martedì 19 giugno 2012

1883-2012: IN CURIA E' CAMBIATO BEN POCO

C. M. Curci SJ - 1809-1891
Leggendo la surreale intervista di Famiglia (poco o punto) Cristiana al Cardinal Bertone, mi sono ritornate in mente le parole di un sacerdote ribelle di più di un secolo fa, don Carlo Maria Curci, gesuita, fondatore de "La Civiltà Cattolica". Il Curci aveva le sue idee, parzialmente condivisibili, ma non è questo il punto. E' invece interessante la descrizione che egli fa nel 1883 - regnante Leone XIII - della condizione materiale e in qualche modo psicologica della Curia Romana, nonché del potere del Segretario di Stato. Se l'intervista a Bertone vi ha fatto sorridere per l'evidente esercizio della menzogna e il ribaltamento ostinato della realtà documentale, le parole del Curci potrebbero forse farvi sgorgare una lacrima per la triste condizione della Chiesa e di tutte quelle anime che a causa della discutibile moralità del clero, si allontanano da Cristo. Buona lettura!

di Carlo Maria Curci, SJ

Correggimento di abusi e rilevamento da bassezze, sommo bisogno odierno della Chiesa Cattolica

1. Dalle cose fin qui discorse non è difficile intendere quale debba essere sempre stato, e sia tuttora, il giudizio del Vaticano, intorno alla condizione attuale, più o meno prospera, della Chiesa a lui contemporanea. Avendo esso per un lato, da forse cinque secoli, raccolte in pugno al Pontefice romano tutte le fila del sacro reggimento, massime in Italia, con un centralismo ignoto a tutta l'antichità cristiana, né guari conforme alle Costituzioni e Tradizioni apostoliche, e professando, per l'altro, di tenere il Pontefice stesso per infallibile, e poco meno che impeccabile, in quanto dice, fa e dispone nell'esercizio del suo ministero, ne segue che la condizione sempre fiorente della Chiesa, dovea noverarsi tra le verità cristiane, delle quali un Cattolico non può mai, senza scapito della sua Fede, dubitare. Certo con tutte le ripugnanze, che colà si mostrano di saperne e con tutti gli artifizii, che gl'interessati adoprano non indarno per coprirne, molti disordini vi debbono essere conosciuti. Questi nondimeno si guardano come casi speciali, e si risponde col vecchio frasario delle inevitabili imperfezioni umane, che vi furono e vi saranno sempre, e che in altri tempi si ebbero più frequenti e più gravi, che nel nostro. (...) Noi certo crediamo che la Chiesa non potrà mai, per intimo corrompimento, finire; ma lo crediamo, perché lo vogliamo credere a dispetto di tutte le apparenze, che talora sembrano dirci il contrario. Il fatto nondimeno non potrà essere sicuro prima della fine del mondo. (...).

3. Per tal modo quel pregiudizio od inganno < intende "il sistema dell'onnipotenza papale">, che sia, il quale è il massimo abuso della Chiesa Cattolica, perché nato fatto per legittimarli tutti, insinuato e quasi imposto al popolo cristiano, ed elevato alla dignità di sistema, costituisce quella macchina o mole, che domina ed opprime col proprio peso quanti si avvengono a darvi dentro, fossero pure persone d'intenzioni rettissime e di capacità non vulgari. Si pensi se possano mantenervi anche un alito tenuissimo d'indipendenza i freschi elementi, onde il Vaticano si viene a mano a mano rifornendo di nuove cerne, quando si conosca la maniera, onde quelle vi sono reclutate e vengono educate ai futuri loro uffizii. Guardati da lungi con l'idea della proverbiale sapienza Romana, vi si sogliono immaginare uomini, che, formati a pietà soda ed a severi studii, acquistarono perizia degli uomini e delle cose nella lunga pratica degli affari. De' somiglianti già riconobbi dianzi che ve ne capita qualcuno in via di rara, ed oggi troppo rara, eccezione; ma il grosso dei Cardinali residenti in Curia coi Prelati di carriera, nelle cui mani son posti i sommi affari e la somma degli affari della Chiesa, furono pretini che il Segretario di Sato pro tempore, tira comunemente, dalla sua provincia natia, a far fortuna in Roma. < Per il solo Bertone abbiamo una cospicua lista che limiterò ad alcuni nomi: Calcagno, Bertello, Versaldi, Amato (Cardinali), Sodi, Toso, Palombella, De Gregorio (Prelati di carriera). Ci sarebbe poi la mole di laici evidentemente non ancora associata al potere del SdS prima del Concilio (Simeon, Profiti, Crupi)>. (...). Ma questi, colle idee grette e coi miserabili studii, che poterno portare da un meschino Seminario di più meschina diocesi, entrati in Vaticano, dove non si respira, che onnipotenza ed infallibilità papale, e dove tutto è apostolico, perfino le mule e le cucine, restano soggiogati, come da un incubo, da quel sistema; ed intesi unicamente a far carriera, capiscono presto che, a vantaggiarvisi, le capacità valgono poco e meno i meriti, tutto dipendendo dalla zelante professione di quel sistema, sostenuta da potenti protezioni ed amicizie. Quella prima è faccenda di tutti; ma per trovar queste seconde conviene spendere gran parte della vita in corteggiamenti di vario genere, pei quali appena si richiede altro, che omeri flessibili ed un volto pronto ad atteggiarsi ad un sorriso, misto di ammirazione e compiacenza, ad ogni sciocchezza, che esca dal labbro del corteggiato. (...) Dopo alquanti anni di un tale tirocinio, si può tenere per fermo che si è smarrita ogni abitudine, se pure se ne aveva, e forse ogni attitudine a concepire un pensiero, che non sia ordinato a proprio vantaggio; tanto che la salute delle anime, la vita spirituale dei popoli, la Chiesa stessa e lo stesso Cristo vi restano affatto estranei, o vi entrano solo in quanto possono servire a quei vantaggi. 
Che se il Prelato compiute un paio di Nunziature, necessarie per molti a preparare i gravi dispendii della esaltazione al Cardinalato , giunge a quel termine delle lunghe sue aspirazioni (ciò, che vi è di più sù, non dovrebbe cominciare, per chi comincia, che sotto il Cappello), è moralmente impossibile ch'ei cangi la lunga abitudine a giudicare, non secondo l'intrinseca ragione delle cose, ma secondo estrinseci aggiunti. Più impossibile ancora sarà (se tra gl'impossibili sono gradi comparativi) che, preposto ad affari, di cui non ha, non che perizia, ma né tampoco l'idea, voglia applicarsi ad acquistarla già molto innanzi negli anni: quegli anni che ha vagheggiati, come termine di riposo, alla sua stentata carriera. Quand'anche vi avesse perizia, è ben difficile che voglia turbare quegli anni di sospirata ed onorata quiescenza col tenerli in grande esercizio. Procedendo così si potrà trovare, per un modo di esempio, preposto alla Concgregazione dei Vescovi e Regolari, e vuol dire all'Episcopato ed al doppio clero regolare e secolare di tutta la Cattolicità, un Cardinale diacono, il quale non ha mai in vita sua saputo un iota di ciò, che sia governare una diocesi, fare da Vicario Generale, reggere una parrocchia, e di vita claustrale saprà quanto so io dell'analoga istituzione tra i Bramani < Pensiamo a tal proposito ad una figura come quella del Cardinal Re!>. Con un tale uomo parlare di abusi e decadenze sarà un fastidio; darà qualche monco e svogliato provvedimento, per mezzo di un Segretario che fa tutto e non risponde di nulla; ma il solo nominargli una Riforma radicale, che recida i primi e rilevi le seconde, sarebbe provocarne il riso o gettarlo nello sgomento, secondo che lo credesse detto per burla o sul serio. Dall'altra parte, colla presunta eccellenza di quanto si fa coll'autorità pontificia, è opera sprecata parlare di storture da raddrizzarsi, di buone usanze difettive da migliorarsi o di nuove da introdursi. 

Tratto da "Il Vaticano regio: tarlo superstite della Chiesa Cattolica" di Carlo Maria Curci - Firenze, 1883, Capo VII, pp.274-275 e pp.278-280.

5 commenti:

Gianpaolo1951 ha detto...

Già!...
Cambiano i Papi..., ma la Curia rimane sempre la stessa!!!

Gederson Falcometa ha detto...

Al tempo di Pio IX, Dom Vital, l'arcivescovo di Olinda e Recife, ha combattuto una battaglia intestinale con la Massoneria qui in Brasile. Il cardinale Antonelli, ha consegnato una lettera per lui, che era stata "scritta da Papa Pio IX", dove se poteva leggere un permesso di rinunciare alla lotta o fare concessione alla massoneria (non me ricordo tutto). Dom Vital ha mantenuto la lottaa e in tempo opportuno ha mostrato la lettera che Antonelli gli aveva consegnato, a Papa Pio IX: la lettera era falsa. Dom Vital è stato arrestato in una cella con le pareti dipinte con l'arsenico, che la fatto la sua salute peggiorare e morì molto giovane in Europa. Ma come si può leggere il testo, le autorità erano più realistici. Dopo che il Consiglio ha giustificato dalla fede (nell'uomo) filosofia moderna, ci si può aspettare qualsiasi cosa. Non so come qualcuno non ha chiesto il Corvo, la rivelazione del terzo segreto di Fatima. Penso che sarebbe una forma di redenzione ...


Un saluto dal Brasile e a tutti

Ruben02 ha detto...

Avete visto l'attualità transecolare de "los de siempre"?!...

Ruben.

Anonimo ha detto...

L'articolo dimostra che la curia è stata da sempre covo di giuda e luogo di potere...
Due considerazioni:
1. la fede restava però intatta. Gli imput che venivano dall'alto del governo non sposavano lo spirito del mondo, i papi parlavano e scrivevano chiaro e tondo denunciando l'errore ...etc...
2. il concilio poteva davvero essere trampolino di lancio per un vero rinnovamento evangelico della curia...di tutta la Chiesa. Ma non lo fu. Non lo è stato. Lo vediamo nel centro di governo e nelle periferie, nel cuore e nelle membra.

Anonimo ha detto...

Non mi piace questo autore. Pare voglia usare la (presunta) corruzione per minare l'infallibilità pontificia.