martedì 21 febbraio 2012

IL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA COOLTURA E UN CATALOGO DEL VUOTO ARTISTICO

Arte per Benedetto XVI: verso l'infinito e oltre...
di Francesco Colafemmina

E' stato presentato sabato 18 febbraio a Roma il catalogo della famigerata mostra per il sessantesimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI, organizzata mesi or sono dal Cardinal Ravasi. Non stupirà apprendere che il volume è stato presentato dallo scrittore Vincenzo Cerami, dall'architetto Santiago Calatrava e dal povero artista (nel senso di massimo esponente dell'arte povera) Jannis Kounellis.

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La cultura per Ravasi evoca immancabilmente l'incontro con ateismo, laicismo e il fascino di ciò che è in una parola cool. Potremmo dunque a ragione definirla cooltura. Ma sorvoliamo per un attimo sul cardinale errabondo nel suo cortile dei gentili e veniamo al catalogo curato da Micol Forti e monsignor Pasquale Iacobone. Partiamo dal testo introduttivo firmato dal Pontificio Consiglio della Cooltura ossia dalla persona di monsignor Iacobone: "più che un semplice catalogo dell'Esposizione (...), questo volume vuole innanzitutto raccontare e documentare l'evento che ha visto il Santo Padre e gli artisti invitati protagonisti di un incontro davvero singolare ed eccezionale". "L'evento" dunque surclassa già in premessa i contenuti e così l'introduzione somiglia a quegli agili riassuntini che i maestri ci facevano scrivere alle elementari di ritorno da una gita: "siamo partiti alle sette, il pullman era festante... la visita al museo si è svolta verso le undici... all'una pranzo al sacco...". Così Iacobone: "Il Santo Padre ha solennemente inaugurato l'esposizione nella mattinata del 4 luglio. (...) Il Cardinale Gianfranco Ravasi ha quindi indirizzato il suo saluto al Santo Padre (...) Il Pontefice ha rivolto ai presenti un breve ma intenso discorso (...)." Insomma due paginette che preludono al vuoto di questa ennesima operazione ravasiana.
Ma il pezzo forte del catalogo è lo sconclusionato contributo di Micol Forti, curatrice della collezione d'arte contemporanea dei Musei Vaticani, dal titolo "Premessa. Le opere, gli artisti."
Leggiamo quest'altro specimen di vacuità ammantata di complessità: "La creazione artistica, nelle sue più diverse forme, nell'eterogeneità delle tecniche e delle declinazioni stilistiche, si manifesta all'interno di un vasto terreno comune, quello della comunicazione, della condivisione e dello scambio; e il suo valore espressivo si consolida e, a un tempo, si trasforma, grazie al suo essere parte integrante di un determinato periodo storico. Ogni forma linguistica e poetica esige una fonte creatrice e un alveo capace di accogliere il suo fluire, la sua capacità di contaminare ed essere contaminata, di interpretare ed essere interpretata, senza soluzione di continuità, dal tempo, dalla cultura e dalla storia."

Ci avete capito qualcosa? Proviamo a fare una breve analisi di questo contorto pensiero. L'opera d'arte nonostante la varietà di forme, tecniche e stili avrebbe un elemento di comunione che si identifica con la comunicazione e lo scambio. La comunicazione, l'interazione assurge a trait d'union fra le variegate espressioni artistiche ben più del loro contenuto. L'espressione dunque diventa un "valore" e tale "valore" sussiste nella sua ambiguità semantica e storica. Vi è un linguaggio artistico che è contemporaneamente afasico, o meglio illogico, non sostenuto da una correlazione fra espressione e contenuto, fra parola e realtà. Ogni creazione si perde nella mutevolezza e nell'ambiguità, nel tutto che è anche niente, nel bianco che è anche nero, nel tempo che è anche eterno, nella complessità verbale che è anche mera banalità o meglio vuoto noetico riempito di parole e costrutti senza capo né coda.

La Forti - evocatrice nell'ambiguità del suo quasi omonimo vescovo abruzzese - prosegue nel suo strologare con inusitata lucidità: "Si è voluta testare la possibilità di comporre un tessuto fatto di convergenze, in cui l'inevitabile auspicata policromia, dovuta a trame e orditi di diversa natura e provenienza, rispettasse le singole espressioni artistiche e al tempo stesso esaltasse la straordinaria ricchezza celata o sprigionata dalla convivenza di molteplicità e diversità." E ancora: "Compositori, poeti e letterati si sono volentieri offerti presentando le loro opere come 'segni', non suonati, non letti eppure testimoni di un mondo di idee e di espressioni, in costante tangenza con forme comunicative differenti; e la loro presentazione è stata pensata come un sistematico contrappunto ai linguaggi visivi. Insieme all'architettura (...) esemplificano una visione complessa che, rinunciando da un lato a ogni espressione ideale e specialistica, propone una possibilità di integrazione tra diversi piani formali e percettivi". 

Non possiamo non essere grati alla dottoressa Forti per questa sua breve premessa. Essa illumina, infatti, il vuoto che pervade quel dicastero vaticano della cooltura, dove il medium è più interessante della res, dove l'apparenza in sé priva di identità e valore diviene centro di ogni discussione e l'oggettività scolora nel relativismo dialettico. O forse no, dato che il realismo e la stessa realtà risultano al di fuori dell'orizzonte di tali sedicenti esperti d'arte e più precisamente d'arte sacra e religiosa. 
La fede, la ricerca di Dio, l'esegesi e l'evangelizzazione restano solo comodi slogan per aggregare discepoli di vanità, per assecondare le esigenze di una cooltura fatta di parole insensate, mirabile erudizione e ciononostante di vuoto ideale e arsura spirituale. 

Leggevo a tal riguardo qualche giorno fa il post del blog di Ravasi (ospitato sul sito del Sole24Ore, quotidiano della Confindustria dal supplemento culturale - un tempo - molto cool) nel quale il Cardinale annunciava l' "evento" di presentazione del catalogo. Non poteva non colpirmi la solita chiusura a base di citazione colta e improbabile, ma definitivamente cool (la poetessa ebrea tedesca chiunque essa sia non può non essere cool), la seguente: "Mi piace concludere ricordando la bella citazione della poetessa ebrea tedesca Nelly Sachs: “Se i profeti irrompessero per le porte della notte, incidendo ferite di parole nei campi dell’abitudine… Se i profeti irrompessero per le porte della notte, cercando un orecchio come patria, orecchio degli uomini, ostruito di ortiche, sapresti ascoltare?”."

Ecco: sarebbe auspicabile riflettere sulle citazioni oltre che bearsi nel diffonderle. Specie se il vuoto coincide col proprio campo d'abitudine e le orecchie sono ostruite di ortiche, sì, quelle che crescono nel cortile dei gentili...

10 commenti:

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Francesco,

Nella mia città sarà costruita una Cattedrale di Cristo Re, progettato dall'architetto comunista Oscar Niemeyer. In realtà chiamare il progetto di "cattedrale" è una gentilezza, perché in realtà a quanto pare, è quello di essere una navicella spaziale. Vedi le foto:

http://www.arquidiocesebh.org.br/catedralcristorei/galeria-de-fotos.php

Una Cattedrale di Cristo Re, realizzato dalla progettazione di un comunista, che contraddizione, no?

Un Saluto dal Brasile

Andrea ha detto...

Cultura (= coltivazione della Vite in Terra, umile lavoro nella Vigna del Signore): "Noi annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i Greci; ma.. ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini" (1 Cor).

Cooltura (= volo verso la Luce con le ali di Icaro, fuga "verso l'alto" dalla Vigna del Signore): "Noi annunciamo che lo scandalo per i Giudei e la stoltezza per i Greci sono terminati: ci siamo seduti tutti insieme a parlare di Dio, e concordiamo sul fatto che non è plausibile che Egli abbia un Figlio, venuto nella carne" (....)

Ingegneria ha detto...

Caro Francesco,
una sola parola per il tuo commento:
meraviglioso!!

Anonimo ha detto...

"La creazione artistica, nelle sue più diverse forme, nell'eterogeneità delle tecniche e delle declinazioni stilistiche, si manifesta all'interno di un vasto terreno comune, quello della comunicazione, della condivisione e dello scambio; e il suo valore espressivo si consolida e, a un tempo, si trasforma, grazie al suo essere parte integrante di un determinato periodo storico. Ogni forma linguistica e poetica esige una fonte creatrice e un alveo capace di accogliere il suo fluire, la sua capacità di contaminare ed essere contaminata, di interpretare ed essere interpretata, senza soluzione di continuità, dal tempo, dalla cultura e dalla storia."


Cos'è che non capisci di questo discorso?

Gianpaolo1951 ha detto...

Parole, parole, parole…
Parole vuote di senso!…
Parole fine a sé stesse!…
Un mare di parole per dire il nulla!!!
Mi torna alla mente l’angoscia di mia sorella, insegnante di latino al liceo, quando si è trovata costretta a sostituire un quattro con un giudizio scritto…
Un giro infinito di parole, per dire ciò che un semplice numero esprimeva inequivocabilmente da solo!!!
Povero Ravasi…, rappresentante della Chiesa del “nulla”!!!

Gederson Falcometa ha detto...

Off-toppic: Qui in Brasile, hanno fatto una petizione per chiedere al Papa di celebrare la Messa Tridentina, vedere:

"I cattolici fedeli che frequentano la Messa nella forma straordinaria del Rito Romano desidera ricevere dal Papa una dimostrazione di sostegno e apprezzamento per questa forma liturgica, così hanno deciso di chiedere al Papa di celebrare una Messa pubblica in questa forma straordinaria del rito romano in l'intenzione del clero cattolico e la tutte Santa Cattolica e Apostolica Romana./The faithful Catholics who attend Mass in the Extraordinary Form of the Roman Rite wish to receive from the pope a demonstration of support and appreciation for this liturgical form, so they decided ask the Pope to celebrate a Mass publishes this Extraordinary Form of the Roman Rite in intention all Holy Catholic and Apostolic Roman and clergy". http://www.change.org/petitions/missa-tridentina-o-papa-celebra

Anonimo ha detto...

scriviamo tutti una mail di protesta alla curia di Milano per
l'orripilante kitsch spettacolo di luci a 3D che proietteranno il 28 , martedì di quaresima sulla facciata del Duomo di Milano .
http://milano.corriere.it/milano/gallery/milano/02-2012/duomo/1/giochi-colori-cattedrale_e7cce95e-5f11-11e1-9f4b-893d7a56e4a4.shtml

Anonimo ha detto...

Su curatori di mostre e i loro ineffabili testi :
non è il problema che sono incomprensibili, quanto quello che sono in malafede. Infatti queste mezze figure del sottobosco del sistema artistico fingono di ignorare che quella che (da loro stessi) viene definita arte, espressione del nostro tempo ecc.. non è che un prodotto commerciale di bassa qualità ma di facilissima replica, sostenuto artificiosamente da una rete di «addetti ai lavori» cointeressati a vario titolo. Questo sistema (definito ormai AC, per distinguerlo dall’Arte, che è tutt’altra cosa) ha le sue punte miliardarie a livello internazionale nella fucina di orrori delle varie star dell’osceno e del repellente, ma vivacchia a tutti i livelli, offrendo i propri scadenti prodotti (magari più «poveri») ad ogni segmento della domanda (ingenua o complice che sia). Il puntello teorico a questa bottega è dato dal vecchio concettualismo e da una gracile estetica analitica che si mette al servizio del più forte. Il fatto è che ormai questa realtà non può essere ignorata (di qui la malafede), che ci sono fior di testi che descrivono esattamente come siamo arrivati all’attuale situazione e come funziona il sistema internazionale AC, speculativo e parassitario. I libri e gli articoli di Jean Clair, tradotti anche in italiano, la sua relazione al Cortile dei Gentili di Parigi (assai sgradita del resto agli organizzatori e a mons.Ravasi) hanno spazzato via gli ultimi equivoci ed evidenziato i pessimi frutti dell’albero delle avanguardie e del culto dell’artista come interprete sommo della spiritualità dell’epoca.
Ma il punto è proprio qui: chi decide chi è l’artista, dato che non c’è più un sistema formativo, un mercato spontaneo, una critica d’arte indipendente, ma un «sistema» autoreferenziale? Quella che viene definita ufficialmente arte contemporanea, e su cui la signora Forti arzigogola il suo spot, è un prodotto specifico perpetuamente in vetrina
( ma che nessuno ama), mentre l’arte integralmente umana e condivisibile si trova emarginata, quasi clandestina per il suo anticonformismo (cioè legame con la tradizione, la tecnica, l’etica dell’artista, la trascendenza). Così, mentre in megamostre e musei si espone impunemente qualunque oscenita, blasfemia, banalità e sciocchezza, in nessun altra epoca l’arte è stata meno libera!

Gabriella Rouf

Vedi Il Covile n. 593 speciale AC
Il Covile n.642 Jean Clair al Cortile dei Gentili

Anonimo ha detto...

Di solito arrivavo qui attraverso i link del blog Paulus 2.0. Ha eliminato sia il link a questo blog che al Covile. Sarà un tiro birbone?

l.w. ha detto...

Vedo solo ora questo commento (ma che cosa rappresenta?). In realtà i collegamenti ci sono sempre, hanno semplicemente cambiato di posto.