giovedì 22 settembre 2011

NUOVO CONCORSO C.E.I.: COME SPERPERARE I NOSTRI SOLDI MENTRE LA CRISI AVANZA

di Francesco Colafemmina

Come al solito la C.E.I. continua a procedere per la sua strada, ignorando completamente non solo le evidenti e reiterate critiche di chi non sopporta le chiese garage che finora è riuscita a proporre, ma anche lo sviluppo di alternative tradizionali all'avanzata di un estro architettonico anarchico ed antiliturgico.
Non possiamo aspettarci nulla di buono pertanto dal prossimo concorso nazionale bandito dalla C.E.I., concorso che prevederà la progettazione di tre nuove chiese: una al nord (Ferrara-Comacchio), una al centro (Tempio-Ampurias) ed una al sud (Cassano allo Jonio). Basta leggere l'intervento del segretario della Conferenza Episcopale Italiana, l'uomo perennemente in clergyman Mons. Mariano Crociata, per accorgersi che il motto della C.E.I. è simile a quello di Buzz Lightyear: "verso l'infinito e oltre!"

Qui di seguito alcuni estratti illuminanti (il sottolineato è mio, il grassetto di Crociata):
"Dai primissimi luoghi di culto realizzati sulle tracce delle sinagoghe ebraiche, molteplici sono state le forme delle chiese e numerose le soluzioni di organizzazione dello spazio sacro adottate dalle comunità cristiane, per celebrare il memoriale della cena del Signore. Pur nella differenziazione diacronica cadenzata dai grandi passaggi ecclesiologici, condensati intorno agli eventi conciliari più significativi, il Cristianesimo non ha mai smesso di cercare forme specifiche per l’edificio di culto.  Dallo stile sinagogale a quello basilicale alle successive ‘nuove’ organizzazioni dello spazio per il culto, dal romanico al gotico al barocco al moderno, in un mirabile ed efficace intreccio di linguaggi, geometrie e schemi celebrativi, la comunità cristiana ha saputo esprimere esempi fulgidi di architettura sacra evidenziando grande sapienza nel progettare e costruire i nuovi edifici e manifestando non di rado spiccata attitudine innovativa. (...) In questa prospettiva si situa sin dal suo avvio l’iniziativa dei progetti pilota, non tanto come laboratorio di ‘modelli’ di chiesa per il nostro tempo, quanto piuttosto come laboratorio di pensiero intorno al tema dello spazio sacro contemporaneo. (...) La forza del concorso sta nella lucida consapevolezza che su un medesimo tema possono originarsi percorsi diversificati, e alla medesima domanda di progetto possono, teoricamente, darsi molteplici risposte di pari interesse ma appartenenti a generi e impostazioni non riconducibili ad unità.   (...) Ogni proposta (...) dovrà sapientemente reinterpretare il tema adottando i linguaggi della contemporaneità."
Mons. Crociata pone la prima pietra di una nuova chiesa...

Ma Monsignor Clergyman non si ferma qui! Nel cammino verso l'infinito e oltre, non esita persino a citare il Papa, attraverso il discorso del 21 Novembre 2009 rivolto agli artisti:
"Ci conforta in tal senso quanto Benedetto XVI ha detto agli artisti radunati nella Cappella Sistina il 21 novembre 2009, a proposito della loro speciale amicizia con la Chiesa: […] un’amicizia consolidata nel tempo, poiché il Cristianesimo, fin dalle sue origini, ha ben compreso il valore delle arti e ne ha utilizzato sapientemente i multiformi linguaggi per comunicare il suo immutabile messaggio di salvezza. Questa amicizia va continuamente promossa e sostenuta, affinché sia autentica e feconda, adeguata ai tempi e tenga conto delle situazioni e dei cambiamenti sociali e culturali. "
Purtroppo però il Papa nel discorso non si riferiva alla necessità di adattare i linguaggi ai tempi e adeguare l'architettura e l'arte sacra ai cambiamenti sociali e culturali. In realtà i multiformi linguaggi non coincidono con "multiformi estetiche" bensì con le varie forme di espressione dell'arte (scultura, pittura, musica, etc.). E ciò che va adeguato ai tempi e ai cambiamenti sociali non è l'espressione artistica bensì il rapporto fra Chiesa ed arte. In altre parole oggi, in un mondo laicizzato nel quale l'artista insegue spesso il vuoto e si lascia travolgere dalle emozioni negative, la Chiesa deve adattare la sua relazione all'artista contemporaneo invitandolo a guardare al bello e soprattutto al Bello metafisico che è Dio. Il Papa aggiungeva pertanto queste parole, tragicamente dimenticate da Crociata:
"Il momento attuale è purtroppo segnato, oltre che da fenomeni negativi a livello sociale ed economico, anche da un affievolirsi della speranza, da una certa sfiducia nelle relazioni umane, per cui crescono i segni di rassegnazione, di aggressività, di disperazione. Il mondo in cui viviamo, poi, rischia di cambiare il suo volto a causa dell’opera non sempre saggia dell’uomo il quale, anziché coltivarne la bellezza, sfrutta senza coscienza le risorse del pianeta a vantaggio di pochi e non di rado ne sfregia le meraviglie naturali. Che cosa può ridare entusiasmo e fiducia, che cosa può incoraggiare l’animo umano a ritrovare il cammino, ad alzare lo sguardo sull’orizzonte, a sognare una vita degna della sua vocazione se non la bellezza? Voi sapete bene, cari artisti, che l’esperienza del bello, del bello autentico, non effimero né superficiale, non è qualcosa di accessorio o di secondario nella ricerca del senso e della felicità, perché tale esperienza non allontana dalla realtà, ma, al contrario, porta ad un confronto serrato con il vissuto quotidiano, per liberarlo dall’oscurità e trasfigurarlo, per renderlo luminoso, bello. (Benedetto XVI agli artisti - 21 Novembre 2009)"
Ecco il progetto della nuova chiesa in questione (S.Giorgio a Donnalucata - RG)

E invece guardate come Crociata interpreta pro domo sua le parole del Papa (messe sapientemente in grassetto): 
"Ne deriva che ‘innovazione’, nel suo significato più corretto ed utile, è da intendersi non come inevitabile sovvertimento o travalicamento del già dato, ma come ricerca continua di adattamento ai tempi e ai linguaggi contemporanei, per esprimere in modo efficace l’oggetto di rappresentazione, nel nostro caso una forma (quella architettonica) e uno spazio (quello liturgico), che insieme fanno la chiesa-edificio. Su tutto questo la committenza diocesana ha il diritto e il dovere di acquisire un’adeguata conoscenza, maturare una sufficiente autorevolezza ed esercitare una necessaria vigilanza, superando la tentazione della chiusura pregiudiziale alle nuove proposte, come pure quella di una affrettata anticipazione dei risultati."
Staremo a vedere i progetti che le illuminate diocesi prescelte riusciranno a mettere in campo. Siamo certi però che dinanzi ad una tale evidente ipocrisia i risultati non potranno che essere miseri ed assolutamente in linea con le mostruosità realizzate in passato. Spiace peraltro la sfacciataggine con la quale i promotori di un'architettura sacra modernista ed antiliturgica si dilettino nel citare il Santo Padre pur ignorando strenuamente il suo insegnamento. Ne risulta un quadro sempre più desolante, nel quale le parole e le teorie sembrano sopraffatte da meri interessi economici. In un periodo di disarmante crisi economica sarebbe stato molto più opportuno destinare i fondi che saranno utilizzati per l'immondo concorso C.E.I. a ben altre iniziative più volte alla carità che all'esaltazione di obsolete ideologie architettonico-liturgiche degli anni '60...

14 commenti:

Anonimo ha detto...

...attuale crisi è sistemica

"Liberalismo, non figlio del cristianesimo"
http://www.identitaeuropea.it/?p=281

m

Anonimo ha detto...

la CEI mi sembra in confusione totale...parole vuote...

Dal compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
245. Che cosa sono gli edifici sacri?

Essi sono le case di Dio, simbolo della Chiesa che vive in quel luogo, nonché della dimora celeste. Sono luoghi di preghiera, nei quali la Chiesa celebra soprattutto l'Eucaristia e adora Cristo realmente presente nel tabernacolo.

Andrea ha detto...

In una parola, caro Francesco, lo schema mons.Crociata/Clero imborghesito/C.E.I. è : "Oggi l'ARTE è questa - vogliamo forse restare inattuali ?".

A tale schema è sottesa una visione storicistica, elitaria, intellettualistica della condizione umana: esisterebbe un "corso degli eventi", organizzato per "fasi storiche", che le élite riuscirebbero a cogliere in anticipo e ad annunciare clamorosamente. In ciò starebbe il loro ruolo di "guide profetiche" (o "avanguardie rivoluzionarie").
È il vecchio schema progressistico, che annuncia contemporaneamente l'ineluttabilità dell'avvento del "nuovo" e la divisione dell'umanità in massa ignara e "punte di diamante" illuminate.
L'esatto opposto della realtà, nella quale ognuno ha le proprie responsabilità e la vera Vita ha caratteristiche organiche (Corpo Mistico: "la Chiesa è viva!" fu il grido di papa Benedetto all'apertura del suo Pontificato), non certo mentali o libresche.

Il "prete da salotto" (prete lettore di "Repubblica") è convinto che il "Mondo" abbia una sua vita, una sua struttura, una sua serietà, e che la Chiesa possa tutt'al più sussurrargli una parolina di consiglio. Si tratta della versione grottesca e volgare dell'antico ruolo di confessori dei Principi e dei Sovrani, svolto prevalentemente dai Gesuiti.

Anonimo ha detto...

proposta operativa: questi edifici di culto, come anche il cubo di Foligno et similia, non potrebbero essere subito offerti ai fratelli musulmani in cerca di spazi d preghiera? ;-)

Luigi M.

Andrea ha detto...

Non li accetterebbero, caro Luigi, perché in essi sentirebbero sia il fetore del suicidio spirituale (figli di Dio che hanno cercato di diventare "uomini del loro Tempo") sia, comunque, un certo aleggiare dello Spirito di Cristo, Uomo-Dio: l'accostamento che essi aborrono.

Anonimo ha detto...

Beh, se poi non li volessero accettare, caro Andrea,....

A livello mediatico resterebbe comunque il "beau geste" religiosamente corretto... ;-)

Luigi M.

Anonimo ha detto...

Mio caro Francesco, il Mons in clergyman (mai in talare e rarissimo in abito corale) è figlio "legittimo" del 68 e della strada larga del Concilio visto come rottura con il passato. Quindi, è conseguenza , che nonstante i tentativi di archeologismo cristiano da lui evocati, l'arte in fin dei conti deve rispondere alla CEi qaule dato empirico di rottura del sacro con il sacro"devozionale"del passato. Fa male vedere nella mia terra l'ennesimo atto di imbarbarimento dell'arte. Scicli, dopotutta non è nuova a questi imbarbarimenti, basti pensare all'aborto fatto xostruire accanto alla Chiesa madre, dove al posto del bel palazzo barocco, si creò un mostro di vetro e cemento, dove chi come me ha avuto la sfortuna di entrare soffocava dìestate per il caldo e non sapeva come ripararsi dal freddo invernale ( fortunatamente limitato ad un paio di mesi).
Comunque nella foto , c'è un altro uomo " profotto finito e tecnologico "del Concilio amico di Ruini ed elevato alla dignità di vecovo : Mons Antonio Staglianò.
Saluti
Hybleus

Gianpaolo1951 ha detto...

Questo monsignore e' una vera e propria crociata contro nostra Santa Romana Chiesa Cattolica!!!

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Giampaolo, come purtroppo riscontra Hybleus, il problema non è individuale bensì generalizzato e causato da una mentalità fin troppo diffusa...

Anonimo ha detto...

Esimio Dott. Colafemmina, pochi giorni fa stavo in un ristorante assieme a numerosi miei colleghi-zombi = insegnanti statali. Si vedeva in lontanza un bell'edificio veramente ben fatto e decorato in modo policromo. Ci siamo chiesti un po' tutti cosa fosse quell'edificio. Una collega con disinvoltura ha esclamato " Sicuramente NON è una chiesa : è troppo bello " !
Spero che qualche burocrate della CEI legga questa riflessione terrificante di una mia collega professoressa. Un grato saluto.
Andrea Carradori

Anonimo ha detto...

a quale confessione appartiene questo signore, che chiama la Santa Messa "memoriale". Battista? Anabattista? Pentecostale?

Pietro Pagliardini ha detto...

A me la frase "laboratorio di pensiero intorno al tema dello spazio sacro contemporaneo" appare la più significativa. La Chiesa è considerata una istituzione di tipo culturale, quindi soggetta al trascorrere del tempo che deve inseguire ma anche precorrere, naturalmente solo nelle sue forme espressive. Quindi lo spazio sacro è quello "genericamente" sacro, che appartiene a tutti, al cristiano ma anche all'induista o all'animista.
E' una visione del sacro che non attribuisce alcun particolare valore a quello proprio della chiesa di Roma ma si confonde con gli altri. E' una "ricerca" molto terrena e a la page espressione di genere di universalismo che va bene a tutti, escluso Odifreddi forse, ma non è detto, un universalismo "a la carte" in cui, ad esempio, la massoneria si ritroverebbe a suo agio.
Pietro

Anonimo ha detto...

La Sicilia è stata sempre terra di conquista...Adesso lo è diventata della CEI. E' in Sicilia che nascono da un periodo a questa parte "horribilis" altari simili ad are pagane ( il mostro sacro "per eccellenza"è ubicato dentro la cattedrale di Palermo) sparsi un po ovunque...debbono essere quadrati, privi di qualsiasi bellezza, e di ornamento , niente candelieri, soltanto un semplice lino... facendo il confronto con un altare luterano , quest'ultimo risulta più interessante sia da un punto di vista artistico che estetico.Proprio in questi giorni visitando una chiesa francescana dove si conserva un bellissimo crocifisso di frate Umile da Petralia , a stonatura un altar quadrato, dove per fortuna è stato permesso di scolpire qualche semplice simbolo paleocristiano.
Se ci spostiamo nelle nuove "aule liturgiche" noteremo come il Signore sia stato relegato in una cappella feriale, dove accanto al tabernacolo Eucaristico è spuntato il tabernacolo della Parola, un Santo Sanctorum che conserva i lezionari in uso nei vari tempi liturgici. Tutto questo lo potete visitare in Sicilia.

Andrea ha detto...

Non avevo ancora sentito quella del "Tabernacolo della Parola" !!
Corrisponde esattamente alla visione secondo cui Dio abitA (oggi!) sia nel "Tempio"(Ebraismo) sia nella "comunità cristiana"("popolo della Seconda Allenza"). In entrambi abiterebbe tramite la "fede" (mai parola fu più stravolta), e non corporalmente. Col 2, 6-23.

In Sicilia ho visto recentemente un negozio di articoli religiosi che mi ha fatto pensare, in positivo, a Francesco: statue "figurative" (qualcuna secondo i modi devozionali sette-ottocenteschi), abitini per il Battesimo, Crocefissi non "scarnificati" né "geometrizzati".
Evviva i titolari e gli acquirenti !