lunedì 12 dicembre 2011

SULLA CHIESA DI CASAL BOCCONE... E I FRUTTI DEL CONCILIO

Il Santo Padre nella chiesa di Casal Boccone - Domenica Gaudete 2011 
di Francesco Colafemmina

Non voglio spendere molte parole su questo argomento. La chiesa di Santa Maria delle Grazie a Casal Boccone (Roma), dove il Santo Padre ha celebrato la Santa Messa ieri è un evidente obbrobrio, dei soliti obbrobri perpetrati senza alcun criterio dall'Opera Romana per la preservazione della fede (sic!) e la provvista di nuove chiese presso il Vicariatus Urbis

Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Casal Boccone - Roma
Consacrazione - 1 Maggio 2010 : Notare il gruppetto musicale sul sagrato!
Mi domando ancora una volta perché si debbano costruire dei simili aborti e perché soprattutto si debba far dir messa al Papa in questo genere di chiese. Non è una questione di discriminazione estetica, ma di strumentalizzazione del Pontefice quasi per dare un crisma sacrale ad architetture deformi e dissacranti. Ci si chiede poi perché la FSSPX potrebbe non accettare l'offerta condizionata del Vaticano! Ma se a Roma non si sono ancora resi conto dei frutti guasti del Concilio e anzi pretendono che la FSSPX ne accetti preventivamente i contenuti, come possiamo biasimare Mons. Fellay? 
Mi rendo conto che la questione è complessa e intricata, ma anche in periodi più antichi (durante la crisi ariana) non è stato certo a Roma che la fede si è preservata nella sua integrità. Sì, abbiamo un grande pontefice teologo, ma il resto del clero vive ancora con la testa montata al contrario e spende e spande denari per erigere monumenti al nulla. 

Interno
Cattedra e altare
Altare enorme per megaconcelebrazioni: cosa usuale in una parrocchia di periferia...
Il Cardinal Vallini e il parroco distribuiscono la Comunione
In questa chiesa, tra l'altro, il tabernacolo è messo in un angolo e a proposito di tabernacolo e sciatteria nel distribuire la comunione (senza patena), ieri ho assistito ad un episodio che mi ha particolarmente colpito. Una mamma ha portato i suoi due figli in chiesa ed ha assistito - per sbaglio - ad una messa in forma straordinaria. Quando il sacerdote (don Bux) si è apprestato a distribuire la comunione in ginocchio e in bocca, uno dei figli, una bimba, ha iniziato a irritarsi perché la comunione voleva prenderla solo in mano. La mamma la invitava ad andare comunque dal sacerdote a comunicarsi - non le avrebbe negato la comunione in mano - ma la bimba niente, protestava lì davanti e la comunione alla fine non l'ha fatta. 
Ho avuto modo di riflettere così su come l'ideologia e l'imbecillità di tanti sacerdoti e catechisti siano riusciti ad impedire ad un'anima giovane e presumibilmente innocente di ricevere l'eucaristia. Se questi sono i frutti di 50 anni di aggiornamento... 


15 commenti:

Andrea ha detto...

Solo una parola, caro Francesco: a mio parere, l'uso del termine "Roma" che viene fatto dall'ambiente della Fraternità San Pio X è irrimediabilmente viziato di Gallicanesimo.
In altre parole, essi non distinguono fra ambito geografico/culturale romano e Sede Pontificia, e tendono ad accomunare tutto nel disprezzo verso un ambiente "dilettantesco".

La questione, oggi (e lo si vede anche da aborti teologico/edilizi come questa chiesa), è che la via della massonizzante "chiesa degli uomini" e quella della Chiesa di Dio-Uomo stanno realmente divergendo.
Vedi, ad esempio, l'articolo di Agnoli su "La Bussola Quotidiana" a proposito dell'ultimo sacrificio umano a Baal.

Gianpaolo1951 ha detto...

A proposito di ICI…, questo è un tipico caso su cui la farei pagare anche a un luogo di culto…, perché tutto è questa robaccia, tranne che una chiesa!!!
E mi sto ancora chiedendo, come abbia potuto il Santo Padre celebrare la Santa Messa in un tuguriosimile!...
La Comunione sulle mani???
Semplicemente una delle tante schifezze operate dalla CEI con la complicità della Curia romana!...
Ben fa Monsignor Fellay a mantenere le distanze da certi frutti del CVII…, che definirli putrescenti è solo pura bontà prenatalizia!!!

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Andrea,

dubito che dietro le parole di Monsignor Fellay vi sia un rigurgito di gallicanesimo. Quando parla di Roma lo fa contemplando in un certo senso quel luminoso faro della fede cattolica. Paradossalmente in un'epoca che non riconosce più la Chiesa come Cattolica Apostolica e "Romana" la Fraternità è ancora pronta a ricordare che è la romanità, l'universalità della Chiesa centrata su Roma a costituire lo stigma autentico del cattolicesimo.

Di qui la domanda: perché Roma continua a guardare alla Fraternità come se fosse un problema, quando il problema non è la Fraternità ma quell'interpretazione del Concilio non secondo la tradizione?

Perché bisogna ammettere che per come lo descrive Monsignore il preambolo è una specie di cortocircuito:

- si attesta da un lato che l'unica interpretazione del Concilio autentica è quella alla luce della tradizione precedente e che per superare i punti di disaccordo fra FSSPX e Santa Sede, bisogna utilizzare appunto l'interpretazione tradizionale di quei punti.

- ma d'altro canto si affermerebbe che l'interpretazione tradizionale e magisteriale sarebbe quella del Nuovo Catechismo.

Come dire: bella cosa l'Ermeneutica della Continuità, la condividiamo. Però se volete essere "reintegrati" dovete accettarla alla luce del nuovo Catechismo che pur essendo stato varato da Ratzinger esprime ancora una visione ermeneutica del concilio non fondata sulla nuova ermeneutica della continuità.

Anonimo ha detto...

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/12/10/foto/pantelleria_ecco_la_nuova_madrice_una_chiesa_con_i_colori_del_mare-26356322/1/

Luciano Rambaldi ha detto...

Questa mania di mettere dei pietroni al posto degli altari oltre che a farci sembrare degli adoratori paleolitici di dolmen e' pure una moda, se questo e' il pounto ove converge la loro celebrazione, il cuore delle loro chiese, e' proprio il caso di dire che hanno un cuore di pietra. Persino il trono del celebrante e discosto da questo "buco nero" di pietra. saluti.

Andrea ha detto...

Quindi, caro Francesco, se ben comprendo tu ritieni che il nuovo Catechismo (anni '90), definito da qualcuno "frutto maturo del Concilio", sia a sua volta animato da uno spirito di dis-continuità nella vita della Chiesa.

Non sono affatto esperto del nuovo Catechismo; ciò che vorrei ribadire è una mia considerazione degli eventi di 50/60 anni fa, già accennata in precedenti commenti.

Agì in modo decisivo, a mio parere, la sconfitta italiana nella II Guerra Mondiale, con l'occupazione di Roma da parte di potenze tradizionalmente antiromane (Gran Bretagna, con la sua impostazione massonica militante, e USA, con la loro impostazione massonica "soft", a parte gli scatenamenti bellici).
Negli anni '50, Roma era già declassata da centro della Civiltà Universale (almeno in senso simbolico) a fondale scenografico per una civiltà "bene" e per il realismo intramondano degli Americani, nuovi padroni del mondo: è il quadro del film "Vacanze romane".

Tra gli anni '50 e '60, essenzialmente dall'ambito renano (franco/tedesco/illuministico/giudaico), a sua volta in contatto con quello atlantico (anglo/americano), sbarcò in forze a Roma (Vaticano) una mentalità mondanizzatrice intesa, soprattutto, ad istituire una coincidenza fra mondo occidentale contemporaneo e "Impero del Bene", cioè forma "risolta" della Cristianità (vedi anche Maritain).
Proprio qui, probabilmente, trovò spazio l'errore (e l'orrore): se oggi viviamo nella "Vera" Cristianità, è evidente che i nostri predecessori hanno vissuto in una Cristianità "infantile", inficiata da miti e da ignoranze scientifiche. Se il nostro sistema politico è quello "vero", è evidente che gli altri sono stati dei poveri tentativi umani, da guardare con sufficienza.

Pare che S.S. Pio XII avesse ben chiaro questo quadro, e che questo sia stato il punto di frizione fra Lui e la DC degli anni '50.

E il Concilio?
Se ci poniamo nella visuale di mons. Lefebvre e di mons. Fellay, sarebbe stato meglio che non ci fosse mai stato, perché "aprì la breccia che fece entrare il Deminio nella Chiesa".
Se vogliamo essere più realisti, esso fu l'occasione per le minoranze rivoluzionarie di far pesare oltre misura la propria influenza, ma non aprì alcuna breccia. Fu invece utilizzato per decenni (oggi molto meno..) dai demolitori interni alla Chiesa come richiamo mitico, con un ripetuto atto di "wishful thinking" ("Avevamo tante speranze... non possiamo pensare che esse non si realizzino sotto i nostri occhi !").

Per concludere: siamo debitori all'ambiente lefevriano per "aver affrontato la scomunica di Roma per salvare la Vera Chiesa", o piuttosto tale ambiente ha inteso dar lezioni ai Papi su ciò che caratterizza la Chiesa, in nome di un pensiero cartesiano ?
Per me la risposta è senza dubbio la seconda, e non certo perché io non veda la tragicità della situazione attuale.
Forse proprio il tragico (più che tragico) sostegno dato dalla parte "aperta" della Chiesa all'istaurazione della presente dittatura massonica segna il discrimine storico fra "Amor sui usque ad contemptum Dei" e "Amor Dei usque ad contemptum sui".

Cari saluti

Mau ha detto...

La chiesa-baracca dove il Papa ha celebrato Messa è davvero orribile. Che scelgano per lui sempre le peggio chiese questo è un dato di fatto. Perchè va molto poco nelle basiliche e mai nelle chiese stazionali (eccetto s. Sabina alle Ceneri)?
Lei Francesco scrive: "Altare enorme per megaconcelebrazioni: cosa usuale in una parrocchia di periferia...": E' vero che forse le dimensioni sono un po' esagerate ma credo sarebbe stato peggio se avessero messo uno di quegli orribili cubi che realizzano oggi. E’ vero che su ogni cosa occorre misura ma qui le dimensioni dell’altare le vedo il male minore. Piuttosto direi che così squadrato l’altare fa schifo.

Gianpaolo1951 ha detto...

Caro Andrea, con tutto rispetto, per me la risposta è senza dubbio la prima!!!

Mtt ha detto...

Gentile Francesco, ha visto qui?
http://gianfrancoravasi.blog.ilsole24ore.com/parola-e-parole/2011/12/botta-e-ravasi.html

Andrea ha detto...

Lo so, caro Giampaolo.
Grazie per il rispetto (so benissimo, dai suoi precedenti interventi, che è sincero), ma la prego di fare attenzione a tutte le auto-benedette "Chiese dei Perfetti", tanto più se la "perfezione" viene posta più in termini intellettuali che in termini operativi. Siamo sempre all'antico punto della "Fede con le opere" o della "Fede" come realtà autosufficiente (vedi Lettera di Giacomo).

Cordialità

Anonimo ha detto...

Scusate l'off post ma spero di attirare l'attenzione della redazione con questo messaggio e spero che magari il sig. cOLAFEMMINA faccia propria questa battaglia.
Dalla cronaca di Torino de La Stampa dell'8 dicembre risulta che un manipolo di fedeli si sta oponendo all'ennesimo adeguamente liturgico, questa volta programmato nella Parrocchia del S Cuore di Maria, un notevole esempio di stile eclettico di uno dei maggiori architetti torinesi di fine secolo. L'adeguamento contestato dai fedeli prevede ovviamente la rimozione delle balaustre e renderebbe sicuramente meno degna una eventuale celbrazione more antiquo. Inoltre pare che costi "solo" 58.000 euro! Un bello schiaffo alla miseria di questi tempi, mentre tale somma potrebbe essere impegnata molto più degnamente in opere di bene.
Proviamo a mobilitarci per evitare lo scempio? secondo me si può!
Io da parte mia ho già scritto al parroco, e per conoscenza all'Ordinario diocesano e alla COngregazione per il Culto divino.
Non so come, ma mi piacerebbe che ne nascesse un movimento.
SCOmmettiamo che ci riusciamo?
a questom link molti dettagli

http://sunsalvario.blogspot.com/2011/12/un-progetto-da-archistar-al-sacro-cuore.html

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Andrea,

io non ho mai detto che siamo debitori a Mons. Lefebvre per aver affrontato la scomunica per salvare la Vera Chiesa.
Mons. Lefebvre non ha mai pensato di appartenere alla "Vera Chiesa" o di farla coincidere con se stesso. La Fraternità non è neanche nata con lo scopo di affiancarsi alle tante conventicole e movimenti grandi e piccoli che pullulano e sgomitano nella Chiesa. Non è un progetto come quello dei Focolarini o dei Neocatecumenali, non è un'Opus Dei e non è una CL.

La Fraternità è una fratellanza di sacerdoti e laici che continuano a vivere in maniera profonda e viva il Vangelo e la fede Cattolica integralmente, senza essere condizionati o permeati da quello spirito dissolutore e dissacrante al quale il Concilio ha ahimé dato la stura.

La Fraternità nell'idea di Lefebvre si sarebbe dovuta sciogliere nel momento in cui la Chiesa si fosse ripresa dall'ubriacatura postconciliare.

Il punto odierno è un altro e non è meramente intellettuale. La Fraternità infatti - rispetto a certo tradizionalismo italico - opera nel popolo cristiano, attraverso la cura pastorale dei fedeli e degli ultimi, attraverso le missioni in terre lontane e ricche di miseria. Non è insomma fatta di vezzosi pretonzoli intenti a contemplare la propria pianeta o il pizzo cantù della cotta...

Francesco Colafemmina ha detto...

Per quanto concerne, dicevo, la questione "intellettuale" il problema credo sia tutto contenuto nell'articolo di Ocariz apparso sull'OR del 2 dicembre:

Dice Ocariz: "Non soltanto il Vaticano II va interpretato alla luce di precedenti documenti magisteriali, ma anche alcuni di questi vengono meglio capiti alla luce del Vaticano II."

Questa frase racchiude il nocciolo della questione: non si può contemporaneamente interpretare il Concilio alla luce della tradizione e la tradizione alla luce del Concilio.

Questo contraddice ogni logica ed è estremamente sibillino e pernicioso come messaggio, perché se è vero che per interpretare un testo ho bisogno di uno strumento ermeneutico che necessariamente deve precederlo cronologicamente, d'altro canto sarebbe assurdo interpretare alla luce del Concilio la tradizione. E' come dire che un dato non ancora interpretato può illuminare ciò che è già chiaro e luminoso di per sé.

Ciò implica necessariamente che nel momento in cui si afferma che è il Concilio ad interpretare la tradizione precedente, ad illuminarla, con ciò si intende sottrarre il Concilio stesso ad un'ermeneutica e trasformarlo da oggetto dell'analisi a soggetto.

Vedi bene che ci addentriamo in paradossi dialettici che comportano gravi rischi. E in questa serie di contraddizioni si può flagellare come si vuole la Fraternità, ma almeno essa è l'unica costola del Corpo Mistico ad obbedire ancora alla logica e alla coerenza, al messaggio di Cristo che afferma "il vostro dire sia sì, sì, no, no" e non ni o so...

Andrea ha detto...

E io non ho affermato, caro Francesco, che tu sostenga l'esistenza di un simile debito verso i lefevriani da parte del "comune fedele" odierno.

Ho inteso sottolineare i "corni" del dilemma: quale sentimento è giusto coltivare verso tale ambiente? Sostanzialmente positivo (grazie a Dio è esistito ed esiste) o soatanzialmente negativo (hanno lacerato una Chiesa già sofferente)?

Parlando di intellettualismo, non intendo dire che si tratti di persone schizzinose, ma che il loro disagio e la loro polemica hanno una struttura essenzialmente "culturale": "Dev'essere così, come risulta nei testi già storicizzati e sicuramente cattolici !".
Ci fu, parecchio tempo fa, uno "scontro" fra D.Pastorelli e me su questo punto: il nostro riferimento è Cristo/Persona Vivente o Cristo/Verità acclarata e insegnabile?

Sono totalmente d'accordo sul fatto che ai nostri giorni il problema principale sia il trasformismo, cioè la negazione (diabolica) del principio di identità e non-contraddizione; tuttavia è fondamentale sapere che la Fede (=adesione a Dio Rivelante, che non inganna né può ingannare) non è fine a se stessa, ma è condizione abilitante alla vita di grazia, cioè alla vita nello Spirito Santo.
La giusta avversione all'arbitrio ("faccio quello che mi pare") non deve farci dimenticare lo splendore della libertà che Cristo ci ha donato ("Ama et fac quod vis").

Øyvind Holmstad ha detto...

Is this really a church? It's horrible! How can one get contact with the transcendent human being here: http://utsa.academia.edu/NikosSalingaros/Papers/106331/Neuroscience_the_Natural_Environment_and_Building_Design