sabato 7 aprile 2012

UNICORNI DEL FUTURO, FEDE E POST-CONCILIO

Domenichino - La vergine e l'unicorno - 1604-05
di Francesco Colafemmina

Da molti giorni il blog è silente. Non c'è da preoccuparsi, il silenzio è talvolta una virtù e consente a chi, come il sottoscritto, parla anche troppo, di riflettere sul senso di un impegno che è tempo e dunque vita votata ad una causa o a più cause concatenate fra loro. 
E' vero, la bontà della causa deve superare la sfiducia o il senso di abbandono che ci pervade allorché realizziamo che la nostra è sempre più una battaglia contro i mulini a vento. E lo spirito combattivo deve prevalere sulla rassegnazione.

Sì, tante belle parole!

Guardando però alla realtà di questa nostra Chiesa caotica non si può non cedere alla rassegnazione. E non tanto per via della reiterata incapacità del clero di concentrarsi sui valori autentici dell'arte e dell'architettura sacra, di riscoprire la bellezza delle tradizioni, di quel legame fra storia e creatività umana che è il centro di ogni grande esperienza artistica nel sacro, quanto per via di quella obbedienza supina al mondo e ai suoi padroni che rischia di trasformare la Chiesa in uno dei tanti bracci spirituali del nuovo ordine mondiale. Obbedienza che passa per l'adesione ai valori del mondo ossia denaro e potere. Questa preoccupazione supera ogni misera diatriba sullo stato decadente delle arti sacre. Perché l'arte e l'architettura non sono autonome espressioni della fede: salve esse è salvo il Cattolicesimo. Al contrario una retta fede si esprime con un'arte retta. E per retto si intende conforme alla fede e non al mondo. Se viceversa la Chiesa si conforma al mondo o meglio non si oppone al prevalere delle sue regole, ritagliandosi tuttavia solo un angolo di specificità, essa avrà tradito Cristo e la fede semplice di tanti cattolici.

Non a caso il Santo Padre ha parlato pochi giorni fa, stigmatizzandola, di quella parte di Chiesa convinta "che si debba affrontare la lentezza delle Istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove – per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi.". Una frase, questa, emblematica: le vie nuove infatti sarebbero per i fautori delle innovazioni il semplice approdo di un inesauribile progresso cui si opporrebbe la lentezza delle Istituzioni ecclesiastiche nell'aprirsi al mondo. Questione di tempo, insomma... E ad una simile visione il Papa cosa ha opposto? La storia del post-concilio con il suo "vero-rinnovamento".

Ma dove? Ma quando?

Ha parlato di "movimenti pieni di vita". E così siamo indotti a riscoprire il "vero rinnovamento" nato dal Concilio ossia quello dei Focolarini, dei Neocatecumenali, dei Carismatici, di Comunione e Liberazione. Per carità, espressioni di una Chiesa attiva, vivace, ma non ancora testimonianza di una Chiesa capace di vivere rinnovando la fede, la promessa, il proprio patrimonio di sapienza e spiritualità, senza chiudersi nelle strette maglie del gruppo identitario con i propri riti, i propri canti, le proprie autonome espressioni liturgiche e attivistiche.

Ancora, la ricetta proposta dal Santo Padre appare monca quando fa riferimento solo al magistero nato e sviluppatosi dal Concilio: "Questo aiuto lo troviamo in primo luogo nella parola della Chiesa docente: i testi del Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono gli strumenti essenziali che ci indicano in modo autentico ciò che la Chiesa crede a partire dalla Parola di Dio. E naturalmente ne fa parte anche tutto il tesoro dei documenti che Papa Giovanni Paolo II ci ha donato e che è ancora lontano dall’essere sfruttato fino in fondo."

Ritorna qui la discussione con la Fraternità San Pio X, il dibattito su come intendere il Concilio, se alla luce del magistero precedente o quasi fosse una pietra sacra piovuta dal cielo alla quale devono conformarsi secoli di storia della Chiesa docente. E questo nodo centrale del pontificato benedettiano, cominciato non a caso con il famoso discorso alla Curia Romana in cui veniva messo in discussione l'assolutismo del dettato conciliare, continua a scandire il tempo della Chiesa pressata da numerosi novatores senza se e senza ma, infastidita da piccoli gruppi di conservatori che non intendono scendere a compromessi col mondo e guidata dalla vasta leadership episcopale che pratica la scienza dell'equidistanza o meglio del compromesso. Compromesso sempre più inaccettabile, anche perché i tempi a venire non saranno certo facili. Non potrà che emergere infatti, in tutta la sua deformità, l'abominio di un "mondo", di un "ordine mondiale" che scompagina e distrugge l'ordine cristiano, che devasta la famiglia, che mira a trasformare l'uomo in uno schiavo del potere di pochi, in un vile tassello di un mosaico materialista nel quale la carità, la libertà, la verità sono solo agili slogan o unicorni di un passato mitologico.

Finché la Chiesa anche a costo di arretrare, di venir dilaniata da un simile mostro feroce, non sarà in grado di indicarlo nominatim ai suoi fedeli, finché il clero non prenderà a combattere apertamente il potere anticristico che avanza nel mondo, invece di scendere a compromessi con esso, fino ad allora un po' di silenzio riempito dal suono della preghiera non potrà che risultare l'unico valido metodo per combattere quei giganti che nel mondo reale prendon solo le sembianze di sibilanti mulini a vento.

Buona Pasqua di Risurrezione a tutti i lettori del blog!

33 commenti:

vittoria ha detto...

Francesco sei un grande mi trovo sempre d'accordissimo con te!!!sei una persona molto acuta continua mi incoraggi in una chiesa dove tutto è un disastro...credimi veramente un disastro ma quando interviene Dio???

Gianpaolo1951 ha detto...

Che dire, caro Francesco?
Un bel nulla!…
Praticamente..., hai già detto tutto tu!!!
Buona Santa Pasqua!

Anonimo ha detto...

egregio professore le porgo tanti auguri di una buona pasqua
fabiop

Anonimo ha detto...

Francesco non lasciarti deprimere dalla realtà attuale, senz'altro deprimente. abbi fede e speranza 1 molti la pensano come te, non sei solo!
MC

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Francesco,

Quando ho letto il discorso del Santo Padre circa il vero rinnovamento conciliare, ho chiesto la stessa domanda:

Ma dove? Ma quando?

Me sembra che, dopo la dichiarazione di libertà religiosa, lo stato del Vaticano, non è più uno Stato cattolico, è uno stato laico. In questo senso, le approvazioni dei movimenti del Cammino Neocatecumenale, Focolari, carismatici, di comunione e liberazione, sembra più un atto del Stato del Vaticano (che applica la dichiarazione Dignitatis Humanae), che un atto di magistero della Chiesa.

Il famoso discorso di Papa Benedetto XVI, alla Curia Romana nel dicembre 2005, presenta l'ermeneutica della rottura, come il problema del post-Concilio. Ma questo non tiene conto la "Lettera circolare ai Presidenti delle Conferenze Episcopali
circa alcune sentenze ed errori insorgenti
sull’interpretazione dei decreti del Concilio Vaticano II*", scritto da niente meno, che il cardinale Ottaviani. Nella lettera, il Cardinale Ottaviani mette giustamente in evidenza, il pericolo di una ermeneutica della rottura. Non solo il Cardinale Ottaviani ha scritto a questo proposito, anche i Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno parlato di questo pericolo, come si può leggere:

1)Paolo VI:
«una falsa e abusiva interpretazione del Concilio, che vorrebbe una rottura con la Tradizione, anche dottrinale, giungendo al ripudio della Chiesa pre-conciliare, e alla licenza di concepire una Chiesa “nuova”, quasi “reinventata” dall’interno, nella costituzione, nel dogma, nel costume, nel diritto» (Dichiarazione conciliare del ‘6 marzo 1964’, ripetuta il ‘16 novembre 1964’).

Fronte l'offensiva del Coetus Internationalis Patrum e dei cardinali più antimodernisti della Curia romana, contro la collegialità, Paolo VI ha risposto che "la collegialità doveva essere letta “in connessione con il Concilio Vaticano I” (il quale invece è l’apoteosi del Primato monarchico del Papa e dunque l’esatto opposto della collegialità episcopale), del quale il Vaticano II è “la continuazione logica”". Paolo VI, Giovanni Paolo II e l'ermeneutica della continuità - Don Curzio Nitoglia**


*
http://www.internetica.it/Ottaviani-concilio.htm

** http://www.doncurzionitoglia.com/paolovi_gpii_ermeneutica_continu.htm

Gederson Falcometa ha detto...

2) Giovanni Paolo II:

«come pretendono alcuni una “nuova Chiesa”, diversa od opposta alla “vecchia Chiesa”. […]. Non sarebbero fedeli, in questo senso, coloro che rimanessero troppo attaccati ad aspetti accidentali della Chiesa, validi nel passato ma oggi superati. Così come non sarebbero neppure fedeli coloro che, in nome di un profetismo poco illuminato, si gettassero all’avventurosa e utopica costruzione di una “nuova Chiesa” cosiddetta “del futuro”, disincarnata da quella presente» Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, 1979, (gennaio-giugno), Città del Vaticano, LEV, p. 151.

«lo hanno studiato male, male interpretato, male applicato», causando «qua o là scompiglio, divisioni» “Discorso all’episcopato belga”, 18 maggio 1985, in “Il Regno Documenti”, Bologna, Edizioni Dehoniane, XXX, 1985, p. 328.

«Il Concilio deve essere compreso in continuità con la grande Tradizione della Chiesa […]. La Chiesa è la medesima in tutti i Concili (Ecclesia ipsa et eadem est in omnibus Conciliis)» Sinodo Straordinario Ecclesia sub verbo Dei mysteria Christi celebrans pro salute mundi, Relatio finalis, in “Enchiridion Vaticanum”, Bologna, Ed. Dehoniane, 9, 1983-1985, nr. 1785, p. 1745.

«interpretazioni prevenute e parziali che hanno impedito di esprimere al meglio la novità del magistero conciliare» “Il Regno Documenti”, Bologna, Ed. Dehoniane, XLV, 2000, p. 232.

«l’insegnamento del Vaticano II, deve essere inserito organicamente nell’intero Deposito della Fede, e quindi integrato con l’insegnamento di tutti i precedenti Concili e Insegnamenti pontifici» “Sinodo dell’Arcidiocesi di Cracovia del 1972”, citato in G. Miccoli, In difesa della Fede. La Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Milano, Rizzoli, 2007, p. 25. Sul Sinodo di Cracovia del 1972 cfr. B. Lecomte, Giovanni Paolo II, Roma, La Biblioteca della Repubblica, 2005, pp. 207 ss. e G. Weigel, Testimone della speranza. La vita di Giovanni Paolo II, Milano, Mondatori, 2005, pp. 252 ss.

Se il documento dal cardinale Ottaviani era stata applicato, non se poteva parlare di una ermeneutica della rottura. E per quanto riguarda i Papi, come si può vedere, tutti ripetono la stessa diagnosi, e tutti sapevano che stava succedendo una ermeneutica della rottura. Ma non hanno fatto altro che fare sollo la diagnosi, quando doveva essere loro a risolvere il problema.

Che Dio ci aiuti!

Una buona Pasqua a te ea tutti i lettori.

Amicus ha detto...

Caro Francesco, non molliamo. Ricordiamoci dei grandi campioni della Fede come sant'Atanasio d'Alessandria. Come l'Atanasio del XX secolo, il tenace ed indomito Mons.Marcel Lefebvre. Tutti e due santi uomini di preghiera e di azione. Chi ti scrive sta lottando apertamente,per quanto può e con i suoi poveri mezzi, da 25 anni, e - con l'aiuto di Dio e della sua Madre Santissima - non ha proprio nessuna intenzione di arrendersi. Spero che questo blog continui nel suo importante servizio di verità. Auguro una Santa Pasqua di Risurrezione a te e ai tuoi cari.

Anonimo ha detto...

Grandissime le osservazioni finali, siamo arrivati al punto critico: la Chiesa che si conforma al mondo che la distrugge.
Lo vediamo ora più che mai, nelle domeniche ridotte ad un giorno lavorativo qualunque, nella legislazione sempre più distruttiva della famiglia e della vita, nella cultura scolastica sempre più atea e indifferente...mille e mille segni che rivelano un volto non solo indifferente, ma addirittura anticristico.

Gianpaolo1951 ha detto...

Caro Gederson, mi spiace dirlo, ma Papa Paolo VI - promovendo prima e approvando poi la sciagurata riforma liturgica, dell’altrettanto sventurato mons. Bugnini - ha minato irrimediabilmente le fondamenta della Santa Chiesa, tanto che dopo è rovinosamente franata da sola… e a nulla sono serviti i postumi piagnistei sul famoso “fumo di satana”!...
Papa Giovanni Paolo II, ha sì combattuto il comunismo, nemico numero uno della Chiesa, ma è rimasto egli stesso vittima di tale battaglia, lasciando sul campo le macerie del cattolicesimo…, macerie coperte da una spessa coltre di velenose piante focolar-carismat-neotact et similia, che a poco a poco, hanno soffocato e strozzato quel po’ che restava della vera Santa Chiesa!!!...
In pochi si sono accorti del pericolo, ma sono stati isolati… e i loro allarmi e azioni di protesta, sono caduti nel vuoto più assoluto!...
Monsignor Marcel Lefebvre docet!!!

Constantino M ha detto...

SANTA Y FELIZ PASCUA!

Mario Bellotti ha detto...

Caro Francesco,
ti sono vicino nei sentimenti espressi in questo articolo e ammetto di aver controllato spesso il tuo blog in questi giorni, preoccupato per il tuo silenzio.
Per quanto riguarda la Chiesa di oggi, sto leggendo Sacro al Calor Bianco del professor Radaelli, il quale riprende e approfondisce in modo sempre più chiaro l'interpretazione del suo maestro Romano Amerio: la Chiesa sta mettendo in ombra i suoi tesori dogmatici e quindi sta indebolendo il Logos e creando scandalo tra il gregge, ma finché non rigetterà anche solo uno dei suoi articoli di fede non perderà la sua essenza divina, come promesso dalle parole di Gesù Cristo "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Buona Santa Pasqua.
Mario

Luisa ha detto...

Caro Francesco, sono contenta di aver aperto il blog e visto il nuovo post...cominciavo a preoccuparmi!
Buona Pasqua a lei e a tutti!
Condivido le sue riflessioni, sono stata anch`io come minimo sorpresa da quel passaggio sulla Chiesa docente, come se non ci fosse più bisogno per seminaristi, sacerdoti a tutti i livelli della gerarchia, di studiare e-o rifarsi ai testi ante Vaticano II, come se la Chiesa docente si limitasse a quella che ha fatto seguito al CVII e ai testi di Giovanni Paolo II.
So che per il Papa il Vaticano II è in continuità con la Tradizione, ma la Chiesa non è nata con quel Concilio.
La frase sulla Chiesa docente è venuta dopo che il Papa ha menzionato l`analfabetismo religioso, l`ignoranza dei cattolici sui principi fondamentali della nostra fede.
Ma se sono ignoranti vuol dire che sono stati mal formati, e da chi son stati formati se non da chi si è sempre riferito al mitico "Concilio"e ai suoi documenti?
Dunque un problema c`è.
Non c`è che da sperare che durante l`Anno della Fede il Santo Padre dia alla Chiesa la sola lettura corretta e inequivocabile dei documenti conciliari.
Perchè non se ne può più del caos, dell`incoerenza fra parole e fatti, della libertà lasciata a chi si inventa dottrine parallele, a chi sta da anni,da decenni ferendo la nostra Fede nel suo cuore : la Liturgia.

Andrea ha detto...

Bentornato sul web, caro Francesco, e complimenti per la tua Quaresima di preghiera.

A proposito di S.S. Paolo VI (l'ottimo Gianpaolo sa da tempo che Lo venero, a differenza di lui), pare che il documento-principe sulle "linee-guida" da Lui date per l'interpretazione del Concilio sia la Lettera "Cum iam" al card. Pizzardo in occasione del Congresso Internazionale sulla Teologia del Conc.Vat.II - 21 settembre 1966, cioè meno di un anno dopo la conclusione del Concilio.

La si trova sul sito del Vaticano nella sola versione originale latina... sarà un caso? penso di no.

Ancora saluti, auguri pasquali e, se consenti.. occhio all'incredibile grandezza di papa Benedetto!

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Gianpaolo,

Conosco i problemi della riforma liturgica, e concordo con quello che hai detto. Tuttavia, l'aspetto più grave della riforma liturgica di Paolo VI è, per fare una riforma liturgica, il rito di essere riformato, deve essere abrogato. Come il rito di san Pio V non è stato abrogato, la situazione del Rito di Paolo VI è almeno di illegalità. Giovanni Paolo II, a sua volta, ha concesso attraverso il Motu Proprio Quattuor Abhinc annos, l'indulto per la celebrazione del Rito di San Pio V, ma parlare di uno indulto, non ci dovrebbe essere una legge che vieta lo stesso rito?

Questo entro l'aspetto giuridico, nell'aspetto liturgico, non ho letto alcuna analisi sulla sostituizione degli altari per tavoli. In un altare è fatto un sacrificio, ma in una tavola, si può dire che vi è un sacrificio? Anche se il sacrificio è fatto in una tabella, vi è una significativa perdita di significato della ripetizione del sacrificio del Calvario. Inoltre, come ricordo, uno degli anatemi del Concilio di Trento ha detto: "chi dice che il canone della Messa, non può essere pronunciata a bassa voce, sia anatema". Nel rito di Paolo VI, la la consacrazione è una narrazione fatta ad alta voce, perché questa volontà di contraddire trento?

Gederson Falcometa ha detto...

Nel mio post citando Paolo VI e Giovanni Paolo II, ho voluto dimostrare che tutti hanno parlato dei problemi di interpretazione del Concilio, ma nessuno ha fatto nulla per contenere l'ermeneutica della rottura e che questo allora, non è il vero problema del Concilio e della Chiesa post conciliare.

Nel libro "Il Vaticano II, il discorso mancato," mons. Gherardini parla su una "reductio ad unum" delle fonti della rivelazione nella Dei Verbum, in nome della Sola Scriptura. Questo è vero (anche se osserva nel Concílio, dove tutto se redurre ai sui testi), ma è anche una riduzione in nome di un cambiamento di metodo, per lasciare il metodo della tradizione e utilizzare il metodo moderno (che dispensa l'uso di autorità). Questo è quello che dice mons. Francesco Spadafora, nel libro "Il trionfo del modernismo nella esegesi cattolica", citando l'allora cardinale Ratzinger (oggi Benedetto XVI), che dice:

"En materias de fe y costumbres que atañen a la edificación de la doctrina cristiana, ha de tenerse por verdadero sentido de la Sagrada Escritura aquel que sostuvo y sostiene la Santa Madre Iglesia, a quien toca juzgar del verdadero sentido e interpretación de las Escrituras; y, por tanto, a nadie es lícito interpretar la misma Escritura Sagrada contra este sentido ni tampoco contra el sentir unánime de los Padres.

prosigue:
Pero este criterio teológico del método está en oposición incontestable con la orientación
metodológica de fondo de la exégesis moderna; mejor dicho, es precisamente eso lo que la exégesis [moderna] trata de eliminar a toda costa. Esta concepción moderna puede describirse de la siguiente manera: o bien la interpretación es crítica, o bien se remite a la autoridad [ = al Magisterio de la Iglesia], pues las dos cosas no son posibles simultáneamente. Hacer una lectura «crítica» de la Biblia significa omitir el recurso a una autoridad en su interpretación. Cierto es que no debe excluirse totalmente la «tradición» como medio de comprensión; pero ella cuenta solamente en la medida en que sus motivaciones resistan a los métodos «críticos» [si no, es la Tradición la que debe ceder frente a la «crítica fantasista»]. En ningún caso la «tradición» puede ser criterio de interpretación. Considerada en su conjunto, la interpretación tradicional aparece como precientífica e ingenua; sólo la interpretación histórico-crítica parece capaz de desvelar
verdaderamente el texto.


y continua:

Desde tal punto de partida, el cometido asignado por el Concilio a la exégesis —a saber, ser crítica y dogmática a la vez [pero ésta, como veremos, es sólo la tesis del Instituto Bíblico]— aparece como contradictorio en sí misma, porque estas dos exigencias son inconciliables para el pensamiento teológico moderno. Personalmente estoy convencido de que una lectura atenta de la Dei Verbum permitiría hallar los elementos necesarios para hacer una síntesis entre el método histórico [Formgeschichte y Redaktiongeschichte] y la hermenéutica «teológica». Sin embargo, su acuerdo no es inmediatamente evidente. Por eso, la recepción postconciliar de la Constitución [recepción que es obra de los Jesuítas] dejó caer prácticamente la parte teológica de la misma Constitución como una concesión al pasado, comprendiendo el texto únicamente como una
aprobación oficial e incondicional del método histórico-crítico.
El hecho es que de esta
manera, después del Concilio, desaparecieron prácticamente las diferencias confesionales
entre las exégesis católica y protestante.
Se puede atribuir este hecho a una cierta recepción
unilateral del Concilio. Pero el aspecto negativo de este proceso es que a partir de ahora, incluso en el ámbito católico, la separación entre exégesis y dogma es total".
El triunfo del modernismo sobre la exegesis catolica - tra [] osservazione di Mons. Spadafora

Gederson Falcometa ha detto...

Ho trovato il libro solo in spagnolo, mi dispiace. Ma qui si vede che se c'è il desiderio di applicare il (vecchio) metodo moderno (del' libero esame protestante) il magistero, non potrebbe applicare il documento di cardinale Ottaviani, perchè non poteva imporre la sua ermeneutica del Concilio. Voglio dire, se ci fosse una ermeneutica del magistero, non sarebbe possibile una ermeneutica della rottura. Alla fine del testo se parla in una separazione totale tra esegesi e dogma, questa separazione appare esattamente nel modernismo di Alfred Loisy, che ha cercato attraverso dell'exgese il Cristo della storia e ha guardato nel dogma, solo il Cristo della fede. Nel primo caso vediamo ragione separatá della fede e nel secondo, la fede separatà della ragione. Si noti che parlare di un Cristo della storia è un po' vaga, perché l'unica fonte è il Vangelo, che non sono accettati come dati storici. Nel caso del Consiglio, abbiamo solo la storia dell'ermeneutica, che è l'ermeneutica della rottura, come parlare di una ermeneutica della continuità, è anche vago. Sembra che manca crearla (o è stata a essere creata), come secondo la tesi del Loisy, la comunità cristiana ha creato il Cristo della fede...

Interessante notare che parlano per noi di interpretare il Concilio alla luce della tradizione, ma questo è davvero complicato, perché del Concilio che dovrebbe emanare la tradizione e non lei essere utilizzata per la su'interpretazione. Inoltre alla luce della Tradizione, un Concilio ecumenico non può essere interpretato, deve essere applicato da parte dell'autorità, ma se usiamo la tradizione per interpretare il Concilio, faremo il ruolo del magistero. Vale a dire, samo noi a usare la fonte della rivelazione per effettuare una interpretazione. Aggiungete a questo che, in questo caso la tradizione appare come un dato trasmesso, che possiamo usare per interpretare il Concilio. Tuttavia, se attraverso i dati trasmessi, arriviamo a vedere che il Concilio contraddice la tradizione, lei non ha più validità come dati trasmessi, diventa il soggeto che la trasmette (magistero), come nel caso della FSSPX. Dove, per esempio, quelo che è stato detto sulla libertà religiosa prima del Conciclio non ha più alcun valore obbligatorio, solo storico. Anche se fosse una decizione definitiva e infallibile come nella Quanta Cura di Pio IX, che è simile a quela della questione dell'ordinazione delle donne di Giovanni Paolo II. Non ci sono due pesi e due misure nel trattamento di movimenti, come ad esempio il tratto al Neocatecumenale e il tratto alla FSSPX. Questo si inizia con la considerazione delle decisioni del Magistero, prima del Concilio.

Beh, alla fine sono così tanti problemi e contraddizioni che non possono parlare di rinnovamento e di qualcosa di meglio per la Chiesa. I problemi sono molto gravi, e chiunque abbia buon senso e un minimo di onestà intellettuale, non può negare che ci sia ancora uno stato di necessità nella Chiesa, come ha detto lo grande Arcivescovo Marcel Lefebvre.

Un Saluto dal Brasile

Abaz ha detto...

Grazie di questo e di tantissimi tuoi interventi.
Il Signore continui ad ispirare la tua opera.

Buona Pasqua!

Caterina63 ha detto...

Caro Francesco,
non ero preoccupata per il tuo silenzio, ma su cosa il tuo cuore stesse meditando in questo Tempo ^__^
Intanto rivolgo e ricambio a te e Famiglia gli auspici di una Santa Pasqua serena e fruttuosa...

Ciò che hai meditato è dunque ciò che maggiormente ci unisce ed unisce quanti, soffrendo, attendono "giustizia", ma che ancora non viene...
Il santo Padre sembra fare un passo avanti ed uno indietro... il suo sogno è quello di vedere la Chiesa unita al suo interno, e mettere tutti d'accordo.... ^__^

Ieri si rivedeva in TV il film su Giovanni XXIII, un pomeriggio tutto in famiglia, e con i giovani si sottolineava un aspetto un pò inquietante: IL PAPATO PERSONALIZZATO... si!
sembra che da Giovanni XXIII vuoi per colpa dei media, vuoi per altro, il Pontificato, a differenza di quelli passati, sia diventato una sorta di imprimatur "a seconda del Papa di turno"... prima non era così!

Certo, ogni Papa lascia la propria firma nel suo Pontificato, lascia dei Documenti, delle Encicliche, degli atti ecclesiali, ecc... ma ciò che sta accadendo da 50 anni alla Chiesa è qualcosa di diverso...
Proprio questi giovani con i quali si parlava di questi fatti, notavano tuttavia come questo Pontificato abbia spostato il centro non più su se stesso o sulle sue "idee", ma su delle necessità ECCLESIALI, questo Papa ci riparla di ecclesialità...
ma spesso NON basta parlarne, occorrerebbero anche degli ATTI chiari e definitivi...

Gruppi, Movimenti, Cammini, Associazioni, come in fondo erano le Confraternite in passato, restano senza dubbio l'atto MOTORIO della vivacità della Chiesa, ma come giustamente spiegavi, NON basta... i Pentecostali sono più "vivaci" della Chiesa Cattolica ^__^ ma non per questo sono nel giusto, o sono cattolici!!

Ciò che ancora manca a questo Pontificato è la condanna UFFICIALE E MAGISTERIALE degli errori fino ad oggi denunciati...
il Papa ha scelto di "correggere" bonariamente, ma senza imposizioni, eppure ha saputo parlare di obbedienza e di disobbedienza, ha spiegato perchè noi ci INGINOCCHIAMO davanti all'Eucarestia, insomma, dice e ripete cose che chiunque dovrebbe sapere se cattolico e ben ammaestrato nella Dottrina della Tradizione viva della Chiesa... ciò che manca e far applicare autorevolmente (non autoritariamente) questo insegnamento...

Coraggio! è giunta un'altra Pasqua, il Signore non ci abbandonerà se noi resteremo, onestamente, con Lui ^__^

Anonimo ha detto...

Caro Francesco,

dopo il rito notturno del sabato santo, mosso da un sincero benché debole afflato religioso, ho ripreso in mano la PRATICA DI AMARE GESU' CRISTO (ediz. Paolline). Circa a metà dell'Introduzione mi sono imbattuto nel seguente passo, che sembra far eco ai tuoi sfoghi amari:

"Il suo [di sant'Alfonso] assillo quotidiano era il ministero pastorale, al quale pungolava il clero innanzi tutto con la sua eroica testimonianza, ma anche con la parola, forte e soave a un tempo. Trascriviamo cinque sue massime a proposito della predicazione e della catechesi:

1. La ruina del mondo sono i mali predicatori ed i mali confessori.

2. Chi predica a caso e alla balorda, farà più danno che utile.

3. Si ha da predicare come se si parlasse con una persona in camera.

4. Il cuore parla al cuore, la lingua non parla che all'orecchie.

5. I predicatori che vanno alti con i discorsi sollevati, non v'è speranza che diano acque di salute."


Il conte Max

Caterina63 ha detto...

Caro Francesco,
non ero preoccupata per il tuo silenzio, ma su cosa il tuo cuore stesse meditando in questo Tempo ^__^
Intanto rivolgo e ricambio a te e Famiglia gli auspici di una Santa Pasqua serena e fruttuosa...

Ciò che hai meditato è dunque ciò che maggiormente ci unisce ed unisce quanti, soffrendo, attendono "giustizia", ma che ancora non viene...
Il santo Padre sembra fare un passo avanti ed uno indietro... il suo sogno è quello di vedere la Chiesa unita al suo interno, e mettere tutti d'accordo.... ^__^

Ieri si rivedeva in TV il film su Giovanni XXIII, un pomeriggio tutto in famiglia, e con i giovani si sottolineava un aspetto un pò inquietante: IL PAPATO PERSONALIZZATO... si!
sembra che da Giovanni XXIII vuoi per colpa dei media, vuoi per altro, il Pontificato, a differenza di quelli passati, sia diventato una sorta di imprimatur "a seconda del Papa di turno"... prima non era così!

Certo, ogni Papa lascia la propria firma nel suo Pontificato, lascia dei Documenti, delle Encicliche, degli atti ecclesiali, ecc... ma ciò che sta accadendo da 50 anni alla Chiesa è qualcosa di diverso...
Proprio questi giovani con i quali si parlava di questi fatti, notavano tuttavia come questo Pontificato abbia spostato il centro non più su se stesso o sulle sue "idee", ma su delle necessità ECCLESIALI, questo Papa ci riparla di ecclesialità...
ma spesso NON basta parlarne, occorrerebbero anche degli ATTI chiari e definitivi...

Gruppi, Movimenti, Cammini, Associazioni, come in fondo erano le Confraternite in passato, restano senza dubbio l'atto MOTORIO della vivacità della Chiesa, ma come giustamente spiegavi, NON basta... i Pentecostali sono più "vivaci" della Chiesa Cattolica ^__^ ma non per questo sono nel giusto, o sono cattolici!!

Ciò che ancora manca a questo Pontificato è la condanna UFFICIALE E MAGISTERIALE degli errori fino ad oggi denunciati...
il Papa ha scelto di "correggere" bonariamente, ma senza imposizioni, eppure ha saputo parlare di obbedienza e di disobbedienza, ha spiegato perchè noi ci INGINOCCHIAMO davanti all'Eucarestia, insomma, dice e ripete cose che chiunque dovrebbe sapere se cattolico e ben ammaestrato nella Dottrina della Tradizione viva della Chiesa... ciò che manca e far applicare autorevolmente (non autoritariamente) questo insegnamento...

Coraggio! è giunta un'altra Pasqua, il Signore non ci abbandonerà se noi resteremo, onestamente, con Lui ^__^

Andrea ha detto...

A proposito di "Gesù della storia" e "Cristo della fede", caro Gederson (distinzione ridicola, che sottintende il giudizio sugli Apostoli come un gruppetto di invasati visionari, "peggiorati" dall'influsso di S.Maria Maddalena -isoapostola nella tradizione greca- e soprattutto del "giudeo traditore" S.Paolo), il Santo Padre ha scritto "Gesù di Nazaret" proprio per negarla in radice.

Oggi Egli ci rimanda a un'importante testimonianza tangibile, la Sacra Tunica di Treviri (http://www.zenit.org/article-29820?l=italian); contemporaneamente sono giunti a maturazione gli studi recenti dell'ENEA sulla Sindone, dove si trova addirittura il Sangue Prezioso di Cristo.

In poche parole, è proprio il momento in cui si vuole violentemente separare "Gesù" da "Cristo" quello in cui si entra in un inestricabile roveto spinoso di assurdità, bizzarrie, contraddizioni.

Buona Pasqua attraverso l'Oceano e l'Equatore!

Anonimo ha detto...

In fondo ciò che Leon Zingales scriveva:
http://economiaincrisi.blogspot.it/2010/07/il-tempo-del-riposo.html

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Andrea,

Il concetto del Cristo storico e il Cristo della fede, è stato condannato da San Pio X, nel decreto "Lamentabilisane exitu". Tutti due Cristo, non sono reale, ma sono frutti dell'esegesi moderna. Il problema però è che, per analogia, lo stesso problema appare l'ermeneutica della rottura e l'ermeneutica della continuità che sono irreali.

L'unico evento nella storia che può essere paragonato a ciò che è accaduto nella Chiesa dopo il Concilio, è la Riforma protestante. Dove, come un esempio di ermeneutica della rottura, abbiamo i luterani e la maggioranza di confessione "riformata", che non ammette l'esistenza di qualsiasi cosa cristiana prima della riforma, solo ammesso l'esistenza della Bibbia. Già come un esempio di ermeneutica della continuità, abbiamo "chiesa" anglicana che ha conservato un po di cose cattolica, senza però mantenere ordinazioni valide. In ogni caso, attraverso l'ermeneutica fatta nella riforma, vediamo che anche nel caso in cui vi è una ermeneutica della continuità di qualcosa cattolica, se ce una rottura (che possiamo vedere chiaramente nel caso di anglicanesimo). Ma nel caso del Concilio, non se ammette una rottura o quando se ammette tale rottura, si dice che era dovuto a una continuità più profonda, che è indimostrabile.

Resta con Dio e una buona Pasqua.

Saluti dal Brasile

Andrea ha detto...

Capisco (in parte) il tuo turbamento e le tue difficoltà intellettuali di fronte al Concilio e agli evidenti guai della nostra epoca, caro Gederson.
Tuttavia vorrei dirti che la questione è più semplice di come sembra (e che perciò l'arcivescovo Lefevre non è un "grande", mi dispiace doverlo ripetere): la Chiesa esiste ("è viva", dice il Papa), il Papa (i Papi) esiste, i Sacramenti esistono.

L'unica alternativa "seria" sarebbe considerare che, per qualche tragica e insondabile circostanza apocalittica, la Chiesa fosse morta qualche decennio fa, con la sussistenza dell'assistenza divina solo in qualche ambiente "qualificato".

Buona parte del Clero, come Francesco ripete (e come il Papa accennava il Giovedì Santo), si dedica a demolire la Chiesa? è una realtà.
Inoltre, come italiano, posso dirti che l'incoraggiamento di alcuni ambienti di Chiesa e di molti Vescovi all'attuale regime italiano è assai peggio di un errore: è un crimine di tipo ereticale.
Ma so bene che la Ss. Eucarestia consacrata da quegli stessi pastori È Gesù Cristo.

Infine, per riprendere la tua citazione, concordo in pieno sull'importanza decisiva del "Sillabo" del beato Pio IX.
Ai tempi del mio Liceo, qual era il capo d'accusa principe del professore comunista nei confronti della Chiesa? il "Sillabo", presentato come una vergogna incancellabile.
Il prof. de Mattei, come forse sai, spera che sia formulato un nuovo "Sillabo". Io ripeto: non perdiamo il poderoso Magistero di papa Benedetto attendendo "tempi migliori" !

Cari saluti

Andrea ha detto...

Capisco (in parte) il tuo turbamento e le tue difficoltà intellettuali di fronte al Concilio e agli evidenti guai della nostra epoca, caro Gederson.
Tuttavia vorrei dirti che la questione è più semplice di come sembra (e che perciò l'arcivescovo Lefevre non è un "grande", mi dispiace doverlo ripetere): la Chiesa esiste ("è viva", dice il Papa), il Papa (i Papi) esiste, i Sacramenti esistono.

L'unica alternativa "seria" sarebbe considerare che, per qualche tragica e insondabile circostanza apocalittica, la Chiesa fosse morta qualche decennio fa, con la sussistenza dell'assistenza divina solo in qualche ambiente "qualificato".

Buona parte del Clero, come Francesco ripete (e come il Papa accennava il Giovedì Santo), si dedica a demolire la Chiesa? è una realtà.
Inoltre, come italiano, posso dirti che l'incoraggiamento di alcuni ambienti di Chiesa e di molti Vescovi all'attuale regime italiano è assai peggio di un errore: è un crimine di tipo ereticale.
Ma so bene che la Ss. Eucarestia consacrata da quegli stessi pastori È Gesù Cristo.

Infine, per riprendere la tua citazione, concordo in pieno sull'importanza decisiva del "Sillabo" del beato Pio IX.
Ai tempi del mio Liceo, qual era il capo d'accusa principe del professore comunista nei confronti della Chiesa? il "Sillabo", presentato come una vergogna incancellabile.
Il prof. de Mattei, come forse sai, spera che sia formulato un nuovo "Sillabo". Io ripeto: non perdiamo il poderoso Magistero di papa Benedetto attendendo "tempi migliori" !

Cari saluti

Gederson Falcometa ha detto...

Il giornale L'osservatore Romano, ha pubblicato un editoriale sul omelia Benedetto XVI, guardate:

http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&last=false=&path=/news/editoriali/2012/direttore/081q12-Nel-solco-del-concilio-Vaticano-II.html&title=Nel%20solco%20%20del%20concilio%20Vaticano%20II&locale=it

Dove ha ripetuto:

" E ponendosi poi, come è solito fare, dalla parte di chi interroga, si è domandato se al contrario l’obbedienza non difenda l’immobilismo e non irrigidisca la tradizione".

Qui la questione fatta correttamente è: l'obbedienza non sostene il carattere dogmatico della tradizione, che come fonte di rivelazione, non può essere mobile e non può evolvere?

Se la tradizione non è imobili, e non è pietrificata, non può essere una fonte di rivelazione. Perché ciò che Dio ha detto ieri, deve essere valido ieri, oggi e semper. Questo parlare fa ricordare l'ultima omelia del vescovo Fellay, dove dice che Roma sembra avere un diverso concetto di tradizione e anche di coerenza ...

Un saluto dal Brasile

Andrea ha detto...

L' "Osservatore", caro Gederson, occupato da un gruppo di cosiddetti "intellettuali" di provenienza settentrionale, è costante fonte di scandalo.
Credo (non sono per nulla esperto sull'argomento) che la responsabilità diretta di ciò sia del card. Bertone e dell'ambiente salesiano (anch'esso "settentrionale", o meglio "occidentale").

Se vuoi, guarda i commenti a "Un incontro autentico..", sul blog degli Amici di papa Ratzinger, in data 30/3.

Ciò non toglie che la Tradizione non è, e non può essere, "pietrificata" (per timore che venga interpretata a piacimento). La Tradizione è semplicemente (lo dico con parole mie) ciò che è grande, santo, ciò che porta l'impronta evidente dello Spirito Santo, nell'esperienza della Chiesa/Corpo Mistico.
Semmai ciò che è "Pietra" (Viva) per sua natura è Cristo stesso: identico a Se stesso ieri, oggi, sempre

il caffè de zì Nanni ha detto...

Ciao Francesco sono Giovanni da un po' di tempo sono unito al vostro magnifico blog. Sai avvolte le parole dell'anima sono più importanti di quelle espresse con la voce. Nel periodo della Pasqua di Resurrezione in siamo, il silenzio serve per sentire meglio, la voce di chi ci chiede aiuto. Io un blog, http://ilcaffèdezìNanni.blogspot.com anche io ho aderito ai blog cattolici, a marzo. Sarò in elenco ufficiale a settembre. Con fraterna amicizia. Giovanni

Anonimo ha detto...

La filosofia moderna e contemporanea è stata un fallimento totale, e porterà con sé anche il mondo moderno

http://pubblicano.wordpress.com/2012/03/18/la-filosofia-moderna-e-contemporanea-1/
http://pubblicano.wordpress.com/2012/03/23/la-filosofia-moderna-e-contemporanea-2/
http://pubblicano.wordpress.com/2012/03/24/la-filosofia-moderna-e-contemporanea-3/
http://pubblicano.wordpress.com/2012/04/05/la-filosofia-moderna-e-contemporanea-finale/

..e siamo vicini all'epilogo
http://profezie3m.altervista.org/archivio/SantaFaustina_SecondaVenuta.htm

(http://santaruina.it/massoneria-dalledificare-al-dissolvere)
m

Gederson Falcometa ha detto...

Caro amico Andrea,

Le ragioni del mio turbamento, sono questi:

1) Il Concilio è stato convocato al fine di trattare del rapporto della Chiesa con il mondo moderno. I rappresentanti di Dio al determinare il rapporto della Chiesa con questo mondo, anche definiscono il rapporto di questo mondo con Dio. Così, come nella lettera di S. Giacomo il il mondo appare come nemico di Dio e Dio nemico del mondo (Adùlteri, non sapete che l'amore del mondo è inimicizia con Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si fa nemico Dio - Giacomo 4,4) e il Concilio riceve il mondo con “Gaudium et Spes”? Come se può cambiare il rapporto tra Dio e il mondo in amicizia? Dove è andata l’imutabilità della tradizione e della sacra scrittura?

2) In questa prospettiva, si è parlato di rendere la dottrina di Cristo e il messaggio accessibile all'uomo moderno. Ma come è possibile questo, se Cristo stesso ha parlato in parabole, per proteggere la dottrina e il messaggio di cani, maiali e lupi?

3) Se si chiede alle autorità, i protestanti sono nella Chiesa, rispondono:

Sì, no.

Se chiedi se c'è la Chiesa Una, rispondono:

Si No

Se fa domande sulla validità delle decisioni definitive del magistero che precede il Concilio, rispondono:

Si No

Quindi mi chiedo: dove è stato arresto l’obbedienza al Vangelo, che ci insegna a dire sì sì no no?

4) E consenso unanime dei Padri greco, latino e di San Tommaso che l'unione tra Chiesa e Stato, è l'ostacolo che retiene l'Anticristo. Ma per il Concilio Vaticano II, la legge della libertà religiosa, che separa Stato e Chiesa, sta nella rivelazione. Quando in realtà, che parla di separazione tra Chiesa e Stato e sosteni la libertà religiosa,non fa altro che difendere la libertà del'anticristo.

5) La vicinanza degli ebrei è un segno dei tempi. I Padri della Chiesa, dicono che quando arriva l'anticristo, la Chiesa in apostasia lo riceverà e gli ebrei anche in un primo momento gli ricevono, ma poi gli rispengera.

Gederson Falcometa ha detto...

6) Tutto questo è all'interno di ciò che dice L'Osservatore circa della tradizione e è anche nella stessa omelia di BenedettoXVI. Nel blog di amici de Papa Ratzinger, sta publicato il concetto di rivelazione che Benedetto XVI, ha sostenuto nella sua tesi di dottorato quando era giovane, vedere:

"Se la Rivelazione nella teologia neoscolastica era stata intesa essenzialmente come trasmissione divina di misteri, che restano inaccessibili all'intelletto umano, oggi la Rivelazione viene considerata una manifestazione di sé da parte di Dio in un'azione storica e la storia della salvezza viene vista come elemento centrale della Rivelazione. Mio compito era quello di cercare di scoprire come Bonaventura avesse inteso la Rivelazione e se per lui esistesse qualcosa di simile a un'idea di "storia della salvezza".

Questo concetto non riproduce il concetto di immutabilità dellatradizione che Cristo confronta con la roccia che è strano di rifiutareun personaggio pietrificato della tradizione, e la stessa chiesa fu fondata sulla roccia, che è una pietra! In un commento a questo, per analogia, prima della teoria dell'evoluzione di Darwin, l'Occidente guardava il creatore e la creazione. Ma dopo Darwin, danno un senso forzato di ortodossia alla sua teoria, l'Occidente contempla solo il processo di creazione. Dove si può dire che Creatore e creazione, erano anche considerati la trasmissione di um mistero divino, che dopo Darwin diventa la contemplazione del creato (senza il Creatore) in cui il processo di infondere tale teoria pone al centro di tutto, la "storia della creazione". Così, da un lato se dimentica il Creatore quando se pone al centro di tutto il processo di creazione (il paganesimo aveva qualcosa di simile), gestisce anche lo stesso rischio mettendo l'accento sul processo di salvezza: dimenticare il Salvatore. E 'molto probabile che mettendo l'attenzione sulla storia della salvezza, hanno dimenticato il salvatore e quindi è dove parlano di una salvezza nelle altre religioni.

Continua...

Andrea ha detto...

Per quanto riguarda lo spostamento dello sguardo dai "Misteri a noi rivelati" alla "manifestazione di Sé da parte di Dio", caro Gederson, direi che non si tratta affatto di un abbandono della sana Tradizione, bensì di un tentativo di conoscere nuovamente il Cristo Intero, non solo la Sua predicazione (insegnamento).
In fondo, è semplicemente la ripetizione del percorso di Cristo in questo mondo: parola sì (annunciata, non insegnata scolasticamente: non scrisse nulla), ma con la piena coscienza che per strapparci agli artigli di Satana ci voleva l'Olocausto in Croce.

Invece ti do pienamente ragione per quanto riguarda il conformismo evoluzionistico. Darwin e Marx sono praticamente la stessa cosa, cioè satanismo gnostico, con la differenza che il primo portò allo sterminio dei deboli (selezione genetica, eutanasia ecc.), il secondo a quello dei forti (uomini validi culturalmente e fisicamente: vedi ad es. Fosse di Katyn).

Con la catastofe detta II Guerra Mondiale, le forze militari portatrici dei due orrori si incontrarono nel cuore dell'Europa, soffocando una (esistente) civiltà basata sul realismo e sulla dignità della persona.
E la Chiesa? resistette 20 anni al Comunismo, una decina d'anni all'Occidentalismo; poi sostanzialmente si inchinò a forze che parevano invincibili e definitive

Gederson Falcometa ha detto...

7) La riduzione dei problemi del Concilio ad uno problema di interpretazione, mi lascia in dubbio. La ragione è che sono stati nel concilio 2500 vescovi, che hanno discusso per via orale tutti le questione che doppo il "placet" di tutti, sono stati scritti. Se riduciamo tutto a una questione di interpretazione, sarebbe quello di ammettere che i punti del Concilio non sono stati discussi e dibatiti per via orale, prima di essere scritte. I 2500 Vescovi come testimoni oculari del Concilio dovrebbe insegnarci quello che hanno sentito nelle sessioni conciliari, ma è arrivato fino a noi solo i testi, ciò che è stato concordato (quelo che i vescovi hanno imaparato) per via orale non è arrivato. Così, sembra che 2500 vescovi sono andati a Roma solo per firmare i testi conciliari. Mi chiedo, come se può tacere i testimoni oculari di un insegnamento (I nostri martiri sono morti per la fede, ma anche sono stati morti per un insegnamento ricevuto)? Come hanno lasciato insegnare un’altra cosa, che non hanno sentito e non è stato accordato nella sessione del Concilio?

Quando Marcione stava a insegnare gnose, in nome degli apostoli, S. Policarpo che era un discepolo di San Giovanni, lo ha chiamato di figlio di Satana. Qui in Brasile c'è stato un dibattito sul “subsisti in” tra Leonardo Boff e Dom Stevan Bettencourt (monaco benedettino), con interpretazioni opposte per lo stesso testo conciliare: i Vescovi che hanno partecipato al Concilio e aveva l'autorità per porre fine alla questione, hanno fatto silenzio. Perchè? Quelo che è stato discusso sul subsisti in sessioni del Concilio, non era chiaro abbastanza? Dov'è andato quello che è stato deciso oralmente, alle sessione del Concilio?

E 'giusto parlare di problema ermeneutico nella setta protestante, dove per non potere ricorrere all'insegnamento orale (tradizione) e un'autorità viva (magistero), pur avendo solo una Bibbia (che hanno detto infallibile), hanno migliaia di interpretazioni contraditori. Nel caso del Concilio Vaticano II, in teoria non sarebbe possibile parlare di un problema ermeneutico con la testimonianza dei 2500 vescovi, che hanno sentito ciò che è stato definito in ogni sessione conciliare. Se quello che hanno sentito 2500 Vescovi nella sessioni Conciliare, arriva nei testi del Concilio, perché non usare la loro autorità al fine di insegnare quello che hanno sentito oralmente nelle sessioni Conciliare? Siamo arrivati al punto in cui è convocato un concilio solo per la produzione di testi, come Dio avrebbe inviato gli apostoli, solo per scrivere la Bibbia, come nel protestantesimo?

Un Concilio ecumenico, non ha bisogno di una ermeneutica della continuità, bisogna che i vescovi vengono a insegnare ciò che hanno imparato durante le sessione del concilio. Se non hanno imparato nelle sessione conciliare, doppo non si può imparare e non se può anche insegnare.

Ho altre ragioni, ma credo che queste ragioni sia sufficiente per una migliore comprensione del mio turbamento. Per quanto riguarda altri punti della sua argomentazione, risponderò in un altro post.

Caro saluti dal Brasile