domenica 23 dicembre 2012

AUGURI DI BUON NATALE

Federico Barocci, Natività, 1597, Madrid, Museo del Prado
Auguri di Buon Natale a tutti voi! In occasione del Santo Natale vorrei invitarvi a pensare a tutti coloro che non ci sono più, ai cari parenti e amici che in questo anno si sono incamminati verso la luce del Signore. Saranno ancora e sempre con noi ogni volta che ne imiteremo i passi verso la carità, la gioia umile, la capacità di sopportare le sfide del mondo e di restar fedeli al Signore. Grande è l'insegnamento di chi ci ha amati e guidati nella nostra vita. Tutti gli abbracci e gli auguri che a Natale non potremo più scambiarci offriamoli al Signore quale pegno della nostra fede. Auguri di Buon Natale da Francesco Colafemmina.

sabato 15 dicembre 2012

I GRANDI COMUNICATORI VATICANI CHE NON DIFENDONO IL PAPA

Per comunicare il pensiero del Papa non basta farlo twittare!
di Francesco Colafemmina

Se la stessa attenzione, lo stesso presenzialismo narcisistico, se lo stesso profluvio di vacuo opinionismo versato sull'altare di Twitter, fosse stato impiegato per difendere il Santo Padre dalle infamanti accuse di cui è stato fatto oggetto oggi, probabilmente i vari comunicatori vaticani si sarebbero riabilitati dalle figuracce maturate fino ai nostri giorni. 

E invece nonostante Greg Burke, nonostante l'account su Twitter, nonostante i vari guru mediatici vaticani la sparino ogni giorno più grossa, si continuano a maturare figuracce, si continua a tollerare, sazi del proprio intatto narcisismo, che il Papa possa essere offeso, calunniato. Che le sue parole possano essere copiate e incollate, ritagliate in fantasiosi collages, utili alla diffamazione della Santa Chiesa di Cristo.

Prendiamo l'esempio di oggi. Viene fatta una conferenza stampa per spiegare il Messaggio del Papa in occasione della Giornata mondiale per la Pace. Evidentemente la conferenza stampa è inutile. I comunicatori sono degli inetti. Perché non solo sui giornali appaiono titoli che stravolgono la verità e le parole del Papa, ma nessuno si sente in dovere di precisare alcunché, di chiarire il vero senso di quelle parole.

C'è di più. A partire dal nuovo giornale di Luca Telese "Pubblico", viene divulgata una strana pseudo-notizia: il Papa avrebbe benedetto la promotrice ugandese di una legge che prevederebbe la pena di morte per gli omosessuali. Chiaramente i titoli sono volti ad associare il Papa all'accettazione della pena di morte per gli omosessuali. Come se la Chiesa appoggiasse al fondo questo genere di iniziative disumane.
Dal profilo Facebook di Nichi Vendola
Da "Il Fatto Quotidiano"
Nessuno però sa che tale proposta di legge - non ancora approvata - non solo non è stata promossa dalla Speaker del Parlamento Ugandese, Rebecca Kadaga, non solo non prevede più la pena di morte (originariamente prevista per pedofili e stupratori affetti da AIDS), ma è stata avversata dalla Chiesa Cattolica - ai massimi livelli - sin dal 2009.

Allora, all'apparire di questa proposta di legge, il legal attaché della Santa Sede presso le Nazioni Unite, Padre Philip J. Bene, condannò apertamente tale proposta di legge affermando nel corso di una pubblica riunione: "The Holy See continues to oppose all grave violations of human rights against homosexual persons, such as the use of the death penalty, torture and other cruel, inhuman and degrading punishment. The Holy See also opposes all forms of violence and unjust discrimination against homosexual persons, including discriminatory penal legislation which undermines the inherent dignity of the human person."

Parole inequivocabili! Ma non basta. Anche il vescovo cattolico di Kampala, Mons. Cyprian Lwanga, condannò in quell'occasione la legge ritenuta "non necessaria" e "contraria ai nostri valori fondamentali".

Torniamo però per un attimo alle parole del Papa. Cosa afferma nel suo Messaggio? Ebbene, dice il Papa:

"Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale."

"Anche" congiunge questo periodo ai precedenti che parlano di aborto ed eutanasia. I quotidiani italiani - tutti, perché come pecore belanti copiano tutti gli stessi lanci di agenzia - hanno operato una illegittima unione di questo periodo con alcuni estratti del successivo:

"Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace."

Si è creato quindi una pensiero che non è del Papa, giustapponendo due pezzi del discorso. Ad esempio come fanno il Corriere o Repubblica:

Dal sito del Corriere della Sera
Titolone di Repubblica
Ciò che per il Papa è invece una offesa contro la verità e una ferita alla giustizia e alla pace è il fatto che non si comprendano i principi fondamentali (diritto alla vita dal concepimento alla morte, struttura naturale del matrimonio quale unione di uomo e donna) o - peggio - si finisca per negarli (legislazioni abortiste ed eutanasiche).

Sugli omosessuali giova invece ricordare le parole del Papa espresse in "Luce del mondo", il suo famoso libro-intervista:

"Gli omosessuali sono persone con i loro problemi e le loro gioie, e alle quali, in quanto persone, è dovuto rispetto, persone che non devono essere discriminate perché presentano quelle tendenze. Il rispetto per la persona è assolutamente fondamentale e decisivo."

Ora i grandi geni della comunicazione vaticana si mettano all'opera perché il vero pensiero del Papa venga difeso, diffuso e compreso. Grazie. 

giovedì 13 dicembre 2012

PADRE SPADARO: DA CYBERGURU A PARAGURU...

Questo è quanto si legge in questo momento sul profilo internazionale del Papa su Twitter 

di Francesco Colafemmina

Padre Antonio Spadaro SJ (direttore della Civiltà Cattolica) pubblica sul suo blog Cyberteologia quattro risposte alle obiezioni più comuni in merito alla presenza del Papa su Twitter. Visto che sono anche le mie obiezioni e che Padre Spadaro mi ha democraticamente bannato su Facebook, gli rispondo da questo blog. Aggiungo che la presenza di Claire Diaz-Ortiz (responsabile della Social innovation a Twitter dal 2009) almeno sin dal 2 dicembre a Roma non fa altro che confermare il grande interesse che per Twitter riveste la presenza del Papa sul social network. Ripeto, interesse. E non un interesse spirituale, ma economico, visto che il 2013 è indicato da tutti come l'anno della probabile quotazione in borsa del social network. Ora, salvaguardare gli interessi dell'azienda Twitter, senza proteggere l'immagine del Papa dalle oscene offese visibili ovunque nel mondo sul suo profilo credo sia oltre che un segno di scarsa devozione al Pontefice, una evidente dimostrazione di incapacità comunicativa (per non parlar d'altro), con buona pace di Greg Burke e padre Lombardi. 

1. I messaggi del Papa su Twitter corrono il rischio di essere banalizzati perché esposti al commento stupido o alle battute ironiche.

Ogni messaggio lanciato pubblicamente può essere oggetto di accuse, ridicolizzazioni e banalizzazioni in quanto esposto al pubblico giudizio. La differenza sta nel fatto che queste banalizzazioni, queste offese, non vengono espresse in riviste satiriche di nicchia o sui siti dei Radicali o dell'Arcigay, ma restano a perpetua memoria sul profilo del Santo Padre. In questo caso è come se si utilizzasse il profilo del Papa come un albo sul quale appuntare tutte le miserie e le dabbenaggini di certo mondo adolescenziale e immaturo che passa il tempo a twittare. Insomma, se il compito dei comunicatori vaticani è quello di comunicare il messaggio del Papa, ma anche quello di difendere il Sommo Pontefice dagli insulti e dalle ingiurie, in questo caso ogni filtro cade e la figura del Sommo Pontefice è esposta ad un inutile ludibrio. Inutile, perché non è offeso da chi la pensa diversamente da lui, da chi ha in odio la Chiesa di Cristo in una sorta di agone spirituale e teologico, ma è offeso da insulsi anonimi ragazzini o da frustrati cibernauti. Senza aggiungere che i messaggi su Twitter non li scrive neanche il Papa ma i suoi scaltri ventriloqui.

2. Il messaggio su Twitter è frammentato, legato a contesti di consumo rapido, manca il silenzio. Non c’è il contesto giusto per la riflessione.

Sembra assurdo, ma per smentire questo giudizio p. Spadaro ricorre ad una giustificazione usata da molti in questo periodo: anche il genere letterario degli haiku, anche le poesie di Ungaretti, anche talune affermazioni di Gesù (lo ha detto persino Tornielli) sono composte di brevi incisivi pensieri.

A questo punto dico: "fermi tutti!". Francamente mi sono rotto di sentir dire delle simili sciocchezze da gente la cui intelligenza non reputo scadente o corrotta. Il genere letterario epigrammatico o lo stesso aforisma sono vecchi come il cucco, ma non hanno nulla a che vedere con Twitter. E' infatti il medium e la loro funzione a definirne il carattere, non la brevitas. In sostanza non possiamo paragonare un genere letterario ad un Tweet. Sarebbe come mescolare la storia con la geografia! L'epigramma così come la narrazione evangelica non sono banalità verbali, ma opere scritte. Scritte per essere diffuse su rotoli papiracei o in codici. Dovevano esser lette di seguito, ad alta voce. E preferibilmente dovevano esser memorizzate. Pensare che Spadaro e lo stesso Andrea Tornielli siano così ingenui da paragonare i tweets ai messaggi di Cristo mi fa rabbrividire. Siamo ad un livello di confusione superiore a quello di Grillo quando invoca la sostituzione dei libri cartacei con gli ebooks nelle scuole.

3. Il Papa è su Twitter ma non “segue” nessuno e dunque non rispetta le regole di una comunicazione adatta ai netorks sociali.

Spadaro ammette la validità di questa obiezione, ma si giustifica affermando che in realtà il Papa non segue nessuno "per non fare delle discriminazioni". Il punto è che al di là delle giustificazioni questa è la negazione del "social networking". Perché quest'ultimo è fatto di condivisione e compartecipazione, non di messaggi a senso unico. Dunque il Papa su Twitter che ci va a fare? Per mitigare questa comunicazione a senso unico adesso i ventriloqui papali scrivono sul suo profilo delle domande. Domande che sono la negazione dell'autorità magisteriale del Pontefice. Il Papa insegna, non fa domande a dei pischelli (a che livello di decerebrazione sono arrivati questi cyberteologi!).

4. Ma la Rete è un luogo “finto”, pieno di rischi e di alienazioni… Il Papa non fa bene a essere presente in questo ambiente.

Il buon padre Spadaro si giustifica così: "Anche se volessimo non potremmo cancellare il cambio sociale e forse potremmo dire antropologico che la rete sta imprimendo. Occorre dunque ragionare con coraggio. A mio avviso la strada giusta è evitare di pensare che viviamo due vite: una fisica e una digitale, una vera e una finta. Così si fa crescere l’alienazione e la mancanza di responsabilità (cioè il rischio è di arrivare a dire: se una cosa è finta è finta e dunque anche il male in rete è finto…). La vita è unica, e l’ambiente digitale è parte di essa."

Bene, caro padre Spadaro, se per lei non v'è differenza fra vita fisica e digitale perché allora mi ha bannato su Facebook? Perché proprio lei che fa tanto il comunicatore "banna" chi non la pensa come lei e le fa soltanto presente che su Twitter dei deficienti stanno offendendo il Santo Padre?

Evidentemente lei che vuol essere un guru della Cyberteologia non è altro che un banalissimo paraguru...

mercoledì 12 dicembre 2012

ECCO COSA PENSANO I FOLLOWERS DEL PAPA SU TWITTER!


di Francesco Colafemmina

Solo degli imbecilli, ripeto, imbecilli, possono esporre il Santo Padre al cretinismo globale diffuso su Twitter. Per mera curiosità sono andato a leggere cosa ha postato dall'account Pontifex_it qualche monsignorino vaticano incaricato della sua gestione. Ebbene al di là di una sciocchezza come le domande su Twitter (il Papa offre risposte al massimo, non fa domande a vuoto), resta evidente che il Papa su Twitter è esposto al pubblico ludibrio. Si chiuda dunque al più presto questo account, se davvero si ama il Santo Padre. 








venerdì 7 dicembre 2012

LE EDIZIONI SAN PAOLO E IL SAGGIO SUI MAGI SCRITTO DAL MASSONE PANAINO


 di Francesco Colafemmina

Ormai non ci stupiamo più di nulla, neanche del fatto che le Edizioni San Paolo diano spazio nella propria collana biblica ad un saggio di Antonio Panaino, apprezzato professore d'iranistica ma anche direttore scientifico di HIRAM, rivista ufficiale del Grande Oriente d'Italia. Il saggio in questione è dedicato ai Magi e alla loro stella, non una pubblicazione casuale, dunque, ma un testo pubblicato in contemporanea con il nuovo libro del Santo Padre dedicato ai Vangeli dell'Infanzia.

Antonio Panaino è un massone professo, tanto è vero che il suo librò verrà presentato il prossimo 14 dicembre presso Villa il Vascello (sede del Grande Oriente d'Italia) alla presenza del Gran Maestro Gustavo Raffi. I massoni del GOI ci tengono a precisare che quella di Panaino è "la vera storia dei magi"!
Complimenti a Mons. Penna che va a Villa il Vascello!
Fin qui si potrebbe semplicemente rispondere, come ha fatto con me il responsabile del settore biblico delle Edizioni San Paolo, Marco Zappella (che ha addirittura richiesto tale saggio al professor Panaino - evidentemente non c'erano biblisti in grado di scriverne uno analogo) che: "il prof. Panaino è un’autorità indiscussa a livello internazionale nell’ambito dell’iranistica; se scorre il volume in questione, comproverà quanto la sua bibliografia è ampia e dotta; chi, dunque, meglio di lui poteva proporre al pubblico italiano un saggio di alta divulgazione sulla figura dei magi, che da quell’ambito provengono?".


Eh sì... chi meglio di lui!

Mi scrive ancora Zappella:

"A differenza di tanti biblisti cattolici, che nel tempo hanno messo e continuano a mettere in discussione la storicità dell’episodio dei magi, il nostro autore ne mostra invece la plausibilità e la valenza culturale (noi diremmo teologica); inoltre con ampiezza di dati mostra come quell’episodio abbia influito su scritti e credenze di un’area vasta che va dal Tago al Gange; e ciò non con il piglio dell’esoterista, ma con il piano argomentare dello studioso. Eravamo a conoscenza fin dall’inizio che il prof. Panaino è un massone professo: le assicuro che non ho mai sentito la necessità di intervenire sui contenuti o i toni del suo volume dunque, lo “scandalo” non sta nel fatto che «una casa editrice cattolica si presti a pubblicare testi di massoni professi», ma starebbe nel fatto che una casa editrice cattolica pubblicasse libri contenenti dati contrari alla fede cattolica oppure che una casa editrice seria come la nostra (o che tale aspira ad essere) pubblicasse un volume sui magi alla Dan Brown. La domanda dunque, a mio modesto avviso, andrebbe formulata nel modo seguente: c’è qualcosa di contrario alla fede in quel volume? qualcosa di oltraggioso al nostro credere? In tal caso sarebbe legittimo far seguire la domanda deplorativa: «da quando le edizioni San Paolo pubblicano testi» di tal fatta?"

Caro Zappella, si vede che il libro non l'ha proprio letto!

Cominciamo dalla "storicità dell'episodio". Panaino non la afferma affatto, anzi la nega riducendola ad un racconto simbolico:

"La stessa storicità della vicenda lascia molto a desiderare - e non a caso ci siamo già soffermati sulla inverosimiglianza del comportamento tenuto da Erode il Grande alla partenza dei magi -, anche la palese contraddittorietà tra messaggio cristiano e astrologia dovrebbe suscitare perlomeno dubbio o perplessità."(p.159).

Infatti:

"Bisogna avere senso della misura. Le verità di fede, o la fede stessa, non si giocano sulla corrispondenza biunivoca di una vicenda narrata nel vangelo e l'effettiva realtà storica." (pp.116-117).

E ancora:

"Sarebbe perciò inaccettabile procedere nella presunzione che, se il vangelo dichiara l'apparizione di una stella, noi saremmo costretti a trovare per forza tale corpo celeste e, qualora ciò non avvenisse o non fosse possibile, se ne dovrebbe dedurre l'infondatezza del vangelo stesso. Si tratta di un modo alquanto primitivo di affrontare questioni più alte e stupisce la rozzezza con cui tale approccio sia spesso evocato più o meno inconsciamente, con risultati estremamente discutibili, se non del tutto controproducenti." (p.122).

D'altra parte:

"Appare altresì evidente che tale vangelo sarebbe, di fatto, nato anonimo e che, di conseguenza, l'attribuzione a Matteo costituirebbe un fatto sostanzialmente tradizionale, ma non un dato inappellabile sul piano storico-filologico. In altri termini, l'identità dei redattori non è attribuibile con alcuna certezza." (p.35).

Dunque, mi pare evidente che non sia interesse di Panaino preservare la "storicità dell'evento". Da buon massone, infatti, il professor Panaino legge nel racconto evangelico una sofisticata reminiscenza sapienziale e simbolica pre o addirittura a-cristiana. Perché i vari elementi trattati tendono a dimostrare che i magi erano in realtà degli iniziati che, illuminati dalla stella, - analoga a quella fiammeggiante presente in ogni loggia - rappresentano il cammino dell'umanità, del singolo iniziato, verso l'illuminazione, verso una sapienza superiore e unificante capace di annullare le differenze culturali, sociali e religiose. Cristo in tale contesto appare come il grande iniziato, colui che è stato in grado di trasformare l'uomo in Dio, il metallo vile in oro: la meta dunque, la realizzazione del percorso iniziatico dei magi. E non a caso su di Lui, nella "sua casa" si ferma la stella fiammeggiante.

Panaino aveva già scritto nel 2006 un volume sui Magi - L'avrà riciclato per le Edizioni San Paolo?
Veniamo quindi al testo di Panaino. Come tutti i testi scritti da Massoni, anche questo saggio è costruito secondo una logica "iniziatica" e simbolica. Lancia infatti costantemente spunti di riflessione, allusioni, riferimenti lessicali o simbolici riconoscibili solo dal massone. E soprattutto non offre soluzioni, non prende posizioni, ma lascia la strada aperta a chi sa già percorrerla. Elemento cardine del testo è una lettura astronomico-esoterica del testo evangelico, dove al termine "en tei anatolei" (in oriente) non si dà l'accezione comune, ma il significato di "al levare". I Magi avevano visto la stella non in oriente, ossia nel luogo dal quale provenivano, ma al suo levare, avevano dunque letto una sorta di oroscopo metafisico di Gesù. Di qui una ridda di speculazioni sul significato di una stella che sorge. E al termine delle sue speculazioni, dopo una lettura simbolica di alcuni testi dei Padri della Chiesa secondo i quali la stella non sarebbe che un fenomeno spirituale, Panaino spiega:

"Nulla ci permette di asserire che dietro la stella dei magi vi fosse proprio tale astro o qualsiasi altro corpo celeste più o meno prestigioso. Se l'autore del vangelo di Matteo avesse veramente desiderato essere così preciso ed esplicito, avrebbe fatto uso di una terminologia più chiara ed efficace. La realtà testuale indica, invece, che l'ossessione dei moderni non rientrava affatto nella sua agenda, né rispondeva alle esigenze di pertinenza teologica che la pericope dei magi doveva veicolare." (p.148).

E allora? Panaino dice cosa la stella non rappresenterebbe, cosa "l'autore del vangelo di Matteo" non avrebbe voluto dire, ma non spiega cosa in realtà avrebbe voluto dire! Lo lascia però intendere:

" ogni individuo ha un'anima spirituale segnata dal cielo, e, per alcune dottrine, di fatto impregnata dagli influssi ricevuti durante le fasi di discesa dal cielo alla terra, attraverso le diverse sfere omocentriche dominate dall'influenza di diversi corpi astrali. A ciò si aggiungerà che la nascita di esseri straordinari, figure per così dire cosmico-storiche, sarebbe stata ulteriormente significata da fenomeni celesti straordinari (...)." (p.150).

D'altro canto è bene segnalare come lo stesso professore di iranistica smentisca che la storia dei magi abbia a che fare con la Persia: "L'associazione tra una stella cadente e una nascita miracolosa non risponde a un tema mitologico iranico. Ascrivere perciò la menzione o la scelta dei magi come protagonisti della natività di Gesù a un reale retroterra mazdaico, sarebbe, oltre che paradossale, un grave errore di prospettiva."(p.159).

Capito? Le Edizioni San Paolo chiedono all'iranista di scrivere un saggio sui magi e questi nega che i magi evangelici abbiano mai avuto a che fare con l'Iran!

Non vorrei però tediare il lettore con queste elucubrazioni. Veniamo al dunque. Per Panaino la storia dei magi è:

"un viaggio, quindi, che continua e che riserva sorprese eccezionali all'insegna dell'incontro e del dialogo, tra civiltà e culture diverse." (p.189).

Dialogo? What's? Già nell'introduzione, però, Panaino affermava:

"La narrazione dell'adorazione dei magi (...) si è arricchita di numerose elaborazioni (...) in un quadro che reca come cifra essenziale, a dispetto delle mutate condizioni storiche nel corso dei secoli, il tema del dialogo, del riconoscimento dell'altro, in uno scenario chiaramente aperto alla dimensione inter- e multiculturale." (p.9).

E poi, oltre:

"Mi auguro di poter suscitare in un ambito molto più largo di quello scientifico, interessi profondi sul tema del dialogo fra le religioni, uno dei veri segreti di questo testo evangelico (...)."  (p.12)

La chiave però è nella chiusa del volume. Una chiave di lettura potente, imprevedibile e diabolica:

"Infiniti i popoli e le vie, come incredibilmente molteplici le sintesi e le soluzioni, unica la stella e la sua luce infinita." (p.193).

E' evidente che la stella di cui parla adesso il "Fratello" Panaino è un'altra, è la stella fiammeggiante che campeggia in ogni loggia. E' il culto satanico al G.A.D.U.! E fa specie che le Edizioni Paoline si siano prestate ad un simile scherzo della Massoneria.


Ma, attenzione, fa specie che ora anche i Vescovi si prestino a propagandare le letture anticattoliche del testo evangelico, come ha fatto solo ieri - certamente in buona fede - il Vescovo di Città di Castello Mons. Domenico Cancian, invitato - pensate un po' - dal "Circolo Voltaire" a presentare il libro di Panaino assieme all'autore!

Le Edizioni San Paolo, intanto, dimostrano ancora una volta il livello di squallore di certa editoria cattolica, quella che impediva al sottoscritto di poter vendere il proprio saggio sulla chiesa di San Pio nelle proprie librerie, e che oggi, al contrario, pubblica addirittura un saggio di un'eminente figura del G.O.I..

Al termine di questo commento ho sulle labbra una sola parola: vergogna!


giovedì 6 dicembre 2012

IL PAPA SU TWITTER E LA TEOLOGIA DEL CAZZEGGIO


di Francesco Colafemmina

Il gesuita Antonio Spadaro è fra i più tenaci assertori della Chiesa 2.0, una sorta di riedizione digitale della vecchia Chiesa analogica. In occasione del primo tweet papale - evento paragonabile a Giovanni Paolo II che scia sull'Adamello e ondeggia al ritmo della musica di Bono Vox - ha pubblicato un breve ebook dal titolo "Twitter Theology" (perché english fa figo). Il succo del libercolo è il seguente (si può anzi si deve condensare in 140 battute): "Vocazione di Twitter è una comunicazione che faccia della brevità il sinonimo non di superficialità, ma di densità ed efficacia." (p.18).

Ebbene, potremmo anche auspicare che questa vocazione venga pienamente realizzata da Twitter grazie all'intervento del Pontefice sul social network. Eppure ci sarebbero da fare un po' di considerazioni ulteriori.

Twitter, caro padre Spadaro, è l'espressione più alta del consumismo verbale e noetico della contemporaneità. Sul web tutto passa e nulla dura. La nostra stessa vita sul web è in qualche modo un oblio della realtà. Un costante superamento dell'attimo nella vorace bulimia di parole, pensieri, notizie e immagini che guida la rete. In tale bulimia è evidente che densità ed efficacia vadano cordialmente a farsi fottere (perdonate l'espressione ma è l'unica che mi viene in mente).

Forse non tutti sanno che questa costante accelerazione della rete in tutte le sue forme è motivata alla radice da una mera logica economica. I motori di ricerca come Google, infatti, non sono certo dei benefattori dell'umanità ma delle imprese, imprese che vendono spazi pubblicitari. Tutti i servizi accessori di Google (anche questo blog) sono fondamentalmente volti a trattenere il pubblico sulla rete in modo tale che possa più facilmente visualizzare gli spazi pubblicitari e dunque far arricchire Google.

Lo stesso discorso è valido per Twitter. Twitter non è una società filantropica, ma un progetto di social networking volto a commercializzare essenzialmente accounts. Più persone sono su Twitter, più account ci sono, più vale la piattaforma. Perché tutti questi milioni di utenti costituiscono un potenziale bacino di consumatori. Consumano infatti già notizie, aggiornamenti di stato, cazzate le più estrose. A breve potranno consumare anche spazi pubblicitari, cliccare e far guadagnare qualcuno dall'altro capo del mondo. Non è paragonabile neppure alla radio e neanche alla TV, perché in questi due casi il canale televisivo o radiofonico può essere per scelta privo di pubblicità e indipendente.

Spadaro, come tutti coloro che viaggiano sull'onda dei trends, come tutte le anime pie che parlano parlano e parlano senza sapere quale sia l'oggetto delle proprie elucubrazioni, non spiega certo la natura economica di Twitter. Non spiega come funziona.

Ve lo spiego dunque io. Twitter è stato fondato nel 2006 con un finanziamento iniziale di 1-5 milioni di $ (la cifra non è mai stata divulgata). L'intento è quello di offrire un'alternativa a Facebook meno strutturata e basata sulla trasposizione del meccanismo degli SMS in una piattaforma di condivisione sociale. Dato che milioni di persone si messaggiano sui cellulari, Twitter ha sfruttato un meccanismo  già operante nella società e nella testa degli individui tecnologizzati. Negli scorsi anni la società ha ricevuto numerosi finanziamenti tra i quali sono da ricordare quelli di alcuni fondi di venture capital (ad es. Insight Venture Partners che vanta tra i suoi partners ex dirigenti di Golman Sachs), fino ad arrivare agli enormi finanziamenti come quello di 800 milioni di $ nel 2010 da parte della Digital Sky Technology (una società russa che vanta stretti legami con Goldman Sachs assieme alla quale ha anche investito 500 milioni di $ in Facebook nel 2011) e quello da 300 milioni di $ del dicembre 2011 effettuato dal principe saudita Alwaleed bin Talal. Evidentemente non stiamo parlando di filantropi.

Questi signori stanno investendo in Twitter perché la piattaforma il cui valore è oggi stimato in circa 8,4 miliardi di $ sta già guadagnando in maniera esponenziale attraverso la vendita non solo di pubblicità, ma di "promoted tweets", ossia di aggiornamenti di stato che compaiono sempre in alto e spingono gli utenti a cliccare links che rinviano a pubblicità. Nel 2012 si stimano già 300 milioni di $ di guadagni dalle pubblicità. Negli anni futuri Twitter evolverà e i suoi managers stanno già studiando il metodo più efficace per ricavare denaro dal bacino straordinario di utenti che oggi il social network può vantare.

Insomma immaginate qualcuno che con la scusa di offrirvi la possibilità di scambiarvi opinioni, idee, storie (in un mondo sempre più isolato ed egoista), vi faccia entrare in un grande stadio chiedendovi solo di registrarvi e di fornire le vostre identità. Per qualche anno vi abitua a incontrarvi sempre lì, ormai lo stadio fa parte del vostro modo di vivere, non potete fare a meno di ritrovarvi lì. Poi un giorno cominciate a vedere che qualcuno sta installando un maxischermo al centro dello stadio. Non ci fate caso e continuate a scambiare le vostre informazioni.
Un altro giorno scoprite che proprio sotto le vostre poltrone ci sono dei microfoni che registrano quanto affermate (le parole che usate di più, le persone con cui più facilmente vi relazionate, i vostri gusti insomma); paradossalmente pensate si tratti di un metodo per scongiurare eventuali intrusioni nei vostri affari e ignorate quest'altro segno. Dopo 5-6 anni, quando lo stadio è diventato la vostra casa perché la vita perde significato rispetto a questo luogo di scambio costante, compulsivo di parole, immagini, sensazioni, ecco che dal maxischermo cominciano a bombardarvi di pubblicità. Ed è come se ciascuno di voi riceva una pubblicità su misura. Per un attimo vi fermate a pensare: ma mi staranno usando? Forse sono diventato uno strumento di consumo? Forse sono stato attirato in una trappola per spendere il denaro che si va sempre più assottigliando nelle mie tasche? Il vostro vicino vi darà una scrollatina... no, i gestori dello stadio sono dei benefattori, sono circondato da amici, è troppo bello! Intanto qualcuno se ne starà disteso sul suo Panfilo a leggere il Corano, batterà le mani e arriverà un servo in livrea: "Portami altro succo d'arancia, subito!".

Ecco, che il mondo possa essere abitato da tanti coglioni non lo nego, ma che il Santo Padre debba entrare su Twitter per alimentare il giro di affari dei proprietari e finanziatori di Twitter, mi sembra una assurdità. Perché tutti comprenderete che se il Papa va su Twitter le quotazioni dell'azienda salgono, di poco, ma salgono. Strano che Spadaro non ne parli nel suo libercolo. Davvero strano, specie tenendo conto che secondo gli analisti Twitter potrebbe decidere di quotarsi nel 2013. E infatti lo scorso mese alcuni ex executives di Google sono passati a Twitter lanciando un chiaro segnale di ristrutturazione interna ai fini di una possibile quotazione che non faccia lo stesso flop di Facebook.

A ciò si aggiunga che il Papa su Twitter non seguirà nessuno, dunque questo account è la negazione del social networking, ossia delle tante elucubrazioni di Spadaro e dei suoi affiliati. E' una comunicazione a senso unico. Testimonianza ancora una volta di come il social networking nella sua dimensione oclocratica ponga tutti sullo stesso livello e sia strumento del tutto inadeguato al Vicario di Cristo!

E infine va notato che il Papa non scriverà se non il primo tweet. Tutti gli altri saranno brani delle omelie, delle catechesi, etc. Frasi chiaramente decontestualizzate e pertanto inefficaci. Ma questo non sembra interessare l'altro guru della Cybertheology, don Paolo Padrini.

Insomma, per concludere, a chi mi chiede cosa possa pensarne di questa discesa del Papa nel mondo del social networking rispondo con il seguente sketch dei Tretre, comici degli anni '80 il cui valido pensiero filosofico è ancora vivo:


mercoledì 5 dicembre 2012

PANEM ET CIRCENSES...

Battesimo "cattolico" del figlio di Stefano Orfei nella gabbia delle tigri officiato da don Luciano Cantini (2009)
di Francesco Colafemmina

"Il tendone del circo ha una sua sacralità". Così commenta don Luciano Cantini, alias Pagliaccio Pompelmo ai Fatti Vostri del 1 Ottobre 2012. Lui battezza infatti nella tenda del circo, non in chiesa. Avvenire ha dedicato persino un paginone ad un recente libro del prete-pagliaccio, addirittura spiegando che "numerosi studiosi del fenomeno affermano che, in origine, le discipline dei saltimbanchi sono correlate al religioso, alla mistica, allo sciamanesimo."


Ecco un ulteriore esempio di rincitrullimento clericale clown-chic. In questa dimensione circense della Chiesa è come se si unissero due elementi chiave di certo clero cattolico contemporaneo: l'amore per lo spettacolo, la spettacolarizzazione in sé del Santo Sacrificio con la conseguente trasformazione del prete in attore/uomo di spettacolo, e l'infantilismo ridanciano, una certa qual sindrome di Peter Pan che impone ai sacerdoti di trasformare solennità e decoro in un gioco puerile e sdrammatizzante. 

V'è al fondo di questa dinamica un offuscamento costante del tragico che anima il Crsitianesimo. La nostra religione non è infatti una rassicurante favoletta, una dolce fiaba per allietare i nostri sonni. E' invece il culmine della tragedia. E' la vetta del dolore dalla quale siamo costretti a contemplare le nostre miserie e la nostra piccolezza. L'essere umano ascende a questo Calvario per poi ritrovarsi in basso, ricacciato verso l'estrema inconsistenza del proprio io. E nella tragedia ogni cristiano percepisce anche una gioia, una bellezza abbagliante che, anch'essa, partecipa del dolore. Senza la morte non v'è risurrezione, senza dolore, contrizione, pentimento non v'è purezza non v'è liberazione. La nostra vita intera è un combattimento con Satana e un procedere verso la morte. L'eternità non è una garanzia priva di impegni, ma una promessa per coloro che avranno amato Cristo. E questo amore non è una parola vuota, un narcisistico sfogo di sentimentalismi romantici: è una tragica battaglia che ha come esito la dannazione o la salvezza. 

In tutto questo è comodo, tenero, compassionevole, obliterare la tragedia della vita umana e quella del Sacrificio di Cristo per la nostra redenzione, in un lazzo circense, in un sorriso per certi versi apotropaico. 

Tornino i sacerdoti ad aver rispetto di Dio, ad essere santi pur nei loro umani limiti, anzi grazie ai loro umani limiti, perché senza battaglia non v'è trionfo, non corona, né merito. Ed essi debbono lottare non solo per le loro anime, ma per la salvezza dell'intero gregge.

lunedì 3 dicembre 2012

SANTITA' I CLOWN SONO NELLA CHIESA E NON AL CIRCO!



di Francesco Colafemmina

E' una incredibile coincidenza, ma solo poche ore dopo aver postato il video della vestizione di un Archimandrita ortodosso, vengo a conoscenza dell'episodio raccontato qui di seguito per immagini. A proposito dunque di decoro sacerdotale nella celebrazione liturgica, ecco questa indecente e ridicola degenerazione operata da Mons. Bregantini. Si tratta della festa del CIAO tenutasi il 2 dicembre a Bojano. E da Bojano - manco a dirlo - non potevano venir fuori se non delle grosse bojate... Come questa per l'appunto.
E dire che il Papa ha ricevuto i circensi solo pochi giorni fa: che Bregantini abbia scambiato la Messa per uno spettacolo del Circo Togni?

Vesti la giubba e la faccia infarina...












PARAMENTI SACRI: LEZIONE DI STILE (E FEDE) DALL'ORTODOSSIA



Questo splendido video illustra senza troppe parole il senso dei paramenti sacri nell'Oriente Ortodosso. Comprendiamo dunque come gli insulsi pauperismi e una sempre maggiore trasandatezza a riguardo in ambito cattolico siano segni di un clero che non è più in grado di comprendere come nell'azione liturgica il sacerdote agisca in persona Christi e come quella dignità, quel decoro e quella bellezza siano fondamentalmente un amorevole e commosso rendimento di grazie al Signore nel momento in cui rivive il Suo tremendo sacrificio sulla Croce. E' indiscutibile che in ambito tradizionalista ci si concentri in molte occasioni maggiormente sull'apparato rispetto alla sostanza della liturgia, tuttavia quando forma e fede si uniscono l'una non può prescindere dall'altra ed è altrettanto indiscutibile che oggi entrambi questi elementi siano deficitari. Serve più fede e più forma, più bellezza ordinata alla gloria di Dio.

Il video è girato nella chiesa di San Dionisio a Zacinto. Nelle immagini iniziali è mostrata l'arca che custodisce il corpo del Santo.