sabato 28 aprile 2012

VERGOGNE D'ITALIA: UN'ALTRA CATTEDRALE ADEGUATA NEL SEGNO DELL'IGNORANZA E DELLA VANITA'

Il presbiterio del Duomo di Arezzo com'era...
di Francesco Colafemmina

Spenderò qualche parola su questo ennesimo orrore nei prossimi giorni. Come al solito un vescovo vanesio e in vena di buttar soldi al vento decide - con la scusa della prossima visita papale ad Arezzo - di adeguare la cattedrale (nella quale peraltro il Papa nemmeno celebrerà). Con una certa dose di sfacciataggine oltre che di squallida ipocrisia la Diocesi specifica in calce ai volantini dati alle stampe per l'occasione: "Alcuni donatori in vista della visita del Santo Padre hanno finanziato il ripristino del presbiterio della cattedrale aretina, in modo da lasciare a disposizione della diocesi una cospicua somma di danaro per i poveri del nostro territorio, in questo tempo di crisi.

Ipocriti parolai! A parte l'incongruenza del termine "ripristino" (questa è una distruzione non un ripristino del presbiterio) resta l'intollerabile e melensa propaganda a favore dei "poveri del territorio" evidentemente ultimo fra i pensieri della diocesi che non ha certo fatto a meno di spendere denari per un  inutile quanto sgrammaticato adeguamento liturgico, invitando i volonterosi donatori ad esibirsi meno in farse mecenatesche e maggiormente in un impegno costante nei confronti di chi subisce la crisi. Oggi, spiace dirlo, ma certa Chiesa usa la crisi come puro mezzo propagandistico mentre continua a navigare in un mare di ipocrisia. Aggiungo infine - sembra che questa sia la questione meno importante per i nostri vescovi - che il Santo Padre non ha alcun bisogno di essere accolto con queste esibizioni di ignoranza liturgica e architettonica. Bisognerebbe studiare l'Introduzione allo spirito della liturgia prima di mettere mano a questi fastidiosi adeguamenti liturgici. Ma questo è un altro discorso e lo affronteremo prossimamente. 

Intanto pubblicate le cifre! A quanto ammonta l'adeguamento immondo? E a quanto le "cospicue somme" messe da parte per i poveri? 

Il presbiterio dopo l'attuale "adeguamento liturgico": il coro ligneo è scomparso ed è stato ricomposto altrove (utile oltre che geniale!)

Ambone e porta-cero pasquale di Giuliano Vangi 
Notate come il presbiterio copra il pavimento a rombi neri del transetto 
Nuova pavimentazione modello "palazzo imperiale romano" o "villa di un boss di Scampia"  
L'ambone visto di lato: somiglia allo Spirit of Exstasy... la statuetta della Rolls Royce
Questo orrore sarebbe l'altare: connubio maldestro fra l'estro vacuo di un Kapoor e gli incubi del peggior Bodini 
Non per fare i populisti, ma come direbbe Di Pietro questa scultura in una cattedrale gotica "che ci azzecca?"
Notare l'imbecillità di questo adeguamento liturgico capace di sconvolgere equilibri e proporzioni di un'antica cattedrale

44 commenti:

Areki ha detto...

Basta con questi scempi, non ne possiamo più.

Questi scempi sono il colpo di coda del diavolo.....che ha l'acqua alla gola. Speriamo che qualcuno in alto si svegli ed emani non solo leggi, ma anche commini pene adeguate a chi continua a fare queste porcherie.

"Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno"

Pietro Pagliardini ha detto...

Un progetto minimalista che non ha minimamente tenuto conto dell'edificio esistente, un progetto adatto ad un allestimento provvisorio se il Papa avesse celebrato in Cattedrale, con un presbiterio quindi molto affollato. Il presbiterio arriva a ridosso delle colonne e le foto probabilmente non rendono nemmeno giustizia della gravità dell'errore. Il presbiterio si proietta inutilmente verso il centro della cattedrale andando a ridosso delle prima file e interferendo con le colonne, invece che essere compreso nello spazio absidale in cui prima c'era un bellissimo coro in legno che faceva da cornice all'Arca di San Donato.
Questo è un allestimento scenico-teatrale e quasi mi meraviglio che non sia stato progettato.... inclinato verso la navata centrale!!! L'altare poi è sorretto da uno zombie contorto di cui nelle foto non si apprezza la mostruosità.
L'osservazione della pavimentazione tipo "villa del boss" mi sembra molto pertinente
Pietro

Andrea Carradori ha detto...

L'attuale Arcivescovo di Arezzo Mons. Riccardo Fontana quando si trovava nella sede spoletina ha promosso numerose e buone iniziative a favore dell'arte sacra e della liturgia ( persino la creazione di un museo diocesano facendo restaurare numerose opere d'arte).
Non riesco proprio a comprendere l'involuzione di un Prelato che era stato un esempio di dedizione verso l'arte sacra.
Poveri noi !
A parte il Papa e qualche vescovo in giro per il mondo non abbiamo alcun modello di riferimento per il combattimento a favore del bello e dell'armoniosità liturgica.

GP ha detto...

E' il trionfo del Kitsch! L'ambone sembra una interpretazione di Jeff Koons della Nike di Samotracia.
Sono perfettamente d'accordo con le osservazioni del blog.

Anonimo ha detto...

L'insipienza dei vescovi è nota, ma è possibile che le "Belle arti" permettano queste merdate?
Il cosiddetto ministero dei Beni culturali usa il denaro pubblico per tutelare il patrimonio artistico o per mandare nelle soprintendenze di provincia degli incapaci ancora più ignoranti degli ordinari diocesani?

Anonimo ha detto...

Il Vescovo Fontana avrebbe fatto meglio a ricordarsi dei poveri prima di realizzare l'inutile e dannoso "adeguamento liturgico" della cattedrale. Quelli spesi sono soldi buttati via, in offesa a Dio e ai bisognosi! Realizzazione, fra l'altro, ben distante dalla 'mens' del Sommo Pontefice (vedi cappella paolina), dall'ermeneutica della continuità e dal buon senso del popolo cristiano. Vergogna!

Gederson Falcometa ha detto...

Prendendo le parole di Benedetto XVI sull'analfabetismo religioso, possiamo applicare lo stesso nell'arte religiosa. Perché questo è un vero analfabetismo dell'arte sacra. Anche possiamo parlare di un'arte della rottura. Di quale questa della Duomo di Arezzo, è un esempio tra molti (come la Chiesa di S. Pio di Pietrelcina).

Andrea Carradori ha detto...

Mi spiace aver dovuto dedicare all'Arcivescovo Fontana e alla distruzione del presbiterio aretino una mia amarissima considerazione su : http://traditiocatholica.blogspot.it/2012/04/larcivescovo-riccardo-fontana-il-crollo.html

Anonimo ha detto...

L'altare ricorda certe improbabili bomboniere in peltro......

Amicus ha detto...

Non riesco a distinguere bene la figura umanoide che sorregge la mensa della cena bugniniana: un satiro in preda a convulsioni? O una raffigurazione dell'attuale Vescovo diocesano travolto in un girone dell'Inferno dantesco?

Giulia ha detto...

Ma come è possibile evitare questi scempi ????Francesco scrivi a organi preposti del Vaticano che si rendano conto di questi obbrobri... che tristezza!!!Tutto questo è frutto del cristianesimo ateo.

Gianpaolo1951 ha detto...

Ecco l’ennesima dimostrazione di come si è ridotta la nostra Santa Chiesa!...
E in questi giorni di battage pubblicitario a suon di spot sull’otto per mille, mi viene ancor più rabbia per l’ipocrisia senza fine di questa vergognosa CEI!!!

Anonimo ha detto...

sono una cittadina di Arezzo e sono rimasta lettteralmente allibita davanti a tanto scempio. Cosa sono diventati i nostri Vescovi? Perchè non tengono conto delle esortazioni del Santo Padre? La Liturgia signifi ca ancora qualcosa per loro?

Anonimo ha detto...

chiedo a persone esperte: ma se un giorno, non molto distante da oggi, un giovane prete si ritrovasse parroco in una Parrocchia ove si alloggiano sì fatte opere d'arte (mi si passi il termine), vi sarebbe la possibilità di venderle e lucrarvi almeno qualcosa, giusto per sostituire con qualcosa di più bello e armonico e di conseguenza sicuramente più economico?

Pietro Pagliardini ha detto...

Ecco, l'osservazione dell'altare simile ad una bomboniera è calzante, almeno per me che l'ho visto dal vero. Ad Andrea Carradori confermo l'interesse per l'arte sacra del Vescovo Fontana ed anche la sua grande capacità organizzativa. Ha allestito, in poco tempo ed anche con ottimi risultati, un museo nella sede vescovile dove ha fatto con grande tempismo e molto opportunamente una bella mostra di stendardi del Vasari, proprio nell'anno del cinquecentesimo. Credo che quella mostra sia stata più frequentata di quella ufficiale. Di questo gli va dato atto. Tuttavia una mia ipotesi su questa operazione mi azzardo a formularla. Dice il vescovo che i denari sono venuti da Roma, e non c'è motivo di non credergli. Ora si dà il caso che ad Arezzo, circa un annetto fa, su invito del Vescovo suppongo, proprio in Duomo il Cardinale Ravasi tenne una lezione sull'arte sacra. Ecco, è plausibile che il suggerimento, l'ispirazione e, forse, i denari, vengano da quella fonte. Quanto alla lezione di Ravasi, egli decantò la bellezza del Duomo ma citò solo....artisti e architetti moderni.
Chi fosse interessato questo il link con l'intera registrazione:
http://www.youtube.com/watch?v=pnQ373JQMY4
Saluti
Pietro

Andrea ha detto...

Il tasto dei "poveri" (non faccio un'offerta per la Casa di Dio, se non ne destino una parte ai poveri) ricorda sinistramente la protesta di Giuda di fronte allo "spreco" delbalsamo preziosissimo da parte di Maria Maddalena, per ungere e profumare la Persona di Cristo ("in anticipo per la mia sepoltura", dirà Lui: Mc 14, 8).

Davvero si è inchiodati sempre alle stesse deviazioni: iconoclastia/pauperismo/contemporaneismo. In una parola, Arianesimo: non c'è e non può esserci vera Corporeità di Dio, vera significatività dell'immagine, vera armonizzazione (sempre imperfetta) fra "oggi" e "domani" (=Regno dei Cieli)

pablosca ha detto...

Voglio essere generoso oggi. Mi limito a dire "uno autentico sgorbio in quel contesto artistico". Fate ste robe in una chiesa moderna!

Andrea ha detto...

Lezione del card. Ravasi in Cattedrale (aperta da scroscianti applausi), citata da Pietro Pagliardini: fa il paio con i "Dialoghi in Cattedrale" a Roma (con lo squallido schema hegeliano Monsignore/Ateo di riferimento).

Davanti a Dio, nel cuore della Chiesa locale, si stendono i panni più o meno sporchi della nostra erudizione, e soprattutto della nostra voglia di parlarci addosso e di essere celebrati.

Ricordo che il card. Ratzinger parlava molti anni fa del proprio turbamento di fronte agli applausi in chiesa (in Germania) dopo esecuzioni di alto livello di brani di musica sacra. Non certo perché fossero immeritati, ma perché dimostravano celebrazione degli esecutori e non di Dio.

Viceversa, Deo gratias, in questi giorni sono stato presente a una S.Messa celebrata a Roma con pochi pezzi sacri eseguiti splendidamente da una soprano.
Nessun applauso, e alla fine il ringraziamento del celebrante alla "sorella che aveva fatto del canto una preghiera"

Andrea Carradori ha detto...

@ Pietro Pagliardini
E' stato molto interessante leggere il suo scritto.
Mi domando sempre di più . chi è la MENS che impone a dei Prelati, equilibrati e amanti dell'arte come ERA Mons.Fontana simili indecenze come quella del Duomo di Arezzo? Stimavo di più i toscani, mi han sempre detto che erano iper critici e senza peli sulla lingua ... che anche i toscani sian diventati degli agnellini quando vedono un po' di rosso ravasiano?

Gianpaolo1951 ha detto...

Ravasi…
il cardinal Ravasi dei miei stivali!…
E’ indegno dell’abito che porta!
Predica bene…,
ma poi nei fatti…
razzola male!…
Anzi,
malissimo!...
Che schifo!!!

GP ha detto...

Osservando le foto dell'adeguamento, noto che il vescovo ha posto il suo tronetto davanti all'altare antico. Imbarazzante posizione, se si ricorda che per san Paolo "colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio" è l'uomo della perdizione. Non voglio essere apocalittico, ma vedrei il monito di san Paolo come invito alla modestia. Mi chiedo infatti come mai nelle chiese antiche, che secondo la vulgata contemporanea erano espressione di una chiesa gerarchica e autoritaria, il sacerdote quando non pregava se ne stava dimessamente di lato, mentre ora, nella chiesa democratica e orizzontale, il clero se ne sta pomposamente rivolto al popolo come un tronista con le sue fan?

Pietro Pagliardini ha detto...

Andrea Carradori, la ringrazio. I toscani sono ipercritici, sempre scontenti, capaci di ridicolizzare qualunque situazione con una battuta ma alla fine subiscono il potere senza fare storie e si allineano. Se così non fosse non subirebbero da sempre il sistema di potere della regione più rossa e più conservatrice d'Italia, la cosìdetta Toscana felix, che però di felix ha conservato ben poco, se non uno stile di vita più tranquillo che altrove. Forse questa tranquillità, sempre più in discussione, ha addormentato gli animi e le menti. L'unica risposta che io trovo ai suoi perchè sul vescovo Fontana (che ha in effetti questa contraddizione dell'interesse per l'arte ma che subisce il fascino perverso della modernità) anche se non sono addentro le cose vaticane, va visto in questo rapporto con il Cardinale Ravasi e quindi in giochi di potere che vanno ben oltre Arezzo che, in questo caso, ha fatto da cavia. A volte mi domando se io non sia diventato come quei vecchi brontoloni e un po' rincoglioniti che si oppongono ad ogni novità. Mi sostengo un po' quando vedo le interviste fatte in quel video su youtube ai cittadini, chiaramente addomesticate, stile TG, e allora penso che sarebbe bello un dibattito, scevro da pregiudizi, anche dai miei, che coinvolga cittadini e fedeli (il Duomo appartiene a tutta la città e non solo ai fedeli) sulla nuova sistemazione del presbiterio. E vorrei sapere come si può affermare che il coro pre-esistente soffocava l'Arca di San Donato e non piuttosto la esaltava, incastonandola come una perla dentro la sua conchiglia.
Vorrei che venisse mostrata una foto fatta dallo stesso punto di vista da cui è presa la prima foto del post e allora sì che chiunque potrebbe apprezzare (o disprezzare) la differenza e valutare quanto più equilibrato fosse prima il rapporto tra le dimensioni del presbiterio e la navata centrale.
Immagino che l'intento liturgico sia stato quello molto "democratico" di portare l'altare e il celebrante più al centro possibile della chiesa, più "vicino" ai fedeli; però, a prescindere dagli aspetti liturgici e dottrinari, sui quali ho poco o punto titolo a parlare, il duomo è a pianta basilicale, fortemente orientato e volerlo ricondurre ad una pianta tendenzialmente centrale dà origine ad una forma spuria. Avere tolto il coro ligneo e quindi liberato l'Arca di San Donato, insieme alla posizione del nuovo altare molto avanzata verso "l'assemblea" dei fedeli, è coerente con questa ricerca di spostamento al centro, perchè allungando visualmente lo spazio, intende mettere al centro l'altare. Ma coerente non significa corretto, perchè non si è fatta una lettura elementare dello spazio su cui si opera oppure lo si è fatto è si è deciso di forzarlo con un atto di volontà. Architettonicamente è, insomma, una operazione ideologica, nel senso che prescinde dalla realtà delle cose.
Saluti
Pietro

Livio Sterlicchio ha detto...

@ A.Carradori
La MENS è il "Liturgista",questa emergente categoria di preti che riesce ad imporre ai Vescovi brutte ed infelici soluzioni di "adeguamento liturgico".
Posso riportare un episodio riferito alla "mia" Cattedrale in Pristina, accaduto proprio due mesi fa.
Il "Liturgista" voleva adottare una sua soluzione architettonica del Presbiterio, stravolgendo l'armonia di proporzioni propria del progetto. Naturalmente ho bocciato tale ipotesi suggerendo, per buona pace di tutti, una soluzione accettabile.
In tutta questa discussione, il Vescovo sorrideva quasi schernendo il nostro e più tardi mi si disse "costretto" a tenere in dovuto conto questa figura a causa della nuova Liturgia.
Oltre questa pretesa, il "Liturgista" ha proposto ed ottenuto altre fesserie che non sto qui a ricordare ma una è degna di nota: ha voluto che lo scultore che deve realizzare l'Altare vi rappresentasse la Cena di Emmaus(!?). Ah, già, la Messa è una cena non più un Sacrificio...Paolo VI imperat.

Andrea ha detto...

Due piccole annotazioni, caro Pietro:

anzitutto non credo (pur non avendo alcuna informazione di prima mano) che il rapporto del Vescovo con il card.Ravasi vada interpretato alla luce di possibili "giochi di potere". Io ci vedo semplicemente la riproposizione dello schema (sette/ottocentesco) "cosmopolitismo/provincialismo".
In altre parole, un "povero" Vescovo di una città minore (e siamo già in pieno conflitto con l'animus di papa Benedetto, che ha detto più volte di non voler sentire l'augurio "ad maiora" rivolto a un neo-Vescovo, fosse anche assegnato alla più sconosciuta Diocesi del mondo) come deve sentirsi di fronte alle tendenze del Gran Cardinale preposto alla Cultura, e soprattutto proveniente dagli ambienti "giusti" (il ricco e potente Nord-Ovest, in continuo contatto con Parigi, il mondo germanico, il mondo anglosassone)?

A meno di una netta presa di posizione in senso catto-mediterraneo, è ovvio che egli tenderà ad adeguarsi, per superare il proprio "provincialsmo".

È appena il caso di ricordare che Arezzo è la città degl'insorgenti antifrancesi e antigiansenisti detti "Viva Maria!" (1799). Avevano capito tutto: la "nuova e più seria" religiosità voluta dagli occupanti era deistica, ed escludeva in primis il ruolo decisivo di Maria come Corredentrice.

Per quanto riguarda la migrazione dell'altare verso il centro della chiesa, e l'intronizzazione del celebrante come "capo dell'assemblea", essa purtroppo ripropone plasticamente la famigerata impostazione della Liturgia come "convegno": ci troviamo fra noi, uguali (uno "più uguale degli altri"), e Cristo scenderà a visitarci. Si tende a comporre un "cerchio magico" di sapore druidico, anziché celebrare "rivolti al Signore" (almeno al Crocifisso sull'altare!!)

Pietro Pagliardini ha detto...

Andrea, può darsi tu abbia ragione e la mia ipotesi sia solo un po' troppo dietrologica. Si vede che sono diventato malpensante, ma la consecutio temporum degli eventi, visti dal di fuori (e da fuori si giudica talvolta meglio che da dentro) credo che potrebbe assolvermi.
E' plausibile che l'accondiscendere il Cardinale, e che Cardinale, mediatico, erudito, fascinoso, eleganza naturale, sia anche frutto di un po' di provincialismo che, umanamente, è comprensibile. A maggior ragione se il progetto venisse da Roma (in realtà non so chi sia il progettista). L'informazione è stata modesta, giustificata anche dalla fretta per la visita del 13 maggio del Papa.
Ma la domanda è: perchè procedere ad un "adeguamento"? A chi è venuta in testa questa idea? Questo non è dato saperlo, almeno a me e onestamente a me interessa il risultato più che la storia.
Sul liturgista invece continuo ad avere qualche dubbio, a meno che anch'esso non sia venuto da Roma: il carattere del Vescovo non mi sembra quello di un uomo debole (solo d'istinto perchè io lo conosco per le poche volte che l'ho sentito di persona) anzi è molto determinato, attivo ed efficiente e la realizzazione del bel museo (anche se ancora non è finito) ne è una prova, considerando che è Vescovo ad Arezzo da pochi anni. Di questo dobbiamo rendergli merito.
Mi stupisco, anche se oramai dovrei essere abituato, della Soprintendenza che ha approvato. Ma, al solito, la necessità, indifferibilità e urgenza della vista papale può avere influito sulle decisioni. Ma il fatto è che il Papa avrebbe potuto venire ugualmente e avrebbe probabilmente gradito di più o almeno non avrebbe dovuto subire un dispiacere. Anche Giovanni Paolo II è venuto e non risulta abbia avuto niente da dire sulla precedente sistemazione!
Sul Viva Maria mi pare che manchino le condizioni per una eventuale... replica in questo secolo e non credo che si debba espiare, con il nuovo adeguamento liturgico, a quello storico

fiorenza ha detto...

Quel luogo, che era di così straordinaria bellezza...
Quello spazio, snaturato nelle sue originarie perfette proporzioni e invaso da "oggetti" mostruosi...
Quella sublime distanza tra Altare e navata, che mai aveva impedito la più intensa esperienza di comunione, e che si è scelto di sconvolgere e di abolire...
Sì, come dice Pietro Pagliardini, questo è davvero "un allestimento scenico-teatrale": cioè, quanto di più lontano dallo spirito della Liturgia.
E penso a quegli "applausi scroscianti" dopo la lezione del card. Ravasi e anche a quelli, più recenti, dopo la relazione di Enzo Bianchi...
Perché, ecco, "in preparazione alla visita del Papa", è Enzo Bianchi che è stato invitato a parlare, la sera del 9 marzo, in quella cattedrale che si colmò di una folla plaudente: "Contiamo sul suo prezioso contributo", aveva spiegato il vescovo Fontana. Sue erano anche le parole del titolo della relazione che ha raccolto, come era facile prevedere, così tanto successo: "La Chiesa, luogo di dialogo".
Luogo, invece, di grande tristezza, per me, ora, quella Chiesa che è in Arezzo, con lo scempio -che è insieme reale e simbolico di uno scempio di più vaste proporzioni- della sua così meravigliosa e da me così amata cattedrale

Andrea ha detto...

Cara Fiorenza, anch'io ebbi, visitando la vostra Cattedrale pochi anni fa, la sensazione di un vero cuore pulsante di comunità cristiana... a forte connotazione mariana (Madonna del Conforto, manifestatasi miracolosamente nel 1796 - immediatamente prima dell'invasione francese).

Non sapevo che aveste avuto anche la visita di "ammaestramento" da parte di Enzo Bianchi.
I nuovi eretici e "intellettuali", come quelli settecenteschi, vengono immancabilmente da lì: dalle Alpi Occidentali.
Lì albergano i popoli e gli ambienti dediti all'auto-celebrazione

Fabio Dal Molin ha detto...

In effetti dalle mie parti si rifugiò anche Fra Dolcino, sulle montagne biellesi. La roccaforte di Enzo Bianchi invece è in valle, evidentemente i nuovi eretici non temono gli assalti delle truppe del papa!

Anonimo ha detto...

Caro Carradori... veramente non capisco come lei faccia a dire che Fontana nella sede spoletina (o spoletana, come diceva lui)si sia dimostrato difensore dell'arte sacra! Innanzitutto ha fatto "adeguamenti liturgici" in giro per le chiese della città e della diocesi di Spoleto, degni di quelli appena fatti ad Arezzo (esempi? La chiesa di San Pietro sulla Flaminia presbiterio e pavimento sventrato, San Gregorio Maggiore, con il presbiterio ulteriormente adeguato, ma con marmi di un colore e di fattura orrenda!); secondo: ospitò la settimana liturgica nel 2007, con i campioni Brandolini e De Felice...;tre: musica sacra? Saranno stati gusti, ma per Fontana il repertorio ceciliano era da rigettare(unPalestrina lo poteva concedere,come mottettino all'offertorio!) e da non eseguire, tanto da esasperare i Laudesi Umbri e mandarli definitvamente via dal servizio in cattedrale. Di cosa meravigliarsi, dunque, caro Andrea? A conoscerlo meglio da prima, non le sarebbe caduto nessun mito!
Con amicizia,
chi ne sa un po'.

Andrea ha detto...

Esiste eccome, caro Fabio, come lei sa, una "mistica" della montagna occidentale come luogo dei "migliori",cioè di coloro che si situano "via dalla pazza folla" (cfr. i no-TAV).
Le connessioni con i filoni ereticali transalpini e svizzeri sono molteplici.

Invece le Alpi Centro-Orientali, profondamente influenzate dal millenario dialogo Papato-Impero, hanno una profonda tradizione comunitaria: delle difficoltà dell'ambiente quelle popolazioni hanno fatto spunto per approfondire i legami reciproci. Basta pensare alla "Magnifica Comunità Cadorina", con capoluogo Pieve di Cadore (patria di Tiziano)

Fabio Dal Molin ha detto...

Caro Andrea, è vero, esiste una "mistica" dei luoghi che influenza il vissuto delle genti e delle arti...al ciclico arrivo dei barbari dobbiamo il generale ripristino del "caos", vedi Arezzo ed affini adeguamenti!

Pellegrino ha detto...

Ma dico, c'è tra i lettori un avvocato o un giurista in grado di ravvisare ipotesi di reato?????

Anonimo ha detto...

Fanno quello che fanno perchè dispongono di mezzi,vulgo: soldi. E allora bisogna tagliargli i viveri. Ricordatevi di loro nella dichiarazione dei redditi: nessun 8 per mille alla chiesa cattolica! Vedrete come staranno più attenti. Il vizio classico dei preti è sempre stata la "avarizia", l'ingordigia e avidità: è su questo punto che bisogna agire. Togliere i mezzi di sopravvivenza. Si lamentano sempre che non ci sono soldi per restaurare le chiese e poi fanno queste schifezze: sono questi i restauri che intendevano?

Andrea ha detto...

Solo per precisare, caro Fabio: non intendo attribuire a quei luoghi una valenza in sé negativa (vedi Santuario di Oropa, sopra Biella: il luogo più civile che io conosca in Piemonte), bensì sottolineare che sono spesso "mal frequentati", nel senso che l'asse gallicano (dalle Gallie verso l'Italia) è stato ed è foriero di orrori.

Per farci capire anche da chi non conosce le zone: sono certo che "Famiglia Cristiana" (matrice piemontese, ma non alpina) non sarebbe potuta diventare "quel" tipo di pulpito vacuo senza il narcisismo tipico dell'ambiente, e senza la vicinanza (ad Alba) di Torino, con la sua satanica Mole

Anonimo ha detto...

Proprio così, Francesco,

"...il Santo Padre non ha alcun bisogno di essere accolto con queste esibizioni di ignoranza liturgica e architettonica."

Fabio Dal Molin ha detto...

Condivido Andrea, purtroppo anche nelle vicinanze del Santuario di Oropa ci sono le tracce di luoghi “mal frequentati”, è triste constatare questa vicinanza del male al “sacro luogo”, ma l'evidenza di questo dispetto (per non dire sacrilegio) si ritrova ovunque, basta pensare all'emblematico “caso” di San Giovanni Rotondo descritto da Francesco nel suo libro sul Mistero della chiesa di San Pio. Riparazione e preghiera!

Catholicus Laicus ha detto...

che sacrilegio!

Andrea ha detto...

Caro Fabio, in
http://disputationes-theologicae.blogspot.it/

in data 13 marzo, mons.Livi offre un'impressionante descrizione dell'eterodossia profonda (Hegelismo) del pensiero del teologo P.Coda.
Non è un teologo minore, ma un professore della Lateranense e preside dell'Istituto Universitario del Movimento dei Focolari "Sophia", che ha come simbolo una sfera (di cristallo?).

Il professore don Coda è nativo di Cafasse, ai piedi delle Alpi torinesi.

Non ne sapevo nulla quando scrissi i miei "Nota Bene" del giorno 2 !

Anonimo ha detto...

Un'offesa al bello! Ma ad Arezzo esiste la Soprintendenza?

Anonimo ha detto...

Un'altro scempio al patrimonio culturale e un'altro spreco di denaro...

Fabio Dal Molin ha detto...

Grazie Andrea per la segnalazione, avevo il lista d'acquisto il libro di Mons. Livi, VERA E FALSA TEOLOGIA. Come distinguere l’autentica “scienza della fede” da un’equivoca “filosofia religiosa”, consiglio anche "Filosofia e Metafisica" di Michele Federico Sciacca. P.s: le mie origini sono ferraresi!

Andrea ha detto...

Caro Fabio,
ero certo che lei non fosse piemontese di origine, sia per il cognome sia perché so per esperienza che la "solidarietà etnica" fra gli autoctoni è più forte di qualsiasi altra motivazione.

L'angolo nord-occidentale ha due volti: quello "gallico" affacciato sulla pianura e quello degli immigrati giunti al "capolinea" (la barriera dei monti), numerosissimi anche per la drammatica denatalità che caratterizza Piemonte e Liguria fin dal XIX secolo (guarda caso).

Cari saluti e un devoto pensiero alla Madonna di Oropa

Anonimo ha detto...

Fides et Forma, chiedo. Dov'è finito l'antico coro ligneo del preisbiterio del Duomo di Arezzo???

Anonimo ha detto...

Il fatto è l'incompatibilità tra arte contemporanea e luoghi sacri, soprattutto antichi. Sia chiaro, se proprio dovremmo, perchè non l'arte contemporanea, quella vera. I video di Viola, le foto di Struth, le installazioni di Sassolino. Le istituzioni ecclesiastiche sono miopi e ipocrite, conservatrici. Per questo si chiamano artisti della domenica o artisti famosi ma morti creativamente - vedi Vangi -. Loro, non fanno mai male, sono innocui, l'arte contemporanea invece, quella vera, fa riflettere, punge. Così preferiscono la mediocrità che genera cattivo gusto e arroganza. Personalmente penso che l'arte contemporanea debba stare nelle gallerie e meglio sarebbe investire soldi per restauri.