giovedì 28 febbraio 2013

CARO PAPA BENEDETTO...


Caro Papa Benedetto,

nel giorno in cui ci lasci e rinunci al ministero petrino il mio cuore è gonfio di dolore. E strane immagini si accavallano nella mia mente. Immagini di me com'ero solo pochi anni fa, che in una vita giovane sembrano distanti ere. Ritorno a quei giorni di aprile nei quali ti sentivo parlare del relativismo e delle sue minacce, dei cattolici adulti che in realtà non devono farsi sballottare qua e là dalle correnti ma restare saldi nell'amicizia in Cristo. Parole scolpite dentro di me che ti ascoltavo nella mensa vuota della scuola di giornalismo Rai di Perugia, mentre tutti i miei colleghi erano intenti al vaniloquio sinistrato, pronti allo sberleffo facile di una Chiesa inconcepibilmente percepita antitesi del loro mondo.

Io ero lì che ti ascoltavo e ti sentivo già Papa nell'inevitabile trepidazione commossa del fedele che trattiene il fiato appena prima del conclave.

Di lì a pochi giorni saresti divenuto il mio Papa. Ed ero solo anche allora: quel pomeriggio avevo deciso di non andare ad esibirmi in mezzo al pubblico di Ballarò, assieme ai miei colleghi, come graziosamente concessoci dai vertici di quella Scuola. Serviva una vittima sacrificale in grado di rinunciare al narcisismo mediatico per sobbarcarsi le disquisizioni storiografiche di una conferenza con gli storici Melograni, Sabbatucci e Campi. Mi offersi volontario e ci andai. D'un tratto dalla platea, immersa nella penombra del crepuscolo e vagamente addormentata, una voce: "hanno eletto il Papa". Melograni: "ma è Ratzinger? Perché se è così ho vinto una scommessa!". La voce risponde: "sì, è Ratzinger!". Poi una signora dalla platea: "era meglio se non lo facevano Papa". E Melograni: "Signora, salviamo almeno la lingua italiana!". Lasciai immediatamente questi babbei discettare di partigiani e berlusconismo e mi catapultai a casa inebriandomi di Porta a Porta... Mentre correvo verso casa telefonai però prima a mia madre e le chiesi: "come ha scelto di chiamarsi?". E lei: "Benedetto". Avevo già previsto il nome dopo quel fantastico discorso a Montecassino su San Benedetto pronunciato pochi giorni prima. Ero gioioso, raggiante.

E ricordo, caro Papa Benedetto, quel giorno in cui in fila dalle cinque del mattino venni ad assistere alla tua prima messa da Papa nell'abbraccio del colonnato di San Pietro. Ero seduto lì a pregare per te, mentre un prete rumeno faceva ondeggiare davanti al mio volto la bandiera del suo Paese. Mi rabbuiai un attimo solo quando dicesti: "Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee". Per le tue idee ero lieto che fossi divenuto Papa!

In questi anni, caro Papa, ti ho difeso con le unghie e con i denti. Ti ho difeso sin dal primo sgambetto, quello di Ratisbona. Ti ho difeso quando ci fu il caso Williamson, scoprendo la macchinazione di coloro che volevano mettere in crisi il Papato, ti ho difeso quando è scoppiata la bolla della pedofilia. Sempre ti ho difeso e ti ho amato. Sempre. E nel cuore decine e decine di volte ho sofferto per aver avanzato dubbi, per aver tentennato in questa strenua difesa. Anche quando ho osato criticare questa o quella tua affermazione l'ho fatto dopo aver desertificato il cuore, perché sapevo che certe tue parole avevano solo l'obiettivo di placare l'onda di odio ed ostilità che si riversava su di te. In questi anni ho conosciuto le ipocrisie e le viltà di chi ti circonda, ho conosciuto la doppiezza di tanti uomini di Chiesa. E se il parlar franco è spesso indice di impudenza o superbia, forse lo è anche di amore. Amore per il Papa e per la Chiesa. D'altra parte solo il Signore sa quel che provo, solo il Signore conosce gli angoli più nascosti del mio cuore.

Il tuo Pontificato, caro Papa Benedetto, è legato indissolubilmente alla mia vita. Grazie a te ho potuto scoprire la bellezza del rito antico, grazie a te ho potuto sposarmi secondo quel rito, grazie a te ho potuto conoscere centinaia di nuovi amici, sviluppare idee, progetti, dedicare il mio tempo all'applicazione di quanto tu ci hai insegnato, lottare per difendere le tue scelte spesso scomode, spesso incomprese, spesso ignorate proprio da chi in queste ore plaude alla tua rinuncia. Quante battaglie, quante sfide, quante discussioni per difendere tutto ciò che ci hai donato. Ed ora mi ritrovo, ci ritroviamo soli.

Per questo, caro Papa, mentre piango guardando la tua partenza, voglio dirti che nonostante tutto, nonostante la tristezza, ti voglio bene, ti voglio bene e sì ti chiedo scusa se non ho saputo amarti e rispettarti fino in fondo, fino a questa rinuncia che non riesco ad accettare, ti chiedo perdono se sono stato imperfetto nelle mie parole. Dio solo sa quanto perfetto però nel cuore.

Grazie, caro Papa Benedetto.

Tuo Francesco

martedì 26 febbraio 2013

"NON C'E' POSTO PER UN PAPA EMERITO"

Il Papa in Valle d'Aosta qualche anno fa: niente mozzetta bianca e scarpe marroni...
di Francesco Colafemmina

"Professore, io e lei abbiamo un' unica scelta: lei mi deve curare e io devo guarire, perche' non c' e' posto per un Papa emerito". Così parlò il Beato Giovanni Paolo II al chirurgo Giovanni Fineschi nel 1994. Oggi le parole di Papa Wojtyla vengono smentite non semplicemente dall'abdicazione di Benedetto XVI, ma dalla sorprendente pianificazione del post-abdicazione. Stando infatti a quanto affermato da Padre Federico Lombardi il Papa abdicante assumerà per sua espressa scelta il titolo-carica di "Papa emerito", abbassando così di fatto il Papato al rango di un episcopato fra i tanti. Ma non basta!

Egli continuerà ad esser chiamato Benedetto XVI e ci si rivolgerà a lui usando l'appellativo di "Sua Santità", vestirà di bianco - ma senza la mantellina - e cambierà il colore delle scarpe (da rosse a marroni). Non so se si tratti di un film di fantascienza, di un romanzo semiserio o non piuttosto di una strana allucinazione. Certo, mi colpisce l'assoluto silenzio di commentatori, vaticanisti, canonisti, uomini di Chiesa e affini (sempre pronti peraltro a criticare o a riprendere Papa Benedetto per ogni suo gesto in linea con la tradizione) dinanzi a questo eclatante "unicum" nella storia della Chiesa. 

Non solo dal 28 alle 20.00 avremo due "Papi", ma abbiamo a partire da oggi l'introduzione della carica/titolo onorifico di "Papa emerito". Che ciò lasci indifferenti i più è forse un ulteriore segno dell'appiattimento noetico dei cattolici? Un tempo non solo avremmo avuto una maggiore resistenza da parte del Collegio Cardinalizio e dei Vescovi di tutto il mondo all'abdicazione di un Papa per la "diminuzione del vigore fisico e dell'animo", ma anche un fiorire di pareri teologici critici rispetto all'ipotesi dell'introduzione del titolo di "Papa emerito". E invece temo che la stessa incapacità di governo della Curia romana, lo stesso pressappochismo e la medesima faciloneria che hanno contraddistinto gli ultimi anni del Papato attuale, ne stiano segnando indelebilmente la fine. Il tutto a scapito dell'alto insegnamento di Ratzinger, insegnamento al quale - per inciso - si sono interessati negli anni solo i famigerati quattro gatti, fra cui il sottoscritto, nella pressoché totale indifferenza del Clero. Perciò - piccola noticina finale - per favore, evitate di farmi la morale perché "critico il Papa". 

A me il Papa sta a cuore perché è anzitutto il Papa e poi perché è Benedetto XVI e personalmente l'avrei voluto sempre lì, forte e coraggioso, diciamo pure col coraggio di prendere a calci qualche Cardinale cialtrone (non ora, ma già da qualche anno). Quando però il Papa abdica e si verificano strane prospettive per il futuro della Chiesa, ambiguità e confusioni inedite, non credo serva a molto ribadire tutti in coro "tutto va bene, madama la marchesa". Specie se degli scienziati vaticani pensano di poter distinguere il Papa emerito da quello regnante grazie all'assenza di una mantellina bianca, o in base al colore delle scarpe. Storie che non meriterebbero commenti se non fossero tuttavia drammaticamente e banalmente... assurde. 

giovedì 14 febbraio 2013

MARTIN, IL "RESIGNATION PROTOCOL" E IL NWO


Un segretario di Stato che invita ripetutamente il Papa a firmare un "protocollo di rinuncia al Papato". Una Chiesa distrutta dai nemici al suo interno. Lo scandalo della pedofilia, con uno dei suoi centri nella diocesi di Century City (Los Angeles). Forze internazionali interessate a mutare il magistero della Chiesa e ad indebolire il Papato. Un Papa che deve dimettersi sotto le pressioni degli instauratori del Nuovo Ordine Mondiale. 

No, non è la realtà di questi giorni, ma l'agghiacciante racconto del controverso gesuita Malachi Martin scomparso nel 1999 e contenuto nel suo romanzo di cui già vi ho parlato in passato: Windswept House

Vi traduco alcuni illuminanti passaggi di questo straordinario romanzo. Intanto preghiamo per il Papa.

***

Al Papa (il Papa Slavo lo definisce Martin, pensando ovviamente a Giovanni Paolo II) viene consegnato un dossier riservato che mette in luce le storture e i veri e propri crimini commessi da tanti chierici nel mondo. Ciò accade mentre monta la pressione mondialista perché la Chiesa, attraverso un pronunciamento magisteriale del Papa, proclami alcuni ripensamenti dell'etica cattolica. Nello stesso tempo il Papa già anziano e malato viene invitato da una cerchia ristretta di Cardinali a dimettersi onde affidare a loro il compito di nominare un Papa più "compiacente" rispetto alle esigenze del "mondo". 

"Omosessualità e satanismo erano fra i virus più antichi insinuatisi nel corpo politico della Chiesa. La differenza era adesso data dal fatto che l'attività omosessuale e satanica aveva ottenuto un nuovo status all'interno di quel corpo politico. In alcuni settori della Chiesa i suoi membri erano venuti dai bassifondi e reclamavano d'esser rappresentati nella pubblica piazza della vita della Chiesa. La loro apparente accettabilità presso i loro colleghi e associati era un segnale che tutti gli implicati in questo processo avevano cessato di credere negli insegnamenti della Chiesa. Alcuni avevano credo così alieni al Cattolicesimo che essi non potevano più essere inclusi fra i Cattolici. Eppure nessuno di loro voleva uscire dalla Chiesa, come aveva fatto Martin Lutero. E nessuno di loro voleva neanche vivere in qualche modo nella Chiesa in accordo con le sue regole e la sua dottrina, come aveva fatto Erasmo.

Così improvvisamente divenne indiscutibile che ora, sotto questo papato, l'organizzazione Romano Cattolica portava in sé una permanente presenza di chierici che adoravano Satana e cui piaceva farlo; di vescovi e preti che sodomizzavano bambini o che lo facevano a vicenda fra loro; di suore che officiavano i riti neri della wicca, e che vivevano in relazioni lesbiche sia dentro che fuori dai conventi. Improvvisamente divenne chiaro che durante questo papato la Chiesa Cattolica Romana era divenuta un luogo nel quale ogni giorno, anche la domenica e nei giorni festivi, atti di eresia e blasfemia e oltraggio e indifferenza erano compiuti e consentiti presso i sacri Altari da uomini che un tempo erano chiamati preti. Azioni e riti sacrileghi erano compiuti non solo agli Altari di Cristo, ma che avevano la connivenza o almeno il tacito consenso di alcuni Cardinali, Arcivescovi e Vescovi. Nel loro numero totale erano una minoranza - qualcosa fra l'1 e il 10% -, ma di questa minoranza molti occupavano sorprendentemente posizioni di alto rango e autorità nelle curie, nei seminari e nelle università. 

Atroce com'era, tuttavia, questo quadro non costituiva l'intera ragione della crisi di Sua Santità. I fatti che portavano il Pontefice ad una nuova condizione di sofferenza erano principalmente due: i sistematici legami organizzativi - la rete, in altre parole - che si era stabilita fra alcuni gruppi omosessuali e sette sataniche. E il potere disordinato e l'influenza di questa rete. [...] Era stata inoltre accumulata una serie di evidenze tese a dimostrare che questo potere disordinato e la preponderante influenza della rete era dovuta alle sue alleanze con gruppi secolari esterni al campo d'azione della Chiesa. Ma c'era un terzo fatto: il Pontefice che era stato chiamato da Cristo ad essere quanto più possibile direttamente responsabile della Sua Chiesa aveva reso possibile questa influenza. Aveva persino parlato del suo sospetto che alcune forme di presenza diabolica fossero entrate nella struttura gerarchica della Chiesa e avessero infettato buona parte di essa. Ma la sua decisione non era stata quella di scomunicare gli eretici. Non di ridurre allo stato laicale i colpevoli. Non di licenziare professori apostati dalle loro cattedre nelle università pontificie. La sua decisione era stata quella di parlare con essi. Parlare con tutti, ovunque. [...]

Molto più che tre volte durante quei giorni e specialmente oscure notti, il Papa si prostrò davanti a Cristo e, anche più angosciato di Pietro, diede la sua risposta alla domanda cui sapeva di dover rispondere.

"Sì Signore, ho visto la corruzione... Ma presumevo ciò che anche i miei due predecessori presumevano. Presumevo che lo spirito del Concilio Vaticano II fosse il Tuo spirito. 
Sì Signore. Ho visto la corruzione insinuatasi nell'organizzazione della Chiesa durante i precedenti papati. E ho deciso che l'organizzazione tradizionale della Chiesa era stata ormai del tutto smantellata; non sarebbe mai stata restaurata; non sarà mai com'era prima.
"Sì Signore. Ho visto la corruzione. Ma presumevo che lo spirito del Vaticano II avrebbe creato una nuova comunità di Cristiani - la Nuova Gerusalemme. Come Papa di tutti i popoli, presumevo che fosse mio dovere dare testimonianza a quello spirito fra le nazioni della terra. Radunare tutti i popoli di Dio in preparazione dell'apparizione della Regina del Cielo nei cieli umani, una nuova era di pace e di rinnovo religioso fra le nazioni." (pp.492-494)

***

Il cenno di riconoscimento del Papa per ciascuno di loro fu un fraterno saluto; ma tanto più in quanto conosceva ciascuno di essi per quello che era davvero. Aveva anche elevato alcuni di loro alla porpora. Li aveva visti fiorire nel suo pontificato. Conosceva i suoi alleati interni e le loro associazioni esterne. Quando aveva appreso delle loro connessioni massoniche e delle loro brighe finanziarie - quando seppe insomma abbastanza per poterli mandare a casa - aveva preferito non interferire con loro. Li aveva lasciati fare anche quando invadevano continuamente e sostanzialmente le prerogative Petrine e si occupavano di questioni papali. 
Davanti a ciascuno di essi c'era una copia del Protocollo di Dimissioni. Questo era l'oggetto delle deliberazioni di quella sera di agosto. Nessuno avrebbe mai preteso che quella questione fosse semplicemente un fatto privato fra il Papa e i Cardinali, come se le loro Eminenze semplicemente non apprezzassero il Pontefice personalmente e volessero disfarsi della sua noiosa presenza sul Trono di Pietro. Piuttosto, ciascuno qui, compreso lo stesso Papa, sapeva che ciò di cui avrebbero parlato questa sera sarebbe stata una minaccia alla spina dorsale del corpo della Chiesa Cattolica: il papato. 
"Tu sei Pietro". Così Gesù aveva detto a Simone il Pescatore a Cesarea quasi 2000 anni prima. "Tue sono le chiavi del Regno dei Cieli". La firma del Papa sul protocollo di dimissioni sarebbe stata come dichiarare: "io ora uso questo potere unico delle Chiavi per abbandonarle a voi, miei colleghi. Insieme ora eserciteremo il potere dato a Simon Pietro". 
Ciò che essi stavano manipolando, allora, era esplosivo, rivoluzionario e ricco di cattivi presagi. Nulla di meno che esplosivo. Perché se il Papa avesse accettato anche ciò, come aveva fatto per molte altre questioni, il potere Petrino non sarebbe più coinciso con la persona papale, ma con un comitato auto-eletto. [...] Fino a questa sera, i papati erano stati determinati da nessun altro se non dalla mano di Dio. (pp.551-552)

Tratto da: Malachi Martin, Windswept House, Broadway Books, New York, 2001 [1st ed. 1996]

martedì 12 febbraio 2013

CHE FECE... IL GRAN RIFIUTO 2


di Francesco Colafemmina

Melassa

Per favore piantiamola con la melassa! Di melassa se ne stanno stendendo vagonate sulla rinuncia del Papa. E melassa da ogni dove: da destra da sinistra dal centro da sopra e da sotto. Melassa internazionale, melassa multiculturale e multireligiosa. A quando una riflessione meno zuccherina? Da apicoltore posso assicurarvi che le mie stesse api sarebbero infastidite da queste dosi massicce di glucosio.

Malattia 

Il Papa ha rinunciato. Non lo ha fatto ufficialmente per problemi di salute. Lo ha confermato lo stesso padre Lombardi. Ha denunciato invece genericamente la sua vecchiaia e la consapevolezza di non aver saputo gestire bene la Chiesa negli ultimi mesi. Se di malattia si fosse trattato avremmo tutti compreso... fino ad un certo punto, ma avremmo compreso. Ad esempio poniamo il caso che il Papa fosse stato colpito da crisi ischemiche negli ultimi mesi. Ebbene, un'ischemia può immobilizzare, può privare della ragione, dell'uso della parola. Tutti rischi tremendi per un Papa che avrebbero aiutato a comprendere il senso di questa decisione in un momento difficile per la Chiesa. Ci saremmo stretti attorno a lui. Anche se il Papa non è un attivista, non è un uomo che dev'esser sempre lucido e scattante: è un uomo che accetta la sua croce fino alla fine (è accaduto nel secolo scorso a Leone XIII e a Pio XII che - per inciso - Benedetto non ha neanche beatificato: se è coraggioso dimettersi quando si perde la lucidità quei papi furono dunque troppo poco coraggiosi?). E se il problema è il governo della Chiesa al di là della cura spirituale, della preservazione della fede, per questo ci sono i collaboratori...


Collaboratori

Chi li sceglie? Non certo io. Non certo voi. Li sceglie il Papa i suoi collaboratori. Il Papa ha scelto Bertone e se l'è tenuto stretto nonostante le ampie testimonianze di incapacità governativa, di nepotismo e di affarismo, lo ha addirittura nominato Camerlengo. Gli ha rinnovato ripetutamente la fiducia e non l'ha mai mandato a casa. Il Papa si è tenuto al suo fianco il decano dei cerimonieri pontifici, quello che si fece prestare 280.000 euro da Angelo Balducci per acquistare una villa a Marino e farne la sede di una "associazione massonica". Si è tenuto anche al suo fianco don Georg che, consacrato vescovo, è andato subito a farsi immortalare da Vanity Fair (mai rivista fu più appropriata al soggetto) che gli ha dedicato la copertina del mese col titolo: "Essere bello non è peccato". D'altra parte anche l'ex segretario di Ratzinger divenne vescovo quando il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede voleva andare in pensione...

Must resign!

Dove sono finiti i cattolici ferventi che si scagliavano nel 2010 contro tutti coloro che nel bel mezzo del polverone pedofilia chiedevano le dimissioni del Papa? Perché quello che nel 2010 sarebbe stato un atto di resa oggi diventa un atto di coraggio? Dal New York Times al Washington Post, da Ali Agca al gaio attivista Peter Tatchell alla cantante Sinead O'Connor. Accadeva nel marzo 2010... poi, in inverno uscì il libro-intervista del Papa e il sogno di molti poté trasformarsi in una ponderata possibilità. Oggi i sostenitori del "must resign!" sono diventati dei gioiosi agnellini: parlano di atto di coraggio e di grande umiltà. Forse hanno scordato le parole di Benedetto XVI ascoltate in Piazza San Pietro quand'ero più giovane dopo ore di fila e di attesa all'alba di una mattina di aprile: "Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi."?

Amministratore del condominio

Ho un amministratore del condominio anch'io. Qualche volta si astrae, preferisce lasciar fare al proprietario. Ora, che il Papa si dimetta è - forse - comprensibile. Ma turba non poco l'idea di avere un Papa a tempo, le cui dimissioni non sono efficaci sin da ora, ma dalla fine del mese alle ore 20.00, quando chiudono gli uffici e le cariche decadono. Un Papa trasformato nell'amministratore del condominio vaticano. Dov'è l'autorità del Vicario di Cristo? Ha una data di scadenza? Intanto lunghe code nella curia romana fino al 28... Promozioni, nomine, tritacarte fumanti, mails e computer resettati. 

Irriverenza

In queste ore vengo accusato di irriverenza e cadute di stile. Francamente, cari fratelli e sorelle cattolici, sono stufo di un certo bigottismo ad oltranza e del solito criterio analitico "soprannaturale" usato indistintamente per sottrarre la storia ad un giudizio. Certo la storia è guidata da Dio, come lo è la Chiesa. Ma non per questo tutto ciò che accade nella Chiesa e nel mondo è opera di Dio o promuove la preservazione della fede. Ricordate Fatima: "il dogma della fede si preserverà in Portogallo". Detto questo, nonostante il grande affetto, la profonda ammirazione per il Papa Benedetto, non posso considerare questa diminutio benedettiana, questo lasciare tutto a metà (anno della fede, enciclica, beatificazioni, nomine, etc.) per ritirarsi in preghiera come un atto di positivo coraggio o di umile fede. Non dico sia il contrario, solo mi permetto, anche con un po' di irriverenza, di far notare che questa uscita di scena devastante non è in sé un bene. I Papi non si dimettono. Punto. Quando lo chiedevano a gran voce i nemici della Chiesa lo affermavamo con coraggio, perché oggi dovremmo cambiare idea?

Brindo alla mia coscienza e poi al Papa!

Riprendendo Newmann il Papa ha brindato prima alla sua coscienza e poi al Papa, ossia alla sua autorità. C'era da aspettarselo, perbacco! Diceva Ratzinger nel 1991: "La coscienza è presentata come il baluardo della libertà di fronte alle limitazioni dell’esistenza imposte dall’autorità. In tale contesto vengono così contrapposte due concezioni del cattolicesimo: da un lato sta una comprensione rinnovata della sua essenza, che spiega la fede cristiana a partire dalla libertà e come principio della libertà e, dall’altro lato, un modello superato, "pre-conciliare", che assoggetta l’esistenza cristiana all’autorità, la quale attraverso norme regola la vita fin nei suoi aspetti più intimi e cerca in tal modo di mantenere un potere di controllo sugli uomini." E per Ratzinger aveva ragione Newmann perché legava la coscienza alla verità e la verità ha il primato sull'autorità. Ecco perché nel rinunciare afferma di averlo fatto "dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio".

Ingravescentem aetatem

E' il riferimento alla sua età che il Papa fa nel testo con cui proclama la sua rinuncia al dono dell'anello piscatorio e del pallio. Ma è anche il titolo del motu proprio di Paolo VI che poneva limiti di età all'ufficio esercitato dai cardinali. Benedetto XVI fa dunque molto di più che una semplice rinuncia. Apre un funesto precedente: quello del Papa pensionabile per limiti di età. E qui ritorna l'esemplarità al contrario propria del post-concilio. Paolo VI ripone la tiara e usa l'orrendo pastorale di Fazzini. Giovanni Paolo I non riprende la tiara e mantiene la croce astile di Fazzini. Giovanni Paolo II abolisce la sedia gestatoria e anch'egli riprende la croce astile di Fazzini. Benedetto XVI elimina la tiara dal suo stemma e si dimette per vecchiaia (ufficialmente - ed è quello che importa per creare un precedente - non per straordinarie ragioni, ma per semplice vecchiaia!). Il suo successore lo seguirà?

Dolan

Io tifo Dolan. E che il Signore ci assista e assista soprattutto il Papa emerito!

lunedì 11 febbraio 2013

CHE FECE... IL GRAN RIFIUTO

Manoscritto della poesia di K.Kavafis dal titolo "Che fece... il gran rifiuto"

di Francesco Colafemmina

Qualche riflessione a caldo all'inizio di un periodo durante il quale non ne mancheranno di certo!

Sliding doors

La società contemporanea ama le porte scorrevoli: si entra e si esce. Ci si sposa e ci si separa. Si concepisce e si abortisce. Ci si ammala e ci si eutanasizza. Allo stesso modo non può non ammirare un Papa che accetta e poi rinuncia. Il mandato di Dio si arresta dinanzi alla debolezza dell'uomo, perde efficacia. Si entra e si esce dalla veste bianca. La "modernità irrompe in Vaticano" titola Ezio Mauro. Ha pienamente ragione!

Vecchio Papa

Il Papa ha affermato oggi di aver visto diminuire la sua capacità di amministrare e di esercitare il proprio ministero: "ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem  meam ad ministerium mihi commissum bene  administrandum agnoscere debeam."
Ha in pratica denunciato la propria incapacità almeno a partire dagli ultimi mesi. Ora, questo influirà nel giudizio postumo degli atti di questo Papa. Si dirà che ha provato, ma non è riuscito. Che ha avuto buone idee ma per sua stessa ammissione non è stato in grado di governare come si deve la Chiesa. E tutti noi suoi ammiratori dovremo abdicare come lui. Anche noi siamo tutto sommato "vacanti", nel senso dialettale del termine: svuotati di significato e di speranze. 

Nuovo Papa

Ancor più grave l'ammissione che oggi per governare la Chiesa serve "vigore fisico" oltre che spirituale. Dunque così delinea i tratti del nuovo Papa: dovrà essere giovane, scattante e arzillo. Difficile individuare qualcuno del genere nell'ampia schiera dei settantenni cardinali. Forse qualcuno c'è. E adesso i pii cattolici ritorneranno a rispondere: "non è affare il nostro, il Papa lo sceglie lo Spirito Santo". Sì, ma a quanto pare il Papa può scegliere anche di annullare la decisione dello Spirito Santo...

Tempi bui

Torniamo al medioevo. Certo, per la società contemporanea è medievale l'idea di un Papa decrepito e privo di adeguate facoltà mentali e di vigoria fisica. Ma tutto ciò che per i nostri contemporanei è medievale è fondamentalmente santo per i Cattolici. C'è una opposizione netta fra i due aspetti. Così il vero medioevo è quello introdotto oggi da Papa Ratzinger. Colui che ha lasciato il suo lavoro a metà, incompiuto per molti versi. E "per viltade" fa il suo gran rifiuto? Chissà... Per viltade, per ricatto, per inadeguatezza, per mille ragioni. Egli ci introduce tuttavia nel buio. Il buio di una novità che scardina le certezze, che fa dell'uomo più che del Signore l'artefice della storia. E plasma così il destino della Chiesa. Il ministro recede dal ministero. Gongola Nanni Moretti!

Petrus Romanus

L'ultimo Papa secondo San Malachia è tal "Petrus Romanus". Secondo molti si tratterebbe di un ultimo Papa di nome Pietro. Ma c'è anche chi interpreta questo personaggio come San Pietro che torna. Che vuol dire? E' la fine del mondo? Chissà! Una cometa, cattivo omen, sarà visibile in quest'anno che si preannuncia funesto. Il Nuovo Ordine Mondiale continua la sua corsa. E la Chiesa vi si arrende. Deve correre anch'essa e il Papa non ha più forza nelle gambe.

Schettino

Un'ultima annotazione per snellire il peso angosciante di questa giornata. Mi veniva in mente il Nocchiero della Chiesa che scende dalla barca di Pietro. Ed ecco una voce rimbombare: "Ma cosa fai? Torna a bordo c...!"


RIMOSSO IL KATECHON: ORA TUTTO E' POSSIBILE


Ieri il Papa diceva all'Angelus: "L’esperienza di Pietro, certamente singolare, è anche rappresentativa della chiamata di ogni apostolo del Vangelo, che non deve mai scoraggiarsi nell’annunciare Cristo a tutti gli uomini, fino ai confini del mondo. Tuttavia, il testo odierno fa riflettere sulla vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata. Essa è opera di Dio. L’uomo non è autore della propria vocazione, ma dà risposta alla proposta divina; e la debolezza umana non deve far paura se Dio chiama."

Oggi annuncia le sue dimissioni a partire dal 28 febbraio alle 20.00.
Una resa al mondo e al Re delle tenebre.
Fides et forma è in lutto. 



sabato 2 febbraio 2013

SULLA COERENZA PASTORALE DI MONS. MOREROD


di Francesco Colafemmina

"Questa settimana Monsignor Morerod segnerà un'alleanza fra sport e spiritualità." Accadeva solo qualche giorno fa. Il Monsignore in questione, Vescovo della Diocesi di Losanna, Friburgo e Ginevra, dopo aver emanato un decreto nel quale si concede l'uso delle chiese cattoliche ad evangelici, luterani, anglicani e ortodossi, ma non - si badi! - ai monatti della Fraternità San Pio X. Sono sospesi a divinis: vade retro!


Intanto il Monsignore si fa una bella gita in montagna, prepara una succulenta fonduta, dice qualche bagattella un po' figa ai suoi ggiovani, segue uno spettacolo al buio con tante candeline e tutti seduti per terra come dei deficienti, modello seduta spiritica de' noantri. Per finire concertino con tanto di piffero dal quale esala una nenia anestetizzante per adolescenti in tempesta ormonale. Il giorno dopo sciata collettiva sulle nevi alpine. Il video dell'esperienza pastorale di Sua Eccellenza si conclude con un abbraccio fra due ragazzi.

Andiamo però a vedere il sito della pastorale d'animazione giovanile svizzera www.pasaj.ch. Subito troviamo una notizia davvero straordinaria: "Dal 2 al 4 gennaio una dozzina di persone hanno giocato a 3 giochi di ruolo ininterrottamente!" Verrebbe da dire: wow, che figa questa pastorale giovanile... Ma aspettate di sentire i nomi dei giochi: Warhammer, Chutlu e Malèfices. Il primo è un gioco phantasy ambientato in un mondo abitato da elfi, orchi e varie divinità immaginarie. Il secondo è invece basato sulla divinità fantastica di Lovercraft che è paragonabile al demone biblico Asmodeo. Il terzo è dichiaratamente un gioco che parla di Satana, di malefici e di forze diaboliche. Roba da ragazzi, vero? Autentica pastorale cattolica!


La coerenza di certi Vescovi è disarmante. Se la pastorale giovanile corrisponde ad una simile forma di cameratismo adolescenziale, alimentato peraltro da questi demenziali giochi di ruolo, e  consacrato dalla trasformazione del Vescovo nella figura del professore liceale che porta i suoi alunni in gita in montagna, mi sembra anche ovvio che le chiese di quella diocesi non possano essere aperte alle stantie e decrepite pastorali della FSSPX fondate sul connubio preghiera-liturgia. Meglio giocare a Maléfices, il cui motto non a caso è "votre ame nous interesse"...