracotanza di un’umanità che crede esaurita nel presente e nel progresso la propria perfezione e vive il futuro come mera profezia di un accresciuto potere sulle cose e sulla vita, potere d’eternità mondana, potere di salute, potere di eterna giovinezza, amore del potere che è agli antipodi della salvezza ultraterrena.
Questo lei dovrebbe tramandarci e invece, abbracciando le leggi dell’umanità che si crede redenta solo dall’orgoglio e dalla tracotanza, ha deciso di trasformare la Cattedrale che una lunga sequela di Pastori della Chiesa le affidò anni fa, in una oscena galleria d’arte contemporanea, spezzando ogni continuità e sprofondando nella risibile follia che s’accompagna spesso al gusto del superfluo.

Non so se si sia chiesto insistentemente se nel manomettere una antica chiesa sia opportuno o meno farsi guidare dall'umiltà, mi auguro di sì. Personalmente credo che per un Vescovo questa umiltà dovrebbe consistere nel trattenere la mano dall’apportare insistenti modifiche alle più antiche dimore di Dio che per un breve lasso di tempo sono affidate alla sua cura. D’altronde non saprei se l’ostinata volontà di lasciare un segno evidente e permanente nell’armonia dell’architettura e dell’arte sacra costituisca un indiscutibile segno di superbia e vanagloria. Lo lascio giudicare a Dio, naturalmente. Ma almeno mi consenta di affermare che se non umiltà, dinanzi alle manomissioni architettoniche e artistiche che quotidianamente si compiono nelle nostre chiese servirebbe almeno un po’ di pudore.
Eh sì, pudore, Eccellenza, pudore! Perché suonano ad esempio spudorate alcune sue affermazioni come la seguente, tratta dal suo discorso del 15 agosto scorso: “Occorrerà accompagnare questo passaggio con strumenti formativi che introducano i fedeli alla piena comprensione dei significati liturgici e artistici delle opere stesse, e per far sì che la loro evidenza sia sempre meglio recepita e apprezzata.” Vede, Eccellenza, quando un’opera d’arte ha bisogno del libretto di istruzioni per essere “recepita e apprezzata” vuol dire che non riesce a comunicare immediatamente il suo significato, dunque è muta. E così si chiama un ventriloquo per farla parlare. Ma questo non può accadere per l’arte sacra, perché se la vostra preoccupazione di Vescovi ligi al verbo del Concilio – e mi sia perdonata la generalizzazione - vi fa riempire la bocca a ogni piè sospinto con parole quali “comunicazione” “apertura al mondo” “chiarezza” e poi fate ricorso ad opere d’arte sacra poco o punto intelligibili, allora siete incoerenti e, aggiungo, spudoratamente incoerenti.

Sarei tanto curioso, Eccellenza, di capire cosa o chi vi ha indotto a commissionare opere a Jannis Kounellis, a Hidetoshi Nagasawa, a Ettore Spalletti o a Claudio Parmiggiani. Sarei curioso di capire perché l’inqualificabile croce di Nagasawa non preveda la figura del Cristo con i segni della passione come previsto dall’IGMR al n.308.

Croce (?) di Nagasawa

O perché non sia stata rispettata la norma suggerita da Papa Benedetto XVI nella Sacramentum Caritatis al n.69 che prevedeva il mantenimento dell’antico altare con tanto di tabernacolo, evitando accuratamente di porvi dinanzi le sedi dei celebranti. O ancora perché si sia deciso di sostituire i banchi di legno con le sedioline di plastica che fanno tanto Cammino Neocatecumenale.

Bozzetti di sede e altare...

Vorrei capire tante cose ma è già passata mezz’ora e mi rendo conto di non essere arrivato al punto. Così glielo chiedo direttamente: Eccellenza, perché a pochi mesi dalla pensione ha deciso di lasciare questo brutto segno del suo passaggio a Reggio Emilia? Perché non ha usato un po’ di buon senso quando Monsignor Santi o chi per lui le ha proposto tutte queste innovazioni e sperimentazioni e non ha preferito soprassedere? Perché non ha seguito, in ultima analisi, l’esempio di Benedetto XVI che è il suo diretto superiore nonché il Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo, e che non "adegua" il Vaticano riempiendo San Pietro di squallidi esemplari d’arte povera o concettuale, ma ripristina la bellezza originaria nella Cappella Paolina e nella Sistina, per quanto riguarda il Palazzo Apostolico o all’altare della Cattedra in Basilica? Il Papa, Eccellenza, non lo si può citare solo quando fa comodo, non si può fare uso del suo volume sulla liturgia per giustificare le proprie tesi sulla carta, mentre invece sono i fatti a dimostrare una totale distanza dalle sue posizioni. Il Papa conserva, lei distrugge. Perché vi è questo contrasto fra l’azione di Sua Santità e la sua, simile peraltro a quella di tanti Vescovi italiani? Ecco, l’ho detto. E giacché ci sono mi lasci aggiungere qualche altra riflessione…

A Reggio Emilia, leggevo, il dibattito non è stato contenuto, non si è limitato a una petizione, a proteste di quattro reazionari. Esponenti della cultura cittadina ed esperti si sono messi in azione e hanno espresso con competenza e fierezza il proprio no a questo scempio - perché di scempio si tratta. Penso al comitato che ha dato vita al sito soscattedrale.re.it creato da Stefano Bellentani, dall'Architetto Maccarini, dal critico d'arte Filippo Silvestro e dall'ex presidente di Italia Nostra, Renzo Campanini. Voci che, a quanto pare, restano inascoltate da parte di Sua Eccellenza.

E, come spesso capita a voi Vescovi più fedeli alle CEI (e ai suoi soldi) che al Papa, lei non si è limitato a proporre delle ardite innovazioni, non si è accontentato di aver suscitato preoccupate polemiche, non le è bastato assicurare il dialogo - parola per lo più vuota e vagamente retorica - ma si è impegnato a far sì che tutto venisse realizzato e portato a termine come prestabilito. E sebbene questo scempio di Reggio abbia molteplici autori che hanno agito dietro le quinte è inevitabile che il peso della responsabilità ricada tutto su di lei. Solo su di lei. Dunque, la prego, Eccellenza, non tratti chi dissente dalle sue opinioni come uno sciocco o un insipiente, giocando abilmente con l'arte retorica! Questo infatti ha fatto il 15 agosto, quando ha avuto l'ardito coraggio di raccomandare pacifici dialoghi e inviti alla comprensione, in una chiesa che già ospita, debitamente imballate in casse di legno, alcune fra le opere d'arte contemporanea di cui si dovrebbe discutere l'opportunità o meno: "Guai, però, se i vari punti di vista diventassero terreno di scontro. Per questo il confronto e il chiarimento sulle ragioni dell’adeguamento liturgico possono diventare momenti di crescita nella comunione. Del resto cambiamenti che toccano abitudini ereditate nel tempo, al di là delle pur necessarie sperimentazioni, chiedono buone abitudini analogamente prolungate nel tempo. Chiedo perciò a tutti — presbiterio diocesano e comunità parrocchiali — quell’anticipo di simpatia e di fiducia, senza le quali non c’è alcuna comprensione; e, prima ancora, chiedo una volontà di comunione attorno al Vescovo, altrimenti viene meno il significato della sua presenza nella Chiesa, in questa Chiesa a me molto cara."

Sede Episcopale di Kounellis o porta cero pasquale di Spalletti imballato?

Troppo comodo mettere i dissenzienti di fronte al fatto compiuto e poi invitarli ad essere comprensivi o minacciarli implicitamente di non essere dei veri cristiani perché non si uniscono al loro Vescovo. Troppo comodo invocare "volontà di comunione attorno al Vescovo" proprio quando il Vescovo la distrugge con le sue ardite e inaccettabili decisioni in materia artistica e architettonica. Questo atteggiamento manca, infatti, di carità. E sebbene glielo debba rammentare un giovane peccatore dalla lingua probabilmente troppo sciolta, credo che la cosa sia evidentissima.

Nuovo altare imballato!

A questo punto, prendendo atto dello scempio che inevitabilmente verrà compiuto per sua espressa volontà nella cattedrale di Reggio Emilia mi preme rivolgerle un invito dal più profondo del cuore. Vede, Eccellenza, la sua obbedienza non va ad una ideologica interpretazione della liturgia e dei suoi spazi, la sua obbedienza va al Papa e a Cristo. Lei non può confondere il Vangelo e l'esempio materiale del Papa con delle speculazioni umane e conseguentemente non può considerare le sue scelte in materia artistico-architettonica efficaci in nome della sua stessa autorità. Ciò sarebbe autoreferenziale. Al contrario, lei è venuto a Reggio non per cambiare o cancellare, ma per tramandare.

Lei Eccellenza possiede l'autorità del pastore ma nel contempo è anche ministro dei fedeli e credo sia suo dovere rispettare quel tesoro di bellezza e devozione che per i fedeli reggiani è la cattedrale. In un periodo critico per il mondo, nel quale il denaro scarseggia e le chiacchiere soccombono dinanzi alla realtà, lei ha messo in moto un processo di taglio col passato, di cesura netta, ingiustificato e ridondante, superfluo e costoso. Ci ripensi, Eccellenza, ci ripensi! Non è mai troppo tardi! Le opere commissionate le metta all'asta, tanto un Ravasi che le acquista lo troverà di certo... e con i soldi realizzati faccia opere di bene per i cittadini reggiani bisognosi. Riporti la cattedrale al suo originario splendore, abbia l'umiltà di riconoscere i suoi errori! Oggi la Chiesa è in crisi proprio perché i pastori sembrano occuparsi del superfluo, di impensabili rimaneggiamenti di una cattedrale vecchia di secoli, invece di preoccuparsi della salvezza delle anime! Eccellenza, mentre lei si trastulla con questo adeguamento liturgico e con artisti atei e iconoclasti, Satana se la ride e tanti fedeli si domandano: "ma questi preti non hanno proprio niente da fare che buttare soldi per demolire antichi altari, mandare al macero le panche della cattedrale e scombussolarne l'armonia architettonica?"
Perciò Eccellenza, lei che ha 75 anni e sta per andare in pensione, ci ripensi. Cancelli il progetto e venda le opere, vedrà che in molti gliene saranno grati e l'ameranno di più quando si farà piccolo di quando si è fatto grande indossando le vesti del mecenate cinquecentesco.

Eccellenza, noi siamo solo polvere e il nostro passaggio su questa terra non deve portare scompiglio o turbamento, distruzione e cambiamento, ma congiungere una catena d'amore e preghiera che dal passato tramandiamo al futuro. Capisco che lei sia stato ordinato sacerdote dal Cardinal Montini e vescovo dal Cardinal Martini, ma se invece di tramandare pretendiamo di cambiare le forme della preghiera e degli spazi edificati per adorare il Signore, per capriccio o ideologica mania, alla presunzione di far meglio dei nostri predecessori sommeremo la cattiveria di aver privato i nostri figli dell'integrità e dell'armonia che avremmo dovuto trasmettere.
E così il nostro nome sarà non solo segno di divisione nel presente, ma tragica memoria nel futuro.

Saluti, in Cristo Re,

Francesco Colafemmina


40 commenti:

Andrea ha detto...

Grazie, Francesco.
Leggevo da qualche parte che negli anni '50 (si torna sempre lì, alla preparazione prossima dell'esplosione degli anni '60, che avveniva sotto il duplice influsso americano e sovietico) si diceva in Vaticano che i Protestanti avevano preso il Cristo senza la Croce, gli Ortodossi la Croce senza il Cristo.
Vedere una croce "stilizzata all'orientale", priva del Cristo, fa pensare proprio alla deriva "orientale/linearistica" oggi in voga (riduzione della realtà alle sue strutture geometriche), mentre la "messa fra parentesi" del Tabernacolo e la sostituzione dei banchi con le sedie sono di netto sapore protestantico.

A proposito della necessità del "libretto d'istruzioni" per le opere cosiddette d'arte, siamo proprio al cuore del problema: Dio si comunica a chiunque non chiuda gli occhi e il cuore, in modo umano e umanizzante, o cerca di formare un circolo di sofisticati disquisitori ?

Infine, leggendo che mons. Caprioli è di provenienza milanese, ritorna il dispiacere per i guasti del "mal francese" (tardi seguiti della calata napoleonica) in un ambiente che per sua natura è semmai germanizzante, non certo tendente al relativismo "occidentale".

Areki ha detto...

Grazie Francesco per la tua bellissima lettera aperta, sono sicuro che farà del bene e sosterrà la legittima protesta contro i burocrati della Chiesa modernisti che vogliono mettere ancora in croce Gesù......
don Bernardo

Anonimo ha detto...

Così è... ed il prossimo vescovo anche se lo volesse non potrà cambiare nulla, per rispetto al suo predecessore.
Regola questa che, chissà perché, non è valsa invece per Oristano.
A proposito, qualcuno ha novità su quella cattedrale?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Passi indietro non ne farà. La tua lettera da lingua sciolta ma appassionata amante della Chiesa e della Bellezza in cui Dio si manifesta, sarà considerata un attacco all'autorità di un passatista non in comunione.
Sangue dalle rape non si può cavare.

Nicodemo ha detto...

Gentile Dott. Colafemmina,
il suo impegno e la sua passione per il ritorno all'autentica Bellezza dell'Arte Cristiana è davvero ammirevole. Purtroppo, il caso di Reggio Emilia è solo l'ultimo episodio di una storia che continua a ripetersi. Quello che sconcerta è la sordità dei pastori verso il popolo di Dio. Ma la partecipazione attiva dei laici non è forse il cavallo di battaglia del pensiero conciliare? Eppure, quando quel laicato, quei fedeli dimostrano ampiamente tutto il loro disappunto in merito a tali "adeguamenti liturgici", non vengono ascoltati. Avviene così che, in nome della Pastorale, si agisca nel modo più antipastorale possibile: non è l'Arte, come Biblia Pauperum, a dover essere al servizio della Fede del popolo di Dio, ma è il popolo ad adeguarsi ad una tipologia figurativa imposta dall'alto. Che incredibile paradosso! Ci ripensi, il Vescovo Caprioli (e quanti seguono la sua linea): a che giova distruggere quello che i nostri padri hanno, con fatica e sacrificio, costruito?

Anonimo ha detto...

Intanto non riesco a dir altro che GRAZIE... dal profondo del cuore e con tutta la riconoscenza d'animo possibile. Quanto scritto è 'verità senza aggettivi'!

Andrea ha detto...

Da "La Bussola Quotidiana", a proposito della Via Crucis di Madrid: ".. Ispirato dalla «contemplazione di queste straordinarie immagini del patrimonio religioso delle diocesi spagnole», «nelle quali la fede e l’arte si armonizzano, per giungere al cuore dell’uomo ed invitarlo alla conversione», il Papa è tornato a proporre ai giovani, come fa spesso, di arrivare al vero in un'epoca di crisi percorrendo la via più immediata: quella del bello, la «via pulchritudinis». «Quando lo sguardo della fede è limpido e autentico - ha detto il Pontefice - la bellezza si pone al suo servizio ed è capace di raffigurare i misteri della nostra salvezza fino a commuoverci profondamente e trasformare il nostro cuore, come accadde a santa Teresa di Gesù nel contemplare un’immagine di Cristo pieno di piaghe (cfr Libro della vita, 9,1)»."

Tornando a Reggio Emilia: è pensabile che vi sia anche una connessione con il 150° dell' "unità italiana", cioè della riconduzione forzata dell'Italia al modello centralistico e dirigistico della Francia rivoluzionaria ? Io credo di sì: siamo nella "città del Tricolore", che là sventolò nel 1797 come emblema della Repubblica Cispadana, definita ufficialmente "Repubblica sorella della Francia rivoluzionaria".
Perché allora non festeggiare la "fausta" ricorrenza dicendo, con lo sconvolgimento della Cattedrale, "Grazie Napoleone, che ci hai svegliato dal sonno del Medioevo"?

Chris ha detto...

Mi permetto, Francesco, di fare qualche aggiunta/integrazione:

1) Il n.69 della Sacramentum Caritatis qui non si poteva applicare in nessun caso: il tabernacolo infatti non era mai stato sull'altare maggiore, ma è sempre stato dove è tuttora, cioè nell'absidiola di sinistra (Cf. Caeremoniale Episcoporum n.49). Se non altro quello non è stato toccato... Tuttavia sul dossale del vecchio altare ora rimosso c'erano delle importanti reliquie; non so queste dove siano state collocate.

2) Però le leggi liturgiche vigenti sono palesemente infrante in altro modo: per esempio lo stesso CE al n. 50 dice che il presbiterio deve essere opportunamente distinto dall'aula della cattedrale. Qui invece di fatto non c'è più una zona distinta che funga da presbiterio, perché la cattedra e l'ambone stanno all'interno della navata, mentre l'altare conserva la sua posizione nell'ormai ex-santuario. Se lascia perplessi utilizzare il vecchio pulpito come ambone (per uno scopo quindi diverso da quello per cui era stato pensato), la cattedra nella navata lascia pure più perplessi, e molto. (Oltre naturalmente al già citato articolo dell'IGMR che prescrive che la croce d'altare abbia il "Corpus". Ma per la croce d'altare ci sarebbe una soluzione molto semplice, no? Basta guardare una qualunque messa di Papa Benedetto...)

3) Negli anni '70 la cattedrale aveva subito un primo adeguamento, molto meno invasivo, essenzialmente consistente nell'installazione di un nuovo e piuttosto imponente altare versus populum di legno argentato davanti a quello vecchio. L'idea di rifare tutto è venuta evidentemente dopo il terremoto che colpì il reggiano negli anni '90; la cattedrale fu sottoposta a restauro, e va detto che la parte "conservativa" del restauro è venuta proprio bene. Il problema è stato lo smantellamento del presbiterio (e non solo di quello!) in nome del famoso "adeguamento".

4) Ma quando leggo l'articolo 46 del CE mi viene un brivido: dice che la cattedrale deve fare da esempio per tutta la diocesi circa disposizione/arredamento liturgico. Se le cose stanno così...

Prospero ha detto...

Francesco, grazie davvero per questo intervento.
Ringrazio anche Chris per il preciso commento che mi permetto di integrare con alcune fotografie.

Come è stato detto il Santissimo Sacramento è conservato all'interno del ciborio monumentale realizzato a partire dal 1577 da Prospero Sogari:
- Ecco la Cappella del Santissimo in una foto scattata in occasione della visita di Giovanni Paolo II a Reggio nel 1988 clicca qui

- Adeguamento liturgico degli anni '70

- l'interno della cattedrale nel 1860 e nel 1920

- particolare del dossale dell'altar maggiore

Davide ha detto...

Vorrei capire: L'altare antico, in sostanza, è stato completamente distrutto o c'è ancora, pur se snobbato e dimenticato?

Grazie

Chris ha detto...

Grazie a Prospero per le preziose foto, che benché siano in bianco e nero sono, direi, molto eloquenti.

A proposito del nuovo altare del Parmiggiani: stando a quanto detto in questo articolo

http://www.soscattedrale.re.it/0upload/file/carlino_8_mag.jpg

l'altare era tutto di marmo solido, e tuttavia l'hanno dovuto scavare perché altrimenti era troppo pesante per il pavimento del presbiterio. Ma... io mi chiedo come mai non si siano fatti preliminarmente tutti gli studi del caso nella maniera più precisa possibile. Le strutture degli altari precedenti erano di legno e non di pietra: ci sarà pure stato un motivo!

Chris ha detto...

@Davide: come forse direbbe la Maddalena,

Tulerunt altare de presbyterio, et nescimus ubi id posuerunt!

L'altare antico fu rimosso definitivamente durante i lavori di restauro e ristrutturazione seguiti al terremoto, per i quali il presbiterio rimase inagibile per alcuni anni. La cattedrale rimase aperta finché fu possibile; l'altare versus populum fu spostato in avanti per consentire la celebrazione, ma fu dopo poco sostituito da un meno ingombrante e più leggero "cubo" dorato. A restauri ultimati, il cubo venne messo nella posizione definitiva, in attesa che il nuovo altare di Parmiggiani prendesse il suo posto.
Questa foto a cui vi linko immortala l'assetto del presbiterio di qualche mese fa.

Al posto del cubo adesso c'è l'altare di Parmiggiani, ancora imballato come abbiamo visto, che verrà consacrato a quanto pare a novembre. Il 15 agosto si è celebrato ancora sul cubo, opportunamente spostato in avanti.

A proposito: in diverse chiese "adeguate" alla riforma liturgica, come altare nuovo "definitivo" capita di vedere dei cubi di lato 1 m, massimo 1,25 m, non dissimili da quello lì.

G.D. ha detto...

Caro Francesco,

mai visto il presbiterio del Duomo di Padova?

Francesco Colafemmina ha detto...

Per Chris e Prospero:

grazie mille per le vostre integrazioni rettifiche e fotografie!
Nonostante la cattedrale abbia il privilegio tipico delle cattedrali di mantenere il tabernacolo in una cappella apposita, credo tuttavia che vada preservato il senso di SC 69 che è quello di anteporre il luogo del sacrificio alle manomissioni antropocentriche e a tutti i costi innovative. Quell'articolo apre infatti una breccia profonda nelle norme del 1996 della CEI, ma a quanto pare nessuno ha voluto finora approfondire la cosa.


Per G.D.:

Don Matteo De Meo è reduce da un viaggio a Pisa dove mi ha detto di essere rimasto esterrefatto dalla visione dell'adeguamento liturgico voluto lì qualche anno fa. Si tratta sempre di opere di Giuliano Vangi la cui vena creativa fra l'onirico e il fumettistico non ha alcun rapporto con la severa linearità della scultura cristiana o con il realismo idealistico della scultura classica. Quindi si tratta del solito pugno nell'occhio...

Andrea ha detto...

Si parlava tempo fa del nuovo altar maggiore di Iglesias, consacrato senza aver accolto delle Reliquie.

Sarebbe interessante sapere come stiano le cose, a tal proposito, a Reggio Emilia.
Ovviamente le Reliquie (a partire da quella "principe" delle ossa di San Pietro) sono di vitale importanza per l'ortodossia cattolica (testimonianza di un Fatto salvifico, non di "credenze di una comunità"), e altrettanto ovviamente esse sono considerate superflue o fastidiose dalla mentalità modernistica.
Tornando al "mal francese", ricordiamo che in Francia la prima cosa che avveniva all'ingresso dei rivoluzionari nelle chiese era la profanazione e la dispersione delle Reliquie.

Areki ha detto...

Mi permetto di esprimere umilmente alcune proposte.
Secondo me occorre passare dalle parole ai fatti concreti.
Mi spiego: per es.:fare qualche manifestazione pacifica: un sit in con rosari davanti la cattedrale o dentro per esprimere pacificamente le proprie perplessità sull'adeguamento liturgico imposto dall'alto.....
Coinvolgere ancora di più la stampa e le televisioni locali.....
Fare manifestazioni non violente davanti la Curia. invitare il Vescovo ad un pubblico contraddittorio in cui sia costretto a dire quali sono i motivi che a suo dire renderebbero necessario questo adeguamento liturgico..... Coinvolgere l'Amministrazione Comunale, i politici le associazioni locali. Scrivere alla Sovrintendenza e alla Santa Sede.....
Insomma: FATE QUALCOSA! Non ripetiamo gli errori del passato, non lasciamo solo Gesù mentre i farisei e i sommi sacerdoti lo condannano nuovamente a morte.
don bernardo

Andrea ha detto...

Caro don Bernardo, le pare che Francesco lasci Gesù solo di fronte ai farisei e ai sommi sacerdoti? Non le sembra che il ruolo di supplenza, suo e di altri, rispetto agli interventi delle autorità gerarchiche sia anche troppo accentuato?

Se un prete (mi è capitato in questi giorni) dice nell'omelia che Cristo fu "un uomo scelto da Dio" e che l'Assunzione di M.V. al Cielo è "un modo di dire", sono io che devo rimproverargli la sua eresia?

Areki ha detto...

Per Andrea.......

Ringrazio di tutto cuore il caro Francesco Colafemmina per il prezioso lavoro di denuncia che sta facendo.......
Non ce l'avevo affatto con lui quando ho parlato di chi lascia Gesù da solo davanti ai suoi crocifissori......
Anzi forse ce l'avevo anche con me stesso che non sempre ho il coraggio di espormi davanti agli abusi dei modernisti.....
Percio Andrea facciamo fronte comune con i poveri mezzi che abbiamo......

Areki ha detto...

Faccio anche una proposta, facciamo un appello in internet con raccolta di firme da inviare alla Curia di Reggio Emilia e per conoscenza ai competenti uffici della Santa Sede perchè si eviti di fare l'adeguamento liturgico.
Le opere intanto ordinate potrebbero essere messe altrove e non dentro un edificio sacro.

Andrea ha detto...

"Esporsi" è importante, caro don Bernardo, ma più importante è fare il proprio dovere.
Voglio dire che il rimedio da cercare non può essere quello "lobbystico" (= realizziamo un gruppo di influenza, che scenda nell'arena), ma solo quello gerarchico/realistico (= ognuno faccia, per quanto può, ciò che attiene al suo stato di vita).

Già il card. Ratzinger, parlando di "Chiesa viva", si riferì esplicitamente a comuni fedeli che partecipano alla vita liturgica, contrapponendoli agli "esperti" di cose di Chiesa.
Ripeto, se il prete è eretico in alcune tesi, non spetta a me redarguirlo - è già molto se non mi faccio traviare. Altrimenti ricadiamo nella massonica "Repubblica dei liberi e uguali".

Grazie

Anonimo ha detto...

Tutte le iniziative lecite per "farsi sentire" mi pare siano state intraprese e credo che altre ne saranno messe in campo, il sito citato da Francesco (soscattedrale.re.it) lo dimostra.
Il problema, come già detto da Francesco e Andrea, è che se "chi di dovere" fa orecchie da mercante, dice di voler discutere ma poi materialmente non lo fa, cita il Papa per dimostrare l'adesione alle sue indicazioni ma poi non ne mette in pratica, nemmeno una... !?

Circa l'altare del Santissimo Sacramento posso testimoniare che è collocato a lato dell'altare maggiore. Fin qui nulla di strano. Aggiungo che in molte grandi chiese questo avveniva in modo ordinario e molte delle S.Messe feriali venivano celebrate a quell'altare. La domenica e nei giorni di solennità però era prassi spostare il Santissimo Sacramento all'altare maggiore in un tabernacolo appositamente preparato.
Detto ciò descrivo com'era allestita questa cappella prima dell'attuale chiusura del duomo. L'altare del Santissimo era completamente spoglio, senza candelieri, senza tovaglia (era steso un grande "corporale" che copriva solo il piano dell'altare e che quindi non era visibile ai fedeli), a lato ardeva un cero (da cimitero) posizionato su uno stelo in ferro e, se non ricordo male, era presente una pianta fiorita. I banchi, pochi e unici in tutta la chiesa, posti davanti alla cappella del Santissimo erano però girati verso 'l'altare maggiore/cubo'. Al Santissimo Sacramento pertanto si poteva, una volta inginocchiati, mostrare in adorazione non il volto bensì la spalla sinistra e relativo profilo della faccia!

Mario ha detto...

Anch'io voglio ringraziare Francesco per questa battaglia che condivido in pieno.
Qualcuno ha fatto cenno al Duomo di Padova: ci sono stato qualche giorno fa e sono rimasto scioccato da quello che ho visto! :(

Andrea ha detto...

La mentalità, mi permetto di dire chiedendo scusa a tutti per la mia eccessiva presenza, è un po' quella dell' "outing": sono decenni che pratichiamo l' "esame critico" delle Scritture, la concezione sociologica della Chiesa, il funzionalismo nella vita sacerdotale (siamo "funzionari del culto") - adesso è più che tempo di rendere visibile questa impostazione "razionale e liberata".
Potremmo aggiungere, considerando il dato cronologico (invecchiamento della generazione del Concilio): "adesso o mai più !"

Chris ha detto...

Non abitando in città a Reggio posso venirci solo saltuariamente, ma quando ci sono venuto ultimamente anch'io ho trovato l'altare del SS.mo nelle condizioni "spoglie" descritte dall'anonimo più sopra! E confermo, però, che *prima* dell'adeguamento (fino ai primi anni 2000) c'erano sempre se non ricordo male quattro candelabri.

Circa il tabernacolo: nelle chiese cattedrali la *regola* è che il tabernacolo stia in una cappella separata; il tabernacolo sull'altare maggiore in una cattedrali è un'eccezione (vedi Duomo di Milano). E' sempre stato scritto nel cerimoniale dei vescovi, specificatamente nell'ultima edizione nell'articolo 49, che inoltre prescrive che, se in un caso particolare, il vescovo celebra all'altare dove è custodito il Santissimo, questo deve essere portato via da quell'altare.

Anonimo ha detto...

Domanda: ma arriverà mai una risposta dai sacri palazzi?

Francesco Colafemmina ha detto...

Chris,

non si tratta di una regola ma di un privilegio che nel passato era concesso alle cattedrali come anche alle chiese di importanti monasteri etc. Questo "privilegio" non ha nulla a che fare con l'ideologia decentrante introdotta col Concilio, bensì con il grande rispetto da riservare al Cristo Eucaristico.

Quando infatti nel preconcilio si tenevano messe pontificali l'altare maggiore risultava spesso sovraffollato e la presenza dell'Eucaristia nel tabernacolo rischiava non solo di complicare le cerimonie (il Vescovo si sarebbe dovuto inginocchiare numerose volte invece di inchinarsi soltanto) ma di mettere in secondo piano lo stesso tabernacolo. Idem dicasi nel caso di comunità monastiche, quando vi erano cerimonie piuttosto ampie...

Per questa ragione in taluni casi alcune cattedrali ricevevano il privilegio di poter custodire l'Eucaristia in altari dedicati o cappelle laterali, edificate con grandi altari monumentali e sontuosi abbellimenti onde concentrare l'anima del fedele nell'adorazione di Cristo.

Solo in questo senso va letta la norma citata da Chris.

Francesco Colafemmina ha detto...

Aggiungo: il cerimoniale dei vescovi post conciliare è ambiguo al punto 49.

Cito: Si raccomanda che il tabernacolo, secondo una antichissima tradizione conservata nelle chiese cattedrali, sia collocato in una cappella separata dall’aula centrale. Se tuttavia in un caso particolare il tabernacolo si trovasse sopra l’altare sul quale il vescovo sta per celebrare, il ss. Sacramento sia portato in un altro luogo degno.


Quando si riferisce all'antico privilegio di talune cattedrali sembra darlo come "regola generale", mentre in realtà si trattava di un privilegio. E inoltre sembra indicare che l'antichità del privilegio costituisca un precedente dell'attuale disposizione, lasciando intendere che la cancellazione dei tabernacoli dagli altari sia una sorta di ritorno alle origini.

Questo è falso. Basta leggere il decreto del Santo Uffizio del 1952 in merito all'arte sacra, nel quale si parla ancora dei tabernacoli e della necessità che ovunque essi siano stabili e sull'altare. Anche perché quando si riponeva l'Eucaristia in un tabernacolo nella cappella laterale, questo tabernacolo era pur sempre inserito in un altare al quale si celebrava messa regolarmente. Mentre dopo il Concilio gli altari laterali sono stati privati di valore liturgico.

Aggiungo inoltre che il Cerimoniale dei Vescovi citando il privilegio del Santissimo nelle cappelle laterali rimanda all'esecranda istruzione del 1967 Eucharisticum Mysterium, n.53. Ebbene, cosa dice l'istruzione del 67?

Francesco Colafemmina ha detto...

Dice, con la tipica ambiguità dell'epoca:

53. Il luogo in una chiesa o in un oratorio nel quale il Santissimo è custodito nel tabernacolo dev'essere davvero preminente. Dovrebbe essere adeguato per la preghiera privata in modo tale che il fedele possa agilmente e fruttuosamente, anche attraverso la devozione privata, continuare ad onorare Nostro Signore nel Suo sacramento. E' dunque raccomandabile, per quanto possibile, che il tabernacolo sia posizionato in una cappella distinta dalla parte mediana o centrale della chiesa, soprattutto in quelle chiese nelle quali si celebrano frequentemente matrimoni e funerali e in luoghi che sono più visitati per i loro tesori artistici o storici.

Avete capito bene! Con la scusa che il tabernacolo dev'essere preminente, si decide di spostarlo in una cappella laterale e contestualmente lo si stacca dall'altare interrompendo lo stretto legame fra luogo del sacrificio e Santissimo.

Tutto ciò, checché ne dica il Cerimoniale dei Vescovi, non ha nulla a che fare con l'antico privilegio di qualche cattedrale!

Anonimo ha detto...

Per completare il quadro ecco due esempi di danze pontificali nella cattedrale di Reggio:
- Danza liturgica 1
- Danza liturgica 2

El Cid ha detto...

In effetti è un vizio postconciliare quello di leggere le consuetudini del passato come meri dati di fatto, senza quell'humus sacrale che possedevano.
Con il risultato di (delle due l'una o tutt'e due insieme):
1. il trapianto di un organo morto in un organismo bisognoso di cure;
2. l'espianto di un organo con la pretesa di farlo vivere fuori dal suo corpo.

Chris ha detto...

Infatti le norme preconciliari prescrivevano che se il SS. era su un altare laterale, questo avesse sei candelieri come quello maggiore, e non due soltanto come altrimenti era consentito.

Come avevi poi giustamente ricordato nel post di Don Matteo, la CEI è poi andata molto oltre, addirittura imponendo la separazione totale altare-tabernacolo nella sua famosa nota del 1996. Il che naturalmente avrebbe significato ulteriori stravolgimenti nella maggior parte delle chiese, perché in tutte le chiese "non adeguate" non esisteva tabernacolo che fosse separato dall'altare! Meno male che la Sacramentum Caritatis se non altro ha sconfessato questa assurdità. (E oserei dire che ci sono altri punti di quella nota CEI che vengono contraddetti almeno in parte dalla legge liturgica più recente.)

Nelle chiese più piccole, poi, per favorire la preghiera privata tu sposteresti il tabernacolo di lato o in un luogo decentrato? Certo che no! Per favorire la preghiera privata in una chiesa piccola niente di meglio che lasciarlo al centro del presbiterio, un luogo tra l'altro davvero preminente! Checché ne dicesse la CEI.

Nonostante di fatto non segua il Caeremoniale, è interessante la soluzione della cattedrale di Sioux Falls, SD, U.S. restaurata da Stroik, che anche tu hai citato qualche post fa. Il tabernacolo è proprio dietro l'altare (il quale sta sotto un ciborio), sistemato sopra una specie di "altar of repose" (come lo chiamerebbero in America), che non è in realtà un altare ma dell'altare ha la forma; è una soluzione che si trova spesso negli U.S., e che, più che "imitare" le chiese preconciliari dove c'è l'altare versus populum davanti a quello col tabernacolo, vuole prima di tutto ricordare con simboli che il tabernacolo non può pensarsi separato dall'altare, perché il tabernacolo contiene il Santissimo Sacramento dell'Altare! Checché ne dicesse la CEI.

E a proposito di altari laterali: a Bologna, sia in cattedrale che in San Petronio sugli altari laterali si celebra tutti i giorni (e ovviamente ad orientem)!

Andrea ha detto...

Però, caro Chris, la soluzione dell' "altare/non altare" ("altare della reposizione") è triste. Ho visto qualcosa di simile in Francia.

Invece mi dà gioia il fatto che a Bologna gli altari laterali siano funzionanti.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Caro Francesco, mi ricordi Pisa!Me n'ero quasi scordato. Nel Gennaio 2001, per stigmatizzare lo stupro pisano che s'andava perpetrando, scrissi un articolino, "Liturgia, ignoranza e barbarie", per un modesto mensile della Valle del Serchio, "Il Ponte del Diavolo" che lo pubblicò nel numero di marzo-aprile. Poi io lo ripresi nel mio "Una Voce Dicentes", al primo anno di vita. L'articolo suscitò un vespaio a livello locale ed una polemica con un prete di Borgo a Mozzzano che avanzava critiche tutte da ridere. Inviai il testo a Sgarbi, ma non ebbi risposta. Diventato un caso nazionale il disastro novatore, il 13 dicembre del 2002 Sgarbi intervenne con la sua nota verve.
Credo che quelle poche osservazioni, destinate ad un pubblico ristretto ed abbastanza dormiente, siano in rete.

Anonimo ha detto...

E' desolante entrare in queste chiese "adeguate". Oltre al "trattamento poco ortodosso" riservato al Santissimo, cosa dire delle cappelle laterali! In queste chiese infatti tutto viene reso asettico. In ossequio all'aberrante nota CEI, gli altari vengono spogliati sistematicamente di tovaglie, crocifissi, candelieri. Via cornucopie e lanterne e ogni altro arredo sacro considerato inutile dal sacerdote o dall'architetto di turno. A mio avviso tutto ciò è contrario al buon senso, al senus fidei dei credenti e, non da ultimo, alla mens del Romano Pontefice secondo quanto contenuto anche nell'ultimo documento Universae Ecclesiae.

Chris ha detto...

Che poi la nota CEI dice solo di non "ornare" l'ex-altare maggiore; per estensione, poi, spesso si spogliano anche gli altri (in qualche caso sono stati addirittura rimossi o privati della mensa!) Tutto perché l'unico "altare della celebrazione" (cioè quello versus populum) deve stare nella "dovuta evidenza". Ma se questo è un'asse da stiro e dietro c'è un grosso altare monumentale artistico, come potrà mai essere nella dovuta evidenza??? Si tolga piuttosto l'asse da stiro e si celebri sull'altare con sopra il tabernacolo! In questo senso, la soluzione dell'altar of repose (e mi rivolgo ad Andrea) sembra un surrogato, un ripiego, un "vorrei ma non posso", perché c'è qualcosa che tiene il SS. separato dalla mensa ma non vorremmo che fosse così.

Anche volendo riconoscere le ragioni della celebrazione versus populum, a prescindere se vi siano valide ragioni storiche, a mio parere è stato un grosso errore volerla imporre a tutti i costi, anche a costo di voler infilare pioli quadrati dentro buchi rotondi. Si parla di protestantesimo, ma qui il cattolicesimo è andato oltre gli anglicani e oltre i luterani. Un altare-tavolo postconciliare con sopra due ceri e un mazzo di fiori sembra la parodia di un altare cattolico. E un altare a cubo come quello provvisorio di Reggio Emilia, o come questo, sembra la parodia di un altare postconciliare. Anzi, assomiglia spaventosamente a una cosa così. (Notate le sedie, le candele...)

Andrea ha detto...

Certamente, caro Chris: il nocciolo della questione è che la Chiesa viene attaccata ogni giorno, almeno dai tempi di Napoleone, da una martellante propaganda "religiosa". Voglio dire che si pretende, prima con lo strumento politico ("Il Papa cappellano dell'Impero dei Francesi") e poi con quello economico/giornalistico, di farne "UNA Religione" (fra le moltissime).
Invece la Chiesa non E' una religione, ma HA una religione (quella vera), fondata su Fatti(e torniamo alla questione delle Reliquie).

In termini storici, la questione è trasparente: prima ci fu qualche secolo di polemica etnico/culturale contro Roma (da Londra, dalla Germania, dall'Olanda), poi la calata su Roma in nome della Romanità stessa (Napoleone, ma anche l'ambiente cosmopolita che eresse la statua di Giordano Bruno), però intesa come "gloriosa" struttura anti-cristiana anziché come stupefacente preparazione provvidenziale all'arrivo dei veri Romolo e Remo: i Ss. Pietro e Paolo.

Per quanto riguarda gli altari -assi da stiro con mazzo di fiori, la soluzione è a portata di mano: basta mettere un Crocifisso(con il Corpo) al centro e la celebrazione diventa immediatamente "ad Deum", anche su una scatola di cartone.

Anonimo ha detto...

Scusate se trono ancora fuori tema, al seguente link si può scrogere la sistemazione del presbiterio della cattedrale di Oristano al giugno scorso:
http://www.youtube.com/watch?v=E6xDjmAluIY
Ma l'altare antico non doveva (comunque inopportunamente a mio avviso)essere solo spostato un poco più indietro?
Spero questa sia solo una sistemazione provvisoria.

Anonimo ha detto...

A Reggio Emilia la grande maggioranza dei praticanti ha condiviso e apprezzato l'adeguamento liturgico avendo modo di partecipare alle celebrazioni. Infatti aldilà della forma, con le opere d'arte ora parzialmente installate anche se coperte, che come tutte le forme può piacere o no, ma siamo nel campo del soggettivo, i luoghi liturgici sono stati disposti in questo modo fin dalla riapertura dopo i restauri.

Francesco Colafemmina ha detto...

La maggior parte dei fedeli è trattata, al solito, quale insensibile gregge da condurre al pascolo. Se, d'altra parte, si pone la maggioranza dei fedeli dinanzi ad un fatto compiuto e questo fatto compiuto è approntato da un Vescovo, la fiducia del fedele nel suo pastore non va considerata implicita approvazione dei suoi atti, bensì andrebbe letta alla luce di una pervicace strategia di trasformazione del rapporto fra fedeli e luoghi del sacro, attuata spregiudicatamente grazie all'autorità episcopale.

Questo è molto, molto deprecabile nonché drammatico!

Anonimo ha detto...

Contesto assolutamente l'affermazione: "la grande maggioranza dei praticanti ha condiviso e apprezzato l'adeguamento liturgico avendo modo di partecipare alle celebrazioni". Tutto è stato imposto e a nessuno (sacerdoti, diaconi, seminaristi, laici) è permesso obbiettare, altro che storie. A quanto mi risulta, sono state scritte molte lettere ai vari "monsignori curiali", nessuno si è mai degnato di rispondere. Alla faccia dell'educazione! Molte persone hanno esternato questo dissenso anche sulla stampa ma nessuno "dall'alto" ha minimamente preso in considerazione le proposte fatte o le obbiezioni espresse. Ricordo addirittura che una persona anziana aveva esternato la sua difficoltà ad inginocchiarsi per terra, data l'assenza di inginocchiatoi, scrivendo al giornale diocesano. La risposta, a firma di un sacerdote della curia (credo il segretario del vescovo), era stata al limite della decenza con toni sarcastici ed irriverenti. Vi assicuro che ho chiesto con distacco e in maniera riservata, pareri in merito "all'adeguamento". Tutte le persone da me interpellate mi hanno espresso contrarietà per le scelte fatte. Il problema è che in pochi hanno avuto la coerenza e il coraggio esemplare di esprimere riserve, non in funzione di loro personali opinioni ma su fatti, documenti e ragionamenti concreti. A loro diciamo grazie! Le decine di articoli che ho trovato sul sito http://www.soscattedrale.re.it/0pagine/visua_pagine.php?id_page=12 dimostrano, in modo concreto, ciò che io ho sentito con le mie orecchie. Concludo dicendo che sarebbe stato sufficiente seguire l'esempio del Papa e tutto questo "polverone" si sarebbe evitato.