Eccellenza Reverendissima,
Mesi fa le rivolsi dalle pagine del mio sito un umile appello a rivedere le sue decisioni in merito all’adeguamento liturgico della Cattedrale di Reggio. Effettivamente un simile appello rivoltole da un giovane quanto presumibilmente sprovveduto cattolico dev’esserle apparso un superfluo e piuttosto fazioso esercizio di arte retorica. Quindi preferì non rispondermi.
Oggi che le (sedicenti) opere d’arte sacra sono installate in Cattedrale, mi consenta di rivolgerle qualche domanda alla quale spero – visto che non mi è dato esigerlo ma quantomeno desiderarlo – lei vorrà rispondere con almeno un pizzico di carità cristiana.
Anzitutto, cosa crede di aver ottenuto con la collocazione di talmente orripilanti (mio modesto parere) opere d’arte contemporanea in cattedrale che non hanno alcun palese né tantomeno occulto rimando religioso o liturgico? Ritiene di aver dimostrato “apertura” attraverso l’acquisto di tali opere, o di aver conseguito un vasto apprezzamento per la sua “audacia”? Ritiene d’aver illustrato la cattedrale con delle opere di grande valore? Ma in che modo lei pensa d’aver incrementato la fede e la devozione dei fedeli reggiani? In che modo pensa di aver posto le premesse per un incremento delle loro preghiere?
Penso, e mi lasci pensarlo, che l’opera primaria di un Vescovo dovrebbe consistere nell’aiutare i fedeli a crescere nella fede e aiutarli, nella preghiera, all’adorazione del Signore, non certo a “crescere” nell’apprezzamento dell’arte contemporanea e nell’esaltazione di qualche noto artista d’avanguardia.
Vede, Eccellenza, ciò che grazie alla sua volontà è stato perpetrato a Reggio è in fondo un atto di lesa maestà. Sì, di lesa maestà divina. Perché se le opere d’arte sacra preesistenti in cattedrale erano volte ad aiutare i fedeli a contemplare attraverso l’arte il Divin Creatore, le nuove opere di (sedicente) arte sacra esaltano esclusivamente l’umano, afferiscono alla mera sfera dell’ànthropos, e si esauriscono nell’umano. Sono opere materialistiche nelle quali è perverso riconoscere alcun anelito spirituale per non parlare delle loro fallimentari aspirazioni estetiche.
Queste opere sono peraltro costate dei denari. Quanti, se è lecito saperlo? Quanto la Diocesi, ossia i fedeli reggiani, ma anche noi semplici contribuenti italiani che riconosciamo alla CEI l’8 per mille (poi impiegato per contribuire al finanziamento degli adeguamenti liturgici), quanto noi tutti abbiamo contribuito – al di là delle nostre volontà individuali – a realizzare lo scempio della Cattedrale?
Eccellenza, dubito che lei riesca a comprendere il senso dell’abominio che ha permesso di compiere in cattedrale e ne dubito visto che non solo lei ha pensato bene di commissionare delle opere abominevoli per abbruttire la casa del Signore, ma ha persino commesso l’errore imperdonabile di condire lo svelamento di tali opere con danze ai limiti della reverie paganeggiante. Lei, proprio lei, dovrebbe difendere la sacralità della sua cattedrale e invece ne aiuta lo svilimento a palcoscenico teatrale di un posticcio rito druidico...
Ci ripenso e non posso che fermamente credere all’inutilità di un mio ulteriore messaggio... Sono infatti certo che non solo non otterrò risposta, ma magari qualche accigliato rimprovero. Dio solo sa però quanto io ami la Chiesa e quanto il cuore mi sanguini allorché vedo dei Pastori intenti a deturpare l’eredità preziosa e devota dell’arte e dell’architettura sacra che abbiamo ricevuto dai nostri padri. Ma non si preoccupi: non la intenerirò con scongiuri e preghiere conclusive. Semplicemente le chiedo con ingenua e disincantata spontaneità, di ammettere i suoi errori, di confessare che quanto intrapreso, su indicazione di Monsignor Santi e di Padre Dall’Asta, si sta trasformando in un boomerang che però colpisce lei e non i valenti consulenti liturgici fautori di cotanto orrore.
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| Coreografie in cattedrale... |
Oggi, se proprio la Chiesa intende essere “contemporanea” dovrebbe, a mio parere, pensar meno a seguire le stantie e superate ideologie iconoclaste nutrite di fallace “spirito conciliare” e invece di devastare il suo nobile passato artistico, promuovere un autentico ritorno alla preghiera. E quello attuato a Reggio non è certo il metodo più valido per favorirla semplicemente perché quelle opere d’arte e quegli artisti nascono ed esprimono un universo materiale diametralmente opposto alla spiritualità cattolica.
Sappia perciò che nel suo silenzio la domanda essenziale resterà inevasa: questo indegno adeguamento liturgico è stato compiuto per assecondare delle logiche meramente umane o per meglio adorare Cristo?
Io continuo a credere che le logiche alla base di questo deturpamento della cattedrale siano tutte umane e sarebbe un atto di onestà e trasparenza confessarlo senza necessariamente riferire a Cristo, alla Chiesa o addirittura alla volontà del Papa ciò che nasce (ed è destinato a morire) con l’umana ambizione e la vanesia ostentazione di un malinteso progresso estetico e spirituale, vacuo e fumoso, improduttivo per le anime e indegno dell’amore divino.
Cordiali - e addolorati - saluti,
Francesco Colafemmina






































