lunedì 30 aprile 2012

BENTORNATO CARDINAL BURKE!



Domani, 1 Maggio, si terrà il pellegrinaggio guidato dal Cardinal Raymond Leo Burke al Santuario di Santa Maria de finibus terrae a Leuca. Il pellegrinaggio è organizzato dalla Scuola Ecclesia Mater coordinata da don Nicola Bux. Il 2 Maggio invece il Cardinale sarà a Sannicandro Garganico ospite di don Matteo De Meo per benedire la restaurata chiesa matrice. 

L' "evento" spirituale è certamente unico nel suo genere, visto che in Puglia i Vescovi si dilettano per lo più con sinodi diocesani, congressi eucaristici diocesani e chiacchiere a palate. Oltretutto considerando massima espressione di perizia liturgica Mons. Felice Di Molfetta ed estremo apice della moderna teologia il falso profeta di Bose, Enzo Bianchi, dimostrano tutta la loro aderenza ai dettami benedettiani...
Ma perché parlare dei vescovi pugliesi? Ebbene, perché la visita di Monsignor Burke è stata in qualche modo condita da una intollerabile ostilità nei confronti della dignità cardinalizia e, ca va sans dire, del rito antico giudicato grossolanamente un teatrino. C'è chi si è persino affrettato a dire basta al latino in nome della nostra italianità! Come se il latino - per dirla con Mons. Padovano - fosse una lingua straniera...

Di qui una mera considerazione spirituale. Il vero problema della Chiesa non è tanto il ritorno o meno alla tradizione, il ripristino o meno della messa in latino, l'obbedienza o meno al Papa. Sì, questi sono i problemi reali, ma non è ponendo l'accento sulla loro esistenza che li si risolve. Molto semplicemente si tratta di una questione di leadership, di governo della Chiesa. E di formazione del clero. Perché mi sembra evidente che le gerarchie ecclesiastiche siano vittime di una de-formazione durata ben 60 anni. E ne sono talmente vittime da obbedire più che al Papa o alle leggi della Chiesa (Motu Proprio Summorum Pontificum) ai punti di vista individuali o alle correnti ermeneutiche più disparate purché essi siano in linea con i cardini della loro de-formazione. La fede è pertanto subordinata alle ermeneutiche prescelte o meglio all'"ortodossia" di orwelliana memoria cui i singoli vescovi si sono votati. 

Per questa ragione accolgo con grande gioia il messaggio di saluto a Sua Eminenza dell'amico Giuseppe Massari che coglie con estrema sensibilità la condizione di una Chiesa divisa fra la sana sensibilità dei fedeli e certa ideologia clericale. (Francesco Colafemmina)



Eminenza, ben tornata in Puglia, in questa terra in cui la fede non ha mai indietreggiato, l’eroica speranza dei suoi martiri e la fiducia senza limiti, riposta in Maria santissima, non è venuta mai meno. 

di Giuseppe Massari

Il cardinale Raymond Burke, ministro Guardasigilli della Santa Sede, a partire da oggi sarà nuovamente in Puglia. Le tappe del suo viaggio e della sua permanenza, in una terra di papi e santi, spazieranno dal capo di Leuca al promontorio garganico di San Nicandro, passando per Barletta, Lucera, San Giovanni Rotondo. Una visita, da quello che ci è dato sapere, contrassegnata da un ostracismo clericale o pseudo tale solo perché l’eminente porporato rappresenta, orgogliosamente, quella parte di popolo di Dio che non ha voluto e non ha saputo piegarsi, ed accettare le derive moderniste di una Chiesa spintasi, con la sua Barca,  verso il populismo democraticistico, toccando sponde contrarie alla sua natura istitutiva ed istituzionale. 

Il cardinale Burke è principe della Chiesa, vocato, per ruolo e missione, ad essere “servus servorum Dei, usque ad sanguinem”, non a caso indossa l'abito contraddistinto dal rosso porpora, segno del sangue dei martiri, del martirio. Coloro che lo avversano, lo ostacolano, lo criticano, cosa indossano, a chi si ispirano? Indossano gli abiti, mentali, culturali, pratici e mondani del servilismo alla logica di un prepotente, alla logica di se stessi, di coloro che sono carnefici e mandanti delle buone ragioni del senso, della logica divina e ministeriale. Purtroppo, costoro non sono altro che “bravi”, nel senso manzoniano del termine. Sono i figli dei trenta denari, se non coloro che li hanno coniati, raccolti e distribuiti per tradire, svendere il Signore, il suo messaggio, i suoi insegnamenti. Sono gli apostati del nostro tempo. Sono i demolitori del Tempio, convinti che Cristo non lo potrà far rinascere. Sono i mercanti del Tempio. Sono il tarlo della dracma persa e ritrovata, ma che vogliono disperdere, distruggere, annientare, affossare nei terreni delle loro miserie, quelle senza azoto, senza linfa e senza concime. Sono i farisei del Tempio, pronti e disposti ad accusare il pubblicano, ma non se stessi, definiti razza di vipere, sepolcri imbiancati da quello stesso Cristo di cui, dicono di portare il nome e il messaggio, senza alcuna credibilità e fierezza. 

 Eminenza, la terra di Puglia l’accoglie e le è grata, al di là di certi spontaneismi offensivi. Al di là di quello che alcuni pensano di costruire per il vantaggio delle loro carriere ecclesiastiche. Al di là di quelle che sono le congiure dei magistrati del Sinedrio contemporaneo. La fede che lei trasmette, al contrario di quella che tenta, inganna, lusinga e seduce, irradia, illumina; è l’unica forza per convincersi che le “porte degli inferi non prevarranno”, Eminenza, questa terra generosa, non sempre rappresentata al meglio da alcuni suoi figli degeneri, anche se posti nell’alto del candelabro, che dovrebbe emanare luce, è quella che le rivolge il grazie dell’amore, della vicinanza, dell’appartenenza, della condivisione, della “fractio panis”, in cui Cristo si spezza per donarsi e non per piegarsi alle volontà umane di chi è segno di scandalo e di contraddizione. La “fractio panis” è il momento più esaltante della comunione ecclesiale, istituita, voluta e condivisa da Cristo nella trasmissione della missione perenne a servizio dei fratelli e, quindi, della Chiesa universale, santa, cattolica e non domestica o addomesticata ai voleri dei carrieristi, degli ipocriti. 

Eminenza, al suo ritorno in Puglia, l’accoglierà la schiera di chi sente di condividere un percorso, un programma, pari a quello istituito da Cristo, la Presenza per eccellenza, nelle terre sconfinate della Palestina, fino ed oltre i confini della terra, per confermare: “il mio regno non è di questo mondo”, ma non è e non può essere neanche di coloro che oltraggiano, offendono, umiliano la verità, rendendola schiava del loro egoistico servilismo. I latini dicevano:”la verità partorisce odio”. Cristo, invece, sovvertendo la cultura di ogni tempo, razionalistica, edonistica ed utilitaristica, ha sfidato le categorie umane e ha proclamato: “la verità vi farà liberi”. Ha spezzato le catene della schiavitù, del dominio da satana, del clientelismo e dell’asservimento al futurismo nichilista, al perbenismo ipocrita, fasullo, mediocre e mendace. Eminenza, lei incarna il Cristo di ieri, di oggi, di sempre. Il Christus “vincit, regna et impera”. Il Cristo riscattato e non più miserabile e meschino, come avevano tentato di farlo apparire Anna e Caifa. Il Cristo redento, vittorioso e glorioso. L’alfa e l’omega. Il sempre e l’eterno pulito, da pulire per la costruzione di quel Regno che non avrà mai fine. Eminenza, noi con lei siamo e vogliamo essere gli araldi testimoni della fede, i soldati della speranza, i costruttori della carità, instaurando tutto in Cristo, ricapitolando, come dice san Paolo, tutte le cose in Cristo, quelle del cielo e quelle della terra, per preparare e attendere cieli nuovi e terre nuove.

sabato 28 aprile 2012

VERGOGNE D'ITALIA: UN'ALTRA CATTEDRALE ADEGUATA NEL SEGNO DELL'IGNORANZA E DELLA VANITA'

Il presbiterio del Duomo di Arezzo com'era...
di Francesco Colafemmina

Spenderò qualche parola su questo ennesimo orrore nei prossimi giorni. Come al solito un vescovo vanesio e in vena di buttar soldi al vento decide - con la scusa della prossima visita papale ad Arezzo - di adeguare la cattedrale (nella quale peraltro il Papa nemmeno celebrerà). Con una certa dose di sfacciataggine oltre che di squallida ipocrisia la Diocesi specifica in calce ai volantini dati alle stampe per l'occasione: "Alcuni donatori in vista della visita del Santo Padre hanno finanziato il ripristino del presbiterio della cattedrale aretina, in modo da lasciare a disposizione della diocesi una cospicua somma di danaro per i poveri del nostro territorio, in questo tempo di crisi.

Ipocriti parolai! A parte l'incongruenza del termine "ripristino" (questa è una distruzione non un ripristino del presbiterio) resta l'intollerabile e melensa propaganda a favore dei "poveri del territorio" evidentemente ultimo fra i pensieri della diocesi che non ha certo fatto a meno di spendere denari per un  inutile quanto sgrammaticato adeguamento liturgico, invitando i volonterosi donatori ad esibirsi meno in farse mecenatesche e maggiormente in un impegno costante nei confronti di chi subisce la crisi. Oggi, spiace dirlo, ma certa Chiesa usa la crisi come puro mezzo propagandistico mentre continua a navigare in un mare di ipocrisia. Aggiungo infine - sembra che questa sia la questione meno importante per i nostri vescovi - che il Santo Padre non ha alcun bisogno di essere accolto con queste esibizioni di ignoranza liturgica e architettonica. Bisognerebbe studiare l'Introduzione allo spirito della liturgia prima di mettere mano a questi fastidiosi adeguamenti liturgici. Ma questo è un altro discorso e lo affronteremo prossimamente. 

Intanto pubblicate le cifre! A quanto ammonta l'adeguamento immondo? E a quanto le "cospicue somme" messe da parte per i poveri? 

Il presbiterio dopo l'attuale "adeguamento liturgico": il coro ligneo è scomparso ed è stato ricomposto altrove (utile oltre che geniale!)

Ambone e porta-cero pasquale di Giuliano Vangi 
Notate come il presbiterio copra il pavimento a rombi neri del transetto 
Nuova pavimentazione modello "palazzo imperiale romano" o "villa di un boss di Scampia"  
L'ambone visto di lato: somiglia allo Spirit of Exstasy... la statuetta della Rolls Royce
Questo orrore sarebbe l'altare: connubio maldestro fra l'estro vacuo di un Kapoor e gli incubi del peggior Bodini 
Non per fare i populisti, ma come direbbe Di Pietro questa scultura in una cattedrale gotica "che ci azzecca?"
Notare l'imbecillità di questo adeguamento liturgico capace di sconvolgere equilibri e proporzioni di un'antica cattedrale

sabato 7 aprile 2012

UNICORNI DEL FUTURO, FEDE E POST-CONCILIO

Domenichino - La vergine e l'unicorno - 1604-05
di Francesco Colafemmina

Da molti giorni il blog è silente. Non c'è da preoccuparsi, il silenzio è talvolta una virtù e consente a chi, come il sottoscritto, parla anche troppo, di riflettere sul senso di un impegno che è tempo e dunque vita votata ad una causa o a più cause concatenate fra loro. 
E' vero, la bontà della causa deve superare la sfiducia o il senso di abbandono che ci pervade allorché realizziamo che la nostra è sempre più una battaglia contro i mulini a vento. E lo spirito combattivo deve prevalere sulla rassegnazione.

Sì, tante belle parole!

Guardando però alla realtà di questa nostra Chiesa caotica non si può non cedere alla rassegnazione. E non tanto per via della reiterata incapacità del clero di concentrarsi sui valori autentici dell'arte e dell'architettura sacra, di riscoprire la bellezza delle tradizioni, di quel legame fra storia e creatività umana che è il centro di ogni grande esperienza artistica nel sacro, quanto per via di quella obbedienza supina al mondo e ai suoi padroni che rischia di trasformare la Chiesa in uno dei tanti bracci spirituali del nuovo ordine mondiale. Obbedienza che passa per l'adesione ai valori del mondo ossia denaro e potere. Questa preoccupazione supera ogni misera diatriba sullo stato decadente delle arti sacre. Perché l'arte e l'architettura non sono autonome espressioni della fede: salve esse è salvo il Cattolicesimo. Al contrario una retta fede si esprime con un'arte retta. E per retto si intende conforme alla fede e non al mondo. Se viceversa la Chiesa si conforma al mondo o meglio non si oppone al prevalere delle sue regole, ritagliandosi tuttavia solo un angolo di specificità, essa avrà tradito Cristo e la fede semplice di tanti cattolici.

Non a caso il Santo Padre ha parlato pochi giorni fa, stigmatizzandola, di quella parte di Chiesa convinta "che si debba affrontare la lentezza delle Istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove – per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi.". Una frase, questa, emblematica: le vie nuove infatti sarebbero per i fautori delle innovazioni il semplice approdo di un inesauribile progresso cui si opporrebbe la lentezza delle Istituzioni ecclesiastiche nell'aprirsi al mondo. Questione di tempo, insomma... E ad una simile visione il Papa cosa ha opposto? La storia del post-concilio con il suo "vero-rinnovamento".

Ma dove? Ma quando?

Ha parlato di "movimenti pieni di vita". E così siamo indotti a riscoprire il "vero rinnovamento" nato dal Concilio ossia quello dei Focolarini, dei Neocatecumenali, dei Carismatici, di Comunione e Liberazione. Per carità, espressioni di una Chiesa attiva, vivace, ma non ancora testimonianza di una Chiesa capace di vivere rinnovando la fede, la promessa, il proprio patrimonio di sapienza e spiritualità, senza chiudersi nelle strette maglie del gruppo identitario con i propri riti, i propri canti, le proprie autonome espressioni liturgiche e attivistiche.

Ancora, la ricetta proposta dal Santo Padre appare monca quando fa riferimento solo al magistero nato e sviluppatosi dal Concilio: "Questo aiuto lo troviamo in primo luogo nella parola della Chiesa docente: i testi del Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono gli strumenti essenziali che ci indicano in modo autentico ciò che la Chiesa crede a partire dalla Parola di Dio. E naturalmente ne fa parte anche tutto il tesoro dei documenti che Papa Giovanni Paolo II ci ha donato e che è ancora lontano dall’essere sfruttato fino in fondo."

Ritorna qui la discussione con la Fraternità San Pio X, il dibattito su come intendere il Concilio, se alla luce del magistero precedente o quasi fosse una pietra sacra piovuta dal cielo alla quale devono conformarsi secoli di storia della Chiesa docente. E questo nodo centrale del pontificato benedettiano, cominciato non a caso con il famoso discorso alla Curia Romana in cui veniva messo in discussione l'assolutismo del dettato conciliare, continua a scandire il tempo della Chiesa pressata da numerosi novatores senza se e senza ma, infastidita da piccoli gruppi di conservatori che non intendono scendere a compromessi col mondo e guidata dalla vasta leadership episcopale che pratica la scienza dell'equidistanza o meglio del compromesso. Compromesso sempre più inaccettabile, anche perché i tempi a venire non saranno certo facili. Non potrà che emergere infatti, in tutta la sua deformità, l'abominio di un "mondo", di un "ordine mondiale" che scompagina e distrugge l'ordine cristiano, che devasta la famiglia, che mira a trasformare l'uomo in uno schiavo del potere di pochi, in un vile tassello di un mosaico materialista nel quale la carità, la libertà, la verità sono solo agili slogan o unicorni di un passato mitologico.

Finché la Chiesa anche a costo di arretrare, di venir dilaniata da un simile mostro feroce, non sarà in grado di indicarlo nominatim ai suoi fedeli, finché il clero non prenderà a combattere apertamente il potere anticristico che avanza nel mondo, invece di scendere a compromessi con esso, fino ad allora un po' di silenzio riempito dal suono della preghiera non potrà che risultare l'unico valido metodo per combattere quei giganti che nel mondo reale prendon solo le sembianze di sibilanti mulini a vento.

Buona Pasqua di Risurrezione a tutti i lettori del blog!