martedì 27 settembre 2011

IL CARDINAL BAGNASCO INAUGURA IL CICLO PITTORICO DELLA CATTEDRALE DI BOJANO

Da sinistra: don Rocco Di Filippo, Mons. Spina, Rodolfo Papa, Card. Bagnasco, Mons. Bregantini
di Francesco Colafemmina

L'arte sacra, quella vera, nonostante i sabotaggi e le pretese di una certa ideologia estetica dominante, compie in silenzio grandi passi avanti. In pochi hanno parlato di quanto è accaduto a Bojano il 25 settembre scorso, eppure oggi ben altre parole del Cardinal Bagnasco vengono riprese qua e là da siti cattolici e non. Domenica scorsa il Cardinale ha inaugurato infatti il ciclo pittorico della cattedrale di Bojano, realizzato dal maestro Rodolfo Papa. Un'opera di altissimo valore tecnico e spirituale terminata dopo 12 lunghi anni, perché la vera arte ha bisogno di tempo, di amore e soprattutto di fiducia da parte dei committenti. Così è stato per Papa che ha avuto il supporto prima di Monsignor Angelo Spina, divenuto intanto vescovo di Sulmona (dove ha invitato il maestro a realizzare altre magnifiche opere all'interno della cattedrale)  e poi di Monsignor Giancarlo Bregantini.

La cattedrale di Bojano (CB)
Il Cardinal Bagnasco nel suo splendido discorso ha sottolineato un punto fondamentale per chi voglia accostarsi all'arte sacra autentica e attraverso essa trovare ispirazione per la propria fede: l'umiltà e la povertà di spirito sono le chiavi di accesso alla salvezza. Leggiamo insieme in particolare questo passaggio: 
Anche laddove, nella historia salutis, si manifesta la potenza e la gloria tutto accade nell'obbedienza a quel Mistero sempre presente che conduce la creazione e il tempo verso il punto omega di Cristo, quando Dio sarà tutto in tutti. Sì, per vivere dentro questa storia di salvezza qui mirabilmente raffigurata dal Maestro Rodolfo Papa, è necessario essere dei poveri che, consapevoli della propria povertà stendono le mani verso l'alto dove incontriamo la mano salvatrice di Cristo. E' sufficiente aprire le labbra all'invocazione e alla supplica per udire la voce dal cielo che ripete all'uomo pellegrino e spesso smarrito: "non temere, io sono con te!". Oggi, questa nobile cattedrale di Boiano, con quest'opera veramente insigne si completa: qui ogni credente, ogni visitatore attento, troverà questo motivo di fondo che, come un cantus firmus, ispira colori e forme, figure antiche e allusioni odierne, e si propone non solo come motivo ispiratore ma come messaggio e invito: la fede cristiana – possiamo dire – è l'intreccio di due "sì" quello di Dio all'uomo e quello dell'uomo a Dio. Un intreccio che genera una storia di salvezza e quindi sempre una storia d'amore.
Il Giudizio Universale
Peraltro, a mio avviso, il richiamo del presidente della C.E.I. è anche una profonda meditazione sulla natura del vero artista. Soltanto attraverso questa magnifica apertura agli umili e ai poveri di spirito l'artista avvalora la sua opera. Un'opera che non può dunque essere plasmata col linguaggio esclusivo degli intellettuali sterili e narcisi, che non può trasmettere la mera "visione del mondo" dell'individuo in contrapposizione con la natura e la storia, arroccato sulla sua assoluta novità e invaghito della sua stessa capacità demiurgica (ricrea la natura e le forme e in questo suo ricreare inorgoglisce e perde di vista il Creatore). Al contrario l'esempio di Rodolfo è mirabile proprio per l'umiltà che parla a tutti e la sapienza che non è intellettualismo o ermetismo, bensì capacità di fondere, nelle forme e nei colori, teologia, storia dell'arte, caratteri, virtù e valori condivisi da ogni cattolico. Insomma, un'arte comprensibile e saggia perché parla la lingua della fede e non meramente quella del mondo.

La barca della Chiesa - Cattedrale di Sulmona
Significativi poi i commenti, a margine dell'evento, di Monsignor Spina che ha ricordato come il ciclo pittorico di Papa costituisca uno strumento catechetico e pastorale:
"Bisogna comprendere l’importanza nelle chiese delle immagini, che un tempo erano la Bibbia dei poveri. Ad esse dà valenza proprio il fatto che Dio si sia incarnato facendosi uomo. Oggi c’è una povertà legata alla mancanza di un linguaggio evangelico/biblico. Pertanto diventa determinante riportare le scene del Vangelo in pittura, ovviamente con l’arte contemporanea. Concretamente prima di iniziare un nuovo dipinto c’era un “annuncio” con cui si spiegava alla comunità l’opera. Poi essa sarebbe stata benedetta, vivendo anche un momento celebrativo. Il tutto per avvicinarsi sempre più al Mistero di Dio. I dipinti non servivano a riempire degli spazi vuoti, bensì a dare spazio ad una particolare funzione dell’arte: la Fede ispira l’arte, l’arte esprime la Fede... attraverso colori, forme e simboli. Nell’epoca dell’immagine, le immagini pittoriche ritornano con prepotenza ad essere strumento di evangelizzazione e di catechesi."
Volta della Nvata Centrale
Monsignor Bregantini ha invece sottolineato come il ciclo di Papa si iscriva nella tradizione artistica molisana:
"In Molise c’è una tradizione di profonda sensibilità artistica. Molte sono le chiese che contengono importanti e bellissime opere. Poco conosciute e non adeguatamente valorizzate, ma di grande pregio artistico. Non possiamo trascurare che questa è la terra di Amedeo Trivisonno. La sua maestria ha mantenuto vivo il gusto verso le chiese affrescate. C’è quindi una continuità: arte antica-Trivisonno-Rodolfo Papa che è in continuità con esse nella contemporaneità."
Si coglie così un altro elemento a volte sottovalutato o del tutto ignorato dalla maggior parte dei committenti ecclesiastici: le opere d'arte sacra devono manifestare un legame col territorio, con la storia dell'arte che la fede ha fatto fiorire in ogni singolo luogo. Troppo spesso, infatti, vediamo nelle nostre chiese opere che non solo non hanno alcun legame stilistico con le chiese nelle quali vengono realizzate, ma che non possono neppure inserirsi in una tradizione artistica pre-esistente. Si tagliano i legami, mentre la fede vive proprio di legami!

Amedeo Trivisonno (1904-1995) - Ultima Cena - Cattedrale SS. Trinità - Campobasso
Auguri dunque a Rodolfo Papa, e un grazie al Cardinal Bagnasco, ai vescovi che hanno commissionato e seguito la realizzazione del ciclo, e al parroco della Cattedrale, don Rocco De Filippo, che ho avuto peraltro il piacere di conoscere qualche anno fa e di cui ho fortemente apprezzato l'amore per questa splendida opera d'arte e di fede.

Per ammirare altre foto del ciclo pittorico visita l'album di Rodolfo Papa.

3 commenti:

Andrea ha detto...

Ci sarà un motivo, caro Francesco, per cui l'arch. Longhi (esperto esegeta del "Santo Volto" di Torino, uscito dalla matita dello svizzero Botta) è torinese e mons. Spina, committente delle opere del maestro Papa, è molisano.
Il motivo c'è, e si chiama Cavour (e anche Badoglio, Agnelli..).

Molto bella la sottolineatura della tradizione molisana (antica e recente) da parte di mons. Bregantini, che è a Campobasso, ma è trentino.

El Cid ha detto...

Al mio plauso, unisco una segnalazione un po' OT, ma perfettamente in tema che il target di questo blog.
questo il collegamento:
http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/article-l-architettura-delle-chiese-dopo-trento-81477046-comments.html#anchorComment
Segnalo un commento SURREALE: "Strovolgimento del significato dell'altare; sfondamento delle pareti laterali delle basiliche romaniche; moltiplicazione delle cappelle laterali per favorire le devozioni... Il dopo Trento non è da esaltare! Anche dopo il Vaticano II ci sono stati degli stravolgimenti..., ma forse in misura minore."
Credo sia opportuno dedicarvi un articolo.

Francesco Colafemmina ha detto...

Provvederò. Intanto ho postato un mio commento.