martedì 22 maggio 2012

UN MEA CULPA E' CHIEDERE TROPPO?



di Francesco Colafemmina

Non sono nessuno per avanzare richieste di alcun tipo, tantomeno al Santo Padre. Pure, dopo aver letto il libro di Gianluigi Nuzzi, o meglio, le lettere raccolte nel volume commentato da Nuzzi, un dubbio mi attanaglia: ma non sarà forse il caso che la Santa Sede invece di trincerarsi dietro silenzi e smentite, invece che sventolare lo spauracchio di denunce e condanne, ci debba delle scuse. Sì, delle scuse  sincere rivolte a tutti noi fedeli, vittime di un potere ecclesiastico mal gestito, ormai corroso dall'estrema frequenza del mondo, in attesa di un rinnovamento che non può non partire dalla consapevolezza degli errori.
Si discetta in maniera disordinata sull'identità del trafugatore di documenti dalla Santa Sede. Si creano commissioni ad hoc, mentre invece si dovrebbe comprendere il movente del trafugatore e dei suoi complici. Troppo sbrigativamente si dice: "ecco, questa è la lotta per il Conclave". Ma questa è una banalizzazione di qualcosa di più complesso. La pubblicazione di quei documenti, la loro stessa selezione ci mostrano un anelito diverso: non c'è interesse a favorire una fazione piuttosto che un'altra, ma a descrivere ciò che in Vaticano sembra mancare da tempo ossia il senso della giustizia, il rispetto per le capacità individuali, il ripudio del denaro, la coerenza fra parola ed opere. Sono i sentimenti che devono aver mosso il leaker a divulgare questi frammenti di vita quotidiana nei sacri palazzi. Ed è eclatante non tanto il contenuto di tali frammenti quanto che essi, pur visionati dal Santo Padre, non abbiano portato ad alcun cambio di rotta verso quei valori cristiani sopra citati.

Sembra così crollare l'immagine del Papa isolato e spento, chiuso nel suo cubicolo a studiare la teologia e per nulla preoccupato di quanto gli accade intorno. Crolla l'immagine del Papa disinformato o influenzato troppo pesantemente dai suoi assistenti (Bertone in testa). Il Papa al contrario saprebbe tutto. E' informato, ad esempio, dei tradimenti di Bertone pur continuando a rinnovargli la fiducia senza scrollarselo di dosso una buona volta per tutte. Leggiamo fra tutte questa nota riservata trasmessa a don Georg da un prelato di cui non è pervenuto il nome:
Reverendo monsignore, ho voluto scrivere l'allegata nota affinché potesse essere utile alla funzione di pastore della Chiesa universale propria del papa. Ho pregato. Ho riflettuto. Mi sono chiesto se fosse un atto d'insubordinazione verso i miei superiori e se costituisse una violazione del segreto di ufficio. Mi sono risposto che le situazioni problematiche sono molte e di notevole gravità, soprattutto perché avrebbero effetti devastanti in futuro e quindi non si vedono ora gli effetti e sembra che va tutto bene. I superiori diretti, più volte interpellati, per ora non ritengono opportuno intervenire e sostengono che il nostro referente è la segreteria di Stato, mentre in molti casi è proprio il problema. La coscienza mi chiede di far presenti queste cose al Santo Padre, anche perché riferendo a lui non c'è violazione del segreto pontificio. Nessuno ha letto queste note. L'unico al corrente di questo invio è il sacerdote che gliele ha consegnate e che le indicherà da chi sono state scritte. Se ritenuto necessario potrò firmarle e, eventualmente, riferire a voce a persona che mi sarà indicata. Preghiamo per lei e per il Santo Padre. 
Sistematica violazione del diritto ai livelli più alti della curia romana. In numerose circostanze viene violato il diritto a vari livelli. Il fatto che non si tratti di errori occasionali ma di una prassi sistematica è confermato dal numero dei casi, dal loro tendenziale incremento, nonché dalla giustificazione teorica di tali comportamenti. Pericolo ulteriore: tale prassi è così diffusa e utilizzata con una tale leggerezza che sembra indicare una non consapevolezza dei danni che certe decisioni potranno produrre (sottovalutazione del rischio).
Livello principale.
- Violazione sostanziale di norme fondamentali della Costituzione apostolica Pastor Bonus.
- Vulnus giuridico grave a livello metodologico, realizzato attraverso la modifica e abrogazione "di fatto" di norme della Pastor Bonus attraverso l'emanazione di norme di livello inferiore. Esempio: attraverso l'emanazione o la modifica di regolamenti e statuti si contraddicono norme della PB.
Livello secondario e derivato. Tale prassi pone seri interrogativi e dà luogo ad alcune contestazioni.
- Il pontefice è al corrente e viene espressamente informato, in questi casi, che si sta realizzando una "eccezione" alla norma di livello superiore? La cosa viene volutamente taciuta?
- Un procedere sistematicamente in deroga alle norme superiori non produce una progressiva delegittimazione di esse?
- Si nota demoralizzazione dei collaboratori ai livelli più alti e di dipendenti onesti e affezionati alla Chiesa e alla sua missione: assistere all'instaurarsi di una tale prassi, che tende a consolidarsi, induce a pensare che il pontefice non è al corrente di ciò (conoscendo la Persona e il suo insegnamento non si può pensare che sia informato). Tale evidenza genera un senso di impotenza in molti, di connivenza obbligata in altri, e induce forse alcuni a una complicità per fini personali (carriere, occulto e indebito arricchimento, legittimazione di sprechi, ecc.). 
- Si notano da tanti danni generalizzati a livello della scelta dei dirigenti e consulenti. Ci si domanda quali siano i criteri di molte scelte. La scelta di persone che non hanno adeguate competenze comporta poi gravi conseguenze anche a livello finanziario e patrimoniale. 
- Instaurazione di prassi che tendono a snaturare la funzione di coordinamento propria della segreteria di Stato facendola apparire (e operare) come altera voluntas rispetto a quella del pontefice, operante non sempre in chiara consonanza con quanto ci si aspetterebbe in applicazione delle indicazioni che il Santo Padre dà a livello magisteriale e pastorale.
- Usurpazione di funzioni e violazioni di varie competenze. Si notano ingerenze e pressioni indebite, operate al fine di ottenere decisioni contro la legittima volontà del dicastero (acquisti a prezzi maggiorati, nomine in violazione della doverosa prassi di sentire il capo dicastero, usurpazione del diritto di nomina, ecc.). (tratto da Gianluigi Nuzzi, Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI, Chiarelettere, 2012, pp.178-180)
Ora, queste note non sono certo una novità per chi conosce la prassi del Segretario di Stato, dalla nomina di Palombella a direttore della Sistina, alla mancata proclamazione del Santo Curato d'Ars a patrono di tutti i sacerdoti del mondo, alla nomina del nuovo preside del PIMS - sempre per restare agli affari più ecclesiasticamente rilevanti e meno interessanti sotto il profilo economico e politico. Confermano l'inadeguatezza del Segretario di Stato. Confermano il suo lavorare al massimo per se stesso e ben poco per il bene della Chiesa, cosa che si evince per inciso anche dalle nuove rivelazioni sul caso Boffo. E' proprio l'ex direttore di Avvenire ad individuare nella strategia volta a diffamarlo e ad allontanarlo dalla CEI il tentativo - per Boffo non ben chiaro allo stesso "strumento" della diffamazione, ossia il direttore dell'OR - di avere in Italia un quotidiano dei Vescovi meno interventista, meno interessato alla politica, ai casi di bioetica etc. ma confinato nella sua dimensione curiale, anzi parrocchiale. Per il vantaggio di chi?

Eppure il Segretario di Stato è sempre al suo posto nonostante la sua azione sia nota, ben nota al Santo Padre. 

Sorvolo poi sulle donazioni e i giri di assegni natalizi, tra cui quello di Bruno Vespa da 10.000 euro che in cambio chiede lumi a don Georg su un possibile incontro col Papa. Dubito che un Messori per intervistare il Papa abbia bisogno di inserire nel suo biglietto di auguri natalizi un lauto assegno... Ma che dire delle donazioni da decine di migliaia di euro che giungono dalle banche? Non sarebbe più opportuno specie in tempo di crisi farsi donare almeno dalle banche - responsabili della crisi - solo beni in natura, containers di medicinali, di vestiti, razioni di cibo e d'acqua per chi ha fame e sete? Sarebbe forse più discreto. Ma sorvoliamo...

Vengo poi ad un documento che mi ha colpito particolarmente per la sua attualità. Mi riferisco al comunicato rilasciato dalla Santa Sede nel febbraio del 2009 a seguito delle polemiche per l'intervista rubata a Mons. Williamson. Nella bozza del comunicato il Santo Padre corregge di suo pugno la seguente frase:
"Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X il Santo Padre non intende prescindere da una condizione indispensabile"
con questa:
"Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI."
Alla luce dell'evoluzione del rapporto fra la Santa Sede e la FSSPX mi sembra utile mettere in evidenza tale correzione che spiega perfettamente come mai improvvisamente si sia deciso di sottoporre ad una procedura separata i tre vescovi della Fraternità autori di una lettera nella quale si mette in discussione l'approccio soggettivista del pensiero benedettiano.

Insomma il libro di Nuzzi non deve stupire più di tanto, è vero, eppure ci offre qualche spunto di riflessione. Anzitutto sul degrado di quel luogo dal quale la Chiesa esercita la sua missione nel mondo. E partendo dalla consapevolezza di una tale evidenza credo che oggi la Santa Sede non dovrebbe lanciare minacce e istituire nuove commissioni per capire chi ha divulgato questi documenti. Dovrebbe al contrario ringraziare il Signore se questi documenti sono emersi in qualche modo, perché non sono fantasiose ricostruzioni o vili tentativi di denigrare Santa Romana Chiesa, ma un quadro spesso squallido e fosco di ciò che accade all'interno delle mura leonine. Già da qualche anno percepivo passando da Roma l'esistenza di una parte buona di gente che lavora in Vaticano stanca per l'eccessivo clericalismo, la rapacità, l'ipocrisia, il carrierismo, i favoritismi legalizzati regnanti fra quelle mura. E mi si parlava da tempo - a me che conto quanto il due di picche - di documenti scottanti, documenti che raccontano gli episodi più impensabili. Li si voleva rendere noti non certo per innescare guerre sante fra cordate cardinalizie, ma per destare una Chiesa sclerotizzata dal sonno dell'indifferenza, dalla garanzia dell'impunità, dal culto del clericalismo autoreferenziale. E per questo più che di accuse e indagini basterebbe, a mio modestissimo parere, un mea culpa, un mea culpa forse non proclamato davanti ai media, ma vissuto attraverso una azione di governo a tutti i livelli più decisa e coerente con il Vangelo.

28 commenti:

Gianpaolo1951 ha detto...

A leggere queste cose…, sembra quasi nulla la differenza tra le lotte intestine che dilaniano i partiti di casa nostra e la Curia romana!...
D’altronde a Roma, oltre al Parlamento, Senato e Governo della Repubblica Italiana, c’è la Santa Sede e temo che finché non spunterà un Grillo-Savonarola dentro le mura leonine, tutto rimarrà invariato!...
Peccato, grande peccato!…
Perché senza un pronto e doveroso chiarimento da parte di chi di dovere…, anche l’immagine del Santo Padre rischia in qualche modo di uscirne offuscata!!!...

Andrea ha detto...

Il problema, caro Francesco, è proprio il ruolo che va riconosciuto ai media.

Se li si considera delle "finestre che fanno apparire la Situazione Storica del momento" (in senso hegeliano), allora è logico venerarli e celebrare i processi, importanti e non importanti, su di essi.
Se invece li si guarda con distacco, e spesso con lo sdegno che meritano, allora gli aneliti alla correttezza e alla trasparenza non si indirizzeranno alla piazza (o torbido stagno) mediatica, ma alla limpidezza del proprio lavoro, svolto sotto lo sguardo di Dio.

Ricordiamoci che il ruolo del giornalista come eroe senza macchia e senza paura è una tipica importazione dagli USA: mentalità immanentistica, giustizialistica (i Buoni e i Cattivi vanno separati e retribuiti in questa vita), autocelebrativa (chi è "avanzato" come noi?), apocalittica (siamo sempre sull'orlo della catastrofe).

Resta un mistero, concordo con te, la "carta quasi bianca" data dal Santo Padre a un ambiente limitato (anche numericamente) e "non esemplare" come quello che ruota intorno al Segretario di Stato.
Non ho informazioni sulla responsabilità delle nomine all'"Osservatore", ma considero gravissimo l'articolo uscito oggi sul rapporto Y.Klein/Santa Rita da Cascia ("Fides contra Formam !!")

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Andrea,

non sono del tutto d'accordo con quanto tu affermi. Nuzzi ha un buon carattere, non mi sembra né un opportunista né uno alla ricerca di visibilità. E tra l'altro non è stato Nuzzi a cercare i documenti ma chi li aveva a cercare lui.
E' stata scelta proprio per limitare eventuali danni collaterali una figura di giornalista né radicale-laicista-sinistrato né vaticanista-curiale-manipolabile.

Avendo lambito a suo tempo contatti gli ambienti che credo abbiano passato le carte a Nuzzi posso dirti solo la mia impressione. Ci sono in Vaticano uomini di fede, laici e sacerdoti, forse più i primi, sinceramente devoti al Papa ma avviliti, anzi sdegnati e stomacati da certe modalità di fare carriera, di coprire omertosamente soprusi e illeciti, di stringere alleanze con il potere (politico, finanziario e perfino massonico). E sono talmente sdegnati che per il bene della Chiesa credono che la si debba smettere con questo circolo vizioso del silenzio, della protezione interna, dell' "evitiamo di prestare il fianco agli attacchi" etc. Sono stanchi di veder girare assegni e mazzette di contanti, di vedere gestire appalti e commesse con la disinvoltura di chi si sente immune da qualsiasi giurisdizione e legge, fosse anche quella divina.

Perché se si interverrà ora in qualche modo, fosse pure semplicemente ridestando le coscienze assopite di qualche cardinale, avremo delle speranze per il futuro. Altrimenti questa cancrena non potrà che crescere sempre di più. E se la cooptazione e l'affiliazione a certi gruppi di potere diventeranno la norma per far carriera in Vaticano nel giro di pochi anni potremmo trovarci governati da un clero informato alla corruzione e al sopruso e non al Vangelo.

E di questo malgoverno della Chiesa, permettimi di dirlo, una parte di responsabilità non può che ricadere sul Papa stesso. Credo che così la pensi il 110% dei commentatori di cose vaticane, ancora tuttavia ancorati ad una visione del mondo curiale nella quale le cose si pensano ma non si dicono se non ai confidenti...

Andrea ha detto...

Per quanto riguarda il dire le cose apertamente e non ai "confidenti", caro Francesco, sai bene che non solo sono d'accordo, ma sono grato a te e a Raffaella per la meravigliosa opportunità che offrite, con i vostri blog, di dire qualcosa "che possa essere utile".
È il passo successivo quello che non va: cercare un giornalista, più o meno "accettabile", da usare come portaparola verso un ipotetico "mondo aperto, non curiale e non felpato".

Oltre alle considerazioni che ho già fatto, mi viene in mente una fondamentale struttura psicologico/spirituale: la Curia deve sentirsi "inferiore" o "superiore" al mondo esterno?

Non sto parlando di peccaminosità o meno: se anche l'ambiente fosse composto di ladri, concubini ecc., sarebbe pur sempre l'ambiente "centrale" del mondo intero.
Se invece si coltiva il funesto mito della Modernità, organizzata e composta di "Adulti", allora anche il più puro curiale sarà portato a sentirsi un dilettante e un ferrovecchio, e tremerà di fronte al Giornalista.

Molti anni fa (al tempo della mia scuola media), i Salesiani già "beatificavano" il Giornalista in quanto tale (ed E.Biagi nello specifico), e "tremavano" di fronte a lui. Inoltre dicevano che il Vangelo è un "giornale" di "buone notizie" (Good News! : formula proveniente dagli USA).

E perché la Curia Romana è la struttura "centrale" del mondo? perché lavora per il Papa (o tradisce il Papa).
Invece la visione USA del Vaticano(ricordo un'espressione del Nat.Geographic di molti anni fa) è "A costly religious Disneyland".

In definitiva: solo il Vaticano "politico" (Papa Sovrano -non "re") ci salva, e costituisce la presenza al mondo di un lembo di Romanitas e di regalità sociale di N.S.G.C.
Per questo è così grave che il card.Bertone, ma ancor peggio la CEI, parlino di "contributo dei cattolici al processo unitario italiano".

Grazie

Francesco Colafemmina ha detto...

Ma non penso che si cerchi un giornalista per andare verso un mondo aperto non curiale e non felpato...

Personalmente - ne parlavo oggi con un amico - ritengo che la curialità, il bizantinismo e la riservatezza fossero doti fondamentali all'epoca di Pio XII quando pur permanendo la fallibilità dell'uomo al servizio della Chiesa, questa non veniva a patti col mondo e viveva coerentemente la propria missione cercando di conformare il mondo a sé e non il contrario.

Invece oggi paradossalmente abbiamo una Chiesa che si conforma al mondo totalmente e che per giunta si serve in taluni casi del clericalismo antico verticistico e riservato (utile e conforme ad una ecclesia militans come lo era quella di un tempo - ne ha parlato il Papa a pranzo coi Cardinali) come schermo e filtro per un esercizio indiscriminato di potere.

Parliamoci chiaro: l'attacco di tutte queste bombe mediatiche è rivolto a Bertone. Visto che Bertone ha blindato l'ultimo concistoro, cercando di determinare a mio parere un eventuale futuro esito di Conclave, qualcuno non ne ha potuto più e ha deciso di arrischiare questo passo con la consapevolezza - tutta vaticana - che non cambieranno certo il meccanismo curiale, la riservatezza e i bizantinismi cortigiani, ma che almeno vi sarà ai massimi vertici la consapevolezza che la Chiesa si serve e non ci si serve di essa.

E visto che certi personaggi ecclesiastici vivono e comprendono soltanto i meccanismi del mondo credo che ben si sia fatto ad utilizzare questi stessi meccanismi per indurli non dico alla resa ma quanto meno a rivedere la propria concezione di potere e successo.

E il tutto cercando di salvaguardare la figura del Papa, come sempre fa Nuzzi nel corso del volume.

Francesco Colafemmina ha detto...

Per essere più chiaro: credo che l'operazione "Sua Santità" non sia volta ad "aggiornare" la Curia nel senso di renderla più moderna. Al contrario credo sia volto a far esplodere un bubbone che se dovesse infiammarsi potrebbe causare danni ben più gravi alla Chiesa.

I metodi felpati e curiali vanno bene, sono essenziali in qualsiasi istituzione veneranda, figuriamoci nel cuore della Cristianità! Ma non vanno bene se servono solo a coprire l'abuso indiscriminato del potere, l'illegalità e la menzogna. Ad essere ridimensionati non devono essere i metodi, ma i valori ispiratori del governo quotidiano della Chiesa. Di questo credo ne siano ben consapevoli anche gli autori del furto di documenti...

Detto questo altra considerazione amara sui metodi: oggi la CEI pubblica delle direttive sulla pedofilia. Ti sembra - di grazia - sensato che le responsabilità penali eventuali vengono fatte ricadere dalla CEI esclusivamente sulle singole diocesi quando è invece la Santa Sede a decidere la dismissione dallo stato clericale di un sacerdote ritenuto colpevole di sì grave abominio?
Mettiamo infatti il caso (nel passato ce ne sono stati a centinaia) di un sospettato che la Santa Sede anche dietro indicazione del Vescovo decida di non ridurre allo stato laicale. Se costui dovesse reiterare il reato come potrebbe una eventuale responsabilità penale ricadere solo sul Vescovo?

Sono queste purtroppo le aporie un po' paraculistiche che personalmente mi mandano in bestia...

Andrea ha detto...

Sull'ultimo argomento non so fare un commento, caro Francesco: è un campo (di ripartizione dei ruoli di controllo) che non conosco.

Sull'operazione "carte del Papa alle stampe laiche" confermo la mia sfiducia non solo nelle virtù dei media e dei giornalisti, ma anche nei curiali che l'hanno attuata.
Anch'io ho pensato in questi giorni a S.S.Pio XII, ma per evidenziare (prima a me stesso e poi agli altri, grazie al blog di Raffaella) che il suo Pontificato conobbe un punto di "ripulsa" non appariscente, ma formidabile. Credo che si possa dire che prima del 1950 (per fissare una data) il sistema-Chiesa reggesse, nel senso che valeva il "Roma locuta, causa soluta", il Latino per tutti, la condanna degli errori e orrori del mondo (scomunica ai Comunisti del 1949); da allora in poi l'insofferenza neo-modernistica, basata sul "Ci sono i missili, le atomiche e la leadership del Mondo Libero (gli USA); ci raccontate ancora di Roma Eterna, di Regalità di Cristo, di infallibilità pontificia, di miracoli e profezie? " prese largamente piede.
Grave e sinistro campanello di allarme, le foto del Papa sul letto di morte (1958), scattate e vendute non dall'inserviente, ma dall'archiatra pontificio!

Commentando sul blog di Raffaella "La vecchia guardia e la nuova" (21/5, h7:32), mettevo in evidenza l'incredibile preponderanza in Curia dei Piemontesi o collegati ai Piemontesi (cardd. Sodano e Bertone), associandola alla più che secolare "calata dei buzzurri" su Roma per "modernizzarla".

Un ambiente né italico né gallico, di scarse tradizioni culturali, che digerisce malamente i rudimenti del Gallicanesimo e della Massoneria da Napoleone, si collega con le logge di Londra (Cavour) e va a fare la predica al Papa in casa sua!
Nell'Ottocento questo succedeva con le cannonate e gli omicidi politici; oggi qualcosa di analogo succede con i Cardinali presenti nei ruoli-chiave

Francesco Colafemmina ha detto...

Splendida l'immagine della calata dei buzzurri... quanto mai appropriata!

Sulla sfiducia nella virtù dei media concordo, ma - aggiungo - credo che concordino anche gli artefici di questo "caso". Il loro obiettivo non mi sembra quello di dare in pasto alla stampa dei documenti riservatissimi, ma quelli di diffondere in Vaticano - paradossalmente tramite una pubblicazione del genere - la consapevolezza esplicita di quanto accaduto anche recentemente.

Nuzzi (e con lui i media) più che uno strumentalizzatore mi sembra infatti uno strumento.

Andrea ha detto...

Una notazione geografica, non per saccenteria ma perché è realmente utile e sorprendente: Roma si trova a sud di Venezia e della Baviera orientale - Torino si trova a occidente della Sardegna e della Corsica.

Questo per dire che non si tratta di una calata "nordica", bensì di una calata occidentale.

Grazie infinite, buonanotte

Anonimo ha detto...

Da ragazzo girava in casa nostra un libro:" Dietro il trono di Giovanni XXIII". Quello che descriveva è uguale a quello descritto nel libro di Nuzzi. Il tempo passa e nulla cambia in Vaticano,passano i papi ma il"cerchio magico" persiste.

Anonimo ha detto...

Io sono sintonizzato su questa linea d'onda: basta non leggere il libro. Mentre non mi trovo d'accordo, e me ne dolgo, con il taglio che Colafemmina da' a tutta la vicenda.
http://www.tuespetrus.it/?p=935

Francesco Colafemmina ha detto...

E che facciamo le scimmiette?

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Francesco,

Dopo aver letto la tua opinione (che condivido), osservo quanto segue:

1) L'impressione che ho avuto è che stiamo assistendo al "Libero Stato del Vaticano, nella libera Chiesa". Dove, in alcuni casi, se guarda una separazione anche tra il Papa e la Curia romana (come è molto evidente nel caso della FSSPX). In questa prospettiva ci sono diversi problemi, tra i quali il principio fondamentale della sovranità papale.

Molti uomini della Chiesa non hanno più in mente il Papa come il principio della sovranità della Chiesa, o almeno nella pratica delle sue funzioni se vede una libertà che non vuole dare alcun conto del suo esercizio al Papa e a Dio. Mentre, loro dovrebbe fare le cose, secondo il Papa, come se a rispondere:

Cosa il Papa farebbe in questa situazione?

2) In un certo senso, l'impressione dal punto 1, si referisce alla separazione della propria Chiesa della Città Vaticano. Dove mi chiedo:

Bertone sarebbe il capo sovranno di uno Stato laico?

3) In realtà il problema delle tesi che dicono; il Papa è solo, circondato, se fare A o se dire B i vescovi vanno fare un cisma, un generale senza esercito, ecc, rivelano il dramma della modernità: fare la teoria attraverso la pratica. Tutti coloro che sostengono questa tesi, non fanno altre che cercare di fare qualsiasi azione pratica del Papa, non praticabili, e la radice di questa si trova quasi esattamente in un pensiero in cui se eroga il Papa come sovrano principio di unità della Chiesa (se il Papa non fa qualcosa, altra fará). Un esempio pratico è il caso dei Vescovi: una volta, loro hanno temuto di entrare uno scisma con la Santa Sede, oggi usano lo scisma come un mezzo per costringere alla Santa Sede. Di solito se desidera il suo silenzio davanti ai loro azioni (che spesso sono cattolici niente) o una libertà che non hanno nessuno dirritto. Qui in Brasile, la CNBB negli anni 80 ha minacciato la Santa Sede con uno scisma, se non smettere di criticare la teologia della liberazione.

4) In un certo senso, questo è un trasferimento del cattolicesimo liberale, per il governo della Chiesa, cioè i cattolici liberali, per esempio, accettano la teoria della condanna della libertà religiosa, ma guardano tantissime impossibilità pratica e finiscono per rifiutare la teoria. Significa che in teoria il Papa può farlo, ma in pratica, non può farlo e citano N motivi per invalidare qualsiasi azione pratica del papa.


Dico subito che una legge è un'impossibilità di praticare quello che è vietato. Ma vede le abortisti, omosessuali, attivisti eutanasia, ecc, non guardano impossibilità pratici ... Triste quando vediamo il trionfo del male, e come misura di codardia o pigrizia del bene ...

Gederson Falcometa ha detto...

5) In parte il problema è aggravato dal modo stesso che Benedetto comprende il papato, come si può leggere nel suo libro "L’Elogio della coscienza. La Verità interroga il cuore" (Cantagalli, Siena 2009, pp. 176, Euro 13,50):

"«Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi dopo pranzo – cosa che non è molto indicato fare – allora io brinderei per il Papa. Ma prima per la coscienza e poi per il Papa»
È da questa frase del Cardinale John Henry Newman che prende spunto lo straordinario saggio del Cardinale Joseph Ratzinger/Benedetto XVI..."



Certamente Bertone e altri parte della Chiesa, brindano prima per la coscienza e poi per il Papa...


Continua dicendo:


"...Per Benedetto XVI la verità non può essere separata dalla coscienza, essa ne è parte integrante e costitutiva. La verità, prima ancora di essere annunciata dalla Chiesa, è iscritta nel cuore dell’uomo, è impressa nella nostra coscienza, è parte integrante della natura umana. All’autorità è demandato il compito di sorvegliarla e custodirla. La Chiesa non ha il compito di elaborare la verità, ma di tutelarla, trasmetterla e risvegliarla nelle coscienze degli uomini. “Il linguaggio della natura è identico a quello della coscienza”, è un codice che contempla norme naturali immutabili ed eternamente valide".

In verità le leggi di Dio sono stati scritti nel cuore dell'uomo, ma come sorvegliarla tali leggi, senza parlare del peccato originale de del bisogno della grazia?

Gederson Falcometa ha detto...

6) Nello stesso libro, parla dello Stato cose interessante:

"a. Lo Stato non è di per sé fonte di verità né di morale. Esso non può da sé “produrre” verità alcuna né in virtù di un’ideologia - fondata sul popolo, o sulla classe, o su qualsivoglia altra grandezza - di cui sia particolare depositario, e neppure per la via del principio maggioritario. Lo Stato non è realtà assoluta.

b. Allo stesso modo, il fine dello Stato non può consistere nella promozione di una mera libertà, del tutto priva di contenuti; per fondare un’ordinata convivenza tra gli uomini, che abbia senso e sia vivibile, esso ha bisogno di un minimo di verità e di conoscenza del bene; si badi però, non manipolabile. Altrimenti esso decadrà, come afferma Agostino, al livello di un’efficiente associazione a delinquere, perché si troverebbe ad esser definito come questa in una prospettiva esclusivamente strumentale e non sulla base della giustizia che significa il bene in senso realmente universale ed è eguale per tutti.

c. Conseguentemente, lo Stato deve disporsi ad accogliere da “fuori” di sé, e a far proprio, il patrimonio di conoscenza e di verità intorno al bene da cui non può prescindere".
Benedetto XVI, "Elogio della coscienza. La verità interroga il cuore", Cantagalli 2009 - Joseph Ratzinger: "Che cosa è dunque lo Stato? A che cosa esso è funzionale?" (Libero)

Tutto questo, di modo contrari, se osserva nella pratica della segretaria di Stato di Bertone.

Gederson Falcometa ha detto...

Continua:

"Idealmente, questo “fuori” potrebbe essere la pura evidenza razionale che sarebbe in particolar modo compito di una filosofia scevra da condizionamenti conservare e custodire. Ma di fatto un’evidenza razionale di tale purezza, ed indipendente dalla dimensione storica, non si dà. La ragione metafisica e la ragione morale “funzionano” e si attestano presenti soltanto dentro un contesto storico: ne dipendono, e nel contempo però lo travalicano. Di fatto, tutti gli Stati hanno attinto le evidenze morali razionali - permettendo loro di dispiegare i propri effetti - dalle tradizioni religiose ad essi preesistenti (che ad un tempo sono state anche ambiti di formazione morale). La ragionevolezza ed i contorni della nozione di bene sono ovviamente molto diversi da una religione all’altra, ed altrettanto differenti le forme di correlazione tra Stato e religione. La tentazione dell’identificazione e così dell’assolutizzazione idolatrica dello Stato - che nel medesimo tempo corrompe la stessa religione - è presente lungo tutto il corso della Storia. Ma altrettanto essa attesta anche modelli positivi di relazione tra un sapere morale religiosamente fondato e gli ordinamenti statali. Sotto questo punto di vista, si può perfino affermare che nelle grandi formazioni religiose e statali si evidenzia un consenso di fondo circa tratti importanti ed essenziali del “bene” in senso morale, che rinvia ad una comune razionalità". Benedetto XVI, "Elogio della coscienza. La verità interroga il cuore", Cantagalli 2009 - Joseph Ratzinger: "Che cosa è dunque lo Stato? A che cosa esso è funzionale?" (Libero)


Come cattolici crediamo nella origine divina del potere temporale e del potere spirituale. Se vi è un solo Dio, il potere temporale deve essere subordinato al potere spirituale, ma si parla sulla separazione di questi due poteri, si assume la libertà dello Stato, per stabilire un fin'ultimo. Così lo Stato verrà automaticamente cadere nella tentazione di assolutismo e questo avviene soprattutto quando non riconosce l'origine divina della Chiesa, che dovrebbe essere subordinata. Per questo motivo, lo Stato Laico approva l'aborto, matrimonio gay, ricerca sulle cellule staminali, considerando l'uscita di eutanasia, ecc. A mio parere privato, la DH è stato molto ingenua a dire che "lo Stato non può legiferare in materia religiosa", riferendosi alla restrizione della libertà di culto. Il vero problema è lo stato di legiferare quando inizia la vita, per dare la libertà alle persone dello stesso sesso di parlare in "matrimonio", per dare ai cittadini la libertà di decidere entro la fine della sua vita, ecc, questo è il vero problema della libertà religiosa , che implica la separazione tra Stato e la Chiesa.
È 'la rinascita del manicheismo, dove abbiamo due potere che legiferano due fine ultimi antagoniste per la nostra vita. Per exempio, guardate i politici cattolici quando vanno a campagna, visiterà le chiese e tutte le altre religioni, e quando si parla di temi come l'aborto, il matrimonio gay, ecc, si dice che siano in particolare contro, ma come politici, non può far altro che approvare tali abomini. In questo senso, essi incarnano la dottrina manichea delle due anime (che è stata confutata da S. Agostino), hanno un'anima che ce per signore il Stato e un'altra che ce per Signore il Papa. L'anima dello Stato, è quella della vita pubblica, è pratica e concreto, mentre l'anima cattolica è privato e vive solo in teoria o nel campo delle astrazioni...

Beh, non per me, per estendere ulteriormente, mi fermo qui.

Dio sia con tutti

Fortebraccio ha detto...

Salve a tutti
Sono in questo caso d’accordo con Francesco: non è forse peggio ignorare i fatti?
L’appello del link (e quello della CEI) è risibile – per non dire ridicolo. Invece di contestare l’infondatezza dei fatti se ne propugna l’immoralità della divulgazione. Invece di biasimare il cattivo esempio, scandagliamo la moralità di chi lo denuncia: geniale (ironico) e autolesionista (realistico). Chiamare a giudice solo il puro di cuore è il classico escamotage del reo (ognuno scelga il riferimento storico e/o di cronaca che più gli aggrada) che vuole rimanere impunito appellandosi all’umana debolezza che tutti ci accomuna. Suvvia, vogliamo davvero essere così sciocchi?
Qui si tratta di decidere come correggere queste storture, non discutere se queste ci sono state (ma dai, chi crede veramente che siano inventate? En passant, la CEI confermerebbe, no?).

Fortebraccio ha detto...

Caro Gederson,
"Come cattolici crediamo nella origine divina del potere temporale"
Lo rileggo tre volte per esser sicuro.
Forse in Brasile sono passati S.Ambrogio e Teodosio; evidentemente Ludovico il Bavaro -con Marsilio da Padova e Guglielmo d'Ockham- si son persi per strada.
La sovranità ed indipendenza territoriale della Città del Vaticano è funzionale alla libertà di culto. Uno Stato laico riconosce e tutela i diritti di libertà di tutti i suoi cittadini: libertà di pensiero, di parola, di riunione, di associazione, di culto, ecc. compatibilmente con le proprie leggi e ordinamenti; garantendo, guarda un po', entro certi limiti, anche la dottrina dell'inabitazione attraverso l'obiezione di coscienza.

Detto questo, vogliamo ragionare sulla secolarizzazione della Curia, cominciando ad accettarlo come dato di fatto e quindi correggerlo, o preferiamo fare gli struzzi e lasciare che persone come Marcinkus ("il Vaticano non si amministra con le Ave Maria") ed i suoi accoliti sporchino il Soglio Pontificio?

ps. in tutto ciò, concordo, Nuzzi è strumento - esattament come nel caso del primo libro.

Caterina63 ha detto...

Mi viene in mente un aneddoto a proposito del cardinale Consalvi, a suo tempo segretario di Stato di Pio VII. ^__^
il generale gli disse: «Napoleone intende distruggere la Chiesa». Risponde il cardinale: «Non ci riuscirà! Mi creda, neppure noi siamo riusciti a distruggerla....»

Un'altro problema lo ebbe Pio XII con l'allora Montini seppur non proprio segretario di Stato, ma dentro l'ufficio... non proprio per diretta sua colpa, ma per causa sua e della sua leggerezza...fallì il progetto del Papa di inviare un gruppo di Vescovi in Russia... e vennero tutti ammazzati!

Andrea ha detto...

Caro Fortebraccio, ha totalmente ragione Gederson, a parte l'improprietà del suo linguaggio.
Ciò che ha origine divina è l'Autorità come principio (Rom 13, 1).
Se guardo i governanti con "rispetto" (che non è "sacro timore"), è solo perché Dio ha voluto che esistessero dei governanti.
Solo così possiamo esigere da essi il rispetto della Legge Naturale, e dire con S.Agostino "Detratta la giustizia, che cosa sono gli Stati se non bande di briganti?".

Al di fuori di tale /santa) impostazione, c'è solo l'auto-attribuzione di una sacralità arbitraria da parte del Potere civile, nelle sue forme più in voga nel momento storico: Marsilio da Padova.

Grazie a Gederson anche per aver sottolineato il nodo "politico" della questione: il Vaticano(SCV) esiste perché il Papa è Sovrano, oppure no?
La risposta dovrebbe essere ovvia per ogni curiale, ma non lo è per i curiali piemontesi ("Libera Chiesa in libero Stato")

Amicus ha detto...

Fortebraccio ha detto...
Caro Gederson,
"Come cattolici crediamo nella origine divina del potere temporale".

Guarda che qui Gederson ha perfettamente ragione (e magari ci fossimo "persi per strada", qui da noi o in Brasile, "Ludovico il Bavaro -con Marsilio da Padova e Guglielmo d'Ockham"). Per ricordare la costante - e dunque infallibile - dottrina della Chiesa sulla libertà religiosa, clamorosamente contraddetta dallo schizofrenico Superconcilio Vaticano II in 'Dignitatis humanae', ti suggerisco il riassunto presente nello schema 'De tolerantia religiosa" presentato dal Card. Ottaviani e 'bocciato' perché non gradito al card. Bea e ai suoi 'fratelli maggiori' che lo pilotavano. Il link seguente è al sito 'Disputationes theologicae' che lo ha recentemente riportato tradotto in italiano: http://disputationes-theologicae.blogspot.it/2010/03/un-limite-teologico-dellabbe-claude.html ; Se oggi la Chiesa è in crisi ed il mondo sprofonda nel fango, è soprattutto grazie ai cattolici liberali, chierici e laici, che li hanno condotti alla rovina.

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Fortebraccio,

A citação é perfeitamente ortodoxa, porque ao se afirmar a origem dos dois poderes é divina, entende-se um só princípio, Deus. Mas quando se afimar a insubordinação do poder temporal ao poder espiritual (como fizeram os autores citados), não se pode falar em um só princípio, mas dois, é o que diz o Padre Matteo Liberatore:

"Il liberalismo moderato non pretende, almeno a parole, la supremazia dello Stato, ma la sua piena indipendenza dalla Chiesa. Non nega l'ordine soprannaturale, ma ne prescinde e lo esclude dall'ordinamento politico della società. Nondimeno, benchè meno orrido, tuttavia non è meno assurdo del liberalismo assoluto. Imperocchè dove quello fondavasi nell'ateismo, esso fondasi nel dualismo; esso nega l'unità di Dio, benchè non ne neghi l'esistenza. Ciò fu sapientemente notato da Papa Bonifazio VIII nella sua celebre bolla Unam Sanctam Ecclesiam, là dove egli rimprovera ai fautori dell'assoluta autonomia dello Stato, il supporre che due sieno i supremi Principii del mondo. Il perchè siffatta genia di liberali potrebbe acconciamente designarsi col nome di novelli Manichei. Da: La Chiesa e lo Stato (2a ed.) Napoli 1872, cap. I, pag. 7-21.

Quindi, non vi è nessun errore in quello che ho detto.

Un saluto dal Brasile

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Andrea,

Grazie per il commento. Mi sembra che il nodo del problema è proprio la questione della sovranità pontificia, ora proviamo a spiegare di altra forma. Faccio questo richiamando la vostra attenzione sul fatto che tutti i tipi di progressismo cattolico non è altro che un afflusso del potere temporale su quello spirituale.

La considerazione del rapporto dei due poteri, come fatto da Dante Alighieri, Marsilio da Padova, ecc, trasforma il potere temporale, in un potere divino per sè e come la rivelazione è parte del potere divino, coloro che la pensano in modo manicheo (e non sono pochi), hanno di credere nella Rivoluzione francesa, come una rivelazione. Questo spiega perchè, tutto ciò che i progressisti tentano applicare nella Chiesa è costume nel mondo (e ce origini nei principi della Rivoluzione francesa), imposto dal potere temporale, che è diventato una bestia apocalittica. Un chiaro esempio di che cosa sto parlando in uno testo dell Cardinale Lehmann:

One should distinguish. The SSPX is highly fragmented, a catchall for all kinds of disappointed and frustrated people: Some do not come to terms with modernity, others not with the French Revolution, the next with freedom of religion, still others with the liturgical reforms of the 1960s. Some of them will be able to be won back. But there are the unteachable - as the case of Holocaust denier Richard Williamson shows. For them, there is only one form. Perhaps we should have made quicker and clearer distinctions and then excommunicate such people again?" Cardinal Lehmann unhelpful to the SSPX - http://cathcon.blogspot.com.br/2009/08/cardinal-lehmann-unhelpful-to-sspx.html

Un saluto dal Brasile

Gederson Falcometa ha detto...

Ho scritto un commento da parte di Fortebraccio in portoghese, mi scusa. Tradotto il commento:


La citazione è perfettamente ortodosso, perché quando se parla dell'origine dei due poteri, come divino, se afferma un unico principio che è Dio. Ma quando se afferma l'insubordinazione del potere temporale al potere spirituale (come hanno fatto gli autori citati per te), non si può parlare di un principio, ma se parla di due, è quello che il Padre Matteo Liberatore dice:

"Il liberalismo moderato non pretende, almeno a parole, la supremazia dello Stato, ma la sua piena indipendenza dalla Chiesa. Non nega l'ordine soprannaturale, ma ne prescinde e lo esclude dall'ordinamento politico della società. Nondimeno, benchè meno orrido, tuttavia non è meno assurdo del liberalismo assoluto. Imperocchè dove quello fondavasi nell'ateismo, esso fondasi nel dualismo; esso nega l'unità di Dio, benchè non ne neghi l'esistenza. Ciò fu sapientemente notato da Papa Bonifazio VIII nella sua celebre bolla Unam Sanctam Ecclesiam, là dove egli rimprovera ai fautori dell'assoluta autonomia dello Stato, il supporre che due sieno i supremi Principii del mondo. Il perchè siffatta genia di liberali potrebbe acconciamente designarsi col nome di novelli Manichei. Da: La Chiesa e lo Stato (2a ed.) Napoli 1872, cap. I, pag. 7-21.

Quindi, non vi è nessun errore in quello che ho detto.

Un saluto dal Brasile

Andrea ha detto...

Ottimo, caro Gederson.

Solo per precisare: parlando di "improprietà" del tuo linguaggio intendevo dire che dire "origine divina del potere temporale" potrebbe far pensare che Dio abbia investito direttamente i governanti e i loro successori.
Questo è avvenuto solo per San Pietro, anche se gli interventi divini volti a convertire, battezzare e consolidare alcuni capi politici e alcune dinastie sono molti.

Infine, vedo che associ Dante Alighieri a Marsilio da Padova.
È vero che Dante era una sorta di catto-ghibellino, e parlava di "due Soli" (Papa e Imperatore) anziché di un unico Sole (il Papa); tuttavia mi sento di escludere che fosse un manicheo.
Troppo forte, solida e aperta era la sua visione della realtà, di matrice scolastica.

Il disastro iniziò subito dopo Dante (XIV secolo), esplodendo con la Rivoluzione Francese, che M.Introvigne gustamente chiama "un movimento di rifiuto della divinità di Cristo".

Ricambio i saluti

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Andrea,

Non ho voluto associare, Dante a Marsilio, li ho citato insieme solo per concordare sulla separazione dei due poteri. Ma per rendere giustizia alla sua osservazione, dico che la mia citazione è stata incompleta, per non parlare di Dante come un sincero e buon cattolico in religione, fino al punto di meritare una enciclica papale, la "In Summorum praeclara" di di Benedetto XV, che parla anche di questo problema della tesi di Dante. Devo anche dire che la politica di Dante, non è la stessa di Marsilio da Padova. Tuttavia noto che, la sua tesi no "De monarchia" è la migliore spiegazione per quello che vediamo oggi, vedere:

“Il Sommo Pontefice, vicario di Gesù Cristo e successore di Pietro cui dobbiamo non ciò che è dovuto a Cristo, ma solo ciò che è dovuto a Pietro”. De Monarchia, III, 3

In un certo senso, questo è ciò che la maggior parte della gerarchia fa oggi, o almeno pensano di poter servire direttamente a Cristo, senza servire a Pietro. L'impressione che si ha è che, con le conferenze episcopali, è implementato un sistema simile a quello pentarchia orientale, e insieme alla collegialità, a materializzato la visione del primato petrino, come la tesi di un primato d'onore (comune sia per ortodossa, e per la gallicana).


M. Introvigne ha fatto un'osservazione molto buona. Non so in Italia, ma qui in Brasile, l'impressione è che la gerarchia in passato, è che il popolo è sovrano nella Chiesa. Questo è visibile nella festa di Cristo Re, per esempio, dove istituì la festa dei laici, e le celebrazioni sembrano voler trasferire tutta la sovranità di Cristo ai laici. Qui effettivamente il problema della teologia della liberazione marxista, dove è stata trasferita la rivoluzione marxista del proletariato l'opzione preferenziale per i poveri e il profano. Cristo ha fatto l'opzione preferenziale per il peccatore, non i poveri in senso puramente materiale, come fanno.

Un buon pomeriggio

Andrea ha detto...

Sì, caro Gederson: la struttura fondamentale del sentire ereticale è "Vado a Dio direttamente - non mi servono mediazioni".

Questo, purtroppo, significa in sostanza "Io e Dio siamo allo stesso livello", contraddicendo in pieno il "Quis ut Deus?" di San Michele Arcangelo.
Sentivo una volta citare uno schema usato, se ben ricordo, da S.S.Pio XII in un documento:
i gradini della "fuga da Dio" moderna sono tre :

- Cristo sì, Chiesa no (Lutero)
- Dio sì, Cristo no (Massoneria, Rivoluzione Francese)
- Dio no (Hegel, Marx)

La "fuga da Dio" trasforma il mondo (non creato e non governato da noi) in una landa spettrale, che non fa altro che ostacolarci nella nostra presunta auto-realizzazione, nel senso di auto-divinizzazione.
Lo ripeteva il Papa in questi giorni: solo "con" Dio l'uomo si ritrova realmente divinizzato, entrando nella logica del dono.

Sull'ultimo punto: in Italia direi che prevale non il "trasferimento della sovranità al popolo", ma la cancellazione del concetto di sovranità.
C'è una concezione molto strumentale e occasionale della vita politica e della vita ecclesiale ("Oggi gli equilibri sono questi, domani chissà...").
Senz'altro è vero che la trasformazione del "partito dei cattolici", nato in stato di emergenza alla fine della guerra, nel "partito di cattolici" degli anni '60-'80 è stata micidiale, trasferendo una grande parte della società italiana nel nichilismo pratico e soprattutto teorico (né Patria, né Dio, né famiglia)

Fortebraccio ha detto...

Salve,
prima di tutto chiedo scusa (soprattutto a Gederson) se sono apparso oltremodo sarcastico od addirittura offensivo (come mi par ora rileggendo): non era mia intenzione.
Quindi, affrontiamo Paolo e la lettera ai Romani: lui era un cittadino romano convertito che in questo caso scrive a dei cittadini romani anche loro convertiti – quelli che all’epoca erano considerati i più pericolosi di tutti. Credo che si possa concedere a Paolo “un’astuzia politica” per dare un po’ di spazio civile sia ai nuovi fratelli che alla stessa evangelizzazione. Paolo era un realista, sapeva che all’inizio doveva cedere qualcosa per entrare nel sistema e scardinarlo con la sua predicazione. Diciamo che Paolo suggeriva ai cittadini romani di “non esporsi”, di evitare gesti eclatanti, di non turbare l’ordine pubblico: valore supremo per i romani!
Ma poi per assurdo: qualsiasi vessazione dello Stato sarebbe giusta secondo (Rom 13, 1): imposizioni e tassazione, financo l’esproprio, guerre (propugnate e subite), mansioni lavorative disumane (orario, retribuzione, ruoli – come la mettiamo con pena di morte ed aborto? Leciti perché previsti dalla legge (e Rom 13,5)?). In un soffio ci siamo bevuti 60 anni di sforzi per l’obiezione di coscienza, portati avanti anche dai cattolici sopportando pene sproporzionate (negli anni 60 chi si opponeva alla leva militare faceva 3 anni di galera).