giovedì 28 aprile 2011

FIORI D'ARANCIO


Cari amici, domani mi sposo. No, non sono il figlio segreto di Carlo d'Inghilterra e le mie non sono le nozze reali di William e Kate... Molto semplicemente per una strana coincidenza le nozze cadranno nel giorno della memoria di Santa Caterina da Siena, cui affiderò l'unione matrimoniale. Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la celebrazione in rito antico del matrimonio e della messa solenne che lo seguirà, in particolare Padre Vincenzo Nuara che ci ha aiutati attivamente e con la preghiera, poi il nostro confessore e celebrante don Matteo De Meo e naturalmente il diacono e il suddiacono, don Luciano Micheli e don Luigi Iandolo che con grande sforzo ci raggiungeranno dalla Basilicata e dalla Campania. Ringrazio anche don Gaetano Luca parroco della chiesa Matrice di Polignano a Mare che ci ha concesso la celebrazione nella sua chiesa. Il mio ringraziamento va quindi ai maestri Giannicola D'Amico e Simone Baiocchi, e al cerimoniere Antonio Alò. In questi giorni il blog languirà un po', ma sono certo che le vostre preghiere ci terranno compagnia.

A presto,

Francesco

martedì 26 aprile 2011

"HABEMUS PAPAM" E QUELLA VOGLIA DI CANCELLARE BENEDETTO XVI DALLA STORIA



di Francesco Colafemmina

Il film "Habemus Papam" può essere letto seguendo diverse direttrici. Possiamo considerarlo una riflessione sull'inadeguatezza di un uomo chiamato ad un grande compito, sull'obsolescenza delle gerarchie ecclesiastiche, sul desiderio di un uomo di religione d'essere talvolta un semplice laico, spogliandosi di tonache e mozzette. Io lo leggo, invece, come una drammatica e intellettualoide condanna del pontificato di Benedetto XVI.

La pellicola comincia infatti con le immagini della salma di Giovanni Paolo II, seguite da quelle del suo funerale. Immagini di repertorio, poco filmiche, più degne di un documentario. A queste immagini segue l'incipit della storia morettiana, con una teoria di cardinali in marcia verso la Sistina. La storia è ormai nota a tutti: viene eletto papa un anziano cardinale che ricorda Papa Giovanni. Il cardinale accetta l'incarico, ma appena il protodiacono annuncia "eccellentissimum ac reverendissimum dominum..." ecco il novello Papa prorompere in un grido orrido e scappare verso la Sistina. Il Papa, in sostanza, non ha alcuna voglia di fare il Papa. Già qui lo spettatore potrebbe chiedersi: ma perché ha accettato? E invece no... Comincia una sequela di macchiette cardinalizie (i cardinali sono sempre dei teneri vecchietti, anche troppo teneri e troppo buoni per i miei gusti) culminante nell'ingresso in scena dello psicologo Moretti. Il Papa non riesce ad aprirsi al luminare della psicanalisi e così il portavoce vaticano di origini polacche (ma dai metodi staliniani) decide di portarlo in borghese dalla moglie dello psicologo, anch'essa psicologa... E il Papa in borghese scappa e vagabondeggia per Roma, non prega e non dice messa, è in cerca di identità, finché non incontra una compagnia teatrale e si appassiona al Gabbiano di Checov, a lui noto sin dalla gioventù, quand'era appassionato di teatro.

Ora tutti sanno che Giovanni Paolo II da giovane faceva l'attore, ma questa della fuga teatrale del Papa rinunciatario non è che una soluzione a portata di mano per una trama che va letta non per le sue luci, quanto piuttosto per le sue ombre, i suoi ammiccamenti, i riferimenti alla riflessione seria del regista Nanni Moretti che non va certo confusa con l'istrionico cinismo del Moretti attore. Così ci tocca mettere in evidenza alcuni elementi che sono - paradossalmente - sfuggiti a quasi tutti i critici che hanno versato fiumi di parole su questo filmetto privo di reali ambizioni cinematografiche.

Anzitutto la prima stonatura riguarda il carattere nevrotico ed iracondo del novello Papa: abbiamo già riferito dell'urlo furibondo appena prima della proclamazione, in seguito il Papa rompe un bicchiere, risponde con fare burbero e iroso ad una commessa che gli ha appena servito dell'acqua, alterna momenti di catatonia a momenti di riflessione. In particolare, mentre questo Papa esaurito viaggia in un tram ripete ad alta voce un suo ipotetico discorso dal balcone di San Pietro, affermando: "abbiamo spesso molta paura di ammettere le nostre colpe".

Già a partire da questo elemento - le colpe della Chiesa - tutto dovrebbe cominciare a chiarirsi. Infatti poco dopo ecco che la guardia svizzera che il portavoce della sala stampa ha piazzato negli appartamenti papali facendo così credere ai cardinali ancora riuniti formalmente in conclave che il Papa è nelle sue stanze, mette in filodiffusione una canzone. Quale? Naturalmente una canzone rivelatrice: todo cambia della cantante argentina Mercedes Sosa.

Tanto per darvi un'idea del messaggio eccone riprodotta una strofa:

Cambia lo superficial
cambia también lo profundo
cambia el modo de pensar
cambia todo en este mundo.

Il cambiamento diventa così un altro elemento chiave per comprendere il senso di questo film. E infatti, mentre i cardinali a metà fra il rincoglionimento senile e l'inebetimento, battono le mani e si dondolano ascoltando la canzone, il Papa in borghese per le vie di Roma ascolta un gruppetto di giovani (ah i giovani!) che cantano la medesima canzone.

Cambiamento! La Chiesa ha bisogno di cambiamento e invece ecco una torma di cardinali nelle loro antiche vesti, legati alle etichette, confinati in palazzi dai quali non riescono ad uscire, ecco un Papa che sta stretto nella sua mozzetta e che non sopporta il collarino. Ecco il vero uomo, ecco colui la cui inadeguatezza non è un semplice fatto personale, ma è un simbolo (ecco perché il Papa non ha nome) dell'inadeguatezza di un'intera generazione di prelati a comprendere il mondo, a vivere il cambiamento dell'età contemporanea.

Ora vi domando: chi è succeduto a Giovanni Paolo II? Un cardinale chiamato Joseph Ratzinger. Per una forma di rispetto nei riguardi dell'attuale pontefice, l'attore scelto da Moretti somiglia a Giovanni XXIII, è un nonnetto bonario e un po' nevrotico. Ha la passione per il teatro - reminiscenza wojtyliana - ed è dunque molto diverso da Benedetto XVI. Tutto ciò, a mio parere, solo per non offendere la sensibilità di molti cattolici. Guarda caso però l'unico cardinale tedesco del film è un perfetto inetto, un uomo poco pratico che sembra vivere fra le nuvole...

La conclusione è delle più scioccanti. Il Papa ritornato, sotto la pressione dei cardinali, in San Pietro, si affaccia finalmente alla loggia e tiene un breve discorso alla folla festante. Cosa dirà? Beh, ormai già lo sappiamo: "oggi la Chiesa ha bisogno di grandi cambiamenti, dell'incontro con tutti e di capacità di comprensione". Ma lui non è in grado di offrire tutto questo, si sente inadeguato e quindi rinuncia. Tragedia! Sullo sfondo del Miserere di Arvo Part i Cardinali piangono e si affliggono, la folla è addolorata, la Chiesa sembra essere alla frutta, ma il film è finito.

Facciamo dunque un rewind e cerchiamo di capire cosa voglia dirci il film. Muore Giovanni Paolo II e i cardinali devono eleggere un nuovo Papa. Nessuno vorrebbe essere eletto, tutti sanno che è impossibile reggere il confronto con Karol "santo subito". Viene però eletto Papa un anziano cardinale... ma la storia si distacca dalla realtà. Non si tratta di Benedetto XVI che accetta nonostante la sua inadeguatezza e che sembrerà piombare la Chiesa in un rigido inverno con tutti i passi falsi, i casi Ratisbona e Williamson, le esternazioni sul profilattico, le affermazioni scomode, i coinvolgimenti nella copertura dei casi di pedofilia nel clero, etc. etc. No, viene eletto Papa un uomo che è consapevole di essere inadeguato, di rappresentare una gerarchia mummificata nei suoi piccoli tic, nella sua incapacità di comprendere il mondo, nel suo accontentarsi di una realtà ovattata e piena di muffa. Quest'uomo è davvero coraggioso, perché nonostante il suo turbamento e la sua depressione avrà la forza per rinunciare all'incarico. La Chiesa ha bisogno di cambiare, di venire incontro al mondo e lui non è capace di dar seguito al cambiamento.

Il sogno dell'intellighenzia non anticlericale, ma profondamente laica, che non ha in odio la Chiesa ma la vorrebbe aggiornata, la vorrebbe giovane, cambiata, contemporanea, è il sogno di Moretti che immagina un Ratzinger rinunciatario. Immagina un Papa che non abbia voglia di arrecare nuovi danni alla Chiesa attraverso la sua inadeguatezza, ma che sappia farsi da parte il giorno stesso della sua elezione.

Il film non è anticlericale, ma mi ha profondamente turbato. Mi ha turbato soprattutto sapere che la sceneggiatura di questo film è stata letta previamente da un Cardinale... E mi turba la tenerezza della stampa cattolica incapace di approfondire la lettura di un film oltre il riscontro dell'assenza di tematiche anticlericali.
La coincidenza dell'uscita del film con la data fissata per la beatificazione di Giovanni Paolo II non fa che accrescere in me la consapevolezza che Papa Benedetto XVI continua ad essere un Papa scomodo, un Papa che in molti vorrebbero cancellare dalla storia nonostante i suoi tentativi di essere compreso anche da quei "lupi" sempre pronti ad assalirlo. E questo, da cattolico, non mi fa certo gridare alla scomunica o alla censura per un intellettuale del calibro di Nanni Moretti, ma mi addolora e mi fa invocare viepiù la protezione del Signore sul nostro amato Santo Padre.


domenica 24 aprile 2011

VERE RESURREXIT

Andrea Mantegna - Resurrezione - 1457-59


Auguri di Buona Pasqua a tutti i lettori di Fides et Forma

Francesco Colafemmina


mercoledì 20 aprile 2011

A ORISTANO LA LITURGIA PENITENZIALE VA A TEMPO DI ROCK!


di Francesco Colafemmina

Andate al minuto 3.25 del video linkato qui sotto, realizzato dalla Diocesi di Oristano. Vedrete proiettato su uno schermo, a mo' di karaoke, un video con le parole di una famosa canzone degli Evanescence, diffusa contemporaneamente dagli amplificatori.

Questa dovrebbe essere una "liturgia penitenziale", in realtà è una liturgia semplicemente "demenziale"! La canzone Bring me to life, apprezzato narcotico per teen agers, già colonna sonora del film Daredevil, non si comprende come possa essere inserita in una liturgia penitenziale. Secondo taluni critici statunitensi le parole della canzone ammiccherebbero al risveglio spirituale dell'anima che si rivolge a Cristo, ma mi domando come possa una canzone rock dall'ambientazione confusa e onirica, stimolare un giovane all'amore per Cristo solo perché le sue parole possono essere "adattate" a scopi evangelici. Ritorniamo qui a quel giovanilismo ecclesiastico che ho rammentato a proposito dell'operazione Tugatto (Youcat): si crede che adattando le liturgie al mondo giovanile, la Chiesa possa ancora attrarre i giovani. Non ci si rende conto invece che così facendo si scade nel ridicolo e quel mondo giovanile che nella Chiesa vorrebbe ritrovare un esempio di autorità e rigore morale, di maturità e saggezza, è costretto ad accontentarsi di una Chiesa modello Peter Pan, affetta da una cronica sindrome mimetica nei confronti dei ragazzi. E' un po' come pensare che per essere dei buoni nonni o dei buoni padri, bisogna sempre restare adolescenti, ascoltare la musica degli adolescenti, vestirsi come degli adolescenti, usare il linguaggio degli adolescenti. Così, al contrario, si dimostra ai giovani di non avere identità, e di essere pronti a venirgli sempre incontro usando solo il loro linguaggio, senza aiutarli a crescere insegnandogli un linguaggio secolare e universale.


In prima fila notate il Vescovo Mons. Sanna, già noto per la sua demolizione dell'altare della Cattedrale di Oristano. Grazie Mons. Sanna, lei sì che di musica ne capisce...

Ma veniamo alla meditazione di Mons. Sanna: "nessun tradimento è definitivo, nessun peccato è imperdonabile: Dio è Amore e Dio è più grande del cuore dell'uomo"... Eppure Dio, caro Monsignore, avrà anche una pazienza: non crede che così facendo la Chiesa gliela stia facendo un po' perdere?

Negli ultimi secondi del video deliziatevi con le immagini di sacerdoti che confessano su sedie di plastica e non nei confessionali (che pure in cattedrale devono esserci!), mentre la telecamera inquadra il presbiterio privo dell'altare monumentale.


martedì 19 aprile 2011

BEN FATTO! QUESTO SI' CHE E' FUTURISMO CATTOLICO!


Centrata l'opera Piss Christ (Cristo all'urina) di Andres Serrano al centro di aspre polemiche dopo la sua epsosizione ad Avignone


di Francesco Colafemmina

E così qualche facinoroso avignonese è riuscito a centrare la blasfema foto di Andres Serrano del 1987! Non si è trattato di un gesto elegante, ma di sicuro di un gesto simbolico e direi in un certo senso "artistico".

Deturpare l'opera di un artista contemporaneo che per una sorta di principio osmotico è arrivato ad esporre ben 66 foto di cacche di animali vari facendole passare per opere d'arte contemporanea, significa riproporre al mondo patinato della suddetta arte, mondo fatto di finanzieri e checche isteriche, quella ribellione creativa che fu tipica delle avanguardie novecentesche. Un gesto futurista, sì, un gesto antiborghese perché denuncia l'ipocrisia di un mondo di pseudointellettuali cresciuti fra happenings tartine e prosecchini e tronfi businessman coadiuvati da case d'asta di stampo stalianiano che decidono cosa è cool e cosa no. Un gesto anticlericale, ossia volto alla condanna di quel clero laicista che spande dosi soporifere di libertà verbale mentre continua a praticare una costante tirannia del pensiero e dell'estetica!


Andres Serrano, confessiamocelo, non è che uno sfigato! Uno sfigato che ha avuto successo fotografando cacche simboliche e reali: un letamaio spirituale, morale e pratico che per uno psicanalista sarebbe indice di una volontà di ritorno a fasi infantili della psiche, sintomo di una incapacità di diventare uomini, crogiolandosi nel vasino dell'asilo.

Avevo letto in passato molte elucubrazioni sul Piss Christ di Serrano: persino la mite suorina occhialuta americana Wendy Beckett, prototipo divulgativo di Timothy Verdon, non aveva avuto nulla da eccepire nei riguardi della foto fatta con l'urina stagionata del fotografo. Per la deliziosa sister Wendy era espressione dell'urina in cui noi infiliamo il crocifisso, disconoscendo il messaggio di Cristo! Povera illusa! Travolta anche lei dalla vulgata criticista intellettualistica.

E invece ecco finalmente la rivelazione: queste opere vanno irrise e sublimate anche attraverso l'estremo gesto vandalico in vera arte contemporanea, sovvertendone gli obiettivi e riflettendone come in uno specchio la loro ideologia. Nate per indignare, per dissacrare, per combattere la morale, per disgregare l'ordine costituito, per rendere caotico il panorama estetico: ecco che muoiono nell'indignazione, sono vittime della "dissacrazione", cadono sotto i colpi di una morale cattolica irrisa e trasformata ormai in immoralità, sono disgregate dopo la loro conquista dell'ufficialità, sono infrante proprio dopo essersi trasformate in ordine costituito.

L'ideologia delle avanguardie è morta perché si è trasformata esattamente in ciò che intendeva combattere: la staticità dell'estetica borghese, l'ordine morale della società tardo ottocentesca e poi novecentesca. Una volta instaurata la propria estetica relativista e la propria amoralità nella società contemporanea questa ideologia si è aperta alla sua inesorabile erosione. E quello di Avignone non è che l'inizio di un inarrestabile declino.

domenica 17 aprile 2011

NESSUN BLOG ITALIANO DI AREA TRADIZIONALE MA MOLTA GENTE IMPROBABILE: E' L'INCONTRO FRA BLOGGER IN VATICANO!

di Francesco Colafemmina

Naturalmente, nonostante la richiesta inviata per tempo, non sono stato inserito nella lista dei blogger invitati in Vaticano per l'incontro del prossimo 2 Maggio. Non avevo dubbi...

Anche se "il difficile processo di selezione" è stato guidato apparentemente dalla sorte, è quantomeno curioso che nessun blogger di area tradizionale sia stato inserito nell'elenco, tranne le positive eccezioni di Le Forum Catholique di Xavier Arnaud, e di Paix Liturgique con Guillaume Luyt, cui faccio i miei migliori auguri per l'incontro!

Presenti invece ben tre vaticanisti: Sandro Magister, Paolo Rodari ed Angela Ambrogetti. Pochi sacerdoti, molti blogger mai sentiti in vita mia... ma questo non vuol dir nulla.

43 italiani su 150 blogger: questo a testimoniare un netto squilibrio di forze e l'assenza evidente di una scelta contingentata da un numero limitato di esponenti per nazione.

Scioccante la presenza del blog "Piovono Rane" di Alessandro Gilioli, ospitato sul sito dell'Espresso e certamente poco cattolico e molto politico. Leggete ad esempio questo commento sulla beatificazione di Giovanni Paolo II nel quale Roma è paragonata all'Arabia Saudita, quindi ad una teocrazia islamica! E che dire del blog di Luca Sofri (sì, il figlio di Adriano Sofri)? Da quando in qua Luca Sofri ha un blog cattolico???

C'è poi Mattia Marasco, noto blogger che si occupa di Dog Sitting (come addestrare i cani!), argomento eminentemente cattolico! Segue quello di Marco Freccero, che si occupa di informatica: nessuna traccia di Cattolicesimo! Non manca il blog dell'Avvocato Melica, membro dello Studio Melica Scandelini & Partners e il sito Fanpage Tech, che non c'entra un tubo con la Cihesa Cattolica! Segnalo anche la presenza del blogger Leonardo, blogmaster di Qualcosadelgenere, un sito molto elegante dove la fellatio e il linguaggio escrementizio sono di casa...

Insomma hanno inserito i Vaticanisti che non potevano mancare assieme a qualche sito cattolico allineato, ma hanno sorteggiato per il resto gente a caso, evitando accuratamente di inserire blog autenticamente cattolici. Domanda: ma al Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali non potevano adottare dei criteri adeguati di selezione, invece di fare la figura dei ricottari?

Sarebbe curioso conoscere anche le statistiche di questi blog: quanti superano i 1000/2000 visitatori al giorno? Quanti riescono ad uscire dalla blogosfera e ad entrare nel mondo dell'informazione, quali sono i temi che trattano e quanto sono giovani? Ne ho visto persino uno che pubblicizza un libro, per carità interessante, ma che è stato creato per accompagnare la pubblicazione del volume il 1 marzo scorso!!!

Si vede che al Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali non vogliono smentire il trend vaticano che in ambito comunicativo è piuttosto deludente...

Intanto buona domenica delle Palme!

mercoledì 13 aprile 2011

PREGHIERA DI YOUCAT (TU GATTO): LIBERACI, SIGNORE, DAL GIOVANILISMO ECCLESIASTICO!



di Francesco Colafemmina

Quando ho sentito nominare per la prima volta "Youcat" mi sono chiesto se non si trattasse di una specie di canale televisivo sul web dedicato ai gatti! Poi ho letto che c'entrava qualcosa con la Chiesa Cattolica e ho pensato che si trattasse di una sorta di libro a fumetti su Chico, il gatto del Papa. Mai, dico mai, avrei immaginato che "Youcat" stesse per "Youth Cathechism" (catechismo dei giovani o della gioventù). E già il titolo è rivelatore di quel giovanilismo ridicolo e un po' infantile che troppo spesso s'impossessa dei sacerdoti... Giovanilismo che è come un travestimento per mostrare ai giovani (categoria vasta e indefinibile come non mai!) che la Chiesa non è lontana, ma è vicina... vicina alle istanze, ai dubbi, alla confusione, ai turbamenti dei giovani.

Questa della divisione del mondo in categorie anagrafiche e della magnificazione della "gioventù" è tuttavia una lagna pazzesca! Cristo non ha detto: "evangelizzate separatemente i giovani, gli adulti, i vecchi..." come non ha detto: "evangelizzate separatamente i maschi, le femmine, e i neutri...". Cristo ha parlato all'umanità nel suo complesso, ha parlato alle anime degli uomini e se la Chiesa di Cristo vive questo complesso di minorità rispetto ai giovani costituito dal timore di non riuscire a suscitare un adeguato appeal sulle nuove generazioni, la colpa è di una mentalità erronea e di una visione distorta del senso del Vangelo.

Quando ero piccolo, diciamo sotto i dieci anni, ero solito chiedermi, ad esempio, perché il buon parroco della Cattedrale del mio paese, don Lorenzo (e sono certo che se dovesse leggere queste righe mi sorriderebbe dal Paradiso), dovesse essere costretto da insulse norme pastorali a far sedere i bimbi in prima fila e fargli continuamente domande e domandine... tanto che la Messa mi pareva una specie di riedizione delle interrogazioni a scuola! Il senso del mistero lo conservavano forse solo le pareti di quell'antico luogo sacro, ma di certo non la liturgia.

Crescendo, invece, tutte quelle aggregazioni parrocchiali cattoliche, fatte di buonismo, peace & love, tastiere elettriche, chitarre, amplificatori e canti da far accapponare la pelle anche a un monaco tibetano, mi sembravano forme di arretratezza culturale della Chiesa Cattolica. Pensavo: ma sti preti non hanno capito che così facendo mostrano solo di essere rimasti indietro, molto indietro? E sì, perché si capisce che si trattava soltanto di metodi per tenere agganciati alla vita parrocchiale l'entità denominata "I Giovani" e questi metodi non nascevano da una reale volontà di curare le loro anime, bensì da una specie di mimetismo a tradimento: si scrutano "i Giovani", si osservano i loro interessi e si cerca di trasferire quegli stessi interessi nell'oratorio, nelle sale del centro parrocchiale, magari edulcorandoli... Purtroppo però i sacerdoti restano vittime di se stessi, di questa utopia giovanilistica. Per due ragioni:

1. Perché le tecniche di mimetismo giovanile normalmente un sacerdote le stabilisce nella sua età matura e non le muta più: così, dopo dieci anni o dopo venti, continuerà a credere che si possa "evangelizzare" i giovani con i campi da calcio e le serate danzanti (come forse accadeva negli anni '80 e '90).

2. Perché ormai "i giovani" contemporanei gli sfuggono di mano! E, poveri sacerdoti, spesso si avvedono con grande delusione che tutti i loro sforzi giovanilistici non sono serviti a rendere quei giovani dei "cattolici adulti" o consapevoli. Così un giorno scoprono che durante una serata danzante una ragazza è stata palpeggiata (se va bene) da un gruppo di ragazzetti infiltrati o durante una partita a pallone vedono il ragazzino più debole perdere sangue dal naso perché picchiato dalla baby gang parrocchiale... E solo allora si chiedono: ma sarà questo il metodo migliore per evangelizzare "i giovani"? Forse non li abbiamo capiti abbastanza... e magari cadono in depressione!

La Chiesa purtroppo è piena di questi casi di sacerdoti alle prese con la delusione e il fallimento delle proprie teorie giovanilistiche... Ma la Chiesa è anche vittima dell'illusione wojtyliana del coinvolgimento di masse oceaniche di "giovani" in esperienze di fede collettiva o massificata. Radunare folle di migliaia di giovani che magari non sono mai andati all'estero e che vorrebbero conoscere altri giovani, e fare esperienze amicali o sentimentali, non toglie e non aggiunge un bel nulla alla fede del singolo giovane! Solo per qualche bacata testa prelatizia i raduni oceanici di giovani possono rappresentare una "novità" nell'evangelizzazione dei "giovani"!

Confessiamocelo: il futuro del giovanilismo ecclesiastico non sarà concentrato né nelle Giornate mondiali della Gioventù (ma perché non organizzare la Giornata mondiale dell'Anziano?), né nelle operazioni feline alla Youcat, ma probabilmente solo nelle mani dei gruppi settari come i Neocatecumenali. E' infatti tipico delle sette creare conflitti generazionali e puntare specialmente sui giovani per garantirsi un futuro dopo averli adeguatamente indottrinati.

Per il Cattolicesimo, al contrario, non è mai esistita una categoria dei "giovani" separata dalla cellula essenziale da cui essa proviene ossia "la famiglia"! Creare questa indipendenza dei "giovani" dalle "famiglie" è qualcosa di profondamente erroneo e non a caso è un'eredità del sessantotto. Lo scontro generazionale volto all'affermazione dell'indipendenza giovanile appartiene all'ideologia sessantottarda e fa specie che la Chiesa Cattolica cerchi ancora di inseguire il miraggio della conquista dei giovani separandoli dal loro contesto essenziale e vitale che è familiare!

D'altra parte chi vive nel mondo dell'educazione non può non testimoniare che "i giovani" sono un esito dell'attività plasmante delle famiglie da cui provengono. Non possono essere presi per sè. E se la nostra società vede una progressiva riduzione della pratica religiosa a livello familiare, è opportuno concentrare la propria attenzione pastorale sulle complesse interazioni fra genitori e figli. Se una famiglia è autenticamente cattolica, genererà (si presume) figli altrettanto cattolici. Di conseguenza la Chiesa invece di consegnare inutili libretti con traduzioni erronee e con in copertina una Y al posto della Croce... (perché la Y come il segno di vittoria che si fa con l'indice e il medio è molto cool, fa figo... ma è anche molto antiquato!) al posto di queste corbellerie, la Chiesa dovrebbe invitare i genitori ad educare cristianamente i propri figli.


Ma al fine di comprendere quanto sia ridicola, penosa, irritantemente pagliaccesca la chiesa che si aggiorna e si apre ai "giovani", vi invito a passare in rassegna i seguenti video piuttosto recenti, a cominciare da quello che ritrae l'ispiratore di Youcat (tu gatto!), il Cardinale di Vienna alla prese con una "messa dei giovani":







martedì 12 aprile 2011

MOSTRA DI FABIO DAL MOLIN A NIZZA


Fabio è un caro amico ed un artista di grande sensibilità. Le sue opere d'arte di tematica religiosa sono pervase da un intensa ricerca del sacro, anche se non ambiscono a farsi opere d'arte liturgica vera e propria. Sono altresì testimonianza di come un artista cattolico possa realizzare opere d'arte d'alta spiritualità, avvalendosi anche di tecniche contemporanee. Contemplandole riusciamo a sentire tutta la freschezza e il nitore di un'anima che anela al Signore.

Non stupisce peraltro che un'anima sincera e devota al Signore, come quella di Fabio, non venga certo chiamata a rappresentare il Vaticano alla Biennale di Venezia del 2012. Lì si accede solo se si ha una gran fama mondana, un cospicuo conto in banca e poca, pochissima fede cattolica!

Dal 24 Aprile al 6 Maggio prossimi, Fabio esporrà una serie di opere ispirate all'arte agiografica orientale nella sua personale dal titolo "Icones", organizzata presso la Galleria delle Esposizioni dei Domenicani di Nizza. Lo stesso ordine Domenicano che ha ospitato quest'anno ben altre mostre, pervase di iconoclastia e rigetto delle forme, potrà solo trarre giovamento dalla bellezza e dalla silenziosa spinta alla meditazione che le opere di Fabio esprimono. Di seguito vi propongo le immagini di alcune fra le tante opere di Fabio Dal Molin.

Grazie, caro Fabio, con i miei migliori auguri,

Francesco


Lo Spirito Consolatore

La Vergine del raccolto

La stanza di Marthe Robin

Domenicano

Compianto

Prato verde


sabato 9 aprile 2011

IL FALSO CODICE SIRIANO E IL PROVINCIALISMO DI CERTO GIORNALISMO CATTOLICO



Immagini dello pseudo codice del I secolo d.C.:
notare le palmette e confrontarle con quelle dell'altro codice di Elkington


di Francesco Colafemmina

Mentre, a quanto pare, i vaticanisti sono alle prese con Giovanni Paolo II "Santo Subito" e con le "mazzate" ai tradizionalisti (da De Mattei a Mons. Gherardini), dev'essere sfuggita a molti la notizia del ritrovamento di presunti codici siriani della Chiesa primitiva. Qualcuno si è affrettato ad annunciare: ritrovati i codici contenenti l'immagine più antica di Cristo! Altri hanno invece correttamente spiegato che in realtà si tratta di una solennissima cretinata. E vi spiego perché. Anzi lo lascio spiegare a Peter Thonemann, University Lecturer in Ancient History, Forrest-Derow Fellow and Tutor in Ancient History presso il Wadham College e Lecturer in Ancient History presso il Keble College:

"Nei giorni scorsi potreste aver visto un po' di attenzione mediatica rivolta ad una serie di codici di pelle 'provenienti da una remota grotta del nord della Giordania' che si dice abbiano qualche connessione con il primo Cristianesimo ecc.:

http://www.thejc.com/judaism/judaism-features/46028/heavy-metal-secrets-a-mid-east-cave
http://www.dailymail.co.uk/news/article-1368252/Are-artefacts-discovered-remote-cave-secret-writings-years-Jesus.html
http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-12888421

…e così via.

Il 15 Settembre 2010, tuttavia, ho ricevuto la seguente email così all'improvviso, proveniente da un tal David Elkington (il cui nome troverete in tutti i vari news report sulla questione):

“Caro Dr. Thonemann,

In relazione ad una scoperta che ho investigato nel Medio Oriente, ho ricevuto il suo indirizzo email da un amico […]. Sono uno storico biblico ed uno specialista nel campo delle origini Cristiane e Giudaiche. Lavoro con il prof. Philip Davies della Sheffield University e il Dr. Margaret Barker su una scoperta che ho fatto qualche anno fa di una serie di antichi codici di metallo. Sono fatti di pelle e di rame - ed è uno di quelli di rame che mi porta a lei. Crediamo che la sua origine possibile sia ad Alessandria verso l'inizio del primo millennio a.C. (il beduino che me li ha portati mi ha detto che suo padre li aveva trovati nel nord dell'Egitto). Ha una iscrizione in greco lungo la copertina. Una indagine iniziale non è riuscita a spiegarne il senso, il dialetto o tipo di Greco usato e stiamo cercando di trovare un esperto che ci possa aiutare nel determinare cosa dica. Lei avrebbe il tempo e le conoscenze per aiutarci?
Se sì le sarei terribilmente grato - posso anche inviarle via mail una fotografia del codice quando vuole, comunque preferirei discuterne di persona se possibile […].
In attesa di una sua risposta,
Saluti

David Elkington”

Gli risposi che sarei stato lieto di poter dare un'occhiata. (Possibilmente notate che in questa email i codici sono detti provenire dal "nord dell'Egitto"; nella notizia che sta passando ora invece si dice che provengono da una "remota valle arida del nord della Giordania"). Il 13 ottobre ho ricevuto le seguenti tre foto del "codice di rame" dal signor Elkington:




Come potete vedere il "codice" in questione è identico nel tessuto e nel disegno a quelli che sono stati diffusi dalla BBC ed altri media; le lettere greche sono molto simili nello stile ai codici "ebraici" mostrati sul sito della BBC. Non possono esserci ragionevoli dubbi che questo codice faccia parte dello stesso "tesoro nascosto" del deserto giordano (o Egiziano o quello che sia) – notate soprattutto i legacci metallici a sinistra dell'ultima foto.

Dopo aver visionato da vicino le foto, ho risposto più tardi quello stesso giorno:

“Caro David,

Si tratta davvero di un compito sorprendentemente molto facile!
Il testo greco sul margine superiore della foto no. 0556 dice: ΛΛΥΠΕΧΛΙΡΕΛΒΓΛΡΟΚΛΙΕΙΣΙΩΝ, seguito da ΛΛΥΠΕ specularmente.
Questo testo corrisponde a ΛΛΥΠΕ ΧΛΙΡΕ ΛΒΓΛΡ Ο ΚΛΙ ΕΙΣΙΩΝ, i.e. ἄλυπε χαῖρε, Ἀβγαρ ὁ καὶ Εἰσίων, seguito di nuovo dalla parola ἄλυπε, specularmente. Il testo nel margine inferiore della tua foto no. 0532 è di nuovo la prima parte dello stesso testo: ΛΥΠΕΧΛΙΡΕΛΒΓ, i.e. [ἄ]λυπε χαῖρε, Ἀβγ...
Il testo è stato inciso da qualcuno che non conosceva il greco, dal momento che non era in grado di distinguere un lambda da un alpha: entrambe le lettere sono rappresentate in entrambi i testi dalla forma Λ.
Il testo letteralmente significa "senza dolore, addio! Abgar noto anche col nome di Eisione". Questo testo, da solo, è privo di senso. Comunque il testo corrisponde precisamente alla 2 linea di un testo greco di una iscrizione bilingue aramaico/greco pubblicata da J.T. Milik, Syria 35 (1958) 243-6 no.6 (SEG 20, 494), e ripubblicata in in P.-L. Gatier, Inscriptions grecques et latines de Syrie XXI: Inscriptions de la Jordanie, 2: Region centrale (Paris 1986), no.118. Questa iscrizione nel suo integrale recita:

1 Σελαμαν χρηστὲ καὶ
2 ἄλυπε χαῖρε, Ἀβγαρ ὁ καὶ Εἰσίων
3 Μονοαθου υἱὸς υἱῷ τειμίῳ τὸ μνῆμα
4 ἐποίησεν ἔτους τρίτου ἐπαρχείας

’Per Selaman, uomo eccellente e innocente, addio! Abgar, noto anche come Eisione, figlio di Monoathos, fece questa tomba per il suo eccellente figli, nel terzo anno della provincia'.
Si tratta di una pietra funeraria proveniente da Madaba in Giordania e datata precisamente al 108/9 a.C., esposta nel Museo Archeologico di Amman.
Il testo della tua tavoletta bronzea, quindi, non ha senso nella sua interezza, ma è stato estratto stupidamente da un altro testo più lungo. Il testo più lungo dal quale deriva è una ordinarissima pietra tombale di Madaba in Giordania che è stata esposta nel museo di Amman per quasi cinquant'anni. Il testo della tua tavoletta bronze è ripetuto, parzialmente, in tre posti differenti, e in tutti e tre i casi è privo di senso. L'unica spiegazione possibile è che il testo della tavoletta bronzea è stato copiato direttamente dall'iscrizione del museo di Amman da qualcuno che non conosceva il significato del testo iscritto, ma che stava solo cercando una sequenza di lettere greche da copiare che sembrasse abbastanza plausibile. Ha copiato questa sequenza per tre volte, in ogni caso mescolando le lettere alpha e lambda. Questa particolare tavoletta bronzea è quindi un falso moderno, prodotto in Giordania nel corso degli ultimi 50 anni. Mi ci giocherei la mia carriera.

Con i migliori saluti,

Peter Thonemann”



Fin qui il racconto dello storico di Oxford, Peter Thonemann. Aggiungiamo quindi alcune brevi considerazioni. Che si tratti di un falso è evidentissimo. I codici mostrati da Elkington a Thonemann presentano dei rilievi figurativi che sono indiscutibilmente copiati da monete antiche. Ad esempio nella terza foto campeggia al centro l'immagine di Alessandro Magno nelle vesti di Zeus Ammone, immagine copiata palesemente dalla seguente moneta di epoca alessandrina:


Se invece passiamo al codice-bufala propagandato dai media, con la presunta immagine di Cristo, ebbene qui abbiamo una copia da monete rodiesi del IV secolo a.C. con l'immagine del dio Helios (in particolare della didracma rodiese):

Didracma rodiese - 350/300 a.C.

Didracma rodiese 275/250 a.C.

Didracma rodiese 300/200 a.C.

Dracma di Mausolo 377-353 a.C.

Notate comunque che il falsario si è premurato di "stampigliare" sul codice in cuoio la moneta al contrario, giacché nell'antichità le immagini delle monete correvano da sinistra a destra, mentre nel codice sembra che l'immagine guardi da destra a sinistra.

Veniamo invece all'obiettivo di questa pseudo scoperta "che rivoluzionerà il nostro modo di intendere il Cristianesimo" secondo gli annunci della BBC e dei suoi compari italioti.

Un indizio ci giunge da un articolo del Guardian pubblicato il 4 Aprile scorso. Il titolo non lascia spazio alla fantasia: "Gesù era un uomo apertamente omosessuale". A firma del giornalista Michael Ruse. Della questione se ne è occupato anche Massimo Introvigne. Tuttavia non è stato ancora approfondito lo scopo recondito dell'annuncio di questa pseudo scoperta archeologica, scopo ricollegato alla questione del "vangelo segreto di Marco", l'invenzione di Morton Smith: dimostrare l'esistenza di un testo segreto dei primi cristiani. Testo dal quale si possa evincere con maggiore evidenza la natura omosessuale del rapporto fra i seguaci di Gesù.

In realtà questa teoria ci rimanda direttamente alla gnosi. E' dalla dottrina anticristiana dell'iniziazione dell'uomo alla sapienza cosmica, alla possessione di una conoscenza che è rivelazione ultima e si traduce in potere, che bisogna partire per comprendere il disegno diabolico che si cela dietro l'operazione di David Elkington. Non a caso Elkington stesso è uno gnostico, tanto che perfino sul sito che mostrava la sua biografia campeggiava fino a qualche tempo fa l'uroboro: il simbolo eccelso della gnosi. Attraverso dunque, questi falsi clamorosi, queste patacche indecorose, si cerca di diffondere nell'umanità contemporanea sempre attenta a svilire ciò che è santo e a santificare ciò che è vile, l'idea che la Chiesa possa averci nascosto un grande, enorme segreto e che qualche impavido archeologo degno di Indiana Jones sia in grado di cambiare il corso della storia venendoci a raccontare i misteriosi messaggi di alcuni codici in pelle millenari con una strana scrittura in codice che solo attenti sapienti riescono a decifrare e che rivelerebbero la natura omosessuale delle prime comunità cristiane.

Probabilmente Elkington (che è persino aiutato da una società di promozione letteraria e ha già preparato il suo prossimo libro sui codici in pelle) e i suoi burattinai non riusciranno a far passare questa sola al vaglio degli esperti, eppure già vediamo come i media siano in grado di amplificare una immane cretinata, una bufala grande quanto una casa, fino a trasformarla in dato certo, in conclamata verità. Un fenomeno analogo a quello dello pseudo Vangelo di Giuda (altra creazione gnostica) propagandato dal National Geographic qualche anno fa.

E la Chiesa in tutto questo che fa? La Chiesa sta a guardare. E forse fa bene! Ma probabilmente fanno meno bene gli appartenenti al variegato mondo dell'informazione cattolica e non che in questi giorni si sono impegnati ad attaccare il Professor De Mattei per aver letto passi di Salviano sulla corruzione morale dell'impero romano, infestato dal libertinismo e pervaso da una liceità di costumi ormai insostenibile e, ancor prima, per aver osato affermare che le catastrofi naturali sono un segno della tremenda voce di Dio. Se oggi si arriva persino a scrivere che Cristo era gay, mi meraviglierei piuttosto dell'inazione di Dio, del ritardo della sua punizione per questa umanità in primo luogo che è molto più corrotta che ai tempi di Salviano e in secondo luogo per una Chiesa che ama bearsi nelle ipocrisie di un giornalismo politicamente corretto, somigliante piuttosto ad una pappina insipida e riscaldata, invece di valorizzare quegli intellettuali di valore di cui dovrebbe andare fiera. Ma non sarò io a difendere De Mattei dagli attacchi concentrici che sta ricevendo in questi ultimi giorni. Piuttosto mi preme ricordare che la Chiesa non dovrebbe consentire ad un falsario gnostico di diffondere le proprie idiozie sui mass media, senza smascherare le falsità dei suoi artefatti ideologicamente presentati al mondo per indebolire la già superficiale fede di molti cristiani. E per farlo dovrebbe chiaramente non parlare in prima persona ma servirsi del giornalismo cattolico.
Invece, ahimé, buona parte delle gerarchie vaticane usa una parte maggioritaria del giornalismo cattolico, in Italia più sviluppato e influente che altrove, a meri fini d'interesse privato, per attaccare questo o quello, per lanciare questo o quel candidato alla porpora o all'episcopato, per fare una marchetta a destra e una a sinistra. Questo gioco marchettistico di certo giornalismo cattolico italiano svilisce il senso della comunicazione cattolica e non aiuta a combattere i tanti nemici che si nascondono ogni dove e sono dotati di un potere mediatico formidabile e diabolico. Ma se in Vaticano sono contenti così e non riescono a guardare un palmo oltre il proprio cortile, noi non possiamo farci niente...


martedì 5 aprile 2011

PRESENTAZIONE A BARI



C'è chi ne parla bene e chi storce la bocca dispiaciuto per l'assenza di un happy end. Chi si è commosso e chi ha incontrato qualche difficoltà nel comprendere il dialetto cistranese di un'anziana deuteragonista. L'importante per me è che "La Serpe fra gli Ulivi" faccia riflettere, non lasci il lettore sazio e soddisfatto, ma lo aiuti ad addentrarsi nella complicata trama della realtà contemporanea. Una realtà desacralizzata e fatta di morali incerte. Una realtà che ha perso i riferimenti dell'armoniosa civiltà contadina e si è trasformata in un mostro incontrollabile. Un mostro che nella nostra provincia del sud spesso non appare nella sua autentica natura, ma si confonde, si mimetizza indossando scampoli del nostro passato.

Venerdì prossimo alle 18.30 il romanzo viene presentato alla Feltrinelli di Bari. Ci saranno il docente e preside dell'Istituto Margherita di Bari, Prof. Giacomo Cecere, il giornalista e scrittore della Gazzetta del Mezzogiorno, Manlio Triggiani, e il sottoscritto. Alla presentazione parteciperà anche l'editore Manuel Maria Grillo.

Se vi trovate dalle parti di Bari, non vi fermate soltanto a contemplare la bellezza della Cattedrale e della Basilica (filologicamente rese asettiche dalle smanie puriste degli anni 30 e 50), e non sperate di vedere aperte splendide chiese del centro storico chiuse per non si sà quale oscura ragione. Sì, passate a guardare la chiesetta di Sant'Anna, fermatevi a San Giuseppe da don Bux (anche se la messa tridentina si celebra la domenica alle 10.00), e poi, perché no, prendetevi del tempo per gustare ricci di mare e allievi... e se vi rimane un'oretta libera passate dalla Feltrinelli per scoprire le avventure del giovane Nicola Colapinto e del suo abile confessore don Raffaele Loiacono.

Francesco