martedì 21 febbraio 2012

IL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA COOLTURA E UN CATALOGO DEL VUOTO ARTISTICO

Arte per Benedetto XVI: verso l'infinito e oltre...
di Francesco Colafemmina

E' stato presentato sabato 18 febbraio a Roma il catalogo della famigerata mostra per il sessantesimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI, organizzata mesi or sono dal Cardinal Ravasi. Non stupirà apprendere che il volume è stato presentato dallo scrittore Vincenzo Cerami, dall'architetto Santiago Calatrava e dal povero artista (nel senso di massimo esponente dell'arte povera) Jannis Kounellis.

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La cultura per Ravasi evoca immancabilmente l'incontro con ateismo, laicismo e il fascino di ciò che è in una parola cool. Potremmo dunque a ragione definirla cooltura. Ma sorvoliamo per un attimo sul cardinale errabondo nel suo cortile dei gentili e veniamo al catalogo curato da Micol Forti e monsignor Pasquale Iacobone. Partiamo dal testo introduttivo firmato dal Pontificio Consiglio della Cooltura ossia dalla persona di monsignor Iacobone: "più che un semplice catalogo dell'Esposizione (...), questo volume vuole innanzitutto raccontare e documentare l'evento che ha visto il Santo Padre e gli artisti invitati protagonisti di un incontro davvero singolare ed eccezionale". "L'evento" dunque surclassa già in premessa i contenuti e così l'introduzione somiglia a quegli agili riassuntini che i maestri ci facevano scrivere alle elementari di ritorno da una gita: "siamo partiti alle sette, il pullman era festante... la visita al museo si è svolta verso le undici... all'una pranzo al sacco...". Così Iacobone: "Il Santo Padre ha solennemente inaugurato l'esposizione nella mattinata del 4 luglio. (...) Il Cardinale Gianfranco Ravasi ha quindi indirizzato il suo saluto al Santo Padre (...) Il Pontefice ha rivolto ai presenti un breve ma intenso discorso (...)." Insomma due paginette che preludono al vuoto di questa ennesima operazione ravasiana.
Ma il pezzo forte del catalogo è lo sconclusionato contributo di Micol Forti, curatrice della collezione d'arte contemporanea dei Musei Vaticani, dal titolo "Premessa. Le opere, gli artisti."
Leggiamo quest'altro specimen di vacuità ammantata di complessità: "La creazione artistica, nelle sue più diverse forme, nell'eterogeneità delle tecniche e delle declinazioni stilistiche, si manifesta all'interno di un vasto terreno comune, quello della comunicazione, della condivisione e dello scambio; e il suo valore espressivo si consolida e, a un tempo, si trasforma, grazie al suo essere parte integrante di un determinato periodo storico. Ogni forma linguistica e poetica esige una fonte creatrice e un alveo capace di accogliere il suo fluire, la sua capacità di contaminare ed essere contaminata, di interpretare ed essere interpretata, senza soluzione di continuità, dal tempo, dalla cultura e dalla storia."

Ci avete capito qualcosa? Proviamo a fare una breve analisi di questo contorto pensiero. L'opera d'arte nonostante la varietà di forme, tecniche e stili avrebbe un elemento di comunione che si identifica con la comunicazione e lo scambio. La comunicazione, l'interazione assurge a trait d'union fra le variegate espressioni artistiche ben più del loro contenuto. L'espressione dunque diventa un "valore" e tale "valore" sussiste nella sua ambiguità semantica e storica. Vi è un linguaggio artistico che è contemporaneamente afasico, o meglio illogico, non sostenuto da una correlazione fra espressione e contenuto, fra parola e realtà. Ogni creazione si perde nella mutevolezza e nell'ambiguità, nel tutto che è anche niente, nel bianco che è anche nero, nel tempo che è anche eterno, nella complessità verbale che è anche mera banalità o meglio vuoto noetico riempito di parole e costrutti senza capo né coda.

La Forti - evocatrice nell'ambiguità del suo quasi omonimo vescovo abruzzese - prosegue nel suo strologare con inusitata lucidità: "Si è voluta testare la possibilità di comporre un tessuto fatto di convergenze, in cui l'inevitabile auspicata policromia, dovuta a trame e orditi di diversa natura e provenienza, rispettasse le singole espressioni artistiche e al tempo stesso esaltasse la straordinaria ricchezza celata o sprigionata dalla convivenza di molteplicità e diversità." E ancora: "Compositori, poeti e letterati si sono volentieri offerti presentando le loro opere come 'segni', non suonati, non letti eppure testimoni di un mondo di idee e di espressioni, in costante tangenza con forme comunicative differenti; e la loro presentazione è stata pensata come un sistematico contrappunto ai linguaggi visivi. Insieme all'architettura (...) esemplificano una visione complessa che, rinunciando da un lato a ogni espressione ideale e specialistica, propone una possibilità di integrazione tra diversi piani formali e percettivi". 

Non possiamo non essere grati alla dottoressa Forti per questa sua breve premessa. Essa illumina, infatti, il vuoto che pervade quel dicastero vaticano della cooltura, dove il medium è più interessante della res, dove l'apparenza in sé priva di identità e valore diviene centro di ogni discussione e l'oggettività scolora nel relativismo dialettico. O forse no, dato che il realismo e la stessa realtà risultano al di fuori dell'orizzonte di tali sedicenti esperti d'arte e più precisamente d'arte sacra e religiosa. 
La fede, la ricerca di Dio, l'esegesi e l'evangelizzazione restano solo comodi slogan per aggregare discepoli di vanità, per assecondare le esigenze di una cooltura fatta di parole insensate, mirabile erudizione e ciononostante di vuoto ideale e arsura spirituale. 

Leggevo a tal riguardo qualche giorno fa il post del blog di Ravasi (ospitato sul sito del Sole24Ore, quotidiano della Confindustria dal supplemento culturale - un tempo - molto cool) nel quale il Cardinale annunciava l' "evento" di presentazione del catalogo. Non poteva non colpirmi la solita chiusura a base di citazione colta e improbabile, ma definitivamente cool (la poetessa ebrea tedesca chiunque essa sia non può non essere cool), la seguente: "Mi piace concludere ricordando la bella citazione della poetessa ebrea tedesca Nelly Sachs: “Se i profeti irrompessero per le porte della notte, incidendo ferite di parole nei campi dell’abitudine… Se i profeti irrompessero per le porte della notte, cercando un orecchio come patria, orecchio degli uomini, ostruito di ortiche, sapresti ascoltare?”."

Ecco: sarebbe auspicabile riflettere sulle citazioni oltre che bearsi nel diffonderle. Specie se il vuoto coincide col proprio campo d'abitudine e le orecchie sono ostruite di ortiche, sì, quelle che crescono nel cortile dei gentili...

venerdì 17 febbraio 2012

PARROCO, VESCOVO E FEDELI: COME NON DEFINIRLI UNA MANICA DI IMBECILLI?


Video della "Messa Rock" celebrata ad Albiano (Diocesi di Trento) sabato scorso...

Nuovi video qui... qui... e qui!

venerdì 10 febbraio 2012

MESSA ROCK IN CHIESA E IL DRAMMA DEL GIOVANILISMO CONDANNATO DALLA CEI

Manifesto pubblicitario del gruppo che animerà la messa metal gli "High Voltage"
di Francesco Colafemmina


Si tratta di una celebrazione liturgica "presieduta dal parroco e animata" da quello che il giornale diocesano di Trento definisce un "coro" di ragazzi. Sorvolo su quest'idea vecchia e noiosa della messa presieduta e animata. Come a dire che se non ci fosse il "coro" la messa sarebbe senz'anima e che il parroco ha solo la funzione di "presiedere" la riunione liturgica. 
Sorvolo anche sull'orario assurdo per una celebrazione liturgica. Ma sul coro non sorvolerò. Si tratta infatti di una sorta di melange di gruppetti locali radunati sotto l'egida del gruppo High Voltage. Gruppo heavy metal che ha scoperto che può organizzare i suoi concerti anche in chiesa grazie alla compiacenza di qualche parroco imbecille. 

Bravi i ragazzi degli High Voltage, meno bravo il parroco. Non c'è da fare i parrucconi in questo caso. Durante le messe domenicali possiamo ascoltare nenie cretinizzanti, schitarrate da lobotomizzati e canti da bizzoche dei primi anni '80. Nel mio paese ricordo che da piccolo restavo turbato dalle messe domenicali in Cattedrale, "animate" da un gaio cantore laico che pareva la reincarnazione di Cristiano Malgioglio (ma senza il ciuffo)...
Non vale la pena neppure rammentare che il canto liturgico della Chiesa è e resta il gregoriano. La maggior parte dei preti e dei Vescovi scambiano il gregoriano per una qualità di formaggio o un vino pregiato a bassa gradazione e per questo non ne fanno uso. Preferiscono i super alcolici come il metal, il rock (che fa tanto anni '70, modello primavera del Concilio).

Gli High Voltage durante una loro esibizione: faranno fuoco e fiamme anche in chiesa???
Qui si tratta semplicemente di tenere i piedi per terra. Stando a quello che leggo l'iniziativa nascerebbe dal tentativo di attrarre i giovani in chiesa. Encomiabile poi lo sforzo del parroco e della band nel selezionare testi dal sapore cristiano. Il problema è che da un lato i testi non interessano a nessuno visto che sono urlati, storpiati, e risultano incomprensibili a chi li ascolti per la prima volta. Dall'altro il pensiero stesso che si possano attrarre giovani in chiesa con una messa rock è una boiata colossale. Perché in chiesa i giovani devono andare a cercare Cristo non la musica rock. E se un parroco pensa che per avere maggiori seguaci deve adattarsi ai loro gusti è finito come parroco e come uomo di fede. Ha più fede infatti nei mezzi umani che in quelli divini. Crede più nell'attrattiva della musica metal che in quella del Vangelo. 

Ma visto che questi giovanilisti del piffero sono anche dei solenni Soloni, pronti a pontificare su tutto e a parlare a vanvera di evangelizzazione e palle analoghe vale la pena riprendere in mano un testo sulla catechesi giovanile portato dalla diocesi di Trento quale pezza giustificativa dell'iniziativa in un suo comunicato:

"L’iniziativa risponde ad un incoraggiamento dato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che nel testo «Educare i giovani alla fede» del 1999 scriveva: «In particolare occorre assumere appropriate categorie interpretative, che aiutino a conoscere e a comprendere le domande di sempre dei giovani, ma anche le loro nuove culture, i linguaggi sempre più variegati e gli strumenti con cui si esprimono, con forme e modalità spesso di non facile interpretazione per il mondo degli adulti. Evitando atteggiamenti di rifiuto, dobbiamo giungere a discernere il “vero” che queste culture presentano sotto le vesti del “nuovo”»".

Ora, il testo del 1999, - datato ormai come tutti i testi di pastorale giovanile, visto che la pastorale è materia di consumo e come il tonno o la carne in scatola ha una data di scadenza - parla tuttavia di catechesi e non di liturgia. Il documento invita i pastori a conoscere i giovani, ad interpretarli sforzandosi di entrare nel loro mondo. Ma non li invita a far entrare il mondo di alcuni giovani in chiesa, anche perché questa è un offesa per tutti quei giovani cattolici che non sono ancora talmente rincoglioniti da aver bisogno di una messa metal per entrare in chiesa.
Il testo della CEI aggiunge infatti alcune righe omesse dalla diocesi di Trento:

"Appare in ogni caso decisiva la figura dei presbiteri, insostituibili compagni di viaggio dei giovani. A loro è chiesto di rifuggire da ogni giovanilismo: stare con i giovani non è questione di età e tanto meno di atteggiamenti compiacenti! Si aprano invece ad una vera paternità spirituale, nutrita da un cuore al tempo stesso "giovane" e "maturo", attento, capace di relazionalità, premuroso, rispettoso della gradualità, ma anche esigente, che non fa sconti sulla verità."

Ecco fatto. La CEI che parla spesso a vanvera questa volta fa un'affermazione seria. I preti rifuggano dal giovanilismo, pacchiana e ridicola degenerazione dell'autorità del sacerdote! Ed evitino gli "atteggiamenti compiacenti".

Peccato che il parroco don Stefano Zeni e l'Arcivescovo Monsignor Bressan vadano esattamente nel senso opposto delle indicazioni CEI. Fanno i cani sciolti di un cattolicesimo fai da te dove tutto è lecito tutto è permesso tranne dire messe in latino e avere un briciolo di sale in zucca...

giovedì 9 febbraio 2012

IL PAPA MORIRA' ENTRO UN ANNO: AUSPICIO O INQUIETANTE MINACCIA?


Secondo AGGIORNAMENTO: stando a quanto scrive Andrea Tornielli il documento sarebbe autentico. Ora, non importa se in Vaticano qualcuno leggendolo si sia fatto una risata. Importa solo appurare se Romeo ha fatto quelle affermazioni di cui dovrebbe semplicemente vergognarsi. Come si fa a parlare del Papa con un simile spietato cinismo? Peraltro Tornielli dice che il documento sarebbe stato trasmesso al Papa dalla Segreteria di Stato. Eppure il Papa ha incontrato Castrillon in udienza privata il 13 gennaio. Nell'articolo apparso su Vatican Insider par di capire che Romeo fosse a conoscenza di un "complotto delittuoso" per uccidere il Papa. In realtà il documento tradotto da Il Fatto Quotidiano chiarisce che Romeo"ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere". La storia del "complotto" è una inferenza di chi ha redatto il documento. E si spiega così: per dire che il Papa ha solo 12 mesi di vita o Romeo è un profeta, o sa che il Papa è malato, oppure... 


AGGIORNAMENTO: qui potete leggere il documento tradotto in italiano.  Alcune annotazioni a margine del testo:
1.Nel documento si fa riferimento ad una "Chiesa clandestina RKK1". Non è nota nessuna Chiesa clandestina cinese così denominata. D'altra parte sarebbe da sprovveduti pubblicare un documento nel quale viene citato il nome di una Chiesa clandestina esponendola così al pericolo.
2. Nel testo si parla in un'occasione di "Cardinal Bertone Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana". Non ha senso l'aggiunta di "Chiesa Cattolica Romana" in un documento riservato per il Papa. Sarebbe infatti un dato scontato.
3. Se escludiamo l'inquietante questione della morte del Papa, in complesso il documento non aggiunge molto a ciò che già sappiamo. Sappiamo infatti dello strapotere di Bertone, sappiamo che Scola è stato nominato Arcivescovo di Milano perché questo era un desiderio del Papa. Sappiamo che Romeo è avverso al rinnovamento liturgico benedettiano. Sappiamo insomma già molte cose.
4. Sulla storia della morte del Papa in 12 mesi è evidente che se il documento fosse vero sarebbe una espressione clamorosa di bieco cinismo. Ma se fosse falso sarebbe solo servita a convogliare altri messaggi. In particolare uno: rimuovere al più presto Bertone dal suo ruolo di Segretario di Stato e bruciare contemporaneamente Scola in vista di un futuro - speriamo il più tardi possibile - conclave. 
5. La dinamica sull'elezione di un nuovo Papa come se fosse un automatismo lascia esterrefatti e fa propendere per un falso. D'altra parte che Bertone voglia un italiano Papa non dev'essere difficile da immaginare. E' infatti questa una fonte di preoccupazione per numerosi ecclesiastici. 
6. Sappiamo d'altra parte che il Papa ha ricevuto in udienza privata il Cardinal Castrillon il 13 gennaio 2012
Si aggiungono tuttavia nuovi dettagli al "complotto". In particolare - cito -: "Il Cardinal Romeo ha aspramente criticato Papa Benedetto XVI, perché si occuperebbe prevalentemente della liturgia, trascurando gli “affari quotidiani”, affidati da Papa Benedetto XVI al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana. Il rapporto fra Papa Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe molto conflittuale. In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale."


di Francesco Colafemmina

Durante la trasmissione "Servizio Pubblico" di Michele Santoro il direttore de Il Fatto Quotidiano Antonio Padellaro ha anticipato un documento che sarà pubblicato domani sul quotidiano da lui diretto. Si tratta di una rivelazione drammaticamente inquietante. A quanto pare si tratterebbe di un documento in tedesco che parla di un complotto per uccidere (???) nei prossimi 12 mesi Papa Benedetto XVI. Questo documento sarebbe stato consegnato al Papa dal Cardinal Castrillon. Non si sa con precisione il ruolo del Cardinale Castrillon come quello del Cardinal Romeo, arcivescovo di Palermo, nell'avvertire il Pontefice del potenziale rischio cui è sottoposta la sua vita. A quanto pare però il Cardinal Romeo avrebbe detto a qualcuno durante un suo viaggio in Cina (ma siamo certi che Romeo ci sia stato a novembre?) che il Papa morirà nei prossimi 12 mesi e sarà probabilmente sostituito da Angelo Scola. Questa confidenza è stata poi riferita al Cardinal Castrillon che avrebbe preparato un memorandum in tedesco riservato per il Santo Padre, avanzando anche l'ipotesi di un potenziale complotto ai danni del Pontefice.

Romeo, certo non un ratzingeriano, ed è un personaggio ben inserito negli ambienti romani che contano... Ricorderete peraltro che Romeo chiamò la Digos per far togliere gli striscioni di giovani tradizionalisti che volevano ringraziare il Papa durante la sua visita a Palermo per il dono del Motu Proprio... Sappiamo bene d'altra parte che il Cardinal Castrillon è un uomo che stima ed ama il nostro caro Papa.

Pur essendo troppo presto per commentare, voglio tentare tuttavia una ricostruzione azzardata: parlando con qualcuno in Cina (o chissà dove) il Cardinal Romeo si sarà lasciato sfuggire, magari rispondendo a chi gli chiedeva lumi sulla salute del Papa, che a suo parere il Papa non "dura" un anno e che quindi ci sarà presto un conclave. Che poi da questo conclave potrebbe uscire Papa il Cardinal Scola nonostante l'opposizione di Bertone... Qualche anima pia, poco adusa al cinismo clerical-vaticano, avrà riferito in preda allo shock le parole di Romeo al Cardinal Castrillon. Questi essendo un fedele amico del Papa avrà pensato al peggio e tentato di avvertire il Papa. Questa è la mia fantasiosa - ma non tanto - ricostruzione stando ai dati finora in nostro possesso. Spero di dover essere smentito. Intanto padre Lombardi fa sapere che a suo dire si tratterebbe solo di "farneticazioni". C'è da augurarselo.

Ma intanto... oremus pro Pontifice Nostro Benedicto!



P.S. Marco Lillo, il giornalista autore dello scoop dev'essere in qualche modo il beneficiario dell'Assange della Segreteria di Stato o meglio dell'entourage più ristretto del Papa. Nelle ultime settimane ha infatti pubblicato due documenti provenienti dalla terza loggia del Palazzo Apostolico. Non riesce difficile immaginare che la manina che gli ha passato questo terzo documento sia la stessa che gli ha passato i precedenti...  

sabato 4 febbraio 2012

MONS. FELLAY: "ACCETTATECI COSI' COME SIAMO, SIAMO PRONTI!"


Mi stupisce che dell'omelia di Mons. Fellay nel seminario di Winona per la festa della Candelora siano stati diffusi ad arte solo alcuni estratti che in qualche modo sembrerebbero preannunciare una rottura del dialogo con la Fraternità. Perciò vi riproduco il testo in italiano da me tradotto con alcune sottolineature importanti. Mons. Fellay non dice "non firmeremo mai un accordo". Dice al contrario che la Fraternità è disposta a firmare la professione di fede e il giuramento di fedeltà al Pontefice, ma non un giuramento di fedeltà alla dottrina sull'ecumenismo e sulla libertà religiosa. 
L'articolo di Alessandro Speciale su Vatican Insider dal titolo fuorviante "Diciamo no alla proposta del Vaticano" è pertanto da considerarsi una palese opera di informazione scorretta condita dalla solita retorica sui Lefebvriani definiti "ultra-tradizionalisti" (ma che vuol dire "ultra-tradizionalisti"?).  F.C.


"Non siamo un gruppo indipendente. Anche se stiamo "lottando" con Roma, siamo ancora, per così dire, con Roma. Stiamo lottando con Roma, oppure, se volete, contro Roma, e al tempo stesso siamo con Roma. E noi affermiamo e noi continuiamo a dire che siamo cattolici. Noi vogliamo rimanere cattolici. Molte volte ho detto a Roma, tentate di buttarci fuori. E vediamo che forse sarebbe molto più facile per noi restare fuori... Avremmo tanti altri vantaggi. Saremmo trattati molto meglio! Guardate i protestanti, come si aprono le chiese per loro. Per noi, si chiudono. <Per chi non l'avesse capito Mons. Fellay fa solo dell'ironia... ndt> E noi diciamo, non fa niente. Facciamo le cose di fronte a Dio. Soffriamo dalla Chiesa, perfetto. Non ci piace, naturalmente. Ma dobbiamo stare lì nella verità. 

E dobbiamo ribadire che noi apparteniamo alla Chiesa. Siamo cattolici. Noi vogliamo essere e vogliamo rimanere cattolici, ed è molto importante ribadire ciò. E' anche importante che alla fine non sogniamo una Chiesa cattolica che è solo un frutto della nostra immaginazione, ma che non è più quella di oggi. E' con quella di oggi che abbiamo problemi. Questo è ciò che crea ancora più difficoltà: proprio il fatto che abbiamo dei problemi con essa. Questo non ci permette, per così dire, di chiudere la porta. Al contrario, è nostro dovere andare continuamente lì, bussare alla porta, e non chiedere se possiamo entrare (perché vi siamo già dentro), ma pregare perché si convertano, perché possono cambiare atteggiamento verso di noi e tornare a ciò che ci fa Chiesa. Si tratta di un grande mistero, non è semplice. Poiché allo stesso tempo dobbiamo dire, sì, noi riconosciamo questa Chiesa - è quello che diciamo nel Credo, credo nella Chiesa cattolica - in modo da accettare che ci sia un Papa, accettare che ci sia una gerarchia, noi accettiamo tutto questo. 

Eppure praticamente, a molti livelli, dobbiamo dire dei "no". Non perché non ci piaccia, ma perché la Chiesa ha già parlato di queste questioni. Anche molte di queste cose le ha condannate. E così, nelle nostre discussioni con Roma siamo stati, per così dire, bloccati lì. Il problema chiave nelle nostre discussioni con Roma è stato davvero il Magistero, l'insegnamento della Chiesa. Perché dicono, "noi siamo il Papa, noi siamo la Santa Sede" - e diciamo sì. E così dicono, "abbiamo il potere supremo", e diciamo, sì. Dicono, "noi siamo l'ultima istanza di insegnamento e siamo necessari" - Roma è necessaria perché noi abbiamo fede, e diciamo, sì. E poi dicono "quindi, obbedite." E noi diciamo no. E così ci dicono, siete protestanti! Avete messo la ragione al di sopra del Magistero di oggi. E noi rispondiamo,    siete modernisti. Pretendete che l'insegnamento di oggi possa essere diverso dall'insegnamento di ieri. Noi diciamo, quando ci atteniamo a ciò che la Chiesa ha insegnato ieri, per necessità dobbiamo aderire all'insegnamento della Chiesa oggi. Poiché la verità non è legata al tempo. La verità è al di sopra di esso. Ciò che è stato detto una volta vincola per sempre. Questi sono i dogmi. Dio è così, Dio è al di sopra del tempo. E la fede è l'adesione alla verità di Dio. E' al di sopra del tempo. Ecco perché la Chiesa di oggi è legata e deve essere come (e non solo come) la Chiesa di ieri. E così quando si vede l'attuale Papa affermare che ci deve essere continuità nella Chiesa, noi diciamo: naturalmente! Questo è ciò che abbiamo detto in ogni momento. Quando si parla di tradizione, è proprio questo il significato. Si dice, ci deve essere Tradizione, ci deve essere continuità. Quindi vi è continuità. Ci viene detto quindi, il Vaticano II è stato fatto dalla Chiesa, la Chiesa deve essere un continuo, perciò il Vaticano II è Tradizione. E noi diciamo, prego? 

Si va ancora oltre, miei cari fratelli. Questo è accaduto durante i dialoghi dottrinali. Al termine dei dialoghi, arriva l'invito da Roma. In questo invito c'è una proposta di una sistemazione canonica, che è quella di regolarizzare la nostra situazione. E posso dire, ciò che viene presentato oggi, che è già diverso da quello che è stato presentato il 14 settembre, si può considerare come un'ottima soluzione. Sono soddisfatte tutte le nostre esigenze, si può dire, sul piano pratico. Quindi non c'è un gran problema su questo punto. Il problema rimane ad un altro livello - a livello della dottrina. Ma anche lì si va molto lontano - molto lontano, miei cari fratelli. La chiave è un principio. Dicono, "dovete accettare questo, dovete accettare il fatto che per i punti che fanno difficoltà in merito al Concilio - punti che sono ambigui, dove c'è un conflitto - questi punti, come l'ecumenismo, come la libertà religiosa, questi punti devono essere intesi in coerenza con l'insegnamento perenne della Chiesa. Quindi, se c'è qualcosa di ambiguo nel Concilio, è necessario intenderlo come la Chiesa lo ha sempre insegnato, nel corso dei secoli." Vanno ancora oltre e affermano: "si deve rifiutare tutto ciò che è contrario a questo insegnamento tradizionale della Chiesa." 

Beh, questo è ciò che abbiamo sempre detto. Incredibile, non è vero? Che Roma ci stia imponendo questo principio. Incredibile. Poi ci si potrebbe chiedere, allora perché non accettare? Ebbene, miei cari fratelli, vi è ancora un problema. Il problema è che in questo testo danno due esempi di cosa e come dobbiamo capire questi principi. Questi due esempi che ci forniscono sono l'ecumenismo e la libertà religiosa, come sono descritti nel nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, che sono esattamente i punti per i quali critichiamo il Concilio. In altre parole, Roma ci dice, lo abbiamo fatto sempre. Siamo tradizionalisti; il Vaticano II è Tradizione. La libertà religiosa, l'ecumenismo sono la Tradizione. Sono in piena coerenza con la Tradizione. Vi potreste chiedere solo, dove andiamo? Che tipo di parole possiamo pronunciare, siamo d'accordo o no? Se anche i principi che abbiamo preservato e affermato, ci dicono: "sì, va bene, potete affermarli, perché questo è ciò che intendiamo" ...che è esattamente il contrario di ciò che intendiamo. Penso che non potessimo procedere oltre nella confusione. 

In altre parole, miei cari fratelli, ciò significa che i nostri interlocutori danno un altro significato alla parola "tradizione", e anche magari alla parola "coerenza". Ed è per questo che siamo stati costretti a dire di no.<alla prima bozza del "preambolo dottrinale" ndt> Non firmeremo quel documento. Siamo d'accordo con il principio, ma si vede che la conclusione è il contrario. Grande mistero! Grande mistero! Allora, cosa succederà adesso? Bene, abbiamo inviato la nostra risposta a Roma. Continuano a dire che stanno riflettendo su di essa, il che significa che probabilmente sono in difficoltà. Allo stesso tempo penso che solo ora potremmo vedere cosa vogliono veramente. Ci vogliono veramente nella Chiesa o no? Lo abbiamo detto loro molto chiaramente, se ci accettate così come siamo, senza cambiamenti, senza obbligarci ad accettare queste cose, allora siamo pronti.  Ma se volete farci accettare queste cose, non lo siamo. In realtà abbiamo appena citato l'Arcivescovo Lefebvre che ha detto questo già nel 1987 - diverse volte prima, ma l'ultima volta che l'ha detto fu nel 1987. In altre parole, miei cari fratelli, umanamente parlando, è difficile dire come sarà il futuro, ma sappiamo che quando abbiamo a che fare con la Chiesa, abbiamo a che fare con Dio, abbiamo a che fare con la divina provvidenza, e sappiamo che questa Chiesa è la Sua Chiesa. Gli esseri umani possono causare alcuni disagi, alcune distruzioni. Possono causare turbolenze, ma Dio è superiore ad esse, ed Egli sa, da tutti questi avvenimenti - questi avvenimenti umani, queste le linee storte, Dio sa come dirigere la sua Chiesa attraverso queste prove." 

(...) Si vedrà, miei cari fratelli. Per noi, è chiarissimo. Noi dobbiamo sempre sostenere la verità, professare la fede. Noi non faremo marcia indietro, qualunque cosa accada. C'è qualche minaccia adesso da parte di Roma, certo. Si vedrà. Noi lasciamo tutto questo nelle mani del Buon Dio e della Santissima Vergine. Oh! Sì, noi dobbiamo continuare la nostra crociata del Rosario. Noi contiamo su di essa, noi contiamo su Dio. E ciò che deve accadere, accadrà. Io non posso promettervi una bella primavera. Non so cosa accadrà in primavera. So solo che la battaglia per la fede continuerà, qualunque cosa accada. Sia che saremo riconosciuti, sia che non lo saremo. Potete stare certi che i progressisti non saranno contenti. Essi continueranno, e noi continueremo a combatterli.