giovedì 30 giugno 2011

LA NUOVA CATTEDRALE DI PRISTINA: FEDE E UMILTA' AL SERVIZIO DELL'ARCHITETTURA SACRA



E' stato commovente ricevere qualche settimana fa una mail dall'architetto Livio Sterlicchio, autore del meraviglioso progetto della nuova cattedrale di Pristina, in Kosovo, intitolata alla Beata Madre Teresa di Calcutta. Quando, tempo fa, ebbi modo di apprezzare il progetto pensai che quel luogo dovesse avere un grande valore simbolico, in grado di oltrepassare il limitato spazio delle bagarres estetico-architettoniche e del languente dibattito su architettura e liturgia. Il Kossovo mi ha sempre evocato l'immane strage di cristiani serbi del 1389 che il nome stesso della nazione ricorda. In particolare la leggendaria scena del sultano Murad che aggirandosi nottetempo sul campo di battaglia vide riflessa nel sangue dei cristiani trucidati con immane violenza dall'esercito ottomano invasore la falce di luna crescente. E da allora il rosso e la falce di luna divennero l'emblema di quell'impero che sfaldatosi agli inizi del secolo si trasformò nell'attuale Turchia. Progettare e costruire in quel luogo una cattedrale cattolica doveva pertanto costituire una grande sfida non solo politica e culturale, ma soprattutto spirituale per il progettista e storica per la committenza. Il risultato è stato un imprevedibile quanto straordinario ricorso all'architettura tradizionale, che non lesina riferimenti all'architettura bizantina.
Così, quando l'architetto Sterlicchio mi ha contattato gli ho proposto di raccontare ai lettori di Fides et Forma la splendida e come gli inglesi direbbero, challenging experience dell'essere architetto di una grande cattedrale cattolica in partibus infidelium (circa il 90% della popolazione kossovara è di fede islamica). Vi presento quindi il suo contributo con grande riconoscimento e con l'augurio che l'architetto Sterlicchio possa costruire molti altri luoghi sacri nei quali la fede e l'umiltà creativa convivono armoniosamente, facendo sbocciare nuove conversioni e aprendo sempre più i cuori al Signore.

Francesco Colafemmina


Le Ragioni di una scelta - Il Basso Medioevo, ovvero: Ricominciare dalla Fine

di Livio Sterlicchio*

Il Kosovo, in epoca antecedente all’invasione Ottomana, era fondamentalmente di religione cristiana. Si hanno, infatti, testimonianze di quattro Martiri Cristiani della Dardania, antica regione dell’Illiria a nord della Macedonia oggi Kosovo fino dai tempi di Adriano Imperatore d’Oriente (117- 138 d. C.): Procolius, Maximius, Floris e Lauris martirizzati in Ulpiana dove esistono ancora tracce delle mura di una Basilica Cristiana.
Tra l’altro, la Storia ci riporta i nomi dei vari Vescovi della Dardania: da Dacus che presenziò al Concilio di Nicea nel 325 fino ad Andreas Vescovo di Prizren, antica Capitale del Kosovo, nel 1387 all’epoca dell’invasione Ottomana.
Nel 1389,con la vittoria nella battaglia di Kosovo Polje, l’esercito ottomano conquistò il Kosovo e la maggior parte dei Balcani. Sotto il Governo Ottomano cominciò l’islamizzazione, peraltro non apertamente imposta, che comunque, determinò la fine del culto cristiano.
I Cristiani che non si convertirono all’Islam emigrarono in Italia o cominciarono a professare clandestinamente la loro Fede continuando ad osservare le tradizioni cristiane in casa.
Poi fu nuovamente dominio Serbo, poi Jugoslavo. Ora, dopo una sanguinosa guerra e grazie all’intervento dell’ONU prima e dell’UE poi, il Kosovo è diventato libero ed indipendente e Pristina può finalmente edificare la sua Cattedrale a ripartire, appunto, dal 1389.



Il Progetto

Nel corso della stesura del progetto della Cattedrale si è cercato di pensare con la testa dei maestri costruttori dell’Epoca e, operando come questi artisti, sono state elaborate forme e dimensioni sulla base di armonie numeriche, simbolismi e ricerca del valore estetico attraverso lo studio meticoloso dei particolari sia architettonici che decorativi. In più, nelle dimensioni di massima, si è utilizzata l’unità di misura conosciuta all’epoca: il cubito (cm. 45 circa) ed il doppio cubito (cm. 90 circa).
Il periodo storico da cui si è voluto ripartire ha determinato alcune scelte di carattere formale mentre i tempi attuali, le dimensioni ed i limiti del lotto di terreno a disposizione nonché il tessuto urbano esistente imponevano scelte di carattere sostanziale per cui l’orientamento, in pianta, della Cattedrale non rispecchia i canoni dell’epoca e gli spazi liberi all’aperto non sono adeguatamente ampi; in più, il sistema di costruzione come pure i materiali utilizzati rispondono a tecnologie avanzate con moderne soluzioni.
E’ lo Stile New Romanic che realizza un’architettura omogenea e razionale studiata in ogni particolare per forme e dimensioni modellandola secondo la concezione artistica architettonica propria del Medioevo nello Stile Romanico.

Immagine del cantiere della nuova cattedrale

Armonie di numeri e di proporzioni

I Maestri Costruttori dell’Epoca sono così convinti dell’importanza dei numeri che, motivandoli con riferimenti alle Sacre Scritture, ne innalzano alcuni ad una dimensione Cosmica, Sacra, Divina. Il 3 è il numero perfetto: 3 sono gli elementi fondamentali del Cosmo (terra – mare – cielo); Dante elaborò la sua Commedia sul numero 3: infatti 3 sono le Cantiche ed ognuna di esse è divisa in 33 canti scanditi in terzine.
Il 3, inoltre, è il numero Sacro in assoluto: 3 sono le Persone della SS Trinità, 3 sono le Virtù Teologali... Anche il 7 è un numero Sacro: 7 sono i Sacramenti, 7 i Peccati Capitali... Il 5 è, invece, il numero dell’armonia e della bellezza, il numero del corpo umano: Agrippa di Nettesheim, filosofo, alchimista, astrologo tedesco del XV secolo, inscrive in un pentagono stellato il suo Uomo Cosmico. Nel pentagono stellato già Pitagora scoprì che ogni diagonale determina la sezione aurea delle diagonali che attraversa. Così lo studio di progetto della facciata si basa sui numeri 3, 5, 7, sul numero aureo 1,618 e sulla Decade.
L’unità di misura utilizzata è, come già detto, il Doppio Cubito per cui la larghezza della base della facciata misura 30 Doppi Cubiti che, divisa per 5, determina la misura delle navate laterali ( 6 = 3+3 dc ): la parte restante è la misura della navata centrale ( 9 = 3x3 dc ).


La Facciata

Confrontando lo schema di Facciata allegato si può leggere che l’altezza a delle lesene laterali del Portico è la sezione aurea della loro distanza b disegnando, così, un rettangolo aureo; la distanza c tra le lesene centrali è la metà della distanza b tra le lesene laterali. Nel Portale, la distanza d tra le lesene è la sezione aurea della loro altezza e ed anche queste disegnano un rettangolo aureo; anche le porte delle navate laterali sono dei rettangoli aurei, infatti la distanza f tra le lesene è la sezione aurea della loro altezza g: queste sono uguali alle porte laterali del Portico.


Il diametro del cerchio che sovrasta il Portale misura 3,70 DC ed è la differenza tra l’intradosso dell’arco esterno e l’estradosso dell’arco interno. L’altezza h da terra al colmo del timpano del Portico è di 21dc ( 7x3). L’altezza totale i della facciata, da terra ( compresi 7 gradini ) al colmo del timpano della navata centrale, misura 35 dc mentre l’altezza o dei campanili è di 70 dc: il lato di base misura 8 dc (5+3). L’altezza da terra l del punto d’incrocio tra la verticale esterna della navata laterale e la linea obliqua della sua copertura è la sezione aurea dell’altezza da terra m del punto d’incrocio tra la verticale della navata centrale e la linea obliqua della sua copertura; l’angolo di intersezione di tali linee misura 35°. Il diametro del Rosone misura 5,7 dc ed il suo centro si trova sull’asse, a metà della verticale staccata dai due lati obliqui.

La pianta

All’interno, le semicolonne dei pilastri compositi che costeggiano la navate centrale hanno altezza uguale alle lesene del Portale. Lo schema della pianta è a croce latina con 3 navate, transetto e abside. La Navata centrale è separata da quelle laterali per mezzo di due colonnati che scandiscono 7 arcate sulla sinistra e 7 sulla destra: sono le 14 stazioni della Via Crucis contrassegnate da una formella posizionata sulla chiave di ogni arco.

I campanili

Le colonnine delle finestre del primo, secondo e terzo ordine dei campanili disegnano rettangoli aurei. La porta dei campanili (vedi particolare allegato) è inscritta, con il suo timpano e le semicolonne che lo sorreggono, in un pentagono regolare il cui lato misura 5 Doppi Cubiti; la stella inscritta nel pentagono determina la dimensione della porta e della sua cornice: Il punto a di mezzeria del segmento cd e il suo omologo b segnano l’altezza della porta; il punto f di mezzeria del segmento ce determina la larghezza delle semicolonne; il punto e segna la misura della cornice mentre il segmento gh segna l’altezza della cornice stessa e, di conseguenza, l’imposta dei capitelli. L’altezza dei fusti delle semicolonne e la loro distanza disegnano un quadrato.

Natale 2010: il cantiere della nuova cattedrale gremito di fedeli

Simbolismi

Sin dalle origini, l’uomo ha rappresentato con un segno, un simbolo ciò che la sua mente percepisce come un mistero, un qualcosa più grande di lui.
Così i maestri costruttori del Medioevo, nel progettare e costruire le Chiese, prendono a comporre spazi che imitano e racchiudono i valori della loro Fede. Un passo del Vangelo dice: “Rispose loro Gesù: - Distruggete questo Tempio ed io, in tre giorni, lo farò risorgere -. Gli chiesero allora i Giudei: - Questo Tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu, in tre giorni, lo farai risorgere? - ma Egli parlava del suo corpo” (Gv. 2,19-21).
E’ proprio il Vangelo, infatti, a suggerire che il Tempio rappresenta il Corpo di Cristo e allora la forma architettonica cruciforme in pianta è la magnifica, logica conclusione dedotta da tale espressione. Con riferimento allo schema cruciforme della Chiesa, Onorio d’Autun, teologo del sec. XII, dice che l’Abside rappresenta la testa di Cristo, la Navata il Corpo, il Transetto le Braccia, l’Altare Maggiore il Cuore, ovvero il centro dell’Essere.
A sottolineare ciò, nelle Chiese Romaniche gli assi della Navata centrale e del Transetto si incrociano in un punto, chiamato Centro Cosmico, che viene talvolta contrassegnato da una mattonella di forma e colore differente dal resto del pavimento. Ma tutta la geometria dell’architettura sacra Romanica è rigorosamente simbolica. Lo spazio destinato alle navate è rettangolare o quadrato.

Il Vescovo di Pristina celebra la Messa di Natale 2010 nel cantiere della nuova cattedrale

Il quadrato è il simbolo del Cosmo, della materia organizzata, del Creato: 4 sono gli elementi che costituiscono la materia, i suoi attributi sono la stabilità e la temporalità; appartiene all’ordine terreno. La figura geometrica che si ottiene con la rotazione di due quadrati sul proprio baricentro che è il centro del cerchio che lo circoscrive e ad esso inscritto è un ottagono. L’ottagono è il simbolo della Resurrezione. L’8 è il numero dell’equilibrio Cosmico, 8 sono le Beatitudini, 8 furono le persone che si salvarono nell’Arca, figura del Battesimo e della Chiesa: per questo motivo il Fonte Battesimale ha forma ottagonale. Il disegno del pavimento, attraverso un gioco di intrecci di linee e figure geometriche, trasforma il quadrato del vano del Battistero nell’ ottagono del Fonte Battesimale. Il cerchio (o il semicerchio) è il simbolo del Cielo, del Sacro. La cupola è volumetricamente una semisfera e raffigura la volta celeste. Il Portale, che solitamente è un rettangolo sovrastato da un semicerchio, rappresenta la sintesi-antitesi tra sacro e profano: il rettangolo è tutto ciò che è terreno, il semicerchio è il mondo del sacro. Il Rosone che campeggia in alto, sulla facciata, rappresenta il sole e quindi Cristo: “Il Suo Volto era come il sole quando splende in tutto il suo bagliore” (Gv: Apoc. I).

Spesso vengono utilizzati due Campanili ad affiancare la facciata delle grandi Cattedrali: ciò deriva da un simbolismo che ricorda le antiche “colonne solari”. Erano i “testimoni” che segnavano i punti del Nord e del Sud ovvero a destra e sinistra dell’asse equinoziale che a sua volta era segnato da un betilo, una pietra considerata sacra. Nel progettare la Cattedrale sono stati rispettati gli intenti dei Maestri Costruttori del Basso Medioevo utilizzando vari simbolismi.
Così il Sagrato, che è il luogo d’incontro dei Fedeli, è di forma triangolare e rappresenta la S.S.Trinità. Nella decorazione della pavimentazione vengono evidenziate le tre lettere I H S, Iesus Hominum Salvator.

“E ( il Figliol Prodigo ), levatosi, tornò da suo padre. Quando suo padre lo vide s’intenerì e, correndogli incontro, gli si gettò al collo e lo baciò con effusione” ( Lc. XV 20-21). Così il Portico, che ricorda il Nartece dell’architettura paleocristiana dove sostavano i catecumeni, abbraccia i Fedeli accogliendoli in casa come il padre accolse suo figlio.
Dal Portico esterno si accede alla navata centrale attraverso il grande Portale: “Io sono la porta: se uno entra attraverso me, sarà salvo” (Giov 10,7-9) e nel semicerchio del Portale è raffigurato un Cristo in gloria; sul semicerchio vi è un cerchio in cui è raffigurato lo Spirito Santo. Il grande cerchio del Rosone che simboleggia Cristo è al centro della facciata, in alto.

La navata centrale conduce ad un grande quadrato, l’incrocio con il transetto in cui è posizionato l’Altare Maggiore: è l’ordine terreno che giunge al Sacro, il cuore dell’Essere, il Centro Cosmico. Sull’Altare Maggiore insiste la cupola emisferica: è la sfera celeste.

I campanili sono due: due colonne solari con al centro il betilo che in questo caso è la Cattedrale stessa e sul colmo della copertura piramidale è sistemata la Croce, simbolo del Cristianesimo e, per i Cristiani, la Croce, con le sue braccia aperte esprime un amore grande che individua nello strumento del Sacrificio il simbolo della sua grandezza.

Particolari architettonici e decorativi

Lo schema architettonico ricalca quello classico dell’arte Romanica: tre navate attraversate da un transetto.
Le pareti esterne della Cattedrale e dei campanili presentano un gioco bicromico di marmo bianco e grigio alternato, in maniera sobria e misurata, a zone rivestite con solo marmo bianco. Lo stesso marmo bianco è usato per le varie decorazioni, archi, colonne, lesene e capitelli corinzi. All’interno, i pilastri su cui poggiano grandi arcate sono compositi: al nucleo centrale sono addossate quattro semicolonne in pietra sormontate da capitelli corinzi. Sulle prime tre poggiano gli archi che separano le navate e quelli traversi delle navate laterali; il quarto monta fino al soffitto della navata centrale. Gli archi della navata centrale ed il nucleo dei pilastri compositi sono rivestiti in marmo a fasce bicrome. Il soffitto della navata centrale è piano, in legno cassettonato ed il suo disegno geometrico ricorda la cupola di S. Carlino alle Quattro Fontane a Roma. Gli archi traversi nelle navate laterali sorreggono una serie di volte a crociera.
Il parapetto del balcone che collega le due logge del matroneo è in marmo così come il cornicione, le colonnine e gli archi delle logge stesse. Le grandi vetrate delle navate laterali presentano decorazioni policrome che raccontano la Storia del Kosovo. Le decorazioni delle finestrature di fondo dell’abside illustrano i Sacramenti. Anche le finestre del cleristorio, in alto sulla navata centrale, sono rallegrate da vetri policromi per cui la luce che ne filtra genera un piacevole gioco di colori. Varie modanature geometriche decorano le pareti interne.
Il pavimento è caratterizzato da un intarsio bicromo di marmo con un continuo intersecarsi di linee e figure geometriche.



* Architetto e artefice del progetto della Cattedrale "Madre Teresa" di Pristina - Kossovo

mercoledì 29 giugno 2011

L'ULTIMO CAPOLAVORO DI ARISTIDES ARTAL...



Ringrazio l'amico Aristides Artal per avermi inviato, a beneficio dei lettori di Fides et Forma, una splendida immagine dell'opera d'arte sacra che ha appena ultimato. Si tratta di un "Niño pasionista", una tradizione tipica dell'iconografia spagnola del Cristo. Il "Bambin Gesù della passione" è un bimbo che soffre e preannuncia il sacrificio del Signore. In questo senso l'arte ha voluto esaltare l'innocenza di Cristo che pur nell'età adulta del Suo sacrificio sulla croce restò bambino, innocente, fragile pegno d'amore di Dio Padre verso l'uomo.

Niño pasionista - XVIII secolo

L'autentica arte sacra cattolica coincide indiscutibilmente con la straordinaria capacità evocativa di questo dipinto, dove il nitore della figura umana, la bellezza discreta del bambino è introducono alla contemplazione di quel grande mistero ch'Egli contempla da una piccola finestrella. La dimora semplice di un falegname è il punto d'osservazione di quel bambino che salverà l'umanità.

Ancora una volta grazie, caro Aristides! La verità della bellezza che promana dalle tue opere possa convertire tutti quegli uomini di Chiesa che ancora si ostinano a inseguire una misera e decadente arte del deforme, dell'incompiuto, del mostruoso. E che questa immagine possa essere un invito alla preghiera per ogni lettore, in occasione del 60° anniversario dell'ordinazione sacerdotale del nostro Santo Padre Benedetto XVI.

Francesco Colafemmina

venerdì 24 giugno 2011

IL RITO PAGANO NELLA CATTEDRALE DI BARI: UNA PATETICA PAGLIACCIATA!



di Francesco Colafemmina

La pagliacciata organizzata da mons. Franco Lanzolla nella cattedrale di Bari merita qualche commento. Non certo per affondare il coltello nella piaga di questo dilagante uso profano delle nostre chiese, quanto per chiarire, nell'ambito della storia dell'architettura sacra, il senso di questi fenomeni che correlano i fenomeni astronomici al sacro.

Anzitutto mi preme far presente che l'iniziativa del parroco della cattedrale di Bari è stata "sponsorizzata" dalla banca BNL - BNP Paribas. La cosa dovrebbe quanto meno indignare: possibile che si ritenga opportuno sprecare dei fondi, per quanto minimi possano essere, per la realizzazione di un "evento" del genere? E soprattutto cosa crede il buon don Franco che i suoi parrocchiani di Bari vecchia possano aver appreso da questa scenografica esibizione di danza e dall'accompagnamento di soprano, pianoforte e voci recitanti?

Suppongo che i devoti parrocchiani abbiano colto ben poco dell'armamentario pseudo filosofico ispirato alla Repubblica platonica, imbanditogli dal loro parroco. Anzi, temo che ne abbiano ricavato un'impressione sbagliata: l'idea cioè che i loro progenitori fossero a metà strada fra una religiosità simbolico-pagana ed una devozione asettica fatta di pietre e architetture ambiziose.

Nulla di più falso! Molto semplicemente le chiese medievali riflettevano una religiosità più autentica e radicale che tendeva a leggere (correttamente) nell'interazione fra spazio cosmico e spazio sacro la sintesi della presenza divina. Pertanto le chiese erano anzitutto orientate, guardavano al sole che sorge quale espressione del Cristo che ritorna nel giorno del Giudizio. Erano dunque inserite in una dimensione cosmica che non ha nulla di esoterico, di arcano, di misterioso. Al contrario si tratta di un fatto limpido, evidente, ingenuamente solenne: la chiesa, lo spazio reso sacro dalla presenza di Dio, abita uno spazio più grande che è opera di Dio, il Creato. Onorare il creato, sollevare gli sguardi verso l'alto, studiare le meravigliose movenze del reale, quali riverberi della divina creazione, questo era per l'uomo medievale uno dei modi per rendere grazie a Dio del dono della vita.

Fenomeno solstiziale nell'abbazia di San Leonardo a Siponto

Così il segno visibile del solstizio d'estate raccordava in sé due elementi chiave della storia sacra cattolica: da un lato il sole è simbolo per eccellenza della Santissima Trinità. Catturare il solstizio d'estate nell'architettura di un luogo sacro significava d'altronde amplificare il significato di quell'evento che altrimenti sarebbe passato inosservato. E cosa ci racconta il solstizio d'estate? Ci racconta che il sole in quel giorno splende più a lungo rispetto a tutto l'anno. Così la speranza della luce che annienta le tenebre deve permanere nei cuori degli uomini. Dopo la Pasqua, l'Ascensione e la Pentecoste il segno astronomico si inserisce nell'anno liturgico quasi a confermarne l'armonica ritualità.
D'altronde sappiamo che il segno del solstizio è legato alla festa di San Giovanni Battista. E' proprio San Giovanni che in Giovanni 3,30 afferma "Lui deve crescere, io invece diminuire." E quasi a confermare le parole del Battista la luce solare comincia a decrescere a partire dal giorno della sua nascita, il 24 giugno, e al contrario, la luce cresce a partire dal giorno della nascita di Cristo, in prossimità del solstizio d'inverno.

In tutto ciò non bisogna leggere l'eredità di rituali pagani, o una visione naturalistica della religione di stampo pre-cristiano. L'uomo medievale riusciva a vivere il cattolicesimo in maniera integrale. E pertanto anche i fenomeni astronomici "rituali" dell'anno rientravano in una lettura cristiana della storia e dell'intero creato.

Perciò è avvilente constatare che molti contemporanei e specialmente taluni uomini di Chiesa, prestano il fianco ad una costante paganizzazione della religione cattolica. Paganizzazione che è sì vissuta artisticamente, ma che proprio in questo suo estro creativo/interpretativo della religiosità del passato dimostra di averne completamente superato il senso e la bellezza. La religiosità medievale diventa così luogo dell'esoterismo, del simbolismo, della riflessione filosofica, della promiscuità fra sacro e profano. E viene rievocata con quel nauseabondo tocco di esibizionismo fra il folkloristico e il pacchiano tipico di un certo provincialismo ecclesiastico per il quale il simbolismo ha più valore del realismo, l'interpretazione supera la constatazione e l'evento mondano sostituisce più degnamente il rito religioso.

Stupisce in tutto questo il silenzio del Vescovo di Bari, Mons. Cacucci. Eccellenza, per favore dica qualcosa contro quest'uso indecente delle nostre chiese quale palcoscenico per danze di ballerine. La chiesa è un luogo sacro, perché aprirlo al profano? Perché proprio mentre i grandi liturgisti più progressisti mettono continuamente in risalto la sacralità del rito di dedicazione della chiesa, d'altro canto ci si riprende quella sacralità aprendo le chiese ad esibizioni profane del genere? Che le nostre chiese siano sempre più vuote e che la religiosità sia sempre più superficiale lo riconoscono tutti, trasformarle però in tende da circo o palcoscenici teatrali per captare l'attenzione dei fedeli lo trovo invece non solo ridicolo, ma soprattutto patetico!


mercoledì 22 giugno 2011

RITI PAGANI LEGATI AL SOLSTIZIO NELLA CATTEDRALE DI BARI...



E' accaduto ieri nella Cattedrale di Bari: il parroco, don Franco Lanzolla, ha ritenuto opportuno organizzare in occasione del solstizio (quando i raggi di sole filtrati dal rosone illuminano un mosaico circolare al centro della navata), uno spettacolo di danza, "liberamente ispirato al mito platonico della caverna".

don Franco Lanzolla in una immagine di repertorio (fonte: Facebook)










ECOLOGIA DEL SACRO E SACRALITA' DELLA DIMORA DI DIO: QUALCHE REGOLA E UNA SPERANZA FINALE



Cari amici, di seguito pubblico il testo del mio intervento su Ecologia e architettura sacra nell'ambito del convegno "Abitare la bellezza" tenutosi lo scorso 11 giugno presso il Santuario della Madonna del Sasso a Pontassieve. Qualcuno si chiederà il perché di queste immagini a corredo della mia relazione. Ebbene, leggetela fino in fondo e scoprirete le ragioni di queste immagini già di per sè evocative di un'altra via del sacro in totale armonia con il Vangelo, la tradizione e la bellezza.


Francesco Colafemmina


“Ecologia del sacro e sacralità della dimora di Dio: perché le chiese contemporanee sono antiecologiche e dissacranti?”

Pontassieve, 11 Giugno 2011

Il tema di cui intendo parlarvi non è dei più semplici, anzi è intrinsecamente complesso perché il solo concetto di “ecologia” ci parla di relazioni, dunque di complessità, d’intrecci, di trame e orditi in grado di dar vita ad un disegno elaborato e misterioso. Ancor più complesso sarà dunque il concetto di “ecologia del sacro”. Per affrontare un tale argomento proporrò un percorso a cerchi concentrici che, partendo dallo spazio estremo, si propone di raggiungere il cuore della dimora di Dio. Ad aiutarci saranno cinque “regole” dell’ecologia del sacro cui si oppongono altrettanti “dogmi” dell’antiecologia del sacro. Che a delle regole si oppongano dei dogmi non dovrebbe stupire. Oggi non esiste una vera e propria regolamentazione dello spazio sacro e a partire dagli inizi del XX secolo la deregulation estetica ed architettonica ha prevalso in ambito cattolico. La Chiesa ha rinunciato a fissare in norme aderenti alla sua tradizione l’essenza e i fondamenti del dar vita a nuove dimore del Signore e così ognuno sembra dire la sua, e le opinioni (dòxai) hanno scalzato la verità (alétheia).
Naturalmente vi sono opinioni più forti o più deboli e nel mondo dell’opinione tutto dipende dall’autorevolezza di chi se ne fa portatore: la verità si confonde ancor di più perché così diventa quasi possesso personale, individuale e non senso comune, condivisione ideale.
Tuttavia, uno dei fenomeni più curiosi degli ultimi cinquant’anni è rappresentato dal costante capovolgimento della verità in opinione e delle opinioni in verità. Quando ciò accade, ossia quando la verità sullo spazio sacro e sull’edificare la dimora di Dio, consolidata e riconosciuta dalla tradizione cattolica e dai presupposti liturgici, teologici ed ecclesiologici della fede, scolora in dòxa, le false opinioni che la soppiantano si ergono a verità. E guai a chi intenda scalfirne il diritto a sedere sul trono dell’alétheia! Questi sarà tacciato se va bene di ignoranza, altrimenti di passatismo, di misoneismo, di arretratezza, o sarà tutt’al più tollerato con bonaria commiserazione quale reperto di epoche ormai trascorse. Così le opinioni assurte a verità si trasformano in veri e propri dogmi. Dogmi “laici” o “clericali”, comunque dogmi “umani”: arroganti e omnipervasivi, corporativi ed interessati.
Per metterli in discussione è inutile innalzare altri dogmi concorrenziali, fondati sulla verità negletta. No. La verità d’altronde è adaequatio rei et intellectus, dunque emerge da sola, senza la necessità di imporsi. Pertanto nell’epoca buia in cui viviamo, pervasa da una dogmatica antropocentrica e strumentale, l’unica speranza di ridare splendore alla verità, ci giunge dall’umiltà di alcune regole. La regola indica, infatti, l’atto di misurare, e proprio l’uso della logica aristotelico-tomista, logica che è misurazione della ragione, ci aiuterà a ritrovare quelle proporzioni e quell’ordine che sono i segni inconfondibili della verità delle cose.


Vediamo però in primo luogo cosa dobbiamo intendere con l’espressione “ecologia del sacro”. Di ecologia del sacro si sente parlare raramente, e quando ciò accade ne fanno le spese o l’ecologia o il sacro, trattandosi di un’unione insolita e in un certo senso ossimorica. Ecologia è infatti un concetto ampiamente legato allo studio dell’ambiente, ove per oikos si intende la grande “dimora” umana, ossia il nostro pianeta. E il sacro? Il sacro è ciò che appartiene a Dio, ciò che è proprio di Dio. Dunque, possiamo comodamente affermare che per ecologia sacra si deve intendere lo studio della dimora di Dio. Dov’è quindi l’ossimoro? Non sta forse nella natura cosmica della dimora di Dio: l’oikos non è già sacro perché luogo di potenziale presenza divina e Sua creazione?
Aristotele ci insegnerebbe, tuttavia, che una scienza non può fondarsi su di un attributo potenziale, accidentale, di un oggetto, bensì su una sua attualità costante. Pertanto l’unico spazio sacro in atto è quella dimora di Dio che noi chiamiamo chiesa o tempio, anzi, per ricorrere alla dizione ancora attuale presso gli ortodossi, ieròs naòs, tempio sacro, consacrato.
E cosa rende per così dire “più” sacro, “costantemente” sacro, “autenticamente” sacro il tempio, la chiesa del Signore? Evidentemente la Sua presenza, una presenza duplice: nella messa e nel tabernacolo. Come si può vedere si tratta di una presenza che si rinnova nel caso del sacrificio della messa e di una presenza permanente nel caso della custodia eucaristica.
La chiesa assolve tuttavia ad una funzione ulteriore: non solo dimora di Dio, essa è anche luogo della riunione, dell’assemblea del popolo dei fedeli. Qui però incontriamo uno dei primi punti d’inciampo dell’ecologia del sacro. Il concetto di ekklésia, infatti, pur rammentando il carattere assembleare e comunitario del termine greco, ha in realtà un significato assai diverso allorché lo introduciamo nella dimora di Dio. Non si tratta di un’“assemblea”, intesa quale riunione autonoma di uomini e donne, bensì di un “raduno” di uomini e donne che intendono adorare Dio. Il fulcro è dunque sempre il divino e mai l’umano.


Pertanto non sbaglieremo se diremo che una delle prerogative dell’ecologia del sacro è il suo totale orientamento a Dio. Un orientamento che è sì spirituale, ma anche formale, giacchè sacro è, sia pur in misura minore rispetto al tempio, l’intero creato. Per questa ragione una chiesa deve anzitutto contestualizzarsi in una dimensione non solo spaziale e terrena, ma anche cosmica, deve quindi essere orientata astronomicamente. Siamo così alla prima regola dell’ecologia del sacro. Sappiamo che nel passato l’orientamento astronomico costituiva un elemento fondamentale dell’architettura sacra, sebbene spesso fosse superato da esigenze materiali; eppure la totale perdita da parte della committenza ecclesiastica contemporanea e degli architetti impegnati col sacro, di tale originaria premessa alla scelta dell’orientamento del tempio, denota quella che potremmo definire la prima dissacrazione ai danni del Cattolicesimo e dunque il primo dogma dell’antiecologia del sacro: l’immanenza dell’arte edificatoria.
Avendo chiara la dimensione cosmica del tempio sacro e il suo orientamento a Dio, una seconda regola dell’ecologia del sacro sta nella scelta dello spazio terreno su cui edificare la chiesa. Questo spazio deve rispondere a due esigenze primarie: essere centrale e innalzarsi sulle altre dimore circostanti. La centralità spaziale è specchio della centralità spirituale di Dio, così come l’elevazione dell’edificio è espressione dell’altezza del Signore, della Sua Potenza, della necessità che la Sua dimora sia visibile da lontano e si distingua dalle dimore dei mortali.


Una deroga a questa regola è tuttavia rappresentata dal caso dei santuari, sorti il più delle volte in prossimità di luoghi la cui sacralità è attestata dal martirio di un Santo, da una visione Mariana, etc. Al contrario la “confusione spaziale” e l’anarchia urbanistica costituiscono il secondo dogma dell’antiecologia del sacro. Nel tessuto urbano la chiesa spesso può confondersi con una comune dimora, ma il più delle volte finiamo per riconoscerla non per la solennità o l’armonia della sua facciata, bensì per la banalità, la sciatteria e l’estrosità di certa architettura chiesastica diffusasi in Italia a partire dagli anni settanta e ancora in voga. All’epoca dominava il minimalismo e questo strano tentativo di confondere quasi la chiesa fra le case, propagandando così una filosofia della prossimità fra sacro e profano tipica di certe ideologie socialistiche.
Oggi invece il minimalismo si è fatto ambizioso e le chiese pur restando insignificanti nell’aspetto e mortificate nell’armonia, tentano di appropriarsi dello spazio urbano con rinnovata protervia, e si trasformano conseguentemente in monumenti al nulla che troppo spesso circonda i nomi delle grandi archistar del sacro. Nella Roma barocca le chiese erano esaltate da maestose facciate allorquando erano intrappolate in una esuberante teoria di case o fra esili vie che non consentivano una adeguata preparazione al passaggio dal profano al sacro.
Ai nostri giorni non si può sperare di abbellire neppure una scabra facciata, giacchè il più delle volte le chiese contemporanee non hanno vere e proprie facciate ed è al contrario la bizzarria delle loro stesse forme a sancirne la gloria mondana secondo talune élites culturali e clericali.



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venerdì 17 giugno 2011

ARTE CONTEMPORANEA IN VATICANO: ECCO I NOMI E GLI SPONSOR. SPICCA UN'AZIENDA DEL COMPARTO MILITARE!



di Francesco Colafemmina

La pacchiana e squallida mostra organizzata in Vaticano da chi ben conosciamo si tinge di toni ancor più lugubri se pensiamo che è finanziata non solo da Banca Mediolanum, (la banca del Presidente del Consiglio, cosa che non stupisce visto che l'amato Cardinale organizzatore partecipava alle conventions di Publitalia già in anni non sospetti), ma anche da una azienda leader nel settore della difesa, la Elettronica S.p.A..

La Elettronica S.p.A. fornisce sistemi di difesa elettronica all'Esercito Italiano e ad altre nazioni a livello mondiale. Insomma, proprio come don Palombella si faceva finanziare i concerti dalla Alenia Aeronautica, così la mostra vaticana d'arte (orrenda) e dintorni viene finanziata da un'altra azienda del comparto militare italiano.

Sarebbe inutile oltre che verboso esprimersi sull'assemblaggio degli artisti, architetti e poeti convocati in occasione del 60° dell'ordinazione sacerdotale di Papa Benedetto. Eppure due o tre cose lasciatemele dire. I nomi sono proprio quelli che il Corriere aveva anticipato la scorsa settimana, sbagliando solo su Kapoor che non ci sarà.
Gli architetti invitati denotano ancora una volta quell'incapacità di guardare al panorama della rinascente architettura sacra tradizionale più volte da me denunciata. Così in Vaticano spunta il nome di Renzo Piano, già escluso dall'incontro del 2009, e invitato, chissà, per quel vezzo mecenatistico rinascimentale che accompagna le movenze del Cardinal Meforio. E assieme a lui la truppa cammellata dei Calatrava, Botta e Portoghesi. Riesumata dal Brasile la cariatide modernista di Oscar Niemeyer le cui opere attendono ancora di essere abbattute da qualche meteorite di passaggio... Direttamente da Disneyland arriva invece Imre Makovecz!

Passando alle arti figurative c'è da sbizzarrirsi o... da provare qualche conato di vomito.

Gustavo Aceves - Senza titolo - 2003

Dominique Lomré - dalla mostra "Autoportrait de l'artiste en femme enceinte" - 2005

Specie contemplando le opere di un Gustavo Aceves, di un Bonalumi, del frate Sidival Sila (le cui opere andrebbero bene sulle pareti di un centro di igiene mentale), di Max Cole o di Dominique Lomré. Ma perché tralasciare le "significative" opere di un Pietro Pizzi Cannella, di una Francesca Cataldi o di un Paladino, di un Pomodoro, di un Kounellis, di un Ettore Spalletti, di un Carlo Nangeroni?

Carlo Nangeroni - Senza titolo - 2008

Sidival Sila - Cristo Cosmico - 2006

Nonostante il grande successo riscosso dalla sua statua dedicata a Giovanni Paolo II, anche lo scultore Oliviero Rainaldi parteciperà a questa mostra vaticana. E speriamo non si presenti con una garitta, una campana spaccata. Chissà! Forse al Papa regalerà il batocchio per far risuonare il monumento al vuoto a perdere eretto davanti alla Stazione Termini.

In tutto questo caos si salva qualche musicista di altissimo livello, invitato quasi per caso, come Morricone, Miserachs e soprattutto il Card. Bartolucci e due artisti "tradizionalisti" come il baroccheggiante Giuseppe Ducrot, già noto per i suoi lavori a Noto (mi si perdoni il gioco di parole) e la pittrice russa Natalia Tzarkova, ben introdotta nei Sacri Palazzi.

Ma la palma dei più eccitanti artisti invitati a partecipare a questo stomachevole evento la ricevono a mio parere El Anatsui e Kengiro Azuma.

El Anatsui - Man Resplendent Pissing Around the World
(Uomo Risplendente che Piscia Intorno al Mondo) - 1995

Kengiro Azuma - Opera in pasta di pane - 2010

Santità, il 4 Luglio vi aspetta "lo splendore della verità", se resterete abbagliato dall'orrore del deforme saprete certo a chi darne la colpa! Quanto alla "bellezza della carità"... credo sia per sempre sporcata dalla macchia di quella società finanziatrice proveniente dal settore della difesa. Sapete com'è, amore e guerra non vanno tanto d'accordo nel Cattolicesimo...



giovedì 16 giugno 2011

ARCHITETTURA TRADIZIONALE: LA RISPOSTA DI DUNCAN STROIK E IL MIO 3° CONSIGLIO


Una fra le più splendide creazioni dell'architetto Stroik: la cappella del Thomas Aquinas College di Santa Paula, CA

di Francesco Colafemmina

Nel post precedente si è aperto un proficuo dibattito fra lettori e architetti in merito alla reale portata e alle prospettive dell'architettura chiesastica tradizionale. In particolare un lettore faceva notare che taluni elementi strutturali delle chiese romaniche o gotiche perdevano la loro natura funzionale nelle chiese neo-romaniche o neo-gotiche di nuova edificazione. Questo lascia intendere che in un certo senso le nuove chiese tradizionali sarebbero dei "falsi storici", delle copie pedisseque e senz'anima di antiche cattedrali, di modelli superati dalla storia.
Ho girato queste osservazioni all'architetto statunitense Duncan Stroik. Ecco a voi la sua risposta debitamente tradotta:

Caro Dr. Colafemmina,

Salve e grazie per la sua mail. Ecco una risposta breve e non approfondita:

Le preoccupazioni espresse sono ampiamente sentite da architetti educati allo stile modernista. Non sono tuttavia le preoccupazioni dei grandi architetti del passato. Ciò diventa chiaro guardando all'uso dei pilastri nelle chiese antiche, medievali e barocche in cui sono i muri a prendersi cura della struttura.

Ma è interessante notare come mentre molti fra gli architetti modernisti hanno scritto sull' "onestà strutturale", sono stati al contempo disonesti. Ad esempio pensiamo ai montanti d'acciaio di Mies van der Rohe, appena fuori il Seagram Building a New York, la cui funzione è "mimare" una colonna d'acciaio.
Ma le archistar oggi non si preoccupano nemmeno di questa forma di mimesi. Sono piuttosto interessati a forme stravaganti spesso dotate di strutture nascoste.

Ci siamo preoccupati di essere "contemporanei" per 60 anni o più e cosa abbiamo costruito? Guardiamo alla media di chiese cattoliche costruite in questo periodo e compariamola alla media di chiese costruite negli anni '20 del 1900, del 1800, del 1700, del 1600, e così via.
Si tratta di una preoccupazione tipica dei teorici che non ha alcun fondamento nella storia dell'architettura. Forse ci preoccupiamo di parlare o agire o pregare o mangiare in maniera "contemporanea"? O forse lo facciamo e basta?

I Santi di certo non si preoccupano di essere "aggiornati", si preoccupano piuttosto della verità, della bellezza e della bontà. Solo coloro che sono interessati alla moda si preoccupano di essere super contemporanei. La Chiesa d'altra parte dev'esser sempre antica e sempre nuova.

Come potete comprendere uno degli elementi chiave per intendere la risposta dell'architetto Stroik consiste nel superamento delle categorie evoluzionistiche dell'arte e dell'architettura, teorie di mera creazione accademica e non certo supportate da una reale natura del creare umano. Vi porto un esempio pratico. Si legge nel libro del guru degli architetti che fanno chiese in Italia, Mons. Crispino Valenziano, libro intitolato non a caso "architetti di chiese":


"Noi respingiamo una tipologia architettonica (e una controtipologia) perché abbiamo un modello ecclesiologico; e - a parte la repulsa della critica d'arte - la tipologia architettonica ci darebbe piuttosto un templum, perché l'assenza di invenzione si adagerebbe con il solo suo peso di gravità sulla facile sacralizzazione del taglio spaziale, mentre il modello ecclesiologico ci darà più presto una domus, perché l'ascesi progettuale si agegua senza ritardi alla definizione sacramentale dell'edificio, tutt'uno con la sua tensione verso un'architettura curatamente specificata." (p.68).

Cosa ci sta dicendo Mons. Valenziano? Molto semplicemente che grazie alla "rivoluzione copernicana del Concilio" (sono parole sue) non possiamo più intendere la chiesa come un modello tipologico, una tipologia architettonica, bensì come un modello ecclesiologico per il quale bisogna inventare una nuova architettura. Si tratta non solo di una esaltazione della rottura conciliare, ma, a ben vedere, di uno sradicamento dell'architettura dalla tradizione. Secondo Valenziano infatti bisogna rigettare una architettura legata alla tradizione, ossia agli "schemi" di una tipologia consolidata "riproponendo soluzioni nei termini caratteristici del periodo e della localizzazione in cui le soluzioni stesse sono state elaborate".

L'architettura chiesastica dovrebbe essere pertanto priva di radici locali e temporali. Non può avere elementi che giungono da "modelli del passato" né tratti caratteristici del "luogo" in cui viene realizzata. Inoltre dev'essere espressione di una rottura netta con il modello del "tempio", del luogo di adorazione del Signore, perché ad esso si sostituisce la domus, ossia il luogo di riunione dell'assemblea comunitaria.

Capite bene che la vera ideologia è quella di Valenziano & Co. Perché fino agli anni '20 del 1900 (e non è un caso se Stroik scelga questa data, ossia l'ultimo decennio che precede le sperimentazioni di Schwarz e Guardini) le chiese erano fondate su un modello tipologico universale: il tempio. E gli elementi decorativi e strutturali della composizione architettonica erano i medesimi che ci giungono per via diretta dalla civiltà classica, pur con tutte le innovazioni tecniche e le esigue aggiunte formali delle epoche seguenti. Sotto un profilo formale archi, colonne, navate, cupole, lesene, capriate, timpani, etc. etc. non hanno mai perso la propria identità. Hanno rappresentato un continuum di cui è cambiato l' "assemblaggio" a seconda dei gusti, delle innovazioni tecniche, di un cambiamento che per ragioni accademiche ci piace sottolineare ma la cui rivoluzionarietà è sfumata e secondaria se invece tentiamo di leggerne la continuità.

Dove voglio arrivare? Molto semplicemente al cardine di tutta questa ideologia evoluzionistica dell'architettura, cardine che è il medesimo anche per le arti plastiche e le arti pittoriche: lo spiritualismo romantico rielaborato in chiave hegeliana. Solo attraverso il culto dello "spirito individuale e creatore" che l'artista possederebbe dentro di sé, indipendentemente dalle leggi del creato, dalla perfezione dall'ordine e dall'armonia che promanano da Dio, si possono concepire gli abomini dell'arte delle avanguardie e i superamenti dell'architettura ribelle contemporanea. Questo spiritualismo è evoluzionistico perché secondo la dottrina hegeliana lo spirito rivela se stesso nel tempo. Dunque è necessario dimostrare che gli stili compositivi del passato non sono fluidi bensì dei blocchi univoci che si succedono a scadenze temporali ben definite. Pertanto quei blocchi non possono essere riportati in vita da ambiziosi architetti tradizionalisti senza suscitare le accuse di "passatismo" "culto del kitsch" "anacronismo" e via dicendo.

Tutto ciò corrisponde ad una mentalità deviata dall'evoluzionismo dello spirito. Amici, lo spirito creatore non esiste, l'unico Spirito è lo Spirito Santo, tutto il resto sono solo chiacchiere. Colgo pertanto l'occasione per sottoporvi il mio terzo consiglio per il superamento della crisi della Chiesa: abituiamoci ad avere un pensiero sincronico e non diacronico in relazione al passato. Non pensiamo che il passato sia morto e "superato". E' solo passato, ma vive ogni volta che noi ce ne ricordiamo, ogni volta che esercitiamo la nostra memoria o che ne contempliamo la persistenza nel presente. Il massimo esempio di questo pensiero sincronico in relazione al passato ci è offerto dal Sacrificio della Messa. Cristo riattualizza il suo sacrificio ogni giorno. E anche se la sua vita umana è cominciata circa 2000 anni fa, egli è sempre presente, è "O On" colui che è. Impariamo anche noi che tutto ciò che è sacro, autenticamente sacro, perché centrato sul Signore e non sull'uomo, vive sempre e non muore mai. Così anche quelle opere umane che la Presenza Reale di Cristo e la fede secolare dei fedeli ha reso sommamente sacre, permangono modelli attuali per un'umanità disorientata nelle sue ambizioni di progresso e fallimentare nel suo presunto evoluzionismo.

martedì 14 giugno 2011

UNA VENTATA D'ARIA PURA DAGLI USA: RINASCE L'ARCHITETTURA SACRA TRADIZIONALE



Beata Vergine del Monte Carmelo - Wyoming: acquerello del progetto


In attesa di parlarvi in dettaglio di un progetto esemplare di architettura sacra tradizionale ma - parolina magica - contemporanea, attraverso la viva voce del suo umile e arditamente geniale architetto, ecco a voi un'altra buona notizia che giunge dagli Stati Uniti. L'articolo che segue, apparso il 7 giugno scorso sul National Catholic Register meritava di essere tradotto, l'ho fatto per voi aggiungendo tutte le immagini delle chiese citate nell'articolo. Purtroppo in Italia le riviste specializzate non fanno che parlare di orrori architettonici come questo o quest'altro. Il provincialismo e l'egemonia culturale di una élite capace solo di contemplare il proprio ombelico, coadiuvata da anemiche gerarchie ecclesiastiche, fanno del nostro Paese ancora una volta il fanalino di coda del mondo cattolico. Sulla possente struttura dell'ideologia dominante cominciano ad aprirsi le prime crepe già negli Stati Uniti, speriamo solo di non dover aspettare troppo per abbattere i mostri di Botta, Fuksas, Piano e veder fiorire una nuova architettura sacra tradizionale. Buona lettura!

Francesco Colafemmina


Si tende alla tradizione: nuove chiese e restauri guardano alla vecchia scuola

di Anthony Flott

Quando i monaci della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo hanno avuto la necessità di progettare una nuova chiesa per la loro casa del Wyoming, si sono rivolti ad uno stile architettonico antico almeno quanto lo stesso ordine Carmelitano con i suoi 800 anni di storia: il gotico. Progettato da Jim McCrery della McCrery Architects in Washington, D.C., il progetto rievoca spirali torreggianti, contrafforti volanti, torri campanarie gemelle, capriate lignee, rosoni e molto ancora di quanto si può tipicamente trovare nei migliori luoghi di culto europei.
I monaci non sono i soli. Parrocchie e ordini religiosi attraverso gli Stati Uniti stanno tornando a progetti tradizionali per le nuove chiese e per i restauri.

"Si tratta di un enorme cambiamento rispetto a 10 anni fa", dice l'architetto Ethan Anthony della HDB/Cram & Ferguson Architects di Concord, Massachusetts. "Ho visto un passaggio da un periodo nel quale nessuno ci avrebbe neanche pensato ad ora che la questione è diventata una specie di ideale. E' un grande segno che le queste cose stiano accadendo."

Il trend rema contro l'architettura modernista che frequentemente ha caratterizzato l'edificazione di nuove chiese nella seconda metà del 1900 - e ritorna a forme viste nella prima metà del secolo scorso. Negli Stati Uniti l'architettura tradizionale ha dato luogo a chiese come St. Florian ad Hamtramck, Mich. Costruita con una "campagna per un penny" e dedicata nel 1928, è una "spettacolarissimamente enorme" chiesa Gotica, secondo Anthony.

St. Florian ad Hamtramck

Si tratta di una dichiarazione all'altezza della sua importanza. San Floriano fu progettata dal noto architetto di Boston, Ralph Adam Cram (uno dei fondatori dello studio di architettura di Anthony). Il sito di San Floriano nota che "Cram si ribellò allo spavaldo darwinismo sociale dell'età industriale e cercò di richiamare la bellezza e i valori spirituali delle cattedrali del Medioevo." Ma non molto tempo dopo, tuttavia, questo genere di chiese divenne roba del passato.

Prima la Depressione attanagliò le parrocchie e mise in standby i progetti di costruzione di nuove chiese, afferma Anthony. La II guerra mondiale causò un'altra interruzione e gli uomini tornarono dalla guerra "innamoratissimi della scienza". Ciò, aggiunge, coincise con una "enorme secolarizzazione, persino nella Chiesa Cattolica".

L'architettura, pertanto, cominciò ad enfatizzare forme "basilari, semplici, moderne, lineari". Maggiori cambiamenti furono innescati dal Vaticano II, specialmente dal documento nel quale si parla di arte nelle chiese, la Sacrosantum Conciluim. Questo documento, sebbene si occupasse principalmente della riforma liturgica, parlava anche di architettura chiesastica. Alcuni progettisti di chiese, tuttavia, andarono oltre il documento stesso.

"La gente all'interno delle varie diocesi degli Stati Uniti si bloccò su questo punto perché si voleva promuovere l'architettura moderna nella Chiesa Cattolica e così si diceva 'bene, il Vaticano II ha detto che dobbiamo rimuovere tutto questo arredamento antico perché è antico' ", dice Anthony. "Che terribile distruzione avvenne allora!"

Duncan Stroik, architetto a South Bend, Ind. (già membro del Comitato Promotore dell'Appello al Papa per il ritorno ad un'arte sacra autenticamente cattolica n.d.t), ha detto: “Il fraintendimento del Vaticano II fu come il vaso di Pandora e gli architetti e i committenti pensarono che volesse dire che tutto andava bene. Tutto purché non si trattasse di stili tradizionali."

Ciò si tradusse in ciò che Stroik ha definito le "costantemente sorde" chiese suburbane dei tardi anni 60 e degli anni 70. "Costruite per pochi soldi, brutte, non funzionali ed iconoclaste" afferma Stroik. "Se fossero state costruite quali edifici commerciali o residenziali sarebbero già state abbattute. Ci sono alcune chiese progettate da famosi architetti che sebbene sofisticate sono dei luoghi piuttosto poveri per il culto."

Egli menziona la Cappella di St. Ignazio nella Università di Seattle, la Cappella di S. Basilio dell'Università di San Tommaso ad Houston e la St. John’s Abbey a Collegeville, Minn. Cita anche la Cattedrale di Sata Maria Assunta a San Francisco, alla quale i locali si riferiscono come a "Santa Maria di Maytag (nota ditta americana di lavatrici)" perché la sua cupola somiglia alla centrifuga di una lavatrice. "E' interessante sapere che tutte queste chiese ricevettero premi dalla comunità degli architetti", dice Stroik.

S. Ignazio - Seattle

San Basilio - Houston

St. John Abbey a Collegeville

Ma a cominciare da 20 o 25 anni dopo il Vaticano II, laici e giovane clero hanno cominciato a interrogare il modernismo e hanno cominciato a chiedere "chiese che somiglino a chiese".
Questo processo, egli afferma, è "quasi unico nel mondo cattolico" ed è guidato "dal senso sacramentale che i Cattolici possiedono e da una comprensione correlata del fatto che le chiese debbono essere belle perché riflettono il Creatore".
Questo significa rigettare radicalmente piani inclinati, posti a sedere tutt'intorno come negli auditorium, una "mentalità da chiesa-grande scatola" e altri fari dell'architettura moderna che Anthony menziona.
Invece, Stroik dice che i clienti sono alla ricerca di “bellezza, verticalità e iconografia tradizionale". "Ci sono coloro che cercano una semplice eleganza e altri che credono nei colori ricchi e nella decorazione" aggiunge Stroik. "Entrambi i casi appartengono al nostro patrimonio artistico."

La riscossa del Sud

Anthony afferma di vedere questa tendenza alla tradizione "dappertutto", inclusa la sua Arcidiocesi di Boston, dove, nel passato, specialmente l'architettura modernista aveva messo le radici. "La gente di qui, la massa silenziosa, lavora per cercare di abbatterla dal basso verso l'alto. Il fatto che la gente qui voglia fare ciò che considera una architettura più 'da chiese' è una cosa enorme, un grande cambiamento."

Ma il luogo in cui l'architettura chiesastica tradizionale è prevalente oggi, sia Anthony che Stroik concordano nell'identificarlo con il Sud e il Sudest.
Opere tradizionali includono l'abbazia benedettina Syon realizzata da HDB/Cram & Ferguson nelle Blue Ridge Mountains della Virginia. Progetti per edifici monastici e chiese gotiche sono stati ispirati da uno studio delle rovine degli antichi monasteri inglesi. Completato nel 2007, include fra le sue caratteristiche una facciata in calcare spagnolo, finestre ad arco, pavimentazione in lastre di marmo e una massiccia torre campanaria alta 24 metri.

Syon Abbey - Virginia

Altri progetti completati dallo studio di Anthony includono la chiesa di Nostra Signora di Walsingham ad Houston (completata nel 2003), che replica la carpenteria e i lavori in muratura delle chiese vicine al sito del santuario distrutto da Enrico VIII. Gargoyles stanno a guardia sui quattro angoli della torre gotica della chiesa.

Nostra Signora di Walsingham - Houston

A Farragut, Tenn., Anthony ha progettato la chiesa di San John Neumann (completata nel 2008), ispirata alle chiese romaniche della regione francese della Borgogna.

San John Neumann - Farragut

Lo studio McCrery’s è stato invece coinvolto in più di una dozzina di progetti liturgici negli Stati Uniti, inclusi alcuni significativi lavori nel Sud. La sua Cappella di Santa Cecilia a Nashville, costruita per le suore domenicane, è ispirata alle basiliche romane.

Cappella di Santa Cecilia - Interno

A Charlotte, N.C., la chiesa cattolica di Sant'Anna realizzata dallo studio McCrery’s si è espansa su una chiesa che per più di 50 anni ha visto celebrare messa sulle fondamenta di un edificio mai completato.

Sant'Anna - Charlotte

Il nuovo progetto è diventato così popolare che i donatori hanno risposto con fondi bastanti ad aggiungere mosaici, statue ed iscrizioni. Una nuova torre campanaria è in fase di progettazione. A Linville, N.C., la chiesa di Santa Bernadette sempre dello studio McCrery’s ha aggiunto ad un edificio in metallo un grande rinnovamento interno con tanto di capriate lignee e soffitto a cassettoni nella navata.

Santa Bernadette - Linville: Prima e dopo...

Lo studio di progettazione di Stroik ha completato chiese a Covington, Ky., (Ognissanti) e Bullhead City, Ariz., (St. Margaret Mary) e progettato altre, inclusa St. Paul the Apostle a Spartanburg, S.C. Il progetto di quest'ultima, modellato sull'architettura cattolica statunitense e sul romanico lombardo, "incorporerà forme e simboli che la rendono inconfondibilmente una chiesa cattolica". I 16 progetti di chiese del suo studio includono anche il "restauro creativo" della Cattedrale di St. Joseph a Sioux Falls, S.D.

All Saints - Covington

St. Margaret Mary - Bullhead City

St. Paul the Apostle - Spartansburg

St. Joseph - Sioux Falls

“Siamo impegnati nella restaurazione del sacro e nella promozione di un nuovo rinascimento dell'architettura sacra" afferma Stroik, che a Marzo ha ricevuto il Premio Palladio dalle riviste Traditional Building e Period Homes quale riconoscimento del suo eccezionale lavoro nell'ambito della progettazione tradizionale.

Belle Porte

Cosa c'è dietro questa tendenza alla tradizione? Sembra che ci siano molti elogi da fare. A uno su tutti Anthony ne da il merito, al Cardinal Joseph Ratzinger che, nel suo libro del 1986 La Festa della fede: saggi di escatologia liturgica, cercò di rimuovere l'amaro argine di molta della retorica" riguardante la nuova architettura chiesastica post-Vaticano II. Anthony recentemente ha scritto l'ultimo capitolo che esplora la nuova architettura Gotica e Romanica in Nord America di un volume di saggi intitolato Benedict XVI and Beauty in Sacred Art and Architecture: Proceedings of the Second Fota International Conference, 2009. Fota è na piccola isola nei pressi di Cork Harbour, in Irlanda (vi si tiene annualmente una conferenza sulla liturgia, quest'anno fra gli invitati padre Uwe Michael Lang n.d.t.).

McCrery ha inoltre lodato Papa Benedetto e Papa Giovanni Paolo II, affermando che entrambi hanno "incoraggiato una re-ispirazione una re-dedicazione alla tradizione della Chiesa nella teologia, nella filosofia, nella liturgia, nelle arti e nell'architettura." Anthony ha anche affermato che il ritorno all'architettura chiesastica tradizionale era un movimento di base, influenzato da laici che viaggiavano in europa, vedevano le grandi chiese lì e quindi sviluppavano il "desiderio di una grande architettura".
Ma non è importante chi sia da accreditare come iniziatore di questo movimento, l'importante è che vengano costruite delle chiese belle. "Il punto di partenza fondamentale dev'essere quando vedi un edificio o quando entri in uno spazio nel quale sai assolutamente con esattezza dove ti trovi in ogni momento. Che sei sintonizzato con l'emozione e con l'emozione di voler entrare e pregare ed essere più vicino a Dio, comprendendo di essere nello spazio di Dio; tu sei allora nella casa di Dio. Questa è la porta del cielo".

Copyright NCR - Traduzione a cura di F.Colafemmina