mercoledì 30 maggio 2012

SE PREFERISCONO GUARDARE IL DITO E NON LA LUNA...

Scena da "Gli Uccelli" di Alfred Hitchcock
di Francesco Colafemmina

I corvi "vestono" di nero. E' per questa ragione che nel gergo mafioso il "corvo" corrisponde al "magistrato". E' la toga a ricoprire di nero un uomo vissuto come un parassita fastidioso da abbattere, silenziare. Nel paradosso in questi giorni gravati dall'attentato brindisino e dall'anniversario della strage di Capaci, i giornalisti sempre meno fantasiosi e sempre a caccia di immagini ed evocazioni, hanno rispolverato questa espressione, "il corvo/i corvi", per connotare coloro che dal Vaticano hanno iniziato a concentrare l'attenzione dei media e del mondo cattolico sul grumo di potere, ambizione e gestione spregiudicata del denaro all'interno delle mura leonine.

Per uno strano gioco del destino il giornalismo fa la parte della mafia e i divulgatori di documenti vaticani riservati quella dei giudici. Sarà un caso, ma qui continua ad essere chiamata in gioco la giustizia. 

Chiaramente una giustizia relativa, quella legata alla gestione del potere e all'ordine provvisorio delle cose. Vi sono sempre stati nella storia della Chiesa momenti in cui gli scandali sono emersi dalla coltre di segretezza e riservato silenzio per poi ripiombarvi dopo qualche anno. Sono dinamiche naturali, quasi antropologicamente determinate. Per questa ragione, a mio parere, stiamo assistendo forse solo alla morte della più recente riorganizzazione del potere in Vaticano. Quella coincisa con lo sconquasso portato da Tarcisio Bertone nella florida suddivisione del potere sotto il regno di Giovanni Paolo II, dove la corruzione non era certo meno diffusa, ma la sua distribuzione ne garantiva una più soffusa eco. 

Se il Cardinal Segretario di Stato avesse rispettato prerogative, privilegi, regole amministrative procedenti dalla precedente gestione, nulla sarebbe accaduto. Sì, qualche mal di pancia qua e là, un po' alla "Via col vento in Vaticano", libercolo divertente e ovattato opera di un Monsignore ben informato e più dilettato che disgustato dagli infiniti pettegolezzi all'ombra del Cupolone.

E invece Bertone ha voluto strafare. Ha creato una rete complessa di potere gestito in prima persona con estrema spregiudicatezza. Si è seduto alla tavola del potere politico, finanziario, mediatico e ha cominciato a dirigere la Santa Sede, sostituendosi al Pontefice nei viaggi apostolici, prendendo addirittura decisioni in suo nome (la vicenda Tettamanzi relativamente al Toniolo), reggendo le fila di operazioni ambiziose (nel campo della sanità ad esempio) col puro scopo di affermare il proprio potere più che di esercitarlo in armonia col Vangelo. Ancora in queste ore, mentre infuria la tempesta sulla sua testa, Bertone si crede un imperatore imbattibile e dopo aver cacciato Ettore Gotti Tedeschi e insediato nello IOR provvisoriamente un ex membro della Trilateral Commission, discute con i suoi adepti addirittura l'acquisto da parte dello IOR di una banca all'estero! Questa non è altro che follia. Meglio, è la malattia del potere comune a tanti laici nel nostro mondo contemporaneo. Il potere acquisito e vissuto come diletto e ampliamento del proprio ego, non in funzione di una missione o di valori comuni. E naturalmente dobbiamo aggiungere che tale potere è gestito anche attraverso i sofisticati mezzi delle intercettazioni, del controllo, delle indagini felpate, quelle gestite anche con troppa disinvoltura dal capo della Gendarmeria, Giani (ex Sisde). E' infatti noto (lo rivela anche "Sua Santità" di Nuzzi) che alcuni personaggi della Gendarmeria vaticana sono titolari di società che vendono servizi e dispositivi di sicurezza alla Santa Sede, violando qualsiasi norma deontologica... Oltretutto va ricordato che proprio a causa di un paventato benservito a Giani, cominciarono ad apparire nel 2011 su Il Giornale gli articoli anonimi che mettevano in cattiva luce Mons. Viganò.  Come si vede, nella sua gestione, il Cardinale Segretario di Stato ha molto in comune con i più ferventi adoratori del potere fine a se stesso, per lo più adorni di cappuccio e grembiulino.

In tutto questo continua a sfuggirci come il Papa - e specialmente il nostro grande Papa Benedetto - abbia potuto preservare intatta la sua stima e la considerazione della fedeltà del Cardinale. Inutile girarci attorno con vaticanistici florilegi: questo resterà uno dei più evidenti misteri del papato attuale. Basterebbe solo il seguente episodio: se un Vescovo coscienzioso (Viganò) e magari un tantino ambizioso - ma forse animato dalla buona eris esiodea - scrive al Papa che il protegé di Bertone, già inserito in svariati consigli di amministrazione, in strutture mediatiche importanti, suggerito addirittura recentemente al Premier per un posto nel governo tecnico creato per cooptazione in Italia, scrive - dicevo - che il tale ha una condotta morale incompatibile con il cattolicesimo, e oltretutto diffama gravemente un servitore del Papa su istigazione di Bertone, perché il Papa dovrebbe continuare ad avere stima del Cardinale? Perché dovrebbe accettare che egli eserciti il suo potere nepotistico in maniera così indiscriminata.

Ma qui parliamo anche di questioni che riguardano la macchina organizzativa della Santa Sede a prescindere da Bertone. Si potrebbe discutere ad esempio del concetto di offerta in Vaticano, un concetto che nel mondo civile facilmente scivolerebbe nel sinonimo di tangente. E si potrebbe discutere delle ingenti offerte che sono solite giungere in Vaticano per poter partecipare ad udienze papali, per farsi ricevere prima, per essere in prima fila il mercoledì. Tutte cose risapute, ma taciute e accettate da tutti: vaticanisti, fedeli devoti e cittadini del Vaticano. Come se fosse normale che per essere ricevuti dal Papa o avere un posto in prima fila durante le udienze, evidentemente all'insaputa del Pontefice, alcuni trovino opportuno intascare delle laute offerte. 

Me ne rendo conto. Di questo passo non basterebbe un'enciclopedia per custodire tutti i tradimenti e le bassezze di certo clero. Ad ogni modo si tratta non di fantasia ma di fatti, fatti autentici, reali. Quando in Vaticano cominceranno a rendersene conto?

E' scoppiata ufficialmente una faida, una guerra senza confini all'interno dei Sacri Palazzi. E il casus belli è stato, a mio parere, il recente concistoro che ha visto prevalere alcuni candidati bertoniani (come ad esempio Domenico Calcagno, già diffusore del famoso "Vino del Vescovo" a Savona, un vino adulterato che Calcagno ha consapevolmente messo in vendita nelle Paoline nel 2003 per far soldi; oggi è presidente dell'APSA nonché Cardinale).
In molti devono aver visto nel concistoro bertoniano il tentativo di blindare il futuro conclave, ancorandolo al volere del Segretario di Stato. Inoltre il concistoro del 18 febbraio ha stabilito un precedente funesto nel quale a numerosi arcivescovi espressione di importanti chiese locali (Filippine, Belgio, Cile, Brasile e Stati Uniti) sono stati preferiti uomini cooptati nella Curia Romana (Calcagno, Bertello, Versaldi) dal Segretario di Stato.

Bertone ha così scoperchiato il vaso di Pandora, riproponendo strategie degne di un prelato rinascimentale ormai desuete e gravemente deprecabili. Di qui lo scoppio del caso Vatileaks. Perché ci si è resi conto nel Vaticano che questo potere era ormai incontrastabile e spudorato e il Papa non aveva i mezzi per opporvisi, o meglio temeva di stravolgere equilibri sempre più precari, dunque non ne aveva la volontà. Intendiamoci, siamo tutti consapevoli del danno d'immagine che colpisce la Chiesa e prima di tutti il nostro Sommo Pontefice. Tuttavia è inutile sottrarsi ad un'analisi fredda della realtà. Se le cose andassero avanti così per i prossimi mesi, quale sarebbe il danno per la Chiesa? La situazione non sarebbe destinata a peggiorare se tutti i posti chiave venissero presidiati da una leadership mediocre e corrotta? E' d'altra parte possibile che questo "scandalo" riesca quanto meno a bloccare taluni spregiudicati giochi di potere in Vaticano?

Fino a quando giornalisti e commentatori, cattolici e non, eviteranno di parlare dei documenti e delle loro implicazioni, fino a quando si parlerà solo di corvi, arresti e sospetti eminenti, si esalterà a mio avviso solo la confusione, penalizzando gravemente l'immagine del Santo Padre. Se invece si comincerà ad entrare nel merito della questione, smontando la parabola negativa del potere bertoniano, forse si potrà superare questa crisi non certo riportando giustizia e pulizia assoluta nella Santa Sede, utopie utili per manichei o radicali, ma almeno un sano equilibrio nel governo della Chiesa.

D'altra parte probabilmente si preferisce guardare al dito più che alla luna per due ragioni: da un lato è più facile e indolore concentrarsi sul dito ("Il o i corvi..."), dall'altro la luna (i misfatti e le omissioni di cui parlano i documenti protagonisti di Vatileaks) è così scontata, troppe volte contemplata, tanto da lasciare indifferenti molti protagonisti della vicenda. Aristotelicamente sembrano più interessati all'intenzione che all'atto in sé. L'intenzione di creare scompiglio, di disobbedire, di non serbare il segreto è più importante di ciò che emerge dai documenti sottratti. Ci si è assuefatti in qualche modo alla miseria morale tanto da restare indifferenti dinanzi ad essa per concentrarsi piuttosto sullo sgarro, sulla violazione di quel potere che si crede immune e totale, operata da qualche subalterno guidato da un pur relativo senso di giustizia. D'altronde bisognerebbe ammettere - ancora nessuno l'ha fatto - che i servizi di sicurezza vaticani devono aver giocato un ruolo in tutta questa vicenda. E se ne dovessimo ammettere l'assoluta estraneità alla serie di complotti e spionaggi che certo non possono essere organizzati e diretti da un cameriere padre di tre figli, allora dovremmo dedurne la loro totale inadeguatezza. Un'altra buona ragione per segnare una netta discontinuità con la gestione Bertone. Ma finora nessuno ne parla, i fatti sono caduti in second'ordine, è l'atmosfera a creare interesse, mentre intanto i Cattolici assistono ad uno spettacolo indegno e i nemici della Chiesa approfittano dei sentimenti diffusi di indignazione e scetticismo per ampliare il proprio consenso, mentre  tutti contemplano quest'aula zeppa di scolaretti bizzosi nella quale latita non dico il preside ma almeno qualche degno capoclasse.

sabato 26 maggio 2012

"INGENTE MOLE DI DOCUMENTI" O SOLO FILES?

Risguardo della copertina di "Sua Santità"
di Francesco Colafemmina

Nei risguardi del volume "Sua Santità" di Gianluigi Nuzzi ci sono delle immagini dei documenti "rubati" dal Vaticano. E' opportuno guardarle con attenzione...

Queste non sono fotocopie bensì fotografie di documenti. Lo si comprende bene dalle sfumature di colore fra le varie carte, ma soprattutto dalla riproduzione delle foto allegate al rapporto sull'incidente che ha visto quali protagonisti alcuni uomini della Gendarmeria la cui vettura fu ritrovata crivellata di colpi appena fuori il ristorante nel quale stavano cenando con alcuni funzionari dell'Interpol tre anni fa.

Nel documento del 2009 sull'incontro con Napolitano si nota persino la punzonatura arrugginita!
Risguardo della quarta di copertina
Le foto viste da vicino
Questo vuol dire che "l'ingente mole" di documenti ritrovati nella dimora del maggiordomo del Papa sarebbe costituita da files fotografici dei documenti riservati. E bisognerebbe capire dove si trovassero questi files al momento della perquisizione: in una chiavetta usb, su un pc, su una microscheda di una macchina fotografica digitale. Non solo, bisognerebbe provare, poniamo il caso, che siano stati ritrovati in una chiavetta usb, che tale chiavetta sia sempre stata di proprietà di Paolo Gabriele. 

Che buona parte dei documenti provenga dalla segreteria del Papa è evidente, ma molti - ripeto - devono provenire dalla Segreteria di Stato, e comunque sono stati fotografati dopo esser stati visionati dal Papa (come recita il timbro apposto su di essi). Legittimo concentrarsi sulla famiglia pontificia, dunque. Ma si può immaginare che il cameriere del Papa abbia sistematicamente fotografato documenti riservati per almeno tre anni nella segreteria del Papa senza che nessuno si accorgesse mai di nulla? Tutto è possibile, certo. Oggi tuttavia, Franco Bechis, afferma su Libero quanto segue: "I documenti segreti del Vaticano sono usciti anche dall'appartamento papale, dove in pochissimi avevano accesso (ma fra i pochi molti della stessa Gendarmeria, e non è poco)." Il maggiordomo del Papa avrà forse delle responsabilità - tutte da provare - nonostante sia stato già sottoposto alla gogna mediatica in spregio di qualsiasi forma di garantismo e carità cristiana; ad ogni modo è evidente che si tratterebbe di un "pesce piccolo". Sono chiaramente in gioco interessi ben più grossi. 

Per ora non dobbiamo dunque immaginare che in casa di Gabriele siano stati ritrovati faldoni di fotocopie, bensì con tutta probabilità dei files (altrimenti il mistero si infittirebbe ancor più). Ma i files sono quanto di più volatile vi possa essere, possono passare da una mano all'altra, e starsene nascosti in schede larghe pochi pollici. Il Vaticano dovrebbe fare chiarezza su tutta questa vicenda sempre più fangosa e densa di coni d'ombra che tanto ricorda il ben più drammatico caso Estermann del 1998.

venerdì 25 maggio 2012

QUANDO LA FANTASIA SUPERA LA REALTA'...

Il colpevole non poteva non essere il maggiordomo...
di Francesco Colafemmina

La decadenza del Vaticano intesa come struttura organizzativa della Chiesa Universale e corte papale avanza rapidamente in questi giorni. Ieri le dimissioni forzate dell'integerrimo Gotti Tedeschi, oggi il farsesco arresto del maggiordomo del Papa, quasi si volesse ricondurre da un lato l'intera vicenda dei Vatileaks alla trama di un romanzo giallo di second'ordine, e dall'altro licenziare le ingombranti accuse provenienti dal volume di Nuzzi in 48 ore, nella speranza che i media dimentichino tutto in pochi giorni.

Ora, chi ha letto il libro "Santo Padre" può affermare con sicurezza che buona parte - se non tutti - i documenti passati dall'organizzazione "Maria" a Gianluigi Nuzzi sono documenti finiti sì sulla scrivania del Papa, ma subito dopo trasferiti alla Segreteria di Stato (c'è il timbro di ingresso e di uscita, ci sono cablogrammi della Segreteria di Stato e documenti provenienti dalle nunziature). Dunque è di qui che devono provenire mentre è  molto naif o romantico ma pressoché impossibile che il maggiordomo del Papa possa entrare a portare un cappuccino a don Georg e magari fregarsi qualche documento nascondendolo sotto il vassoio.... poi ritornare a portare un caffé decaffeinato al Santo Padre e rinfilare i documenti nella cartella "Alla firma del Santo Padre" adagiata sulla scrivania dello stesso don Georg. Questa è al massimo la trama di una fiction di Raiuno! E' vero non siamo cattolici adulti, ma neanche dei creduloni per non ricorrere ad un altra rima in -oni. 

Finora non ci è dato sapere quali siano le imputazioni a carico dell'aiutante di camera di Benedetto XVI. Sorgono tuttavia spontanee una serie di domande:

1. Se è vero che è stata trovata in casa sua una "ingente mole" di documenti riservati posseduti illegalmente - questo ha affermato Padre Lombardi - il reato contestato a questa persona non è quello di aver passato tali documenti a Nuzzi, bensì quello di possederli. 

2. Non potendo provare la connessione fra l'aiutante di camera del Papa e i divulgatori di alcuni documenti riservati, non si può affermare, dunque, - come hanno fatto praticamente tutti i giornali - che quegli sarebbe "il corvo" autore di Vatileacks.

3. La commissione vaticana creata ad hoc per comprendere chi abbia trafugato dei documenti riservati della Santa Sede, ricorda la commissione prevista da un documento a firma del Cardinal Villot dal titolo "Secreta continere", relativo al segreto pontificio. Nel documento pubblicato sugli AAS nel 1974 si parla di una simile commissione e di pene non meglio specificate per l'eventuale violatore del reato. Ma quali pene possono essere inflitte a chi semplicemente detiene illegalmente dei documenti riservati della Santa Sede? E come si fa a dimostrare che quei documenti sono effettivamente di sua proprietà e non messi in casa sua da qualcun altro? Che è stata questa persona a procurarseli direttamente e autonomamente? E che questa persona li ha diffusi all'esterno del Vaticano?

4. Da ieri si è cominciato prontamente a sversare fango su Ettore Gotti Tedeschi. Oggi viene incriminato il maggiordomo del Papa. Domani cosa dovremo aspettarci? Questa strategia vaticana più che far pulizia e riportare giustizia sembra una faida senza quartiere che rischia di danneggiare ancor più l'immagine di una Chiesa in cui regnano il pressappochismo e la faciloneria oltre al solito corteggio di ambizioni, lotte di potere e sete di denaro.

Di qui il sospetto - ma ritenetelo solo un sospetto - che chi sta gestendo questa crisi in cerca di una sua soluzione stia agendo esclusivamente nell'interesse di forze occulte, di dinamiche mondane volte a peggiorare la percezione mondiale della Santa Sede. Sta danneggiando più di tutti l'immagine del Papa. Questi, rappresentato come un Sovrano pugnalato alle spalle persino dal suo cameriere, finisce per assurgere a specchio dell'impotenza e della fragilità di una struttura gravata dal tempo e grondante  umanità nel senso deteriore del termine. Se dunque dal libro di Nuzzi e dall'intera serie di Vatileaks si potevano trarre lezioni positive per il ripristino di semplici norme di giustizia, rispetto delle competenze e buona gestione del sistema, sembra che al contrario si voglia indulgere in una guerra all'ultimo colpo un po' alla "muoia Sansone con tutti i Filistei". Probabilmente "Maria", la fonte di Nuzzi, deve aver passato documenti ben più compromettenti o si teme possa esserne in possesso, o molto più semplicemente qualcuno non accetta l'idea di veder messa in dubbio la propria capacità e credibilità. 
Certo, al di là di queste considerazioni a noi cattolici tutti tocca assistere a uno spettacolo pietoso e al contempo penoso, la parabola discendente di un papato glorioso mentre i lupi - questa volta tutti interni - sembrano soffocare sempre più il Sommo Pontefice e mettere alla berlina la Chiesa di Cristo.  

giovedì 24 maggio 2012

SONO RIUSCITI A FAR DIMETTERE GOTTI TEDESCHI... A QUANDO LE DIMISSIONI DI BERTONE?

Ettore Gotti Tedeschi
di Francesco Colafemmina

La notizia viene battuta in questi istanti dalle agenzie di stampa: l'integerrimo e tenace Ettore Gotti Tedeschi lascia lo IOR. Stando alla Reuters sarebbe stato addirittura sfiduciato dal consiglio di sovrintendenza (su mandato di chi?). Colui che, in accordo con il Pontefice, ha cercato di portare pulizia e trasparenza nella banca del Vaticano, dopo decenni di ombre e sporcizia diffusa, va via probabilmente esacerbato da pressioni e diffidenze. Secondo alcuni dietro le dimissioni di Gotti Tedeschi ci sarebbero i contrasti crescenti con il Cardinal Bertone in merito al tentativo di acquisizione del San Raffaele e alle nuove norme per la trasparenza finanziaria. Come non credere a tali fonti, tenendo conto della gestione approssimativa, casereccia e nepotistica di quest'ultimo, emersa anche recentemente dai documenti resi noti in "Santo Padre" di Nuzzi, ovvero l'esatto contrario dei criteri gestionali portati avanti con lucidità dall'ormai ex presidente dello IOR?

Mentre tanti cattolici si stracciano le vesti per la pubblicazione di alcuni documenti riservati della Santa Sede continuando a non voler guardare criticamente i fatti, i soliti noti fanno il bello e il cattivo tempo in Vaticano. Ma la Chiesa non è proprietà dei singoli, bensì bene comune dei cattolici. E se marchiane storture vi si verificano, dovrebbe essere corale la domanda...: a quando le dimissioni del Segretario di Stato?

martedì 22 maggio 2012

UN MEA CULPA E' CHIEDERE TROPPO?



di Francesco Colafemmina

Non sono nessuno per avanzare richieste di alcun tipo, tantomeno al Santo Padre. Pure, dopo aver letto il libro di Gianluigi Nuzzi, o meglio, le lettere raccolte nel volume commentato da Nuzzi, un dubbio mi attanaglia: ma non sarà forse il caso che la Santa Sede invece di trincerarsi dietro silenzi e smentite, invece che sventolare lo spauracchio di denunce e condanne, ci debba delle scuse. Sì, delle scuse  sincere rivolte a tutti noi fedeli, vittime di un potere ecclesiastico mal gestito, ormai corroso dall'estrema frequenza del mondo, in attesa di un rinnovamento che non può non partire dalla consapevolezza degli errori.
Si discetta in maniera disordinata sull'identità del trafugatore di documenti dalla Santa Sede. Si creano commissioni ad hoc, mentre invece si dovrebbe comprendere il movente del trafugatore e dei suoi complici. Troppo sbrigativamente si dice: "ecco, questa è la lotta per il Conclave". Ma questa è una banalizzazione di qualcosa di più complesso. La pubblicazione di quei documenti, la loro stessa selezione ci mostrano un anelito diverso: non c'è interesse a favorire una fazione piuttosto che un'altra, ma a descrivere ciò che in Vaticano sembra mancare da tempo ossia il senso della giustizia, il rispetto per le capacità individuali, il ripudio del denaro, la coerenza fra parola ed opere. Sono i sentimenti che devono aver mosso il leaker a divulgare questi frammenti di vita quotidiana nei sacri palazzi. Ed è eclatante non tanto il contenuto di tali frammenti quanto che essi, pur visionati dal Santo Padre, non abbiano portato ad alcun cambio di rotta verso quei valori cristiani sopra citati.

Sembra così crollare l'immagine del Papa isolato e spento, chiuso nel suo cubicolo a studiare la teologia e per nulla preoccupato di quanto gli accade intorno. Crolla l'immagine del Papa disinformato o influenzato troppo pesantemente dai suoi assistenti (Bertone in testa). Il Papa al contrario saprebbe tutto. E' informato, ad esempio, dei tradimenti di Bertone pur continuando a rinnovargli la fiducia senza scrollarselo di dosso una buona volta per tutte. Leggiamo fra tutte questa nota riservata trasmessa a don Georg da un prelato di cui non è pervenuto il nome:
Reverendo monsignore, ho voluto scrivere l'allegata nota affinché potesse essere utile alla funzione di pastore della Chiesa universale propria del papa. Ho pregato. Ho riflettuto. Mi sono chiesto se fosse un atto d'insubordinazione verso i miei superiori e se costituisse una violazione del segreto di ufficio. Mi sono risposto che le situazioni problematiche sono molte e di notevole gravità, soprattutto perché avrebbero effetti devastanti in futuro e quindi non si vedono ora gli effetti e sembra che va tutto bene. I superiori diretti, più volte interpellati, per ora non ritengono opportuno intervenire e sostengono che il nostro referente è la segreteria di Stato, mentre in molti casi è proprio il problema. La coscienza mi chiede di far presenti queste cose al Santo Padre, anche perché riferendo a lui non c'è violazione del segreto pontificio. Nessuno ha letto queste note. L'unico al corrente di questo invio è il sacerdote che gliele ha consegnate e che le indicherà da chi sono state scritte. Se ritenuto necessario potrò firmarle e, eventualmente, riferire a voce a persona che mi sarà indicata. Preghiamo per lei e per il Santo Padre. 
Sistematica violazione del diritto ai livelli più alti della curia romana. In numerose circostanze viene violato il diritto a vari livelli. Il fatto che non si tratti di errori occasionali ma di una prassi sistematica è confermato dal numero dei casi, dal loro tendenziale incremento, nonché dalla giustificazione teorica di tali comportamenti. Pericolo ulteriore: tale prassi è così diffusa e utilizzata con una tale leggerezza che sembra indicare una non consapevolezza dei danni che certe decisioni potranno produrre (sottovalutazione del rischio).
Livello principale.
- Violazione sostanziale di norme fondamentali della Costituzione apostolica Pastor Bonus.
- Vulnus giuridico grave a livello metodologico, realizzato attraverso la modifica e abrogazione "di fatto" di norme della Pastor Bonus attraverso l'emanazione di norme di livello inferiore. Esempio: attraverso l'emanazione o la modifica di regolamenti e statuti si contraddicono norme della PB.
Livello secondario e derivato. Tale prassi pone seri interrogativi e dà luogo ad alcune contestazioni.
- Il pontefice è al corrente e viene espressamente informato, in questi casi, che si sta realizzando una "eccezione" alla norma di livello superiore? La cosa viene volutamente taciuta?
- Un procedere sistematicamente in deroga alle norme superiori non produce una progressiva delegittimazione di esse?
- Si nota demoralizzazione dei collaboratori ai livelli più alti e di dipendenti onesti e affezionati alla Chiesa e alla sua missione: assistere all'instaurarsi di una tale prassi, che tende a consolidarsi, induce a pensare che il pontefice non è al corrente di ciò (conoscendo la Persona e il suo insegnamento non si può pensare che sia informato). Tale evidenza genera un senso di impotenza in molti, di connivenza obbligata in altri, e induce forse alcuni a una complicità per fini personali (carriere, occulto e indebito arricchimento, legittimazione di sprechi, ecc.). 
- Si notano da tanti danni generalizzati a livello della scelta dei dirigenti e consulenti. Ci si domanda quali siano i criteri di molte scelte. La scelta di persone che non hanno adeguate competenze comporta poi gravi conseguenze anche a livello finanziario e patrimoniale. 
- Instaurazione di prassi che tendono a snaturare la funzione di coordinamento propria della segreteria di Stato facendola apparire (e operare) come altera voluntas rispetto a quella del pontefice, operante non sempre in chiara consonanza con quanto ci si aspetterebbe in applicazione delle indicazioni che il Santo Padre dà a livello magisteriale e pastorale.
- Usurpazione di funzioni e violazioni di varie competenze. Si notano ingerenze e pressioni indebite, operate al fine di ottenere decisioni contro la legittima volontà del dicastero (acquisti a prezzi maggiorati, nomine in violazione della doverosa prassi di sentire il capo dicastero, usurpazione del diritto di nomina, ecc.). (tratto da Gianluigi Nuzzi, Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI, Chiarelettere, 2012, pp.178-180)
Ora, queste note non sono certo una novità per chi conosce la prassi del Segretario di Stato, dalla nomina di Palombella a direttore della Sistina, alla mancata proclamazione del Santo Curato d'Ars a patrono di tutti i sacerdoti del mondo, alla nomina del nuovo preside del PIMS - sempre per restare agli affari più ecclesiasticamente rilevanti e meno interessanti sotto il profilo economico e politico. Confermano l'inadeguatezza del Segretario di Stato. Confermano il suo lavorare al massimo per se stesso e ben poco per il bene della Chiesa, cosa che si evince per inciso anche dalle nuove rivelazioni sul caso Boffo. E' proprio l'ex direttore di Avvenire ad individuare nella strategia volta a diffamarlo e ad allontanarlo dalla CEI il tentativo - per Boffo non ben chiaro allo stesso "strumento" della diffamazione, ossia il direttore dell'OR - di avere in Italia un quotidiano dei Vescovi meno interventista, meno interessato alla politica, ai casi di bioetica etc. ma confinato nella sua dimensione curiale, anzi parrocchiale. Per il vantaggio di chi?

Eppure il Segretario di Stato è sempre al suo posto nonostante la sua azione sia nota, ben nota al Santo Padre. 

Sorvolo poi sulle donazioni e i giri di assegni natalizi, tra cui quello di Bruno Vespa da 10.000 euro che in cambio chiede lumi a don Georg su un possibile incontro col Papa. Dubito che un Messori per intervistare il Papa abbia bisogno di inserire nel suo biglietto di auguri natalizi un lauto assegno... Ma che dire delle donazioni da decine di migliaia di euro che giungono dalle banche? Non sarebbe più opportuno specie in tempo di crisi farsi donare almeno dalle banche - responsabili della crisi - solo beni in natura, containers di medicinali, di vestiti, razioni di cibo e d'acqua per chi ha fame e sete? Sarebbe forse più discreto. Ma sorvoliamo...

Vengo poi ad un documento che mi ha colpito particolarmente per la sua attualità. Mi riferisco al comunicato rilasciato dalla Santa Sede nel febbraio del 2009 a seguito delle polemiche per l'intervista rubata a Mons. Williamson. Nella bozza del comunicato il Santo Padre corregge di suo pugno la seguente frase:
"Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X il Santo Padre non intende prescindere da una condizione indispensabile"
con questa:
"Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI."
Alla luce dell'evoluzione del rapporto fra la Santa Sede e la FSSPX mi sembra utile mettere in evidenza tale correzione che spiega perfettamente come mai improvvisamente si sia deciso di sottoporre ad una procedura separata i tre vescovi della Fraternità autori di una lettera nella quale si mette in discussione l'approccio soggettivista del pensiero benedettiano.

Insomma il libro di Nuzzi non deve stupire più di tanto, è vero, eppure ci offre qualche spunto di riflessione. Anzitutto sul degrado di quel luogo dal quale la Chiesa esercita la sua missione nel mondo. E partendo dalla consapevolezza di una tale evidenza credo che oggi la Santa Sede non dovrebbe lanciare minacce e istituire nuove commissioni per capire chi ha divulgato questi documenti. Dovrebbe al contrario ringraziare il Signore se questi documenti sono emersi in qualche modo, perché non sono fantasiose ricostruzioni o vili tentativi di denigrare Santa Romana Chiesa, ma un quadro spesso squallido e fosco di ciò che accade all'interno delle mura leonine. Già da qualche anno percepivo passando da Roma l'esistenza di una parte buona di gente che lavora in Vaticano stanca per l'eccessivo clericalismo, la rapacità, l'ipocrisia, il carrierismo, i favoritismi legalizzati regnanti fra quelle mura. E mi si parlava da tempo - a me che conto quanto il due di picche - di documenti scottanti, documenti che raccontano gli episodi più impensabili. Li si voleva rendere noti non certo per innescare guerre sante fra cordate cardinalizie, ma per destare una Chiesa sclerotizzata dal sonno dell'indifferenza, dalla garanzia dell'impunità, dal culto del clericalismo autoreferenziale. E per questo più che di accuse e indagini basterebbe, a mio modestissimo parere, un mea culpa, un mea culpa forse non proclamato davanti ai media, ma vissuto attraverso una azione di governo a tutti i livelli più decisa e coerente con il Vangelo.

mercoledì 16 maggio 2012

I SABOTATORI DELLA RICONCILIAZIONE FRA FSSPX E VATICANO SONO RIUSCITI NEI LORO INTENTI?



Come anticipato da agenzie di stampa, oggi, 16 maggio 2012, si è riunita la Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede ed è stata discussa anche la questione della Fraternità San Pio X. In particolare è stato esaminato il testo della risposta di S.E. Mons. Bernard Fellay, pervenuta il 17 aprile 2012, e sono state formulate alcune osservazioni che saranno tenute presenti nelle ulteriori discussioni tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X. In considerazione delle posizioni prese dagli altri tre Vescovi della Fraternità San Pio X, la loro situazione dovrà essere trattata separatamente e singolarmente.

Con questo comunicato mi sembra evidente che Roma voglia da un lato approfondire la rottura interna alla Fraternità, dall'altro indebolire il ruolo di Mons. Fellay rimandando le decisioni alle calende greche. E' certamente scorretto da parte della Santa Sede ampliare ora la discussione alle opinioni dei singoli vescovi della Fraternità, opinioni e distinguo emersi da un carteggio riservato e pubblicato proditoriamente.
E il rimando ad "ulteriori discussioni" fra le parti è segno di un inatteso temporeggiamento volto a logorare la Fraternità. Mi sembra dunque evidente che al di là delle opinioni del Santo Padre riemerge in questo comunicato quella volontà punitiva da parte di certe gerarchie vaticane nei riguardi della FSSPX già emersa in sede di preambolo dottrinale. L'amarezza è grande, ma il Papa cosa pensa di tutto ciò? Non mi pare che questa guerra di logoramento sia il suo obiettivo. Dunque chi sono i sabotatori della Fraternità? Sono solo gli adepti di Mons. Williamson? 

domenica 6 maggio 2012

AD AREZZO ARRIVA IL PAPA E IL VESCOVO SOSPENDE TUTTE LE MESSE DIOCESANE FINO ALLE 16.00!

Risus abundat...
di Francesco Colafemmina

Ha qualcosa di inaudito la decisione del Vescovo di Arezzo a noi tristemente noto per l'ignobile adeguamento liturgico del duomo. Il 13 maggio, infatti, in occasione della visita del Santo Padre, il Vescovo ha deciso di sospendere tutte le messe nell'intera diocesi fino alle 16.00. In apparenza sembrerebbe una misura volta a costringere tutti i parroci e i fedeli che ne hanno la possibilità a recarsi ad Arezzo per salutare il Papa, in realtà si tratta di una decisione degna dell'Albania di Hoxha! 
Sempre in nome della vanità si vieta ai fedeli di ricevere il Corpo di Cristo fino a una data ora. Immaginiamo tutti gli anziani e i malati, tutti coloro che non potranno andare ad Arezzo o ancora quelli che il pomeriggio della domenica sono costretti a lavorare. Come potranno santificare la festa? 

No, non dovranno santificarla. Dovranno invece andare tutti ad Arezzo e magari comprare il kit del pellegrino alla modica cifra di 5€ a persona. Ma vale tanto un kit che contiene "borsa, cappellino, foulard, libretto per la celebrazione, cartina dell’area, pass"? Borse cappellini foulard a 5€ questa è la Chiesa dei cinesi o meglio dei vu cumprà!

Dopo aver gettato via ampie somme di denaro per deturpare il Duomo il Vescovo compie un altro gesto inqualificabile. Ci si augura che il Santo Padre venga messo a conoscenza dello zelo ardente di questo pastore e possa prendere pur nella sua mitezza degli adeguati provvedimenti.

Di seguito un estratto dal comunicato della diocesi:

"Rinnoviamo l’invito ai sacerdoti di sollecitare le proprie comunità alla partecipazione alla Messa del Papa. Soprattutto i fedeli, abitualmente presenti alla liturgia domenicale in Parrocchia, domenica 13 maggio non mancheranno all’unica Messa della Diocesi presieduta dal Santo Padre. Tante altre persone verranno, richiamati dalla fede e dal desiderio di incontrare il Vicario di Cristo. Così l’intero popolo di Dio si ritroverà insieme nell’ampia area del Prato, capace ci accogliere migliaia di persone. Anche i mezzi di trasporto (treni, pullman, autobus per la città), comodi, veloci, assicurati per tutti, favoriranno la partecipazione a questo grande evento. Ricordiamo ancora che domenica 13 maggio si svolgerà un’unica Messa al Prato e pertanto sono sospese in tutta la Diocesi le altre Messe fino alle ore 16."


giovedì 3 maggio 2012

CRONACA DELLA VERGOGNA ARETINA: 1. ARCHEOLOGISMO E IGNORANZA

La cattedrale di Arezzo dopo lo scempio...
di Francesco Colafemmina

Come promesso ritorno sullo scempio di Arezzo. E parto da una raccapricciante relazione del "direttore artistico" dell'adeguamento liturgico - manco fossimo al Festival di Sanremo - Gianclaudio Papasogli Tacca.
"...Proseguita dal vescovo Tarlati fino alla terza campata e poi completata nell’alzato fra il XV e il XVI secolo, l’edificio mantenne però una mirabile unità di stile architettonico. L’uso e l’arredo degli spazi interni, invece, subirono notevoli cambiamenti, indotti dalla nuova sensibilità della Riforma cattolica promossa dal Concilio tridentino e applicata in Arezzo dal vescovo Pietro Usimbardi: come in tante altre chiese cattedrali e collegiate, gli stalli lignei del coro furono spostati dietro l’abside, per favorire la visibilità dell’altare e furono così coperti alla vista gli affreschi che abbellivano la parte inferiore dell’abside e fu interrotta la secolare tradizione del pellegrinaggio attorno all’Arca di San Donato, che nel tratto centrale si svolgeva in ginocchio, all’interno stesso del monumento marmoreo che racchiude le reliquie del Patrono e ne illustra la prodigiosa vita. Lo spazio della prima campata davanti all’abside tornò però ben presto alla sua funzione di presbiterio, con la posa in opera della grande pedana lignea e delle sedute destinate ai chierici. Alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, ancora una trasformazione, indotta questa volta dalla Riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II: la grande pedana fu demolita e la tribuna absidale fu liberata dal coro cinquecentesco, tornando a svettare in tutta la sua ampiezza architettonica originaria. La situazione rimase tale per venti anni, nei quali la Cattedrale aretina tornò quasi alla sua primigenia fisionomia."
In sintesi: cancelliamo ogni residuo "tridentino" e ripristiniamo l'impianto medievale della cattedrale già intravisto negli anni '60, a ridosso del Concilio. Ora, mettiamo anzitutto in evidenza che questa cattedrale viene ultimata nel XVI secolo. Solo degli imbecilli potrebbero pensare che la "vera" cattedrale sarebbe un utopistico edificio concepito e definito nel 1200. Perché già in quell'epoca la cattedrale era immaginata come luogo della Chiesa in cammino e non vi era la pretesa contemporanea della definizione di uno standard architettonico, artistico o liturgico distintivo e definitivo. Se così fosse dovremmo abbattere le vetrate di Guillaume de Marcillat perché realizzate nel XVI secolo e dunque espressione di canoni artistici incompatibili - a detta del direttore artistico - con quelli medievali. Lo stesso dovremmo fare con gli altari laterali decorati dalle pale di Andrea della Robbia o con la celebre Maddalena di Piero della Francesca, espressione di una tecnica artistica ancora lontana nel XIII secolo. 
Dovremmo quindi rimuovere l'organo di Luca da Cortona perché anch'esso espressione di tridentinismo e così con tutte le opere successive al XIII secolo. 

Il duomo in una stampa del XIX secolo
Il Duomo negli anni '90
L'idea peraltro che la liturgia sia anch'essa una sorta di "Arca dell'alleanza" riscoperta negli anni '60 da qualche Indiana Jones in clergyman è un'altra sonora castroneria. In nome di questa visione distorta della storia della Chiesa si continuano tuttavia a compiere abusi inaccettabili come quello di Arezzo.
La storia della Chiesa non prevede un buco fra 1400 e 1960. E' da tocchi oltre che da confusi ideologi pensare che per riscoprire l'autentico senso della liturgia e l'autentico uso di un presbiterio di una cattedrale concepita nel medioevo si debbano saltare a piè pari 500 anni di storia della Chiesa. Ed è oltretutto falso, palesemente falso, che nel medioevo vi fossero prassi liturgiche e sistemazioni dei presbiteri più conformi alle invenzioni postconciliari. Lo pensavano gli stessi autori della riforma liturgica come ad esempio Louis Bouyer:

"L’idea che la celebrazione versus populum sia stata la celebrazione originaria, e soprattutto quella dell’Ultima Cena, non ha altro fondamento se non un’errata concezione di ciò che poteva essere un pasto, cristiano o meno, nell’antichità. In nessun pasto dell’inizio dell’era cristiana il presidente di un’assemblea di commensali stava di fronte agli altri partecipanti. Essi stavano tutti seduti, e distesi, sul lato convesso di una tavola a forma di sigma o a ferro di cavallo. Mai, dunque, nell’antichità cristiana, sarebbe potuta venire l’idea di mettersi versus populum per presiedere un pasto. Anzi, il carattere comunitario del pasto era messo in risalto proprio dalla disposizione contraria, cioè dal fatto che tutti i partecipanti si trovassero dallo stesso lato della tavola." (Architettura e liturgia, p.38).

Il prometeo massonico del Rockefeller Center a Manhattan (nella mano sinistra tiene una fiaccola)
L'altare "prometeico" di Arezzo: il pupazzo nella mano sinistra terrebbe un ramo d'ulivo...
Come già dimostrato in un mio studio sul tabernacolo la divisione del presbiterio dalla navata era un "must" almeno sin dal XIII secolo. Si usavano cortine o barriere lignee, evolute successivamente nelle balaustre. Allo stesso modo non può non essere considerata criminale l'eliminazione del coro in noce  disegnato dal Vasari in nome di un assemblaggio degli spazi più conforme alla "volontà dei progettisti" medievali. E' un crimine al quale si aggiunge lo sconquassamento dell'area presbiteriale e la sua invasione da parte dei mostri-pupazzi realizzati da Vangi. Angeli trasformati in Muppets o in simpatiche figure di manga giapponesi... a tanto siamo arrivati nel silenzio colpevole non solo del clero ma soprattutto dei fedeli e delle autorità laiche che dovrebbero scongiurare simili orrori che sono anche empietà. Dove sono gli Sgarbi (che nel suo volume sull'arte sacra si è persino ricreduto sullo scempio pisano di Vangi) e i Daverio, dove i tanti accorati difensori delle devastazioni dell'arte sul suolo italico? Dove i Caifa che si sono stracciati le vesti per i crolli di Pompei? E dove gli indignati per le inutili spese della "casta"? Noi cattolici abbiamo un'altra casta sempre più prepotente e vanesia, quella dei Vescovi. Sarebbe opportuno che anch'essi pubblichino i costi sostenuti - indipendentemente dalle "offerte" di misteriosi benefattori - per distruggere le più alte testimonianze del connubio fra arte e spiritualità cattolica e soppiantarle con deformazioni caricaturali. Avanti, coraggiosi Vescovi obbedienti ad una certa ideologia post-conciliare più che al Santo Padre, pubblicate i costi di questi inutili adeguamenti liturgici, mostrateci la vostra attenta gestione dei fondi ricevuti da benefattori e sprecati specie in questi tempi di crisi per esaltare il vostro ego e quello dei vostri docenti di estetica (Ravasi e Bianchi?)...