domenica 8 gennaio 2012

SUL NUOVO FONTE BATTESIMALE DELLA CAPPELLA SISTINA

Il nuovo fonte della Sistina
di Francesco Colafemmina

Conosco don Salvatore Vitiello e lo reputo un amico. Apprezzo e stimo Monsignor Guido Marini. Conosco meno l'architetto Angelo Molfetta e ignoro l'artista e architetto Alberto Cicerone (che ha sottoscritto peraltro l'Appello al Papa del 2009). Ritengo, tuttavia, che riguardo a questioni fondamentali come quelle relative all'arte sacra il parlar schietto sia la miglior medicina per evitare che iniziative ricche di buone intenzioni finiscano per lastricare la via dell'inferno... 
Mi riferisco all'operazione "nuovo fonte battesimale della Cappella Sistina". Il fonte è stato commissionato da Mons. Marini, come si legge sul sito dell'artista Cicerone, l'8 agosto 2011. Il curatore teologico dell'opera è stato don Vitiello, mentre il mentore artistico di Cicerone è l'architetto Angelo Molfetta che quest'anno lo ha associato alla sua cattedra presso l'Università Europea (è scritto sempre sul sito dell'artista) e lo ha coinvolto in una serie di adeguamenti liturgici in Abruzzo. 
L'opera viene mostrata oggi nella Sistina in occasione dei battesimi amministrati dal Santo Padre. Di che si tratta? A mio parere di un ottimo pezzo d'oreficeria che non ha alcuna relazione con un'opera d'arte sacra e tantomeno con un fonte battesimale. Ma prima di addentrarci in una critica dell'opera mi preme chiarire alcuni punti.

1. La selezione dell'artista

La responsabilità della riuscita o meno di opere d'arte sacra è tutta di chi le commissiona. In questo caso l'Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. Se si commissiona un nuovo fonte battesimale per la Sistina bisognerebbe tener conto: del suo uso, del contesto nel quale viene inserito, della continuità o discontinuità con il precedente fonte, di alcuni criteri estetici fondamentali (basta attenersi al Catechismo) e del significato teologico dell'opera. In questo caso è stata commissionata un'opera che non fosse legata alla tradizione dei fonti battesimali (catini ottagonali con scene sacre tratte dall'Antico e dal Nuovo testamento, poggiati su una colonna e sormontati da una copertura che termina con una croce). Ora, mi domando: si può - di grazia - far sfoggio di rocchetti ricchi di pizzi e merletti, di dalmatiche e tunicelle, di pianete borromee e non, insomma di tutto questo armamentario barocco e poi commissionare un'opera priva di legami con la tradizione artistica precedente? 
Evidentemente l'opera è stata commissionata male. E lo è stato anche perché non si è avviato un concorso internazionale per la realizzazione di un fonte battesimale benedettiano. Non si sono coinvolti artisti di ogni parte del mondo nel tentativo di offrire alla Sistina un fonte degno del suo altissimo contesto artistico. Si è invece fatto ricorso ad una assegnazione diretta nei cui meccanismi non ci è dato di entrare.

Alberto Cicerone - Pannello decorativo della Discoteca "Ruvido" di Avezzano
2. Il contesto

Il precedente fonte battesimale era opera di Mario Toffetti che lo donò a Giovanni Paolo II nel 1994 in occasione del 50° del suo sacerdozio. L'opera aveva alcuni meriti indiscutibili se paragonata al nuovo fonte: Cristo dominava il fonte, un Cristo che risorge per la nostra salvezza. E appena sopra il catino vi era una piccola scultura di Gesù battezzato nel Giordano da San Giovanni. Insomma, la narrazione sacra era evidente. E il velo mosso dal vento che avvolge Cristo ammiccava esplicitamente al Giudizio Universale di Michelangelo. Se si riteneva quest'opera non più degna di stare nella Sistina, si sarebbe potuta avviare una proficua ricerca per mantenere una continuità stilistica con il resto della Cappella. E invece si è fatto ricorso ad un'opera naturalistica ma slegata dalla tradizione artistica dei fonti battesimali, priva di alcun accenno narrativo (non vi è una croce o un Cristo o un qualsiasi elemento che esuli dalla mera rappresentazione della natura). Così facendo Monsignor Marini ha giocato un tiro mancino a tutti i difensori della riforma benedettiana, avvalorando le tesi della CEI che sostengono (nella nota pastorale del 1996) la "discontinuità stilistica" nei casi di adeguamento liturgico. In parole povere: se devo ricostruire un altare rivolto al popolo questo va creato in discontinuità con il precedente (magari barocco). Allo stesso modo il nuovo fonte battesimale non ha alcuna relazione con le restanti opere della Sistina. E' inadatto al suo contesto. E, si badi, non credo che porre nella Sistina un'opera muta e discontinua sia un segno di "umiltà", una rinuncia a confrontarsi con i grandi maestri del '500. Credo al contrario che sia un segno di presunzione lasciare intendere che i maestri del '500 sono straordinari, ma noi nel 2000 realizziamo opere diverse nello stile e nei contenuti.

Il nuovo fonte aperto...
3. L'opera in sé e il sostrato teologico

L'opera rappresenta "l'albero della vita". Un tema impegnativo che ad ogni modo - da profano - non mi sembra abbia alcun legame con il battesimo. Lo ha se letto in chiave simbolica. Mi rifaccio così ad un'opera, "Il simbolismo del tempio cristiano" di Jean Hani, che esprime questo genere di elucubrazioni simbolico-esoteriche: "Se nel tempio naturale la pietra rappresentava la durata, l'albero e la fonte annunciavano, ciascuno a modo proprio, la vita e la rigenerazione: infatti, l'albero si rinnova ad ogni primavera e l'acqua è la condizione necessaria di ogni vita."(p.86). Da queste associazioni simboliche nasce un'opera costituita da una pietra, un albero d'ulivo e una sfera d'oro che rappresenta il sole. Ma che ci fa il sole sull'albero della vita? Per capirlo ci tocca recuperare la mitologia assira, i bassorilievi che ci mostrano l'albero della vita sormontato dal disco solare. E ci tocca prendere in mano la kabbalah e la dottrina delle sefirot legate all'albero della vita. Scopriremo così che la sefirot che costituisce il sole è quella da cui si dipana la vita, è il Keter, la Corona. L'albero della vita è, insomma, un tema affascinante, è presente in varie culture e anche nell'Apocalisse di San Giovanni. Ma siamo certi che fosse il tema ideale per un fonte battesimale?

Cristo "Albero della Vita" nella Basilica di San Clemente:
Simbolo e Sacra Narrazione non possono essere disgiunti!
Articolo meglio la domanda: siamo certi che, avendo scelto l'albero della vita quale tema del fonte, la sua mera rappresentazione naturalistica fosse la via migliore? Viviamo qui la stessa ambiguità dell'arte simbolica del santuario di San Pio a San Giovanni Rotondo. Il problema è che il simbolo non è cristiano se posto all'interno di una Chiesa. Il simbolo è sacralizzato dalla narrazione sacra all'interno della quale è raffigurato. Diventa così una ulteriore chiave interpretativa della narrazione sacra. Ma se eliminiamo qualsiasi narrazione sacra e lasciamo solo un simbolo, peraltro non proprio del Cattolicesimo, ma presente in numerose altre culture, come potremo sperare di aver fatto un passo in avanti verso quella riforma benedettiana che anche nell'arte sacra deve esprimersi in continuità con il passato e la tradizione della Chiesa? Come potremo sperare di adempiere quanto ci dice il Catechismo: "l’autentica arte sacra conduce l’uomo all’adorazione, alla preghiera e all’amore di Dio Creatore e Salvatore, Santo e Santificatore."? L'adorazione, la preghiera e l'amore di Dio discendono non certo da un processo di evocazioni simboliche, da una serie di ragionamenti intellettuali, ma dall'evidenza della narrazione sacra. Dall'empatia con la storia della salvezza. Per capirlo bastava alzare gli occhi e darsi uno sguardo intorno alla Sistina...

Conclusioni

Pur apprezzando lo sforzo, il risultato dell'operazione è mediocre e per certi versi anche preoccupante. Quest'opera segna una battuta d'arresto negli sforzi per migliorare l'arte sacra cattolica in continuità con la tradizione. E' una vittoria di Ravasi, della CEI e persino di quel simbolismo ambiguo osannato da Crispino Valenziano. E' insomma un passo indietro e un autogoal. Francamente mi sfuggono ancora una volta le ragioni che hanno condotto Monsignor Marini a commissionare un'opera per un contesto così importante con la semplice assegnazione diretta, senza bandire un concorso, senza esporsi con coraggio, senza proclamare la bellezza di un'arte sacra in linea con la tradizione della Chiesa.
Lo avrei capito se si fosse voluta realizzare un'opera "tradizionale" in sordina, senza suscitare polveroni. In realtà così non è stato. Dunque, continuo a chiedermi perché vadano bene pizzi e merletti nelle celebrazioni pontificie e non un fonte battesimale degno di questo nome nella Cappella Sistina. Mistero!
L'opera è peraltro, ripeto, più un raffinato oggetto di oreficeria che un'opera d'arte sacra. Un tempo sarebbe potuta andar bene - in miniatura - per le bomboniere matrimoniali qui in Puglia, ma oggi siamo certi che possa esser degna di stabilirsi in Cappella Sistina?
Ultima questione: quanto è costata l'opera e chi l'ha pagata? In tempi di austerity non vedo perché anche l'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice non debba adeguarsi alla sobrietà, evitando di commissionare opere in oro a 24 carati... Specie se un fonte battesimale degno di questo nome c'era già a disposizione del Papa.
Insomma, un'occasione mancata e un segno inequivocabile dell'assenza di coraggio e volontà da parte dei più stretti collaboratori del Papa di andare avanti sulla strada della riforma benedettiana. Meglio il facile conformismo simbolico e ravasiano che genera consensi e prelude a nuove commesse. 

25 commenti:

Anonimo ha detto...

Placet (mi riferisco al tuo commento, non al fonte). Antonello

Andrea ha detto...

Grazie di cuore, Francesco.

Omelia in parrocchia questa mattina (celebrante quarantenne): con il Battesimo di Cristo la nostra vita trova la sua "conferma" e può "maturare, riconoscendo le proprie potenzialità".
Nessuna traccia del concetto di immersione del Signore nella (nostra) condizione di Morte, perché possiamo Vivere. Il Giordano, in luogo del Mar Rosso, citato come luogo di nascita del Popolo Eletto - nessuna traccia del Battesimo in Acqua e Spirito Santo.

In definitiva, le simbologie vegetali sono sempre, nella nostra epoca, paganeggianti, o meglio panteistiche; quelle animali (Agnello di Dio..) sono invece umanizzanti e veramente cristiche.

Anonimo ha detto...

Bene, è scomparsa la 'neve' sul blog! :)

... non hanno tenuto nemmeno conto la pericolosità per i bambini di tutte quelle foglie a punte !

qui i batessimi tempo 01.10
http://player.rv.va/vaticanplayer.asp?language=it&tic=VA_9O6PELLK

Anonimo ha detto...

Sono perfettamente d'accordo con lei.

Anonimo ha detto...

sono d'accordo con te!!!che tristezza ...ma se all'ufficio delle celebrazioni papali e al papa stesso va bene è grave !!!chi ci salverà ?????da questa omologazione da questo pensiero unico??

Gianpaolo1951 ha detto...

Caro Francesco, se fosse stato destinato alla (per me orrenda) Sala Nervi, ora Aula Paolo VI, l’avrei anche “digerito”…, ma nella Basilica di San Pietro, mai e poi mai!!!...
E’ peggio di un pugno allo stomaco!
Ma quello che più mi fa male e mi lascia interdetto, è il sapere che l’ha commissionato personalmente mons. Guido Marini e non il Piero, famoso per le vesti alla “mago Otelma” fatte indossare al povero GPII per il Giubileo!...
Qui i conti non mi tornano più e aspetto tue ulteriori informazioni prima di (omissis)!!!

enrico d. ha detto...

la mia non è una valutazione liturgica; ma mi sembra che un fonte battesimale debba dare un senso, oltre che di sacralità, anche di saldezza, di sicurezza.
Oggi nella mia parrocchia è stata battezzata B. con l'acqua di una catinella di bronzo, posta in precario equilibrio su una colonnina di legno in mezzo al presbiterio. Mentre nella prima cappella a sinistra il fonte marmoreo, esagonale, con statua del battista sul coperchio, dono di benestante famiglia locale ad inizio '900, stava lì a prender polvere...
L'alberello di (buona) orificeria mi pare del tutto fuori scala nello spazio della C.S. . La sua "leggerezza e trasportabilità" rendono difficile associarlo in modo più o meno stabile con la Cappella. Domani potremmo vederlo in altra circostanza, in altra chiesa, in altra diocesi...
E' pur vero che il sacramento del Battesimo non necessita di strutture complesse (vedi la storia di Putin battezzato di nascosto...), ma quando l'evento è papale, in mondovisione, anche la forma conta.

Areki44 ha detto...

Sono completamente daccordo con Francesco Colafemmina......
Un'altra occasione mancata per dare un segno di sensatezza in quest'arte sacra che dal Concilio in poi è sempre più degenerata.....

Anonimo ha detto...

Ma caspita, mi sembra che tutti parlino senza aver guardato il video della Celebrazione in Sistina e l'uso del fonte. Guardando, infatti, si può chiaramente notare come il Fonte venga integrato dentro l'opera d'arte che è la stessa Cappella Sistina, una narrazione sacra vivente che si riflette sul coperchio del catino, mostrando il significato di tutto il resto.
Per eventuali pericoli per i bambini, guardando il video, si sarebbe notato chiaramente come un solo lato del catino fosse costeggiato dai rami, mentre l'altro ne fosse libero appositamente per l'amministrazione del Battesimo. A me piace! Meno ideologia e più osservazione.

Andrea Carradori ha detto...

Carissimo Francesco, si tratta di un dono che servirà una volta l'anno.
Un esperimento per dimostrare che anche l'arte moderna, se fondata sulla roccia, cioè sulla sana dottrina, può servire il Culto Divino.
Tutto è correggibile.
Interessante, l'avevo notato anche io, la riflessione di un Anonimo che ha scritto della probabile " pericolosità per i bambini di tutte quelle foglie a punte".
Trattandosi di un dono, come lo stemma per lo "stratum" ( realizzato con la tiara che è misteriosamente sparito dopo essere stato esposto una sola volta)va apprezzato per il gesto di ossequio e di amore verso il nostro amatissimo Papa. Con stima e affetto. Andrea Carradori

Andrea ha detto...

Caro Gianpaolo, ci troviamo, purtroppo, nel quadro ideologico che riferivo parlando della predica ascoltata oggi: eliminazione del concetto di Peccato Originale (con le sue conseguenze: la morte fisica e spirituale) e introduzione di un concetto del Battesimo edulcorato e auto-celebrativo .
In poche parole, non avremmo bisogno dell'immersione nella Morte di Cristo (pensiamo alle antiche vasche battesimali per gli adulti, con i gradini per scendere in acqua fino a immergersi completamente) per essere liberati dalla condizione di Morte in cui ci troviamo, ma troveremmo qualche goccia di acqua battesimale in cima all'Albero della Vita.
In realtà, come Francesco ci mostra, il vero e fruttuoso Albero della Vita è la Croce, che porta il Vivente che muore per noi; dal Suo Cuore trafitto sgorgano impetuosamente Sangue e Acqua.

Vogliamo essere più espliciti? l'Albero della Vita realmente esistente è una Vite (Gv 15, 1), che produce grappoli da cui si fa il Vino (Sangue); NON è un ulivo, che rimanda alle antiche (veterotestamentarie) unzioni sacre e alla pace fra Dio e l'umanità "lavata" dal Diluvio.
Il Messia, l'Unto del Signore, Re Pacifico, non è venuto a portare la pace, ma la spada (Mt 10, 34).

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Andrea,

mi sembra di esser stato chiaro. L'opera è stata commissionata all'artista da Mons. Marini l'8 agosto 2011. Così sul sito dell'artista. I doni si ricevono non si commissionano.

Francesco Colafemmina ha detto...

P.s. Caro Andrea,

sai bene anche perché è sparito quello stemma. Peccato perché in quel caso si sono buttati dei soldi. Qui oltre a spenderne tanti si è persa una occasione.

Raffaele G. Rega ha detto...

Signor Francesco Colafemmina, ha scritto un articolo davvero perfetto, lo abbraccio in toto!

andrea pacciani ha detto...

Francesco voglio vedere il bicchiere mezzo pieno della vicenda.
La chiamata diretta soprattutto al di fuori dello lo Starsystem artistico/architettonico non è del tutto negativo per due motivi: la scelta di un artista "sconosciuto" e senza un c.v. di alto spessore innanzi tutto manifesta il coraggio di Mons. Marini di prendersi una responsabilità diretta sull'esito del risultato di un'opera così significativa: ciò non è di molti nella chiesa cattolica contemporanea, anzi di nessuno (nemmeno tra gli amministratori pubblici accade).
D'altra parte pare che l'artista sia stato formato presso le dottrine emanate dai corsi della pontificia Università Europea: è quindi il risultato che Marini ha cercato voluto ed ottenuto con consapevolezza formando e guidando il proprio artista.
E' un passo in avanti non trascurabile in una chiesa sempre più incerta e esposta ai venti esterni.
Sul risultato faccio rilevare l'unica cosa positiva: che perlomeno è una composizione fatta con un montaggio di pezzi figurativi e riconoscibili per quello che sono una palla su un ulivo(anche se non si capisce che è un fonte battesimale); anche questo nell'arte sacra contemporanea è un piccolo passo avanti o per lo meno di lato rispetto agli adeguamenti stile reggio emilia dove meno si capisce cos'è e più è artistico.
Voglio essere insomma ottimista: mentre nel giudizio credo che la pochezza di questo fonte battesimale sia un insulto al luogo in cui verrà posizionato (lo vedevo bene in una chiesa moderna anni '70 di quelle in mattoni rossi e telaio in cemento armato a vista con gli spioventi accentuati),mi sorprende il coraggio della scelta forte e diretta voluta e controllata dell'autore e un risultato figurativo anche se privo di contesto e di identità che meritava il tema progettuale

Anonimo ha detto...

Prederivo il precedente a questa opera ravasiana - mariniana. Mi dispiace dirlo, per Piero marini non ho avuto mai gande simpatie , ma questa volta batte Guido per 100 a 0.Un brutto tiro per il maestro delle celebrazioni liturgiche del papa.Dobbiamo aspettarcene altri? Beh in vaticano a volte si può perdere una bataglia e perdere la guerra, diversamente da quanto succede in guerra. Vincere o perdere una battaglia non è determinante. Ince per Guido marini, caduto nella mediocrità liturgica questo atto apre la porta per un ipotetico "avvicendamento".

Andrea ha detto...

È peggio di "un risultato figurativo privo di contesto", caro Pacciani.

Come dice Francesco, ci si muove in ambito ravasiano (l'artista avrebbe a disposizione un' "antologia di simboli" da cui scegliere liberamente).
In tal modo si finisce inevitabilmente nel panteismo irenistico, come cercavo di mettere in evidenza io.

Anonimo ha detto...

Signor Colafemmina,

lei si chiede:

" Ora, mi domando: si può - di grazia - far sfoggio di rocchetti ricchi di pizzi e merletti, di dalmatiche e tunicelle, di pianete borromee e non, insomma di tutto questo armamentario barocco e poi commissionare un'opera priva di legami con la tradizione artistica precedente? ".

Non vede che c'è una logica, un filo che unisce i progressisti a questi "conservatori"??

"Conservatori" e "progressisti" frequentano o hanno frequentato le stesse accademie, gli stessi corsi, respirano la stessa aria.

Si vestono differentemente ma in testa hanno quasi gli stessi contenuti, seppur tendono ad esprimerli differentemente.

Un conservatore cattolico non è altro che un "progressista mascherato".

La via di uscita è data dal tradizionale o tradizionalista che si pone su un campo totalmente diverso dal conservatorismo e dal progressismo.

Paradosi

Anonimo ha detto...

Portiamo quel fonte a gerusalemme, nella Chiesa del Getsemani, la in uncontesto di uliveto potrebbe benissimo stare oppure ancor più vicino in una bella parrochia del mezzogiorno d'Italia , immersa in uliveti e splendido sole.
Ma per la Sstina mio caro Maestro Guido cosa fa quell'albero?
Ritorni alle cose buone e non si faccia invaghire dalle coobitazioni di Ravasi e compagni. Forse lei non sa che accanto a quel Ravasi e a quel Valentiano ci sta il buon Piero.

f. M. des Anges ha detto...

condivisibile in tutto.
azzeccatissimo il paragone con la bomboniera.
la domanda è: che bisogno ce n'era?
In conclusione: si è pasati da un fonte con Cristo e Croce a un fonte senza Cristo e senza Croce.
Giudichi chiunque se questo è un progresso.
Un fonte senza croce??? Boh...

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Marco, gentilmente può riscrivere il commento in corsivo? Grazie.

marco ha detto...

Il nuovo fonte battesimale ideato e realizzato dall’artista Alberto Cicerone è un capolavoro e me ne rendo ancor più conto dopo aver letto qui come dei ciechi parlino di quello che non hanno visto e mai vedranno. Il fonte è una esegesi chiara e forte della tradizione e della contemporaneità. I riflessi del capolavoro michelangiolesco inglobati all’interno del fonte, attraverso la superficie della sfera in oro, sono l’unione che in quel luogo, e solo con Michelangelo prima, c’era stata. Oggi quell’unione è stata riconfermata. Arte e catechesi.
Straordinario!!!!!!!!!!!!!!!!

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Marco,

se lei venisse nell'albergo in cui alloggio per lavoro scoprirebbe un fenomeno straordinario. Sul tavolo del buffet c'è uno scalda-zuppa argentato di forma sferica. E' esattamente delle stesse dimensioni della sfera del fonte battesimale...

A pranzo, quando è chiuso e custodisce la succulenta zuppa del giorno lo spettacolo si materializza perché riflessa sulla superficie della sfera posso vedere l'intera sala ristorante.

Uno spettacolo davvero unico. Catechesi gastronomica direi!

Andrea ha detto...

Qualcuno ha ricevuto gli auguri natalizi dai Salesiani di Bombay ?
C'è un albero della vita che cresce (nello spazio!) avendo le radici nel Pianeta Terra: Gaia, il Pianeta Vivente (= ciò che vive è il Pianeta divinizzato, non i viventi che esso ospita).

Inoltre, ho appreso che alle radici dell' "Albero della Vita" della Sistina c'è, incastonata nella roccia di provenienza appenninica, una pietra della zona del Giordano. La "teologia" sottostante, perciò, è proprio quella che citavo nel primo intervento: il Sacramento del Battesimo viene fatto procedere dal battesimo di Cristo (cioè del Battista) e non dall'Acqua sgorgata dal suo Cuore trafitto.
È poco? direi che è un'autentica eresia.

Anonimo ha detto...

Ho frequentato il master in Architettura Arte Sacra e Liturgia a Roma e ne son uscito con le idee ancor più confuse su di una materia in cui volevo cimentarmi con un approccio di totale umiltà.
Tale opera carica di simbolismi inutili buttati là non è degna di stare nella Cappella Sistina. Per la sua bruttezza estetica, pericolosità, costi spropositati per la sua realizzazione dovrebbe stare in una delle tante chiese commissionate dalla CEI agli archi-star.