martedì 21 agosto 2012

IL CONVENTO-CARCERE DI LA TOURETTE: ALLE RADICI DELLA RIVOLUZIONE CONCILIARE

Un carcere? No, il convento di La Tourette del "geniale" Le Corbusier
di Francesco Colafemmina

E' fondamentale comprendere come siano tuttora operanti in seno alla Chiesa forze che vengono da lontano, che hanno preceduto il Concilio e in un certo senso l'hanno informato della propria estetica. Si tratta di un esercizio storico che pur essendo per certi versi vano (nel caso in cui serbassimo ancora l'illusione d'un cambiamento di rotta futuro), e nondimeno utile per analizzare le radici culturali profonde della sostanziale decadenza del sacro e delle sue forme. 

Il Convento nel pre-Concilio
Il convento di La Tourette realizzato da Le Corbusier fra il 1953 e il 1960 ad Eveux, presso Lione, costituisce un poderoso frutto di quelle energie rivoluzionarie che già molti anni prima del Concilio operavano per mutare volto al tempio cattolico, dunque alla stessa espressione concreta della fede e del sacro. L'opera fu fortemente voluta da uno dei padri della "nuova arte sacra", attivo sin dagli anni '40 in una impegnativa quanto perniciosa attività di sensibilizzazione degli ambienti cattolici alle più recenti espressioni dell'arte contemporanea profana (Picasso, Braque, Matisse, etc.). Analizzeremo la figura del padre Couturier nei prossimi articoli. Ci basti sapere che per lui l'elemento essenziale dell'architettura come dell'arte sacra era il coinvolgimento delle più eminenti personalità contemporanee, indipendentemente dal loro credo, dalla loro formazione, dalla qualità delle opere. La fama doveva guidare la commissione di opere artistiche e architettoniche. E naturalmente l'estro individuale andava salvaguardato da qualsiasi forma di ingerenza clericale. 

Rilevante, inoltre, la partecipazione al progetto dell'assistente di Le Corbusier e noto compositore greco, Iannis Xenakis. Questi si impegnò nella realizzazione dell'altare della chiesa del convento, descrivendo successivamente la storia di questa creazione nei termini seguenti:  "Disegnai un altare maggiore che fu giudicato dai monaci troppo ripido, alto, distante. Infatti lo avevo concepito un po' come il luogo di terribili sacrifici. Era troppo drammatico, troppo Azteco. Cristo sacrificò se stesso, come Dioniso, ma il dramma doveva restare interiore e luminoso". Xenaxis era espressamente ateo.

Il frate domenicano Marc Chaveau, uno degli 11 superstiti de La Tourette
Degno di nota inoltre quanto ribadito nell'istruttivo documentario in lingua francese che allego qui sotto: il convento, creato nel dopoguerra per via di una forte ascesa delle vocazioni già nel 1970 non aveva più un solo studente. Oggi ospita garbati frati in giacca di tweed e camicia a quadri. Più che a un convento somiglia a una fatiscente casa circondariale, memoria decadente di quando la Chiesa decise di imprigionare se stessa nelle catene del mondo. 



8 commenti:

Andrea ha detto...

Un grande grazie, Francesco.

Solo due note:
1- il fatto di "lasciar campo libero all'espressione degli artisti" nell'architettura e nell'arte sacra deriva evidentemente, oltre che da una colpevole cecità di fronte alle velleità nichilistiche di molti contemporanei (già cento e più anni fa), dall'idolatria per il "genio ispirato" (nuovo profeta).
Questa struttura di pensiero era ben presente già nel cosiddetto "Rinascimento" italiano, che infatti è oggi luogo di frequentazione privilegiata da parte degli alunni della auto-divinizzazione dell'uomo (Inglesi in particolare).

2- l'assistente greco di Le Corbusier afferma, insieme a tutta la gnosi anticristica, che Cristo "sacrificò se stesso". Persino in "Jesus Christ Superstar" è presente l'accusa satanica (da parte di Giuda): "Hai voluto suicidarti, e io ti servivo a questo fine".

La realtà, come Benedetto XVI ha ripetuto più volte, è che il Sacrificio (che commosse il Padre) consistette nel dire "Sì" al Padre anche quando Egli Gli chiese di soffrire e di amarLo fino alla consumazione totale. Si compì ciò che, nello stesso luogo, era stato adombrato dall'abbozzo di sacrificio di Isacco: il Figlio Unico viene destinato dal Padre a una morte salvifica.
La Morte di Cristo permise ciò che il papa chiama "fissione nucleare": nel cuore del Male del mondo, esplose l'energia del Bene (di un Bene più grande, invincibile).

Infine: la questione dell'abito religioso/sacerdotale (e dell'uso del nome religioso, per i religiosi), è vitale

Pietro Pagliardini ha detto...

La "tabula rasa" del sacro. Le Corbusier era molto coerente con se stesso. E anche preciso, da orologiaio quale era.
Certo anche Brunelleschi era orologiaio, ma non era calvinista. Nessuno è perfetto

Andrea ha detto...

Non sapevo del mestiere dei due, caro Pietro P.

Inevitabile il collegamento al "Dio-Demiurgo / orologiaio" di tutte le Massonerie: vede un mondo caotico, vi inserisce delle "regole" (leggi, che vanno ad annullare la Legge naturale, del Decalogo, evangelica) e gli dà una spintarella, avviandolo.
Con tutto il rispetto per il grandissimo Filippo Brunelleschi ! (non per il secondo orologiaio)

Pietro Pagliardini ha detto...

Andrea, in fondo LC è un precursore di questa Europa che i nostri ciechi europeisti pretendono di far girare come un ingranaggio perfetto, ognuno al suo posto, ognuno a seguire le regole imposte, certamente buone perchè standardizzate, uniformate, universali.
Ma tra l'ingranaggio e la perfezione c'è sempre l'incognita uomo a rompere le uova nel paniere. Mannaggia, la normalizzazione ha qualche non conformità

Andrea ha detto...

Infatti, caro Pietro, forse l'impronta più visibile e duratura della Rivoluzione Francese fu l'abbandono delle divise militari tradizionali per l' "uniforme" (la parola dice tutto).
Ricordiamo anche il tentativo di Mao di imporre l'abito standard a tutta la popolazione cinese.

L'uomo invece è persona (non "individuo", termine pienamente funzionalistico), ciascuno con miserie e grandezze

Anonimo ha detto...

In attesa del seguito di questo interessante post, segnalo una buona iniziativa:
www.faces-of-christ-collection.com.
Ciro

Anonimo ha detto...

gent. francesco,

Sono cattolico, amico della tradizione e architetto.

Mi chiedo se lei ha avuto modo di visitare il convento de La Tourette e di percepirne, libero da pregiudizi, lo spirito. Se non l'ha fatto la invito a farlo. Questo potrebbe permetterle di sviluppare un giudizio più misurato.

Le Corbusier era fondamentalmente ateo ma ha sicuramente saputo condensare in questo monumento (perchè di ciò si tratta) i caratteri dell'architettura monastica tradizionale, improntati ad uno spirito profondamente cattolico, coniugandoli con
la purezza e la sintesi del linguaggio modernista. Il modello è mutuato da monasteri emblematici come la certosa di Ema che Le Corbusier aveva visitato, studiato e apprezzato.

La crisi del seminario, i costumi dei monaci oggi residenti(di cui lei parla) non dipendono certo dall'edificio contiene un grande potenziale di fede.

Non si tratta assolutamente di un carcere, ma di un luogo essenziale, come lo è la fede, un sistema di spazi per il silenzio orante, per la contemplazione e la vita comunitaria. Un un grande artificio costruito in rapporto dialettico alla natura.

Le Corbusier era ateo ma non credo che il problema sia questo. Michelangelo, il Bernini e molti altri non erano sicuramente dei santi... vogliamo quindi mettere in discussione le opere di questi?

Forse il problema è la modernità?
Credo che, se si parla di architettura sacra, sia necessario puntualizzare alcune questioni e non leggere le conseguenze di altro (concilio, riforma liturgica) come legate ai contenitori entro cui sono state attuate.

cordialmente.
andrea

Francesco Colafemmina ha detto...

Gentile Andrea,

quale "spirito" può avere un'opera architettonica nata in aperto contrasto con la "spiritualità", visto che Le Corbusier pensava le chiese come "macchine per la preghiera".

D'altro canto non so se lei sa che il buon Le Corbusier era un massone, affiliato alla loggia "Réelle Fraternité" di Besancon il 19 Aprile 1936. Il che è anche indice di questa volontà di plasmare una spiritualità "nuova" nel Cattolicesimo. Una spiritualità gnostica, come è evidente nel rifiuto sistematico delle immagini, nell'assenza di "mimesi" architettonica, nella riduzione della fede a puro pneumatismo - lei dice "essenziale".

L'essenzialità della fede, l'assenza di fronzoli o meglio di godimento estetico - la prego, non confonda la Tourette con la Certosa di Firenze - sono un nonsense nel cattolicesimo.

La fede si è sempre espressa attraverso la gioia e la meraviglia, l'amore per il creato che non è "natura" asetticamente separata dall'orizzonte antropico. Il creato rivive nelle colonne, nelle volte, nei bassorilievi, nei fregi, negli stucchi, nei chiostri, nelle pale d'altare).

Una fede vissuta nel mero silenzio delle forme e dell'espressione estetica vive di un'assenza e di un rifiuto. Assenza di bellezza (traslata nel mero pensiero, ossia nel compiacimento di una anelata purezza ed essenzialità contrapposte alla tradizione) e assenza di amore per il creato (traslato in una natura distante o panoramica ma non mai reinterpretata e vissuta dall'uomo in una lieta convivenza).

Sono gli errori tipici della modernità che oltre ad aver separato l'uomo dalla natura, gli ha instillato questa perpetua nostalgia di una purezza primigenia che nasce in realtà dal disgusto per un mondo dal quale sembrerebbe non esserci scampo.

Quanto poi a Leonardo e Michelangelo i loro peccati individuali non saremo noi a giudicarli, ma il Buon Dio. Erano peccatori e tali si ritenevano perché avevano fede. E anche della loro fede non saremo noi i giudici. Certo, non operavano annunciando orgogliosi il proprio ateismo e la propria distanza dalla Chiesa. Ed è questa la differenza essenziale. Se è d'altra parte vero che non tutti gli artisti cattolici sono dei bravi artisti o architetti, è anche vero che tutti quelli non cattolici mancano dell'essenziale e se pur sarebbero in grado di realizzare opere belle e cristiane la sfiducia che personalmente nutro nelle capacità di guida del clero contemporaneo, mi induce a pensare che sarebbe meglio se restassero sempre ai margini dell'arte e dell'architettura sacra.