lunedì 25 giugno 2012

PREAMBOLO DOTTRINALE E LOGICA ARISTOTELICA

"O insensata cura de' mortali / quanto son difettivi silogismi / quei che ti fanno in basso batter l'ali!"
di Francesco Colafemmina

Il preambolo dottrinale rivisto da Mons. Fellay e sottoposto al Papa il 15 aprile scorso e già accettato da Mons. Fellay è stato reso noto giorni addietro dal suo collaboratore, l'abbé Pfluger. Non sappiamo, ad oggi, quali ulteriori emendamenti siano stati effettuati nell'ultima versione consegnata a Fellay il 13 giugno scorso. Leggiamone in particolare questo punto, il più complesso, forse:

"L’entière Tradition de la foi catholique doit être le critère et le guide de compréhension des enseignements du Concile Vatican II, lequel à son tour éclaire certains aspects de la vie et de la doctrine de l’Église, implicitement présents en elle, non encore formulés."

Dunque: "se è la Tradizione intera della fede a costituire criterio e guida per la comprensione del Vaticano II, è anche vero che il Vaticano II chiarisce alcuni aspetti della vita e della dottrina della Chiesa, implicitamente presenti in essa e non ancora formulati."

E' evidente che fin qui ci troviamo dinanzi ad un paradosso, o meglio, ad una palese negazione del principio di non contraddizione. Perché o è la Tradizione a chiarire il Vaticano II o il Vaticano II a chiarire quegli stessi elementi che dovrebbero essere già chiariti dalla Tradizione.

Fortunatamente il preambolo siglato provvisoriamente da Mons. Fellay procede nel senso corretto:  "les affirmations du concile Vatican II et du magistère pontifical postérieur relatives à la relation entre l’Eglise catholique et les confessions chrétiennes non catholiques doivent être comprise à la lumière de la tradition entière et ininterrompue de manière cohérente avec les vérités précédemment enseignées par le magistère de l’Eglise sans accepter aucune interprétation".

Dunque, è vero che il Vaticano II illumina alcuni aspetti della dottrina cattolica, ma essendo il Vaticano II "leggibile" solo attraverso la Tradizione, ne consegue che l'elemento che informa ogni ermeneutica resta sempre la Tradizione. Questo è evidentemente l'emendamento risolutore apportato dalla Fraternità ad un testo complesso e contraddittorio che nella sua versione originale richiamava la visione espressa tempo addietro da Mons. Ocariz sull'interscambiabilità delle ermeneutiche: il Vaticano II alla luce della Tradizione, ma anche la Tradizione alla luce del Vaticano II. 

Nella logica aristotelica dovremmo procedere in questo modo:

Se la Tradizione è l'unico criterio di interpretazione del Vaticano II ne consegue che anche gli aspetti della vita e della dottrina cattolica implicitamente presenti nella Chiesa debbano essere interpretati alla luce della Tradizione. A è criterio interpretativo di B. B chiarisce C. Dunque A è criterio interpretativo di C. 

Nella non logica vaticana pare si proceda invece nel modo seguente:

A è criterio interpretativo di B. B è criterio interpretativo di C. A non è il criterio interpretativo di C. Ma addirittura si può arrivare al paradosso seguente: A è criterio interpretativo di B così come B è criterio interpretativo di A. Perché è evidente che questo è il fondo del messaggio: la Tradizione illumina il Concilio così come il Concilio illumina la Tradizione. Ossia la negazione del principio di non contraddizione. 

Questa pseudo-logica, detta anche logica della complementarietà (il bicchiere può essere rosso ma anche nero) pare sia estremamente calzante alle dinamiche del Concilio stesso. Cosa che non sorprende, infatti, dato l'abbandono pressoché totale del Tomismo nella formazione dei sacerdoti e la sua rapida sostituzione o convivenza con dottrine filosofiche e logiche aliene al Cattolicesimo e fondate sul relativismo e l'ambivalenza logica. Vi traduco a tal proposito un estratto di un bel volume dedicato al rapporto fra Scienza e Cattolicesimo, nel quale si affronta il tema dell'abbandono del tomismo (per inciso, mentre vi scrivo posso udire l'immane caciara dell'oratorio dietro casa dove al ritmo di balli di gruppo e canzoni di Freddy Mercury si forma ed anima la gioventù cattolica del terzo millennio):

"Durante il Vatiano II comunque, una certa ambivalenza che circondava il pensiero Tomista si stabilì nei seminari e presso le altre istituzioni cattoliche di alta formazione. Il decreto del Vaticano II sulla Formazione dei sacerdoti stabilisce infatti: "Basandosi sull'eredità filosofica che è perennemente valida, gli studenti devono anche dialogare con le speculazioni filosofiche contemporanee, specialmente quelle che esercitano speciale influenza nella propria nazione, e con il recente progresso scientifico". Il pluralismo nella filosofia veniva così introdotto molto più esplicitamente di quanto non fosse stato mai adottato. La Scienza, secondo il modo di vedere del Vaticano II, era autonoma rispetto alla filosofia tomista. Il risultato, se combinato al calo nel numero di studenti dei seminari nelle nazioni occidentali dopo il 1970, è un declino nella formazione filosofica in favore della formazione pastorale. A causa della drammatica crescita in proporzione di seminaristi provenienti da culture non occidentali in Africa, Asia, e America Latina, il Tomismo ha perso tremendamente il suo prestigio." (da Catholicism and Science, di Peter M.J. Hess e Paul L. Allen, Greenwood, p.97).

Come si può dunque comprendere la difficoltà nel dialogo con la Fraternità San Pio X sta in una diversa logica di fondo, in una diversa formazione filosofica, in una diversa visione del mondo. Già in quel decreto sulla formazione del clero vediamo apparire in nuce il pensiero vaticano attuale: "va bene l'eredità della tradizione, ma bisogna andare oltre e far convivere l'oltre con il passato". Sostituire l'assoluto col relativo, il vero con l'opinione, o meglio far coesistere verità ed opinione e l'assolutismo col relativismo, costituisce uno di quei misteri fittissimi che avvolgono la storia recente della Chiesa. Lo stesso mistero che domani farebbe convivere nello stesso corpo Focolarini, Neocatecumenali, Rinnovati nello Spirito Santo e FSSPX e FSSP.

Vi confesso che pur auspicando una riconciliazione fra FSSPX e Santa Sede, mi capita spesso di pensare che i sofisti vaticani non meriterebbero tutta questa attenzione. Che la Chiesa è in un'evidente catabasi, che il suo volto ormai non corrisponde più a quello della Tradizione. Solo ieri a messa ho visto  il Corpo di Cristo ospitato in un piatto di terracotta e in un analogo calice il Suo Sangue (secondo l'adagio pauperista anni '70 ancora in voga). Ho sentito nenie prive di alcun retroterra culturale e spirituale e visto consegnare delle magliette colorate a degli animatori di un altro oratorio durante la Santa Messa, manco si trattasse di un sacramento analogo al battesimo da amministrare rigorosamente al cospetto della "comunità". E la chiesa quasi priva di giovani. Quasi tutti sessantenni. E il parroco fare un'omelia che non spiegava il Vangelo e che probabilmente non è stata compresa se non dall'1% dei fedeli - io appartengo al 99% che non ci ha capito un'acca.

In questa realtà come potrà inserirsi la Fraternità è un vero mistero. Nondimeno in un contesto globalmente mediocre o scadente, dove la cultura fondata sullo studio dei Padri, sulla conoscenza del latino e del greco, del tomismo e della scolastica è totalmente assente, la Fraternità costituisce una ricchezza unica che finora si è preservata anche grazie alla consapevolezza di rappresentare altro dalla Chiesa degradata del post-Concilio. Ora che invece si appresta a diventarne parte, come potrà esprimere il proprio dissenso e costruire una civiltà cattolica sulle rovine barbariche degli ultimi 50 anni? Non possiamo che affidarci alla benigna volontà del Signore.

7 commenti:

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Francesco,

Faccio un osservazione a meno interessante: la Chiesa ha avuto 21 concili ecumenici, di questi, solo il Vaticano hai bisogno di una ermeneutica della continuità, quindi, come dire che non c'è rottura?

Sulla questione della tradizione, come criterio per l'interpretazione del Concilio, ci sono alcuni punti che meritano un certo sollievo, guarda:

Prima osservazione: si dice che il Concilio deve essere interpretato alla luce della tradizione. Tuttavia, la tradizione e la Sacra Scrittura, sono regole remote e il Magistero la regola prossima della fede. Così, la tradizione non può essere per noi, il criterio di interpretazione del Concilio, mentre è regole di sue interpretazioni per il Magistero, che dovrebbe essere per noi il criterio di adesione per il Concilio. Alla luce della tradizione non esiste un criterio per l'interpretazione di un concilio ecumenico, il criterio è semplicemente ascoltare e obbedire al magistero.
Seconda osservazione: l'eccezione alla regola sono i tempi di crisi. In questi tempi, come insegna la regola di San Vincenzo di Lerins, la tradizione diventa il criterio di imediato di interpretazione qualsiasi cosa.
Terza osservazione: Pio XII insegna in Humani Generis, che è ovviamente falso, il metodo che si vuole spiegare il chiaro, per l'oscuro. Questo significa che non dobbiamo interpretare il Concilio alla luce della tradizione, piuttosto che dovrebbe essere lui a indicare chiaramente la tradizione per noi.
Quarta osservazione: il posizionamento della tradizione come criterio per l'interpretazione del Concilio, è una constatazione di fallimento della sua premessa iniziale di rendere la dottrina cattolica, più accessibile all'uomo moderno. La dottrina cattolica non è più accessibile quando il magistero passa a tutti, la funzione che gli è propria. Questo provoca solo confusione e disordine. Basta pensare l'assurdità, il Concilio Vaticano II si è tenuta a rendere la dottrina cattolica più accessibile all'uomo moderno, ma se vuole sapere cosa che cosa ha insegnato lui, deve conoscere la bi-millenaria tradizione della Chiesa? Non é evidentemente falso, il metodo che vuole spiegare il chiaro, per l'oscuro? Dov'è andato il buon senso?
Quarta osservazione: il concetto di tradizione in Dei Verbum, non è lo stesso che esisteva nella Chiesa prima della sua promulgazione. Secondo mons. Gherardini, la Dei Verbum ha fatto una "reductio ad unum" della tradizione e del magistero alla Sacra Scrittura, in modo che i primi due non esistono indipendentemente dal terzo. Così, quando il Vaticano parla nella tradizione come regola di interpretazione del Concilio, a quale tradizione ci riferisce?
La riduzione dei problemi del Concilio, a un problema ermeneutico è esattamente una applicazione per analogia di questo nuovo concetto di tradizione. Questo è, il significato del concilio non esiste al di fuori dei loro testi, in modo che tale riduzione ci porta a pensare che 2500 vescovi erano al Vaticano, ma solo per firmare i testi del Concilio. In caso contrario, come nel protestantesimo dove per loro, Cristo e gli apostoli ci sono riuniti solo per dare a noi la Bibbia, nel Concilio Vaticano II, i vescovi ci sono riuniti solo per darci a noi i loro testi. Nessuno ha imparato assolutamente nulla nelle sue sessione, il suo insegnamento è stato pensato per essere scoperto a posteriori. Non è assurdo?
Quinta osservazione: le autorità dicono che il Concilio è stato un rinnovamento, che è un dono di Dio e che è una bussola (che manca il nord - Canone - e sud - anatema ...), ha seri problemi di comprensione della realtà. D'altra parte, la situazione ha raggiunto un punto tale che se è diventata una mancanza di rispetto alla nostra intelligenza. Tutto quello che abbiamo visto negli ultimi 50 anni è l'assoluta incoerenza.

Penso che dovremmo fare un movimento mondiale di preghiera per chiedere a Dio una soluzione...


Un Saluto dal Brasile

don Camillo ha detto...

C'è una mano materna che guida i passi fino a ieri assolutamente impediti. C'è un progetto che Dio conosce. Abbiamo sempre considerato la FSSPX appartenente alla Chiesa, il loro pregare UNA CUM è segno di questa appartenenza remota mai misconosciuta oramai prossima.

"La Fraternità costituisce una ricchezza" ma perchè han saputo rendere VIVA la Tradizione della Chiesa, quanti giovani, quante famiglie numerose... ma ricordiamoci che non sono Amish, anche loro sono stati contaminati dal "compromesso" anche se liturgico e non dottrinale quando cioè Lefebvre accetto di adottare un Messale (con le Rubriche del 1962) già manipolato da Bugnini e dal modernismo, scartando il Messale 1952 l'ultimo coerente con la riforma liturgica iniziata da San Pio X.
Son dettagli? per me non lo sono. Ma il loro contributo è necessario. Affinché come ha detto Mons. Fellay tutto un giorno ritorni ad essere armoniosamente Tradizionale.

Tu hai gustamene paura che la Fraternità perda la sua identità mischiandosi? Io non credo. Faranno in modo da isolarli ma moralmente (pensiamo alle compagne mediatiche contro i gesuiti nel risorgimento, o all'opus Dei non troppo lontanamente) magari con una "custodia vigilata", e questo permetterà da una parte di crescere accorpando in se tante anime consapevoli e autenticamente tradizionali, dall'altra allontanando tanti potenziali nemici.

Poi lasciamo a Dio fare il suo mestiere!

Andrea ha detto...

Caro Francesco, ringraziandoti per il tuo impegno, vorrei inserire solo un paio di spunti:

1- non solo nella nostra epoca, ma anche in precedenza, la sublime opportunità di far lavorare insieme fede e ragione che ci è data da San Tommaso non è stata né colta né utilizzata da tutti.
Qualche tempo fa dissi sul blog di Raffaella che i Francescani continuano ad arrampicarsi sugli specchi per sfuggire alla "Aeterni Patris" e per proporre una filosofia "alternativa" al realismo tomistico, e fui duramente rimbrottato da un francescano.

Vorrei aggiungere adesso che il "punctum dolens" resta, probabilmente, la venerazione che anche la Scolastica ebbe per Platone, pur anteponendogli Aristotele.
Si tratta di due impostazioni pienamente confliggenti, a mio giudizio: non si possono amare insieme i due "grandi" dell'antichità.

2- sulla nostra realtà attuale, la tua testimonianza su F.Mercury all'Oratorio vale più di una disquisizione.
Ciò che ho chiamato "scollamento" (fra Chiesa e pseudo-Chiesa, che non consdera l'uomo né libero né ragionevole, bensì "frammento dell'interazione fra le forze sociali") è evidente nei due opposti atteggiamenti oggi esistenti rispetto allo sterminio dell'aborto.
Il "Comitato Verità e Vita" sta facendo un'opera ammirevole, soprattutto dal punto di vista culturale.

Grazie

raffaello ha detto...

La ringrazio, signor Francesco, per la sua lucida esposizione: Ringrazio anche don Camillo. Ma soprattutto, come francescano, da sempre cultore di filosofia e teologia (chi volesse conoscere il mio pensiero, lo può trovare su facebook, sotto il nome Raffaello Bertocci), ringrazio il Signor Andrea, del quale condivido pienamente i due "spunti". Finalmente uno che la pensa come me (a parte "alcuni buoni domenicani . . . ai quali devo quel poco che conosco). P.Luigi Raffaello Bertocci o. f. m. cap.

Andrea ha detto...

Caro padre Bertocci,
è con commozione che le invio il mio grazie e il mio saluto deferente.

Sapevo per esperienza (superficiale) che ai Cappuccini la barba non serve per atteggiarsi a "sapienti"...

W la "Aeterni Patris"! - ci benedica

Andrea

raffaello ha detto...

Per il signor Andrea: Amare la "Aeterni Patris" significa amare la Verità. Questa è la più grande benedizione ! P.S. Non si fidi mai della barba dei cappuccini ! I nostri "fratelli", i frati minori (simpliciter dicti) dicono: "ipocrita come un cappuccino" ! Mi fa male . . . ma un po' (speriamo solo "un po'") c'azzeccano.

Andrea ha detto...

Nelle mie superficiali frequentazioni, non ho mai trovato un Cappuccino ipocrita, caro padre Bertocci.

In generale, non ho mai compreso né condiviso l'accusa (tipicamente massonica) di ipocrisia rivolta al Clero.
Ho visto invece, purtroppo, numerosi sacerdoti "cauti" nella valutazione del "mondo", cioè sostanzialmente convinti che il mondo laicale abbia consistenti ragioni per procedere per i fatti suoi, e che un prete possa tutt'al più dire (di quando in quando) una buona parola.

Grazie