mercoledì 5 dicembre 2012

PANEM ET CIRCENSES...

Battesimo "cattolico" del figlio di Stefano Orfei nella gabbia delle tigri officiato da don Luciano Cantini (2009)
di Francesco Colafemmina

"Il tendone del circo ha una sua sacralità". Così commenta don Luciano Cantini, alias Pagliaccio Pompelmo ai Fatti Vostri del 1 Ottobre 2012. Lui battezza infatti nella tenda del circo, non in chiesa. Avvenire ha dedicato persino un paginone ad un recente libro del prete-pagliaccio, addirittura spiegando che "numerosi studiosi del fenomeno affermano che, in origine, le discipline dei saltimbanchi sono correlate al religioso, alla mistica, allo sciamanesimo."


Ecco un ulteriore esempio di rincitrullimento clericale clown-chic. In questa dimensione circense della Chiesa è come se si unissero due elementi chiave di certo clero cattolico contemporaneo: l'amore per lo spettacolo, la spettacolarizzazione in sé del Santo Sacrificio con la conseguente trasformazione del prete in attore/uomo di spettacolo, e l'infantilismo ridanciano, una certa qual sindrome di Peter Pan che impone ai sacerdoti di trasformare solennità e decoro in un gioco puerile e sdrammatizzante. 

V'è al fondo di questa dinamica un offuscamento costante del tragico che anima il Crsitianesimo. La nostra religione non è infatti una rassicurante favoletta, una dolce fiaba per allietare i nostri sonni. E' invece il culmine della tragedia. E' la vetta del dolore dalla quale siamo costretti a contemplare le nostre miserie e la nostra piccolezza. L'essere umano ascende a questo Calvario per poi ritrovarsi in basso, ricacciato verso l'estrema inconsistenza del proprio io. E nella tragedia ogni cristiano percepisce anche una gioia, una bellezza abbagliante che, anch'essa, partecipa del dolore. Senza la morte non v'è risurrezione, senza dolore, contrizione, pentimento non v'è purezza non v'è liberazione. La nostra vita intera è un combattimento con Satana e un procedere verso la morte. L'eternità non è una garanzia priva di impegni, ma una promessa per coloro che avranno amato Cristo. E questo amore non è una parola vuota, un narcisistico sfogo di sentimentalismi romantici: è una tragica battaglia che ha come esito la dannazione o la salvezza. 

In tutto questo è comodo, tenero, compassionevole, obliterare la tragedia della vita umana e quella del Sacrificio di Cristo per la nostra redenzione, in un lazzo circense, in un sorriso per certi versi apotropaico. 

Tornino i sacerdoti ad aver rispetto di Dio, ad essere santi pur nei loro umani limiti, anzi grazie ai loro umani limiti, perché senza battaglia non v'è trionfo, non corona, né merito. Ed essi debbono lottare non solo per le loro anime, ma per la salvezza dell'intero gregge.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

"...ci sono di tutte le religioni....perché il circo è molto accogliente..."

parola di prete pagliaccio
rendiamo grazie a....(concilio? Giovanni Paolo II?)

in effetti la chiesa oggi è assimilabile ad un circo!

romanz ha detto...

Lei è una persona eccezionale.Sapessero i nostri pastori parlare cattolico come fà lei!

Francesco Colafemmina ha detto...

Io non esagererei... dico solo 4 parole.

Amicus ha detto...

Caro Francesco, non ci sono solo vescovi e preti pagliacci, ma anche preti maghi... Il seguente link, postato - non da me - alcuni giorni fa sul blog Chiesa e postconcilio e passato, penso, inosservato, rimanda ad un video pazzesco sulle prodezze del prete-mago salesiano don Silvio Mantelli. Siamo alla follia pura.
http://www.youtube.com/watch?v=ooPjHBsknJ4&feature=player_embedded#!

Anonimo ha detto...

Confermo alla lettera quanto già scritto da romanz.
Grazie per tutto quello che fai.

Che lo Spirito ti illumini sempre.

Luigi

Andrea ha detto...

E in più, caro Francesco, mi permetto di ripetere che il Cristianesimo non "è" una religione, ma "ha" una religione.
Tutto il "Sacro diffuso" ("the Magic" detto all'inglese), tipico di ogni ambiente non cristiano, è stato ed è (se i preti non si rendono eretici) cancellato dall'Avvento del solo Santo/solo Signore/solo Altissimo.

I Santi antichi erano spesso odiati -a volte martirizzati- dai pagani perché la loro sola presenza zittiva gli oracoli.

Papa Benedetto l'ha ripetuto più volte: apertura culturale e umana sì (fin dai tempi apostolici); multireligiosità no.
È proprio lo spirito "ateo" dei primi Cristiani ("gli dèi delle nazioni sono un nulla": Sal 95) a essere stato, satanicamente, rovesciato contro la Chiesa negli ultimi secoli

Anonimo ha detto...

continua a far danni qui a Livorno e con lui il nostro Vescovo

Emanuele ha detto...

Gentile prof. Colafemmina, perdoni l'OT, posso chiederle cosa pensa dell'iniziativa vaticana di creare un account twitter per il Santo Padre?

Francesco Colafemmina ha detto...

Cosa penso? Citero' i Tretre: a me me pare proprio na strunzata! Ma non manchero' di argomentare il mio giudizio in un post che apparira' a breve.

evergreen ha detto...

Servite Domino in laetitia. La gioia è la cifra autentica del cristianesimo. Don Bosco l'aveva capito bene. E per i suoi ragazzi si improvvisava volentieri anche prestigiatore.
Il circo nella chiesa è tutt'altra cosa. E negli ultimi 30 anni di stampo wojtyliano ha dato il massimo.

Andrea ha detto...

Certo, caro evergreen: prestigiatore durante le ricreazioni.
Ma guardava alla realtà all'insegna del motto "La morte, ma non peccati", che fu quello di San Domenico Savio (un ragazzino).

Ricordiamo anche la schiacciante influenza del cupo Giansenismo in quei tempi e in quell'ambiente subalpino.
Mazzini (di formazione giansenistica) non sorrise mai, per tutta la vita, perché "Cristo aveva sofferto per noi".
Oggi i buonisti sorridono per tutta la vita, perché "Cristo ha vinto per noi". È l'altra faccia della stessa medaglia

Anonimo ha detto...

Conosco questo prete con cui ho fatto "catechismo" per la Prima Comunione... Allora era giovane e io un bimbo; i bimbi spesso sanno leggere nelle cose e nelle situazioni meglio dei grandi: ho sempre avuto infatti la sensazione di trovare in lui una profonda tristezza della sua persona. Non rideva mai, non si realazionava in modo schietto. Forse è per questo che ricorre al triste gioco di mascherarsi. Mah, come ogni persona triste e fuori luogo genera tristezza in chi lo guarda. Aggiungo questa riflessione: dove più duro ha picchiato il postconcilio, più la gente se n'è andata, ma molti -di più che nelle zone a passaggio "indolore"- hanno potuto capire che le cose così non vanno e non possono andare: grazie al Cielo dal 14 settembre del 2007 la mia Messa è solo quella col bollino di qualità.
L. Moscardò