sabato 28 gennaio 2012

CONCERTO DI MUSICA SACRA A BARI

Chiesa Parrocchiale del SS. Redentore - Bari
Domenica 29 gennaio 2012, alle ore 20.00 in occasione del Triduo per la festa di S. Giovanni Bosco, presso la chiesa del Ss.mo Redentore (Salesiani) a Bari - via Crisanzio, concerto polifonico della Schola Cantorum "S. Cecilia" di Monopoli, diretta dal M° Giannicola D'Amico e accompagnata all'organo dal  M° Carlo M. Barile. 

In programma musiche di Palestrina, Padovano, Cesare Franco, Caudana, Miserachs e Bartolucci.

La chiesa del SS. Redentore di Bari con annesso Istituto salesiano fu concepita nel 1929 e consacrata nell'aprile del 1935 dall'allora arcivescovo di Bari, Mons. Marcello Mimmi. La chiesa è in stile neoromanico. Rappresenta uno dei più riusciti esempi pugliesi di revival architettonico, specie per la coerenza dell'intero complesso e per la sua collocazione nella struttura urbanistica della città. 

giovedì 26 gennaio 2012

GRANDI FUNERALI A CORTE!

S.E. il Cardinal Bertone
Aggiornamento: il Fatto Quotidiano pubblica oggi una seconda lettera di Mons. Viganò al Cardinal Bertone rivelando che l'autore degli articoli anonimi de "Il Giornale" era Marco Simeon e altri deprimenti particolari.


di Francesco Colafemmina

Molti di voi avranno visto ieri sera la trasmissione "Gli Intoccabili" condotta su La7 da Gianluigi Nuzzi. Argomento della trasmissione: la defenestrazione di Mons. Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato dello Stato Città del Vaticano ad opera del Cardinal Bertone e dei suoi accoliti. Purtroppo per il Cardinale e, ahimè, per il Santo Padre, a difendere la Santa Sede dall'accusa di essere una specie di piccola corte dei misteri, piena di inganni, invidie, ricatti, è stato chiamato in studio l'integerrimo professor Vian. Un uomo di cultura, equilibrato, un professore e un giornalista di altissimo profilo che tuttavia non ha una gran confidenza con il mezzo televisivo. Risultato: lo scandalo non può più essere arginato. Dunque tanto vale parlarne. E per farlo comincerò andando a ritroso...

All'inizio del settembre 2011 emerse la notizia pubblicata inizialmente da Panorama di un "corvo in Vaticano". Un misterioso anonimo autore di una missiva al vetriolo contro il Cardinal Bertone. Tale missiva cominciava con una citazione di San Giovanni Bosco: "Grandi funerali a corte!". La citazione riguardava un "minaccioso sogno" del Santo che preannunciava nel 1854, mentre si discuteva l'abolizione degli ordini religiosi, lutti nella famiglia di Vittorio Emanuele II. 
Solo dei fantasiosi lettori di Dan Brown poterono immaginare nel settembre scorso che dietro quella citazione vi fosse una tremenda minaccia di morte al Segretario di Stato. In realtà qualcuno preparava una vendetta e lo scombussolamento della "cricca" bertoniana in Vaticano.

Questo qualcuno era vicino a Carlo Maria Viganò, nominato nel luglio del 2009 segretario del Governatorato e poi "deposto" con una lettera di Bertone del 13 agosto del 2011 per essere spedito a Washington, in qualità di nunzio apostolico. 

Ma le avvisaglie di questa deposizione c'erano già almeno dall'inizio del 2011. Il 5 febbraio appariva su "Il Giornale" un articolo praticamente anonimo che parlava della volontà di Viganò di sostituire il servizio di intelligence vaticana "interno" affidato ad "una persona perbene" con un servizio affidato ad un'azienda esterna. La persona perbene sarebbe l'aretino Domenico Giani, l'arcivescovo cattivo Mons. Viganò: "Si teme per la sicurezza, per la riservatezza; non piacciono le iniziative di chi è interessato a cambiare un sistema che per anni ha funzionato e servito con fedeltà coloro a cui, in via esclusiva, deve rispondere. L’intelligence vaticana è curata da un uomo perbene, che ha ben chiaro quali sono i suoi superiori, tuttavia la pressione esercitata da un arcivescovo per sostituire al lavoro interno, una centrale di sicurezza fornita da una società esterna, sta diventando insostenibile. Chi è questo arcivescovo dallo sguardo arcigno, che mette in fermento il santo condominio? Il nome è coperto da segreto. Chi sarà?"

Il nome è quello di Viganò, cui viene rinfacciata l'accusa - fondata? - di essere un nepotista, per via della presenza in Vaticano in particolare di suo nipote Carlo Maria Polvani. L'articolo concludeva: "Il fatto è che dal Palazzo Apostolico qualcuno, appassionato di calcio, ad un certo punto interverrà per richiamare il giocatore con le parole di un celebre allenatore. C’è da immaginarsi che l’ammonimento sarà «Zeru Tituli». Insomma anche in Vaticano vale ancora la competenza, principio inderogabile, soprattutto in un ambiente che sul segreto ha costruito la propria inviolabilità."

Ecco arrivare, dunque, lo sportivo Bertone che ammonisce Viganò e lo manda via... Quando però a settembre arriva la lettera del "Corvo" chi viene chiamato ad indagare? Proprio Domenico Giani, già ex ufficiale del Sisde. Tutta questa vicenda ci mostra dunque un sistema fatto di ricatti trasversali, di "dossier", di informazioni riservate e lettere anonime che rischia di implodere. E il guaio è che questo sistema coincide con il centro spirituale del Cattolicesimo.

Andiamo avanti. Nella trasmissione di ieri sono state mostrate delle inquietanti lettere scritte da Monsignor Viganò al Pontefice e al Segretario di Stato. Diffondere queste lettere attraverso i mass media non è certamente un metodo ortodosso per comunicare il proprio disagio. Assomiglia più ad un "regolamento di conti", ma non è detto che dietro il regolamento di conti non ci sia un potenziale beneficio per la Santa Sede e per il Cattolicesimo. Perché è evidente che queste lettere vengono diffuse oggi a poche settimane dall'annuncio del concistoro blindato dal Cardinal Bertone. Costituiscono dunque l'apertura di una vera e propria guerra per il prossimo conclave, nella quale è chiaro chi potrebbe soccombere ma non è evidente il volto del potenziale vincitore.

Questa guerra è tuttavia estesa su un fronte molto più ampio di quanto noi possiamo immaginare. E questo fronte lambisce il potere laico della massoneria, il potere della finanza, il potere della politica (per verità molto ridimensionato rispetto al passato). Monsignor Viganò cita infatti fra gli artefici del complotto volto a screditarlo prima e a defenestrarlo poi un tal Marco Simeon. Enfant prodige legato a Bertone e salito agli onori della cronaca nel 2011 per le sue frequentazioni con il presunto capo della P4, Luigi Bisignani. Simeon chiamerebbe Bisignani al telefono "coach" (allenatore). Ma già nel 2010 nell'ambito di altre intercettazioni telefoniche per la gestione degli appalti del G8 a La Maddalena appare questa figura del "coach" in una comunicazione fra Simeon e un terzo. Oggetto della discussione fra Simeon e Bisignani era un articolo dell'Espresso dedicato ai traffici relativi al G8. E tutti ricorderete che per lo scandalo degli appalti del G8 fu arrestato Angelo Balducci, già gentiluomo di Sua Santità, frequentatore e "benefattore" della Santa Sede, che come appurò qualche anno fa il pm Woodcock era implicato in un'operazione finanziaria che intendeva ripianare il fallimento dell'acquisto di una villa appartenuta a Sophia Loren con lo scopo di realizzarci la sede di un'associazione massonica.

Da questi fatti emerge l'immagine di un Vaticano che non si occupa affatto di religione, che non promuove la fede, ma vive di ricatti, raggiri, corruzione e talvolta depravazione. Emerge l'immagine di un Papa che non governa o che è messo nelle condizioni di non governare. Emerge l'immagine di un Segretario di Stato onnipotente che alimenta carrierismi e affari privati all'ombra del cupolone. Questa è l'immagine di una gerarchia ripugnante. E non importa se oggi non ne parla quasi nessun quotidiano, neppure quelli online, solo perché è scattato il coprifuoco. Verrebbe piuttosto da chiedersi perché i quotidiani italiani, sempre pronti a sparlare della Chiesa oggi si disinteressino ad uno scandalo così macroscopico. Sapere che il Vaticano organizza un presepe in piazza San Pietro dal costo esorbitante di 550.000 euro  è una notizia formidabile! Come sapere che il Vaticano nel 2009 ha perso 2 milioni e mezzo di dollari in una sola operazione finanziaria sbagliata... E questi dati sono contenuti nella lettera di Monsignor Viganò al Papa.

Perverso e inutile sarebbe difendere l'indifendibile. Tirar fuori i soliti ritornelli sui preti che sono prima di tutto uomini. Il fumo di Satana si è davvero insinuato in Vaticano e pur essendoci ancora numerosi sacerdoti, Vescovi e Cardinali degni e forse santi, essi sono sopraffatti dalla melmosa incrostazione di interessi e privilegi che soffoca ogni spiraglio di spiritualità. A questo punto, da semplice cattolico, non posso che augurarmi che i metaforici grandi funerali a corte ci siano per davvero. Che lo scandalo faccia piazza pulita degli intrecci fra Chiesa e potentati massonici. Si scandalizzeranno in molti, qualcuno perderà la fede, ma se non si tagliano i rami secchi e malati la pianta finirà per morire del tutto.

"Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo...". 

(Profezie della Beata Anna Caterina Emmerich - 12 settembre 1820)

martedì 24 gennaio 2012

ARTISTA O PARACULO?

Piero Manzoni - Merda d'artista - 1961
di Francesco Colafemmina

Ci sono artisti come Manzoni che non hanno mai avuto paura di rivendicare la propria merda (d'artista) e  altri che invece sono pronti a rinnegarla. Uno di questi è il regista Romeo Castellucci. In una recente conferenza stampa organizzata dal Teatro Parenti di Milano, dove oggi andrà in scena la sua opera blasfema salita agli onori delle cronache, Castellucci ha detto di non aver mai concepito l'idea di sporcare il volto di Cristo con degli escrementi o dei simil-escrementi. Eppure solo un anno fa diceva l'esatto contrario. Scopo della sua opera era unire escatologia e scatologia e dunque "gettare un po' di merda sul volto di Dio". Così in una intervista recuperata da Francesco Agnoli...

Se non ci credete guardate il video che ho realizzato per l'occasione. Peccato per Castellucci, francamente credevo fosse un artista di quelli duri e puri, capaci di rivendicare la propria spregiudicatezza e le proprie provocazioni. E invece dimostra di essere un borghese che si piega al suo pubblico borghese e per non impressionarlo è pronto a rimangiarsi le sue affermazioni e a mostrarsi cattolico adulto di stampo mancusiano. Quindi l'interrogativo è d'obbligo: artista o paraculo?



venerdì 20 gennaio 2012

IL CAMMINO NEOCATECUMENALE E LA RIFORMA DELLA RIFORMA DELLA RIFORMA DELLA...

Cristo Re - Kiko Arguello - 1960
Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso;  
e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima. (G. Bernard Shaw) 


di Francesco Colafemmina

La notizia di oggi ha lasciato molti cattolici senza parole. A dire il vero il processo di definitiva approvazione ed integrazione del Cammino Neocatecumenale all'interno della Chiesa era già in atto da un po' d'anni. Il movimento Neocatecumenale nonostante l'aggressività e il settarismo dei suoi aderenti è considerato da numerosi uomini di Chiesa uno strumento per la "nuova evangelizzazione", una vera risorsa per la Chiesa del futuro. Mi permetto di dubitare in merito, specie perché il Cammino ha una sua estetica personale - la nuova estetica (roba che nemmeno nell'orwelliano 1984) in palese contrasto con l'estetica cattolica, ma lo so: il mio parere non conta nulla. Veniamo piuttosto alla questione "liturgia" neocatecumenale approvata. Qualcuno dice "non è stata approvata la liturgia neocatecumenale, ma solo alcune cerimonie non strettamente liturgiche". E' vero, ma andrebbero chiariti alcuni punti. 

Chiesa Neocatecumenale 
Prima di tutto non esiste una liturgia neocatecumenale. Esiste un apparato liturgico neocatecumenale fatto di particolari prassi liturgiche e apparecchi scenografici, ma questo apparato, queste suppellettili, questi canti e danze che esitano in veri e propri abusi liturgici, insistono sui libri liturgici della Chiesa Cattolica. Ripeto: non esiste una liturgia propria, ma un modo singolare di vivere la liturgia.

Questo "modo singolare" si inserisce all'interno del cosiddetto "cammino di iniziazione cristiana" e si esplica - da statuto - attraverso tre celebrazioni essenziali: la celebrazione penitenziale, quella della parola e quella eucaristica. A tali "celebrazioni" se ne aggiungono altre che segnano il percorso iniziatico del neocatecumeno. Ora, sono queste "celebrazioni" ad aver ottenuto l'approvazione dalla Congregazione per il Culto Divino. La responsabilità è dunque tutta del Cardinal Canizares che alterna  periodicamente attacchi francesi a ritirate spagnole, timide aperture alla riforma della riforma che costantemente abortiscono o restano sui giornali o nelle illusioni di qualche fedele.

Aggiungo che negli Statuti c'è scritto (art.14, comma 3) "Nella celebrazione dell’Eucaristia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede. Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto."

Il punto è che nonostante le buone intenzioni il rito non avviene in questi termini. Anche dopo l'impegno dello Statuto i Neocatecumenali fanno di testa loro. Vengono infatti costantemente violate le prescrizioni dello Statuto e posso confermarlo per esperienza diretta. Pertanto il Papa - che nonostante il controllo della sua Curia invadente ed anarchica ha le idee ancora chiare - ha ritenuto opportuno aggiungere oggi alcune note a piè di pagina sul senso della liturgia come momento di comunione non settaria ma universale della Chiesa intesa quale Corpo Mistico. Parole che entrano dall'orecchio di Kiko ed escono da quello di Carmen...

Due notazioni personali.

Primo: come può il Cardinal Canizares consentire che ancora oggi si demoliscano gli altari antichi, si discetti su dove mettere un ambone o come eliminare delle balaustre, e poi lasciare la possibilità ad un gruppo carismatico di celebrare la Messa a suo piacimento? Come si può non dico ignorare l'esempio del Santo Padre che ha riportato al centro dell'altare il Crocifisso ma arrivare ad approvare le "celebrazioni" di chi al posto del Crocifisso al centro dell'altare pone la sacra Menorah? Canizares un tempo lo chiamavano "il piccolo Ratzinger". Credo che oggi lo si possa continuare a chiamare solo "il piccolo"...

Altare Cattolico
Altare Neocatecumenale
Secondo: da semplice cattolico mi indigna sapere che il rito millenario della Chiesa, quella che semplicisticamente è definita Messa in latino, sia ancora un tabù per molti Vescovi, mentre oggi si autorizzano pseudo-celebrazioni fondate su un direttorio catechetico approvato un anno fa e composto da ben 12 Volumi, ma segreto! Come è possibile che la Chiesa mantenga ancora segrete le catechesi di un movimento carismatico che si dice "cattolico" ossia universale? Mi preoccupa dunque una Chiesa che approva movimenti esoterici. Personalmente preferisco una Chiesa essoterica, aperta a tutti ma uguale per tutti!

ERMENEUTICA DEL CAOS...

Messa Cattolica del XXI secolo... 
Ipsissima verba di Kiko Arguello: E` un momento storico, e` quello che stavamo aspettando: che la Chiesa riconoscesse la validita` di questa iniziazione Cristiana. La Chiesa ha ordinato di studiare la dottrina e l’ha approvata. Ma la Congregazione del Culto diceva che bisognava esaminarla da un punto di vista liturgico. E adesso viene il sigillo, che dice che anche queste celebrazioni che marcano le tappe di crescita dell’itinerario di maturazione dell’uomo nuovo sono magnifiche e sono veramente ispirate, aiutano l’uomo a cescere nella fede e a unirsi a Gesu` Cristo, a farlo cristiano. Tutto nella Chiesa deve essere studiato e approvato. Dopo tanti anni come non possiamo essere contenti e grati a Dio che dopo tante sofferenze e tanto lavoro in tutto il mondo la Chiesa riconosca ufficialmente che questa inziazione cristiana e` valida per la costruzione di un cristiano, di un uomo nuovo, per fare un cristiano adulto.

Messa Cattolica di sempre!

lunedì 16 gennaio 2012

IL CORAGGIO E LA CHIAREZZA DI MONSIGNOR NEGRI SULLO SPETTACOLO BLASFEMO

Mons. Luigi Negri - Vescovo della Diocesi di San Marino-Montefeltro
Pubblico di seguito il mirabile commento di Mons. Negri apparso oggi su La Bussola Quotidiana (mie sottolineature):

QUANDO LA CHIESA NON PUO' TACERE

di Mons. Luigi Negri

Intervengo sulla base delle notizie lette e ascoltate in questo periodo. Notizie che sono a volte confuse e contraddittorie sui dettagli, ma chiare quanto alla sostanza, provengono da fonti diverse e certamente perciò non sono ideologicamente condizionate. 

Mi pare che innanzitutto ci sia da dire che questo è un episodio miserevole dal punto di vista della espressione, non dico artistica, ma dell’espressione umana. Ed è certamente la conferma di quello che ho già detto immediatamente dopo gli scontri di Roma del 15 ottobre scorso, in ordine alla distruzione della statua della Madonna: il filo conduttore, che unisce espressioni che apparentemente sembrano divergere moltissimo, è l’anticristianesimo. 

Ormai l’ideologia dominante è quella anticristiana, quella che tende all’abolizione sistematica della presenza e dell’annunzio cristiano, sentito come una anomalia che mette in crisi questa omologazione universale operata dalla mentalità laicista, consumista, istintivista. 

Quindi da questo punto di vista il giudizio non può che essere inappellabilmente negativo: è un’espressione meschina di una volontà di eliminare la tradizione cristiana, in questo caso colpendo il contenuto fondamentale della fede. Colpendo l’immagine e la figura di Gesù Cristo nei confronti del quale nella scritta finale – credo che apparirà ancora malgrado tutte le modificazioni a cui in qualche modo sono stati costretti – apparirà il rifiuto di essere figli di Dio. E quindi si manifesta la volontà di sostituire alla figliolanza divina la proclamazione della propria autonomia e autosufficienza, che è stato il delirio della modernità. 

C’è poi il problema della reazione. Su questo io mi devo avventurare con molta circospezione perché non intendo prestare il fianco a nessuna critica nei confronti di altre Chiese o di altri confratelli. Sono stato molto lieto nell’apprendere che - in situazione analoga - la Chiesa francese e in particolare il capo della Conferenza episcopale francese, il cardinale di Parigi, ha proposto un gesto rigorosamente penitenziale in ordine a questa blasfemia implicando la struttura fondamentale della Chiesa. 

Io mi chiedo questo, e su questa domanda mi fermo: una Chiesa particolare - o una connessione di Chiese particolari che aderiscono alle Conferenze episcopali nazionali - che non reagisca in termini assolutamente essenziali e pubblici a questo attacco violento alla tradizione cattolica, io mi chiedo: se non interviene su questo punto, su che cosa interviene? 

Che cosa mette più in crisi la possibilità di una comunicazione obiettiva della fede di questa serie di iniziative tese a screditare, a criminalizzare, a corrompere la nostra tradizione? Certo che se le Chiese cosiddette ufficiali – ma il termine mi è assolutamente ostico perché la Chiesa è una sola, non è né quella ufficiale né quella carismatica, la Chiesa è il mistero del popolo di Dio nato dal mistero di Cristo morto e risorto e dall’effusione dello Spirito, quindi c’è una Chiesa sola –; se la Chiesa non reagisce adeguatamente in modo certamente non rancoroso, non livido, assumendo in senso uguale e contrario l’atteggiamento demenziale di questi parauomini di cultura; se non reagisce la Chiesa, allora necessariamente possono intervenire in maniera protagonistica gente o gruppi che nella Chiesa non hanno a cuore soltanto la difesa della Chiesa ma hanno a cuore l’espressione legittima delle loro convinzioni. 

Allora poi non si dica che la protesta è dei tradizionalisti; la protesta è dei tradizionalisti perché la Chiesa come tale non prende una posizione, che a me sembrerebbe assolutamente necessaria. 

Nella mia diocesi non è previsto lo spettacolo, fortunatamente. Questo è il vantaggio delle piccole comunità diocesane, ai margini del grande impero massmediatico. Ma nel caso che nella diocesi di Milano questo spettacolo si verificasse effettivamente, io devo considerare che sono ancora immanente alla Chiesa di Milano e vi sarò finché campo. Sono capo, sono padre della Chiesa di San Marino-Montefeltro, ma sono figlio della Chiesa di Sant’Ambrogio e di San Carlo, nella quale ho ricevuto il battesimo e tutti i sacramenti fino all’ordinazione episcopale. Non potrò quindi non considerare una presa di posizione discreta, misurata, che dica il dissenso di un vescovo di origine ambrosiana nei confronti di quello che accade nell’ambito della società milanese. 

* Vescovo di San Marino-Montefeltro

domenica 15 gennaio 2012

SIAMO ALLA FRUTTA...

Mons. Sanna: un pacifico Arcivescovo
di Francesco Colafemmina

I metodi propagandistici usati dalla Diocesi di Oristano rasentano il grottesco. A seguito della notizia data dal sottoscritto di una omelia nella quale Sanna invece di difendere il volto di Cristo dalla blasfemia di Castellucci, scambiava la blasfemia per una "ricerca di Dio", la reazione dell'Arcivescovo ha preso le forme dell'accurata operazione mediatica fondata sul vittimismo, dando il via ad una vera e propria caccia al "tradizionalista". Così, invece di spiegare pubblicamente di aver sottovalutato il peso di quell'opera teatrale e l'offesa a Nostro Signore che vi è contenuta - pur giustificata da qualcuno con la libertà dell'arte - Sanna ha preferito riversare fango sul sottoscritto. Lo ha fatto ieri, ad esempio, affermando a chiare lettere su La Nuova Sardegna:

"Sto ricevendo un'infinita quantità di messaggi di solidarietà e questo mi fa capire che la stima nei miei confronti non è intaccata dalle calunnie di persone senza dignità e credibilità."

Eccellenza, a tanto siamo arrivati? Io sarei una persona "senza dignità e credibilità"? La ringrazio, dopo anni di battaglia non pensavo che proprio un Vescovo sarebbe arrivato a dirmi questo. 

Ma come - avrà pensato - un laico, un "tradizonalista" si permette di dire che non ho condannato la pièce blasfema? Si permette di diffondere una notizia del genere? E' un dato di fatto, ma evidentemente brucia. Perché è inutile nascondersi dietro ad un dito: quella pièce è stata citata nell'omelia per dimostrare che quella che per i tradizionalisti-fascisti-lefebvriani parigini era una blasfemia, in realtà per Sanna è una forma di ricerca del volto di Dio (della serie "Cortile dei Gentili"). Perciò Sua Eccellenza ha pensato fosse utile citare Castellucci a supporto della sua omelia. E lo ha confermato egli stesso: "Ho solo citato una frase di un'intervista all'autore, per mettere in evidenza che la ricerca di Gesù e del suo volto è presente nel cuore di tutti gli uomini." Tutto legittimo, ci mancherebbe altro. Ma preferisco non fare l'esegeta dinanzi ad un dotto prelato. Più che di esegetica avremmo bisogno oggi dell'ausilio della laspologia: quella scienza che studia il fango.

Vi preciso, cari lettori, che con questo non cerco la vostra solidarietà della quale peraltro vi ringrazio e non intendo fare la vittima. Metto solo in evidenza che se alcuni pastori della nostra Chiesa Cattolica sono capaci di arrivare a montare un simile polverone, se sono più bravi a difendere se stessi da presunti attacchi che il volto di Cristo dalle pietre e dai liquami, se invece di protestare perdono tempo a gettar fango su chi come me, giovane e senza peli sulla lingua, combatte una battaglia per una Chiesa che torni ad essere autorevole, che non spenda inutili denari ad "adeguare" cattedrali e a realizzare chiese ed opere d'arte sacra orrende. Se siamo arrivati a questo punto è proprio vero che non ci resta che affidarci alla Santa Vergine. Siamo infatti alla frutta. Detto questo, non voglio più sentir parlare di Sanna e di questo modo di esercitare l'autorità episcopale che si qualifica da sé.

Di seguito alcuni esempi di laspologia:

"Hai un cognome al quale bisogna tener fede... Rilassati!" (Messaggio in codice: vai con le femmine e rilassati!) Don Mariano Pili - Parroco di Fordongianus  - Mail ricevuta il 13 gennaio.

Messaggi sul profilo Facebook di Monsignor Sanna:

Michela Murgia (scrittrice e teologa, autrice - fra l'altro - di "Ave Mary. E la Chiesa inventò la donna". La Murgia chiede l'amicizia a Sanna su Facebook col solo scopo di scrivere questo messaggio sulla sua bacheca)

"Esprimo la mia massima solidarietà a monsignor Sanna, pesantemente attaccato da un blog fondamentalista pre-conciliare a causa del palese fraintendimento di una sua dichiarazione in una recente omelia, dove però il pastore diceva tutt'altro. E' noto che i frequentatori di simili blog non siano proprio delle aquile quanto a prontezza di intendimento, ma sarebbe bastato fare anche solo una ricerca in rete per realizzare che la rettitudine personale, la sapienza pastorale e la pratica ecclesiale inclusiva di questo vescovo avrebbero consigliato più prudenza nell'emettere giudizi beceri e affrettati. Un caro saluto, Eccellenza: non se ne curi!"

Altri messaggi ricevuti da Sanna:

"Eccellenza, siamo con Lei! E' commovente leggere gli attestati di stima e solidarietà che sta ricevendo. Possa la vicinanza della sua gente sciogliere l'amarezza causata da qualche fanatico."

"Sono entrata nel blog e ne sono uscita sconvolta per il fanatismo che trasuda! Posso darle un consiglio? "non ti curar di lor ma guarda e passa"."

"Gli attacchi di questi signori tradizionalisti mostrano tutta la loro arroganza e ignoranza. Dal libro del profeta Isaia leggiamo: qualsiasi arma formata contro di te non avrà nessun successo, e qualsiasi lingua si levi contro di te in giudizio tu la condannerai. "

"Il livello etico e morale, oggigiorno, ha avuto una pesante caduta verso il basso.. ma purtroppo, questa è l'era nella quale viviamo... "

"Stia tranquillo Mons. Sanna, le stupidaggini di certi blog non scalfiranno la nostra fede. "

"Eccellenza non si curi di queste persone sono solo dei poveri..."

"Quanto alla condotta degli autori di simili blog, integrando la stessa violazione penale, non resta che la querela chiedendo che vengano condannati per diffamazione ed ingiurie oltre che alla rifusione del danno di immagine. E' un diritto-dovere in ossequio all'incarico rivestito!"

"La stimo anch'io tantissimo! Ci deve essere stato un malinteso perché Lei vuole il Bene di tutti!"

"Tutta la mia solidarietà Mons Ignazio Sanna per il vergognoso attacco di un Blog."

"Non so chi sia l'autore del blog "Fides et Forma", quali competenze abbia ed a quale confessione religiosa appartenga. Spero solo che tale acrimonia, intolleranza e visione settaria, che nulla hanno da spartire col messaggio evangelico, non trovino mai cittadinanza o acquiescenza nella comunità cattolica."

"Sono solo fenomeni di intolleranza religiosa allevati sul brodo fascista. Parlano di Falangi e di Milizie: ma sono talmente gretti ed egoisti che non danno elemosine a chi non ha pane e non visitano gli infermi. Non hanno tempo: lo dedicano a scrivere stupidaggini!"

venerdì 13 gennaio 2012

PAOLO VI E L'ARTE BLASFEMA: I VESCOVI DI OGGI HANNO SOLO DA IMPARARE


"E' stata diffusa la notizia che sarà quanto prima promosso in Danimarca (Paese celebre e caro per ben altri titoli), e prodotto e diffuso in altri Paesi, un turpe film erotico su Gesù Cristo. Se ne è già parlato molto, e vi sono già state critiche anticipate e proteste pubbliche e private, piene di disgusto e di deplorazione.

Non possiamo noi stessi tacere la nostra pena personale per l’ignobile e blasfemo oltraggio, in cui si intende deformare la figura intangibile del nostro Salvatore, supremo oggetto della nostra fede e del nostro amore. Ne rimarrà offesa tutta la religione cristiana. Anche molti Protestanti hanno già apertamente reagito.

Non può essere invocata, a noi pare, nel caso presente, la libertà dell’arte, della storia, della cultura, e nemmeno di certe tendenze mistiche filocristiane di alcuni gruppi di gioventù moderna, per giustificare un simile vilipendio, a quanto si dice, di ciò che il mondo ha di più sacro, e il popolo credente ha di più caro.

Cristo è fatto zimbello di sacrileghe ed immonde falsità: questa è la realtà. Dov’è la nostra comune coscienza morale e civile? Possiamo ammettere che si degradi a tal punto la nostra convivenza sociale?"

giovedì 12 gennaio 2012

DIETROFRONT: MONSIGNOR SANNA CONDANNA LO SPETTACOLO BLASFEMO E (FORSE) MI QUERELA! PER COSA?

Mons. Ignazio Sanna - Arcivescovo di Oristano
di Francesco Colafemmina

Ricevo ieri su Facebook per tramite di un amico lettore il seguente messaggio di Sua Eccellenza Mons. Sanna:

Caro XXXXX, 
Come puoi capire, sono molto amareggiato per questo attacco in mala fede. Io non conosco ll'opera blasfema. Ho solo citato una frase di un'intervista all'autore, per mettere in evidenza che la ricerca di Gesù e del suo volto è presente nel cuore di tutti gli uomini, anche di quelli che vorrebbero ignorarlo o oltraggiarlo. Mi pare che il senso dell'omelia sia più che chiaro. Sentirò l'avvocato e vedo se ci sono gli estremi per una querela per diffamazione. Non mi si può gettare del fango e incitare gli altri a gettarmene. Non so se tu puoi fare qualcosa con l'autore del blog, nel senso di invitarlo a rimuovere il post e a fargli capire che io non ho niente a che fare con quest'opera blasfema. 
A presto. 
+IS

Rispondo all'amico che inoltra la mia mail all'Arcivescovo di Oristano come segue:

Caro XXXXXX, 
ti prego di far leggere questa mia mail a Sua Eccellenza. Ho eliminato la dicitura sarcastica in calce alla sua foto e modificato qualche termine. Di più non posso fare perché non mi pare di aver gettato fango su nessuno né tantomeno di aver diffamato Sua Eccellenza. Ho solo riportato dei fatti. Sua Eccellenza ha letto della rappresentazione blasfema. 
Ha letto su Repubblica del 1 novembre che nel corso della rappresentazione il volto di Cristo veniva imbrattato di escrementi, ma ha preferito soffermarsi sul valore spirituale delle affermazioni del regista. Mi sembra sia stato legittimo da parte sua cogliere questa tensione cristocentrica di Castellucci almeno quanto è legittimo da parte mia mettere in evidenza che invece di condannare un uso distorto dell'immagine di Nostro Signore, abbia preferito citare positivamente lo spettacolo all'interno di un'omelia. D'altra parte dovrei avere davvero un concetto non troppo elevato dell'intelligenza di Mons. Sanna per pensare che nello scrivere le sue omelie si accontenti di citare un passo di una qualunque intervista pubblicata per sbaglio su un quotidiano. 
Un Vescovo non si rivolge a un branco di insipienti bensì a persone che potrebbero aver letto quello stesso giornale. Che potrebbero essere a conoscenza del fatto che nello spettacolo si tirano sassate sul volto di Cristo e lo si offusca coi liquami. E dunque potrebbero restar scandalizzate dal veder citata quell'opera all'interno dell'omelia di Sua Eccellenza alla pari di altri passi scritturali. 
Che poi ci siano dei lettori esaltati miei o di altri siti che hanno scritto privatamente a S.E. attaccandolo personalmente è un altro conto. Non li ho certo istigati io e li condanno. Anzi, nel mio blog ho moderato (leggasi cestinato) tutti i commenti che potessero essere lesivi della persona dell'Arcivescovo (in totale non più di due). Sarei ben lieto di ospitare invece sul blog un chiarimento da parte di Sua Eccellenza che possa rasserenare gli animi e far comprendere che non era sua intenzione lodare l'opera in questione. Allo stesso tempo potrei stigmatizzare pubblicamente coloro che hanno colto l'occasione per offendere Sua Eccellenza. A questo punto lanci di uova a teatro e improperi rivolti a Monsignor Sanna si equivarrebbero in scarsità di tolleranza e d'intelligenza. 
Ci tengo poi a precisare che proprio trovandomi su posizioni opposte rispetto a quelle di coloro che vorrebbero protestare con manifesti e rosari davanti al teatro, non ho mai usato toni apocalittici per definire questo osceno spettacolo ed ho, anzi, spronato gli organizzatori dell'evento ad utilizzare meglio le loro energie al fine di non fare pubblicità allo spettacolo stesso. Detto questo, preferisco non cogliere quella che alle mie orecchie suona come una minaccia di querela per diffamazione. Ripeto, non ho diffamato nessuno. Ho raccontato i fatti riportando citazioni e link a supporto. D'altro canto credo che un Vescovo potrebbe agire meglio a livello pastorale spiegando gli equivoci più che ventilando querele. Anche perché il sottoscritto non è un giornalista professionista, non è protetto da un giornale ed ha il coraggio della testimonianza cristiana nelle proprie affermazioni e non certo il narcisismo di chi getta discredito su un vescovo per farsi pubblicità o vendere più copie. 
Certo, quindi, che Sua Eccellenza comprenderà le mie ragioni e saprà trovare un modo per rimediare a questo equivoco, nell'assicurare che cercherò per quanto in mio potere di consigliare a coloro che l'hanno offesa di chiedere umilmente scusa per ciò, ti saluto caramente e con te saluto Sua Eccellenza.

Francesco Colafemmina

Di seguito il comunicato della Diocesi di Oristano. Personalmente mi sembra che ci si arrampichi sugli specchi, ma giudicate voi. Se Sua Eccellenza ha dato mandato al suo legale evidentemente è irritato. Sarà perché la notizia della sua citazione di Castellucci in un'omelia vien fuori proprio quando qualcuno parla della sua possibile nomina a segretario della Congregazione per la dottrina della fede? Mi spiace della penosa coincidenza. Intanto esultiamo: finalmente un vescovo ha condannato l'opera blasfema.

La citazione, in un'omelia (Omelia per la Commemorazione dei Defunti. 02.11.2011)sulla fede nella vita eterna e sulla tensione a contemplare il volto di Gesù, d'una frase di un regista che dichiara che "siamo tutti nutriti di Cristo", e di attori che lamentano l'abbandono del Cristo, da un blog tradizionalista sono stati considerati come una difesa di un'opera teatrale giudicata blasfema, che l'Arcivescovo non ha visto e non intende vedere. Chi legge senza pregiudizi il testo dell'omelia si rende subito conto che si è voluto dire esattamente l'opposto di quanto si vuole insinuare. L'Arcivescovo ha voluto dire, senza equivoci, servendosi di un bel testo di un noto teologo italiano, che la ricerca di Dio e la ricerca del volto di Gesù, sono nel cuore di tutti gli uomini, anche di quelli che protestano contro Dio per l'esistenza del male nel mondo, o per coloro che offendono la figura di Gesù con qualsiasi pretesto. L'accostamento della figura di Giobbe, per quanto riguarda la protesta per l'esistenza del male, e di S. Agostino, per quanto riguarda la ricerca di Dio, dovrebbe essere più che sufficiente per capire il vero senso della citazione. Per togliere, comunque, ogni ombra d'equivoco, l'Arcivescovo dichiara di condannare apertamente e decisamente ogni rappresentazione teatrale che oltraggi l'immagine di Gesù e ferisca la sensibilità dei fedeli. Allo stesso tempo, informa d'aver dovuto dare mandato al suo legale di difendere la sua persona e la sua reputazione.

mercoledì 11 gennaio 2012

IL RITOCCO DELLA GARITTA...


Foto tratta da Roma.repubblica.it
Ricorderete tutti la statua di Giovanni Paolo II donata dagli Angelucci al Comune di Roma e opera di Oliviero Rainaldi. Ebbene, oggi quella statua è transennata per un intervento di "ritocco": "sono previsti dei lavori per donare all'opera una nuova testa, ritoccare la patina, modificare il mantello e installare una base di sostegno più alta di 30 centimetri rispetto all'originale." I costi accessori saranno sostenuti dalla fondazione Angelucci. Qui di seguito una interessante intervista a Rainaldi del maggio scorso.

lunedì 9 gennaio 2012

UN VESCOVO ITALIANO PARLA DELLO SPETTACOLO BLASFEMO: POSITIVAMENTE E IN UN'OMELIA

Mons. Ignazio Sanna - Arcivescovo di Oristano
di Francesco Colafemmina

Chi l'ha detto che la Chiesa Cattolica Italiana è muta dinanzi allo spettacolo blasfemo di Castellucci che sarà a breve messo in scena a Milano? Tutti i Vescovi tacciono, anche il Cardinal Scola. Forse temono che un loro intervento possa dispiacere all'establishment e trasformarsi in una ritorsione su ICI e 8 x mille. Ma in realtà un Vescovo che parla dello spettacolo c'è già. E' l'Arcivescovo di Oristano, Monsignor Ignazio Sanna detto anche "il distruttore" per via della demolizione dell'antico altare della Cattedrale di Oristano.

Il problema è che Sanna non parla per condannare l'uso blasfemo dell'immagine di Cristo all'interno dell'opera di Castellucci. Al contrario cita estratti della pièce all'interno di una sua omelia, parificandoli ad altri brani scritturali. Leggete per credere:

"Con la sapienza di Giobbe, alla fine del viaggio tra le consolazioni di Dio e le tribolazioni del mondo, il cristiano nutre la speranza che i suoi occhi contempleranno Dio “non da straniero” (Gb19, 27). Egli è e resta in questo mondo un cercatore di Dio, un mendicante del Cielo, sulle cui labbra risuonerà sempre la struggente invocazione del Salmista: “Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto” (Sal 27,8s). Anche se gli attori dello spettacolo Sul concetto di volto nel Figlio di Dio rivolgono all’immagine maestosa del Cristo di Antonello da Messina la domanda accorata: “perché ci hai abbandonato?”, il regista dell’opera ribadisce che “noi siamo nutriti dell’immagine di Cristo”. In realtà, il volto del Signore, riscoperto da S. Agostino come bellezza sempre nuova e sempre antica, mai uguale eppur sempre lo stesso, veglia su ogni stagione del cuore. “La sua grazia rimane per sempre, la sua fedeltà è fondata nei cieli” (Sal 88, 3)." (Omelia per la commemorazione dei defunti - Cimitero di Oristano - 2 Novembre 2011).

L'omelia è scaricabile per intero qui dal sito personale dell'Arcivescovo (ignaziosanna.com tipo ladygaga.com o ligabue.com). Nessuna blasfemia, dunque, ma un'opera teatrale ricca di messaggi cristiani. Avete capito bene: mentre voi fedeli cercate di difendere il volto di Cristo dalle pietre e dai liquami, un Vescovo innalza ad opera di alto valore teologico proprio quella stessa rappresentazione teatrale. Più in dettaglio Sanna prendeva spunto da un'intervista a Castellucci pubblicata su Repubblica del 1 novembre 2011 con il seguente titolo enfatico: "Rischiamo la vita ma non cederemo agli oscurantisti". Se ne deduce che Sanna legge "La Repubblica" e non vuol cedere neppure lui agli "oscurantisti".

Se questo è lo stato della Chiesa Italiana credo sarebbe più opportuno protestare contro questi nostri pavidi vescovi, in qualche modo complici di un pensiero anticristiano e gnostico, piuttosto che prendersela con un regista che almeno ha la coerenza di non dirsi cattolico. Castellucci ha infatti già scoperto le carte anni fa. Nel volume di Chinzari-Ruffini dal titolo “Nuova scena italiana: il teatro dell’ultima generazione” edito da Castelvecchi nel 2000, a p.105 si parla di un’altra rappresentazione teatrale del regista dal titolo particolarmente evocativo “Lucifero, quanto più una parola è vecchia, tanto più va a fondo”. Castellucci citato nel testo afferma: “Lucifero è l’artista, nel senso di colui che assume su di sé il peso del poter solo ridire, riprodurre. E’ una figura molto ambigua, che non incarna solo il male, perché il male è anche Dio, che è bene e male, tant’è che in alcune tradizioni è Lucifero il primo martire”. Più chiaro di così!

domenica 8 gennaio 2012

SUL NUOVO FONTE BATTESIMALE DELLA CAPPELLA SISTINA

Il nuovo fonte della Sistina
di Francesco Colafemmina

Conosco don Salvatore Vitiello e lo reputo un amico. Apprezzo e stimo Monsignor Guido Marini. Conosco meno l'architetto Angelo Molfetta e ignoro l'artista e architetto Alberto Cicerone (che ha sottoscritto peraltro l'Appello al Papa del 2009). Ritengo, tuttavia, che riguardo a questioni fondamentali come quelle relative all'arte sacra il parlar schietto sia la miglior medicina per evitare che iniziative ricche di buone intenzioni finiscano per lastricare la via dell'inferno... 
Mi riferisco all'operazione "nuovo fonte battesimale della Cappella Sistina". Il fonte è stato commissionato da Mons. Marini, come si legge sul sito dell'artista Cicerone, l'8 agosto 2011. Il curatore teologico dell'opera è stato don Vitiello, mentre il mentore artistico di Cicerone è l'architetto Angelo Molfetta che quest'anno lo ha associato alla sua cattedra presso l'Università Europea (è scritto sempre sul sito dell'artista) e lo ha coinvolto in una serie di adeguamenti liturgici in Abruzzo. 
L'opera viene mostrata oggi nella Sistina in occasione dei battesimi amministrati dal Santo Padre. Di che si tratta? A mio parere di un ottimo pezzo d'oreficeria che non ha alcuna relazione con un'opera d'arte sacra e tantomeno con un fonte battesimale. Ma prima di addentrarci in una critica dell'opera mi preme chiarire alcuni punti.

1. La selezione dell'artista

La responsabilità della riuscita o meno di opere d'arte sacra è tutta di chi le commissiona. In questo caso l'Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. Se si commissiona un nuovo fonte battesimale per la Sistina bisognerebbe tener conto: del suo uso, del contesto nel quale viene inserito, della continuità o discontinuità con il precedente fonte, di alcuni criteri estetici fondamentali (basta attenersi al Catechismo) e del significato teologico dell'opera. In questo caso è stata commissionata un'opera che non fosse legata alla tradizione dei fonti battesimali (catini ottagonali con scene sacre tratte dall'Antico e dal Nuovo testamento, poggiati su una colonna e sormontati da una copertura che termina con una croce). Ora, mi domando: si può - di grazia - far sfoggio di rocchetti ricchi di pizzi e merletti, di dalmatiche e tunicelle, di pianete borromee e non, insomma di tutto questo armamentario barocco e poi commissionare un'opera priva di legami con la tradizione artistica precedente? 
Evidentemente l'opera è stata commissionata male. E lo è stato anche perché non si è avviato un concorso internazionale per la realizzazione di un fonte battesimale benedettiano. Non si sono coinvolti artisti di ogni parte del mondo nel tentativo di offrire alla Sistina un fonte degno del suo altissimo contesto artistico. Si è invece fatto ricorso ad una assegnazione diretta nei cui meccanismi non ci è dato di entrare.

Alberto Cicerone - Pannello decorativo della Discoteca "Ruvido" di Avezzano
2. Il contesto

Il precedente fonte battesimale era opera di Mario Toffetti che lo donò a Giovanni Paolo II nel 1994 in occasione del 50° del suo sacerdozio. L'opera aveva alcuni meriti indiscutibili se paragonata al nuovo fonte: Cristo dominava il fonte, un Cristo che risorge per la nostra salvezza. E appena sopra il catino vi era una piccola scultura di Gesù battezzato nel Giordano da San Giovanni. Insomma, la narrazione sacra era evidente. E il velo mosso dal vento che avvolge Cristo ammiccava esplicitamente al Giudizio Universale di Michelangelo. Se si riteneva quest'opera non più degna di stare nella Sistina, si sarebbe potuta avviare una proficua ricerca per mantenere una continuità stilistica con il resto della Cappella. E invece si è fatto ricorso ad un'opera naturalistica ma slegata dalla tradizione artistica dei fonti battesimali, priva di alcun accenno narrativo (non vi è una croce o un Cristo o un qualsiasi elemento che esuli dalla mera rappresentazione della natura). Così facendo Monsignor Marini ha giocato un tiro mancino a tutti i difensori della riforma benedettiana, avvalorando le tesi della CEI che sostengono (nella nota pastorale del 1996) la "discontinuità stilistica" nei casi di adeguamento liturgico. In parole povere: se devo ricostruire un altare rivolto al popolo questo va creato in discontinuità con il precedente (magari barocco). Allo stesso modo il nuovo fonte battesimale non ha alcuna relazione con le restanti opere della Sistina. E' inadatto al suo contesto. E, si badi, non credo che porre nella Sistina un'opera muta e discontinua sia un segno di "umiltà", una rinuncia a confrontarsi con i grandi maestri del '500. Credo al contrario che sia un segno di presunzione lasciare intendere che i maestri del '500 sono straordinari, ma noi nel 2000 realizziamo opere diverse nello stile e nei contenuti.

Il nuovo fonte aperto...
3. L'opera in sé e il sostrato teologico

L'opera rappresenta "l'albero della vita". Un tema impegnativo che ad ogni modo - da profano - non mi sembra abbia alcun legame con il battesimo. Lo ha se letto in chiave simbolica. Mi rifaccio così ad un'opera, "Il simbolismo del tempio cristiano" di Jean Hani, che esprime questo genere di elucubrazioni simbolico-esoteriche: "Se nel tempio naturale la pietra rappresentava la durata, l'albero e la fonte annunciavano, ciascuno a modo proprio, la vita e la rigenerazione: infatti, l'albero si rinnova ad ogni primavera e l'acqua è la condizione necessaria di ogni vita."(p.86). Da queste associazioni simboliche nasce un'opera costituita da una pietra, un albero d'ulivo e una sfera d'oro che rappresenta il sole. Ma che ci fa il sole sull'albero della vita? Per capirlo ci tocca recuperare la mitologia assira, i bassorilievi che ci mostrano l'albero della vita sormontato dal disco solare. E ci tocca prendere in mano la kabbalah e la dottrina delle sefirot legate all'albero della vita. Scopriremo così che la sefirot che costituisce il sole è quella da cui si dipana la vita, è il Keter, la Corona. L'albero della vita è, insomma, un tema affascinante, è presente in varie culture e anche nell'Apocalisse di San Giovanni. Ma siamo certi che fosse il tema ideale per un fonte battesimale?

Cristo "Albero della Vita" nella Basilica di San Clemente:
Simbolo e Sacra Narrazione non possono essere disgiunti!
Articolo meglio la domanda: siamo certi che, avendo scelto l'albero della vita quale tema del fonte, la sua mera rappresentazione naturalistica fosse la via migliore? Viviamo qui la stessa ambiguità dell'arte simbolica del santuario di San Pio a San Giovanni Rotondo. Il problema è che il simbolo non è cristiano se posto all'interno di una Chiesa. Il simbolo è sacralizzato dalla narrazione sacra all'interno della quale è raffigurato. Diventa così una ulteriore chiave interpretativa della narrazione sacra. Ma se eliminiamo qualsiasi narrazione sacra e lasciamo solo un simbolo, peraltro non proprio del Cattolicesimo, ma presente in numerose altre culture, come potremo sperare di aver fatto un passo in avanti verso quella riforma benedettiana che anche nell'arte sacra deve esprimersi in continuità con il passato e la tradizione della Chiesa? Come potremo sperare di adempiere quanto ci dice il Catechismo: "l’autentica arte sacra conduce l’uomo all’adorazione, alla preghiera e all’amore di Dio Creatore e Salvatore, Santo e Santificatore."? L'adorazione, la preghiera e l'amore di Dio discendono non certo da un processo di evocazioni simboliche, da una serie di ragionamenti intellettuali, ma dall'evidenza della narrazione sacra. Dall'empatia con la storia della salvezza. Per capirlo bastava alzare gli occhi e darsi uno sguardo intorno alla Sistina...

Conclusioni

Pur apprezzando lo sforzo, il risultato dell'operazione è mediocre e per certi versi anche preoccupante. Quest'opera segna una battuta d'arresto negli sforzi per migliorare l'arte sacra cattolica in continuità con la tradizione. E' una vittoria di Ravasi, della CEI e persino di quel simbolismo ambiguo osannato da Crispino Valenziano. E' insomma un passo indietro e un autogoal. Francamente mi sfuggono ancora una volta le ragioni che hanno condotto Monsignor Marini a commissionare un'opera per un contesto così importante con la semplice assegnazione diretta, senza bandire un concorso, senza esporsi con coraggio, senza proclamare la bellezza di un'arte sacra in linea con la tradizione della Chiesa.
Lo avrei capito se si fosse voluta realizzare un'opera "tradizionale" in sordina, senza suscitare polveroni. In realtà così non è stato. Dunque, continuo a chiedermi perché vadano bene pizzi e merletti nelle celebrazioni pontificie e non un fonte battesimale degno di questo nome nella Cappella Sistina. Mistero!
L'opera è peraltro, ripeto, più un raffinato oggetto di oreficeria che un'opera d'arte sacra. Un tempo sarebbe potuta andar bene - in miniatura - per le bomboniere matrimoniali qui in Puglia, ma oggi siamo certi che possa esser degna di stabilirsi in Cappella Sistina?
Ultima questione: quanto è costata l'opera e chi l'ha pagata? In tempi di austerity non vedo perché anche l'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice non debba adeguarsi alla sobrietà, evitando di commissionare opere in oro a 24 carati... Specie se un fonte battesimale degno di questo nome c'era già a disposizione del Papa.
Insomma, un'occasione mancata e un segno inequivocabile dell'assenza di coraggio e volontà da parte dei più stretti collaboratori del Papa di andare avanti sulla strada della riforma benedettiana. Meglio il facile conformismo simbolico e ravasiano che genera consensi e prelude a nuove commesse. 

sabato 7 gennaio 2012

ASPETTANDO IL NUOVO FONTE BATTESIMALE DELLA SISTINA...

Attuale fonte di Mario Toffetti - 1994
Dettaglio del fonte che domani sarà sostituito!
Homa o albero della vita sormontato dal sole - bassorilievo assiro
L'albero della vita assiro cosa c'entra col nuovo fonte battesimale? Lo scopriremo domani...

giovedì 5 gennaio 2012

SE UN DOMENICANO DIFENDE LO SPETTACOLO BLASFEMO DI CASTELLUCCI

Scena finale dello spettacolo di Romeo Castellucci
di Francesco Colafemmina

Sta suscitando polemiche e indignazione la tourné italiana dello spettacolo di Romeo Castellucci dal titolo "Sul concetto del volto del Figlio di Dio". Lo spettacolo sarà messo in scena al teatro Parenti di Milano il prossimo  24 gennaio. Dopo le vivaci reazioni di numerosi cattolici francesi che hanno accolto gli sfigati spettatori dell'opera con lanci di uova e olio da motore, è adesso l'Italia che lentamente comincia ad agitarsi per una pièce nella quale il volto di Cristo viene preso a sassate...

Personalmente avrei qualcosa da dire sull'opera in sé, sulle sperimentazioni coprofiliache di certo teatro contemporaneo. Ma preferisco tacere perché non è la "libertà" dell'artista che m'interessa criticare. Oggi è talmente sovrabbondante da esser divenuta banale, scontata, provinciale e persino pacchiana.
M'interessa invece esaminare un breve commento teologico, a supporto dell'opera in questione, realizzato da un frate domenicano francese, tal frère Thierry Hubert.

Padre Thierry Hubert in abito da cazzeggio...
Il testo del dotto predicatore esordisce così: "Si è sicuri d'aver visto la creazione di Romeo Castellucci o di aver letto la Bibbia se si considera allo stesso tempo la sua prima come un atto blasfemo contro la Bibbia stessa e più precisamente contro la figura del Figlio di Dio? No di certo, dato che la proposta del regista italiano può essere letta al contrario con gli occhi di un credente come una profonda meditazione sulla rivelazione cristiana".

Sì, lapidando e coprendo di cacca metaforica (Castellucci ci tiene a precisare che cacca non è ma inchiostro nero) la grande immagine del Cristo di Antonello da Messina che incombe sulla scena. Ma andiamo avanti. Sentite il delirio di codesto epigono di San Tommaso e San Pio V: "Romeo Castellucci si è nutrito dei gesti della tradizione cristiana come ha egli stesso già spiegato ad Avignone durante l'ultimo festival. Che tali elementi della Tradizione sfuggano ai credenti che si dicono pudicamente conservatori non è cosa di cui meravigliarsi. Ma che questi stessi credenti non si servano come minimo  di una Bibbia per entrare nella comprensione dello spettacolo, ecco che ciò è piuttosto inquietante!"

La dotta disamina teologica ve la risparmio: tende a vedere in estrema sintesi nel volto del Cristo lapidato e occultato dagli escrementi (o inchiostro che sia) una metafora del peccato e dell'umiliazione di Cristo. Il punto è che l'opera è meramente scatologica - come afferma lo stesso Castellucci - non si apre ad alcuna prospettiva di redenzione e salvezza. Il Cristo gnostico, tanto caro all'arte contemporanea, è un masochista, è specchio di una decadenza, di una umiliazione, di una consunzione della quale ci si compiace perché non si vede altra via d'uscita.
Lo afferma il regista stesso in una voltairiana missiva rivolta ai suoi detrattori: "Questo spettacolo è una riflessione sul decadimento della bellezza, sul mistero della fine. Gli escrementi di cui si sporca il vecchio padre incontinente non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale."
Condizione ultima: la decomposizione è il destino dell'uomo, persino di quel Cristo che ha annunciato di aver vinto la morte. La realtà umana è un carcere di materia putrescente, escrementizia. Questo è il senso dell'opera di Castellucci, che di spirituale ha ben poco, al massimo il tipico contorsionismo esistenzialista del teatro d'avanguardia. La sua opera d'altronde non la ritiene blasfema perché l'immagine di Cristo che vi assiste inerte è quella di un grande sapiente e non del Redentore.
Dunque, in conclusione, che un artista che si dice pudicamente d'avanguardia ami crogiolarsi nella sua ignoranza della teologia cattolica e nei suoi onanismi gnostici non è cosa di cui meravigliarsi. Ma che un domenicano stenti a capire che non solo è blasfemo usare Cristo per una pièce disgustosa, ma è anti-teologico, anzi diabolico, appiccicare un valore spirituale ad un'opera materialista, beh, questo sì che è davvero inquietante...

Definitemi pure savonaroliano o torquemadesco ma più che prendermela con un povero miserabile di artista me la prenderei con certi preti come il domenicano in questione. Preti che, a dirla tutta,  meriterebbero solo dei sonori calci nel sedere.