domenica 11 settembre 2011

SE PADRE PIO BENEDICE L'UNITA'!


Cari amici, oggi, su Libero, Antonio Socci smaschera i furfanti che hanno saputo mistificare l'immagine di San Pio negli orribili mosaici della cripta faraonica in cui riposano le sue spoglie. Non solo infatti è stata realizzata una cripta dove la gente non può neppure inginocchiarsi, ma nel ciclo musivo creato dal gesuita Rupnik si può ammirare persino un mosaico che raffigura padre Pio nell'atto di "benedire uomini e donne di cultura" con in mano l'Unità. Socci ci spiega che il problema non riguarda solo quel mosaico, ma in generale la narrativa sacra ideata da Rupnik, piena di ambiguità ed equilibrismi. Ne risulta un'immagine sfocata del Santo di Pietrelcina, somigliante più a quella di un guru new age o di un santone buddhista... Sarà perché così Padre Pio risulta più accettabile per gnostici e massoni? Vi aggiungo inoltre che osservando attentamente i mosaici del centro Aletti, non ci si può non soffermare su un mosaico iniziale del ciclo nel quale sono riportate delle parole dello stesso Padre Pio: "l'umile argilla diverrà oro finissimo". La metafora spirituale di Padre Pio viene tradotta in trionfo materialistico: il luogo che ospita il suo corpo è ricoperto d'oro. Ma queste parole potrebbero esser lette da qualche malintenzionato anche alla luce del pensiero alchemico... come un accenno alla trasmutazione spirituale dell'uomo. Così non solo potrebbe acquistare un senso la mia teoria della confusione della santità di San Pio con una sorta di "abilità iniziatica" operata dalle forze occulte che hanno favorito l'erezione di quell'osceno santuario, ma acquisterebbero un senso anche gli sciocchi mosaici che raccontano un San Pio "senza pregiudizi" e "pluralista"; e un San Francesco "che offre il messaggio di salvezza anche al suo più grande nemico"... Di quale messaggio e di quale nemico stiamo parlando? - Francesco Colafemmina.



di Antonio Socci

Sono milioni ogni anno i pellegrini che si recano a San Giovanni Rotondo. E negli ultimi tempi si trovano davanti a sorprese che lasciano sconcertati, nel nuovo edificio di Renzo Piano dove è stato portato il corpo di san Pio.
Per esempio i mosaici (che a me non piacciono) realizzati da Marko Rupnik proprio per il sepolcro del Padre. In tutto il ciclo delle raffigurazioni c’è una testata giornalistica italiana che viene mostrata e di conseguenza viene – per così dire – pubblicizzata.
Una sola: “l’Unità”. E’davvero molto sorprendente perché nel mosaico si vede padre Pio che addirittura benedice una tizia che ha in mano appunto “l’organo del Partito comunista italiano”. Il messaggio inequivocabile è quello di una benedizione alla stessa “Unità” e all’appartenenza comunista. O comunque di una sua irrilevanza agli occhi di padre Pio. La didascalia – come vedremo – fornisce proprio questa interpretazione.
Bisogna tenere presente cosa era l’Unità e cosa era il Pci di Togliatti e Stalin ai tempi di padre Pio. Sulle pagine del giornale comunista ovviamente venivano magnificate quelle dittature dell’Est che martirizzavano la Chiesa. E venivano propalate le tipiche menzogne del comunismo internazionale. Quando, nel 1953, morì Stalin, uno dei più sanguinari carnefici della storia umana, l’Unità titolò così, a tutta prima pagina: “Stalin è morto. Gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell’umanità. Onore al grande Stalin!”.
L’editoriale dell’Unità era il testo del Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione sovietica. Vi si leggeva: “Il nome immortale di Stalin vivrà per sempre nel cuore del popolo sovietico e dell’umanità amante del progresso. Evviva la grande e invincibile dottrina di Marx, Engels, Lenin e Stalin! Evviva il grande Partito Comunista dell’Unione Sovietica!”.
Poi veniva riportato la servile sviolinata di Togliatti, nel 1949, per il compleanno del feroce tiranno. Padre Pio conosceva bene l’orrore e le stomachevoli menzogne del comunismo che aveva imposto l’ateismo di stato con stragi e regimi di terrore. E’ ben noto che per lui l’adesione al Pci non era un’idea politica da discutere, ma un peccato mortale da confessare davanti a Dio e di cui pentirsi e ravvedersi. Senza se e senza ma. Come ricordava quel comunista di Cerignola che andò a confessarsi dal padre, nel dopoguerra, e quando terminò l’elenco dei suoi peccati si sentì dire: “E quella tessera che tieni qui, non ti dice niente?”.
Lui rispose: “Oh, Padre è per il lavoro”. “E il lavoro te l’hanno dato? Hai tradito il Signore tuo Dio e ti sei messo tra i suoi nemici”, tuonò il padre. Ancora più movimentato fu il caso di un comunista di Prato, l’esplosivo Giovanni Bardazzi che padre Pio nel 1949 cacciò via dal confessionale e che – per ripicca – andò a un’udienza di Pio XII cominciando a strillare che padre Pio l’aveva cacciato. Giovanni Bardazzi divenne poi uno dei figli più ardenti di padre Pio e non solo rinnegò la sua militanza comunista, ma andò a cantarle chiare ai suoi ex compagni e poi per anni e anni, ogni settimana, convogliò tanti di loro, un fiume di persone, a San Giovanni Rotondo.


Si può dire che padre Pio sia stato il più straordinario convertitore di militanti comunisti dell’Italia del dopoguerra, perché aveva capito benissimo quello che fior di intellettuali cattolici e laici non capirono: che cioè non era una faccenda politica, ma che si trattava di essere con Gesù Cristo o contro di lui. E il comunismo era ferocemente contro Cristo. Perciò anche contro l’uomo. Fra le storie di conversione di militanti comunisti, la più sorprendente fu forse quella del medico francese Michel Boyer, un famoso eroe della Resistenza francese.

Una della più commoventi fu quella di Italia Betti, la “pasionaria” dell’Emilia. Durante l’occupazione nazifascista fu membro del CLN di Bologna e la si ricorda, il giorno della liberazione, entrare a Bologna, alla testa delle truppe partigiane, con una bandiera rossa in pugno. Nel dopoguerra, alla guida di una moto, diffondeva nelle campagne il verbo del partito con grande zelo. L’incontro con padre Pio, nel 1949, capovolge la sua vita. Nel dicembre lascia Bologna per andare a vivere a San Giovanni Rotondo suscitando grande clamore tra i compagni che cercarono di dissuaderla. Considerando tutti questi episodi quell’immagine con “l’Unità” al centro risulta del tutto fuorviante.
Ho dunque telefonato a un’importante personalità di San Giovanni Rotondo, che ha voce in capitolo, per capire il motivo di quel mosaico e mi sono sentito rispondere proprio questo: “ma è un’immagine che vuole ricordare le tante conversioni di comunisti avvenute tramite padre Pio, come quella di Italia Betti”.
Sì, ho obiettato, ma in quel mosaico “l’Unità” non giace a terra, come segno di un passato ripudiato e di una conversione, ma sta fra le mani della persona che viene benedetta dal Padre, come una militanza mai abbandonata e legittimata.


Inoltre sotto il mosaico c’è questa incredibile didascalia: “Padre Pio benedice le donne e gli uomini di cultura. Il padre spirituale sa accogliere senza pregiudizi tutti quelli che a lui si rivolgono”. Non si parla di “conversione”. Anzi, si attribuisce al Padre una “mancanza di pregiudizi” per dare ad intendere che a lui il credo marxista e la militanza comunista non facevano alcun problema. Il mio interlocutore è parso sorpreso e ha detto che quella didascalia andrà corretta. Non so se sarà corretta, ma di certo non è un incidente. Riflette tutta una mentalità che è esattamente agli antipodi di quella di padre Pio. Una mentalità per cui è proibito usare sia la parola “comunismo” che la parola “conversione”. Sostituiti da “dialogo” e “senza pregiudizi”.

Lo dimostrano due mosaici lì vicino. Nel primo, a fianco di quello descritto, si vede padre Pio che in bilocazione va a trovare il cardinale Mindszenty carcerato. La didascalia recita: “San Pio porta il pane e il vino al cardinal Mindszenty prigioniero”. Prigioniero di chi? Dell’anonima sequestri? No. Il primate fu incarcerato dal regime comunista ungherese, ma ovviamente lì non c’è scritto. E ben pochi pellegrini lo ricordano. L’altro mosaico è il quadro della vita di san Francesco che vorrebbe essere il corrispettivo dell’immagine di padre Pio con la militante comunista: Francesco che durante la crociata va dal Sultano per convertirlo alla fede cristiana. Convertire non è un verbo “politically correct”. Che san Francesco e padre Pio vivessero letteralmente per salvare anime, quindi per annunciare Cristo a tutti (compresi musulmani, comunisti o massoni) e quindi per convertire tutti a Gesù Cristo, nella mentalità clericale corrente (espressa da Rupnik) sembra assolutamente un tabù. Indicibile.

Infatti nel sito internet del Centro Aletti, di cui è direttore proprio il pittore Rupnik, nella riproduzione dei suoi mosaici, sopra l’immagine di Francesco dal Sultano, si legge questa considerazione: “San Francesco, da uomo libero, non agisce secondo i pregiudizi e affascina persino il sultano con la sua predicazione. E, come dice san Bonaventura, è tornato in Italia triste non perché non abbia convertito il sultano, ma perché questi lo ha persino difeso e Francesco non è potuto diventare martire”. Dove san Bonaventura lo abbia scritto non è dato sapere. In realtà nella “Legenda Maior” di Bonaventura, al capitolo IX, dove si racconta l’episodio, si legge che Francesco chiede al Sultano “con il tuo popolo di convertirti a Cristo” e di “abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo”. E’ lì per questo e lo ripete al Sultano, pronto a subirne ogni conseguenza. San Francesco, come padre Pio, non era “politically correct”.
E’ noto che a Maglie c’è la discussa statua di Aldo Moro con l’Unità sotto il braccio. Ma che in una chiesa, nel sepolcro di un santo, si rappresenti padre Pio che benedice la militante con l’Unità in mano è decisamente troppo.

Copyright Libero 11 Settembre 2011

16 commenti:

Urgentissimo! ha detto...

Ci voleva proprio un gesuita per rappresentare un padre Pio che benedice i comunisti.

Anonimo ha detto...

Questi francescani cappuccini sono interessati più al denaro e al consenso del mondo che a s. Pio.
Padre Pio era altra cosa, ben altra cosa.
NON E' NECESSARIO ANDARE A S. GIOVANNI ROTONDO PER PREGARE S. PIO, E SOPRATTUTTO NON E' AFFATTO NECESSARIO, ANZI E' SBAGLIATO, DARE SOLDI!

Areki ha detto...

Grazie ancora ad Antonio Socci per aver mostrato querst'altra grave ambiguità......
Ecco un altro frutto avvelenato del Concilio Vat. II che appunto cominciò con accordi sottobanco in cui il Vaticano si impegnava a non condannare il Comunismo.....
don Bernardo

Andrea ha detto...

Caro Francesco (e, indirettamente, caro dottor Socci), si potrebbe commentare a lungo l'incredibile arenamento di molti ambienti di Chiesa, soprattutto italiani, nel "dubbio amletico" sui rapporti da tenere con i Marxisti.
Basterebbe una citazione di don R.Murri, fondatore di un'embrionale Democrazia Cristiana, che parlava nel 1905, rivolgendosi ai socialisti, di un «cammino che si potrebbe fare insieme nelle agitazioni popolari, nelle amministrazioni locali ed eventualmente a Montecitorio».

Nel secondo dopoguerra, poi, alla mentalità del professor Gedda fu chiaramente preferita (non certo da papa Pio XII !) quella della rinnovata Democrazia Cristiana, che guardava "con interesse" al blocco socialcomunista.

San Pio, se i "furfanti" di cui Francesco parla avessero almeno il coraggio di mantenere le PROPRIE posizioni, fu avversato, ridicolizzato, aborrito come personaggio del "passato remoto", caratterizzato, nell'ambito del '900, dal suo "Clericofascismo". È certo che egli vedesse una negatività estrema in azione nel Socialcomunismo degli anni 1945-1968.

Dal punto di vista filosofico, la forza della tentazione marxistica, per gli ambienti clericali, è proprio quella dell'Hegelismo. Voglio dire che si pensa: " Dio vuole una certa cosa? Ascoltiamo ciò che ha da dirci l' "ANTI-Dio" (Satana, il Materialismo Dialettico, il Grande Partito Unito dei Lavoratori...), poi faremo una SINTESI e giungeremo a un risultato migliore ("neo-Chiesa") ".
Ovviamente questo significa ridurre Dio a un oggetto da valutare, pensare di poter fare lo stesso con il Demonio e porre se stessi come giudici super partes, "al di là del Bene e del Male", in virtù di una Ragione che si considera increata, totalizzante, in grado di trovare il "Cristallo della Conoscenza" (Pietra Filosofale).

raffa ha detto...

Più che opportuno l'intervento di Socci, ma tanto di cappello a Francesco Colafemmina, che per primo - quando non se lo filava nessuno - avvertì di ciò che stava avvenendo a San Giovanni Rotondo. Speriamo che queste denunce servano a qualcosa.

Pellegrino ha detto...

Qui dell'ottimo (si fa per dire) materiale... http://bruttechiese.blogspot.com/

Anonimo ha detto...

Nel cartello c'è anche un non casuale (a mio avviso) omaggio al politichese corretto, laddove si dice che San Pio benedice "donne e uomini...", mentre nella traduzione in inglese ci si accontenta di "..men and women...". D'altronde, negli USA e in UK non hanno mica la Carfagna che vigila sull'ordine di precedenza!

Gianpaolo1951 ha detto...

Furfanti?!?
Caro Francesco, chiamarli così è un puro complimento!...
Io li definirei miserabili servi del demonio!!!

Francesco Colafemmina ha detto...

Per anonimo: mettere le donne prima degli uomini è a mio avviso solo sinonimo di galanteria ed educazione.

Grazie a Raffa. :-)

Per Gianpaolo: lasciamo che sia il Signore a giudicare i loro errori. Purtroppo taluni sentimenti sono diffusi in tutta la Chiesa e le prassi distorte sono così comuni da non lasciar spazio a gravi peccati individuali, bensì quasi collettivi. Il silenzio di molti è d'altronde ancor più complice dell'ignoranza naif dei frati...

Anonimo ha detto...

m
mercoledì 14 settembre 2011
Il Salmo 22 sull'innocente perseguitato al centro della catechesi del Papa all'udienza generale (Radio Vaticana)

http://paparatzinger4-blograffaella.blogspot.com/2011/09/il-salmo-22-sullinnocente-perseguitato.html
http://www.laparola.net/

il commento di Andrea mi ha fatto pensare alla Fides et ratio (1998)
"La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso (cfr Es 33, 18; Sal 27 [26], 8-9; 63 [62], 2-3; Gv 14, 8; 1 Gv 3, 2)".

http://www.vatican.va/edocs/ITA1218/_INDEX.HTM

Andrea ha detto...

Grazie, caro m.

Quale punto ti ha fatto pensare alla "Fides et ratio" ?

Anonimo ha detto...

questo: "Dal punto di vista filosofico, la forza della tentazione marxistica, per gli ambienti clericali, è proprio quella dell'Hegelismo"

http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=print&sid=2013

un caro saluto. m

ps daniele
http://www.cristomaestro.it/vrt_teologali/speranza/comparsa/comparsa.html

Andrea ha detto...

Ricambio il saluto di m.

Aggiungo che l'articolo da lui segnalato mostra splendidamente l'identificazione, nel pensiero hegeliano, della "modernità" con la gioachimita "Era dello Spirito" , e di conseguenza la dissoluzione della Chiesa nel "mondo" che esso comporta.
Io mi riferivo invece a un neo-hegelismo novecentesco (certo, connesso con l'hegelismo ottocentesco), che non riesce e concepire il Male se non come "provvisorio malinteso" e "utile alternativa dialettica al Bene".
Mancano davvero, catastroficamente, le strutture essenziali del pensiero metafisico tomistico, per quanto attiene alla Creazione, alla libertà degli esseri creati (non sussistenti), al Male come "privazione di Bene". Perciò si cade in un micidiale gnosticismo, per cui il limite è male in sé (come diceva Francesco), e ogni essere limitato viene posto in un'infernale condizione di rivendicazione contro Dio (il pugno chiuso alzato al Cielo) e di disperato sforzo vitalistico per autodivinizzarsi.

L'opposto di San padre Pio: genuinità, gratitudine commossa verso Dio, generosità pressoché illimitata nel cooperare all'opera della Redenzione, coscienza viva che il Cielo non si scala, ma ci sarà aperto se in questa vita gli daremo spazio in noi.

Satiricus ha detto...

Mamma mia, purosangue pugliese, educata al sacro culto di padre Pio dai nonni - essi pure purosangue pugliesi - che avevano incontrato il santo ancora bambini, dopo recentissima visita a S.G.Rotondo mi ha telefonato disgustata dal Rupnik, dall'assenza di preghiere guidate, dal clima commerciale... Cara mamma, lascia subito il postaccio e corri a far dire una messa più su, dal san Michele! Ma il santo continua i suoi miracoli, per esempio mi sono commosso scoprendo che i Francescani dell'Immacolata sono un suo frutto. Sì, mi sono commosso: sono pur sempre un mezzosangue pugliese...

Andrea ha detto...

Sì, caro Satiricus: la questione non è quella razziale, ma quella di vivere la Chiesa in senso CONCRETO ("NOI troviamo in Cristo, ogni giorno, il vero Dio") o in senso INTELLETTUALISTICO ("è nostro IMPEGNO far nascere, ogni giorno, una migliore Assemblea degli Illuminati").

Viva il grande figlio del Sannio, vero padre del popolo del Gargano !

Anonimo ha detto...

caos nella dottrina, nella morale e nella liturgia

http://profezie3m.altervista.org/archivio/MonsMichelini_Caos.htm